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Dormite tranquilli, la Svizzera è vicina
| Data: 16-10-2002 | | Fonte: "Dani" |
| Autore: Nerzuk Curak |
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N.E. BALCANI #585 - BOSNIA
16 ottobre 2002
DORMITE TRANQUILLI, LA SVIZZERA E' VICINA
di Nerzuk Curak - ("Dani" [Sarajevo], 11 ottobre 2002)
- Il commento di un editorialista di Sarajevo sulle recenti elezioni in Bosnia-Erzegovina e sulle possibili future coalizioni di governo -
[NOTA SUI RISULTATI DELLE ELEZIONI: Il membro bosgnacco della Presidenza collegiale della Bosnia-Erzegovina sarà Sulejman Tihic, della SDA, che ha ottenuto circa il 38% dei voti, mentre il suo concorrente Haris Silajdzic ha ottenuto il 35%. Il membro croato sarà Dragan Covic, della HDZ, che ha ottenuto il 65% dei voti, seguito da Mladen Ivankovic con appena il 17%. Il membro serbo sarà invece Mirko Sarovic, della SDS, che ha ottenuto il 38% dei voti, seguito da Nebojsa Radmanovic (socialdemocratico) con il 24%. Per la Camera dei rappresentanti del Parlamento della Bosnia-Erzegovina, il maggiore successo è stato ottenuto nella Federazione musulmano-croata dalla SDA (32%), seguita nell'ordine dalla HDZ (18%), dal SBiH di Silajdzic (16%) e dai socialdemocratici (14%). Nella Republika Srpska è risultato primo il SDS (36%), seguito dai socialdemocratici del SNSD (29%), dal PDP (11%), dai radicali (5,4%) e dai socialisti (4,5%). I partiti "nazionali" hanno ottenuto vittorie nette anche nei parlamenti delle rispettive entità - fonte: "Danas" e "Politika", 7-8 ottobre 2002]
Erano tempi lontani, correva l'anno 1992. Vi ricordate di come il genio meteorologico di Izetbegovic assopiva la Bosnia-Erzegovina con la sua prognosi di tutte le prognosi: "Dormite tranquilli, non ci sarà la guerra!"? Il giorno dopo sono riecheggiati tuoni e hanno lampeggiato folgori. Purtroppo non provenivano dall'alto dei cieli, bensì dall'interno della macchina militarista serba che era stata politicamente creata "dall'altra parte della Drina" ed era impersonata, a livello organizzativo, dal Partito Democratico Serbo (SDS) di Radovan Karadzic.
Prima di trasferirsi a Pale, questo partito nazional-sciovinista è stato in coalizione con la SDA e con la HDZ. L'alleanza politica tra queste tre organizzazioni populistiche è proseguita sotto mutate forme anche nel corso dell'ultima guerra e dopo la firma degli accordi di Dayton è venuta la fase più salda di questa coalizione, che è durata fino all'insuccesso elettorale della SDA nel 2000. Questo insuccesso si è riflesso anche sugli altri due partiti nazionali che, pur avendo ottenuto risultati elettorali migliori, in assenza di un importante elemento propulsore dei loro programmi antibosniaci hanno perso il potere per intero (HDZ) o in parte (SDS).
Dopo il trionfo ottenuto in questo mese di ottobre dai partiti nazionali bosgnacco, serbo e croato, la coalizione SDA-SDS-HDZ si preannuncia come forma nuova e al contempo vecchia dell'esistenza politica della Bosnia-Erzegovina post-Dayton. Indipentemente da questa inquietante prospettiva, oggi concordiamo definitivamente con Izetbegovic: dormite tranquilli, non ci sarà la guerra. Semplicemente, le traiettorie geopolitiche e storiche della regione, la costellazione di forze nei Balcani, nonché l'onnipresente tutela dei fattori esteri, hanno mandato la guerra in una lunga vacanza.
Per questo è come minimo non corretto trattare subito la vittoria dei partiti nazionali come un passo verso la guerra, come stanno già facendo i protagonisti più importanti della "falsa sinistra" sconfitta. Così facendo, contribuiscono senza volerlo alla diffusione delle verità storiche di produzione serba, secondo cui le guerre in Bosnia-Erzegovina sono il prodotto di contraddizioni nazionali interne, di odi irrazionali tra le tre etnie contrapposte, relativizzando in tal modo un'evidenza storica: la Bosnia non ha prodotto guerre, le guerre sono state importate dai paesi circostanti. Questo paese non è in grado di produrre da sola una guerra, in nessun contesto politico, ma quando la guerra si impossessa del paese dalla forma di cuore, il sangue scorre e il cuore muore. Senza infarto, lentamente, passo dopo passo. I partiti nazionali, ognuno a modo suo e con un peso di responsabilità differente, hanno preso parte a questo lento omicidio della Bosnia.
LA DEMOCRAZIA E LE SUE SORPRESE
Due anni fasi è cercato di interrompere questa distruzione del paese con la creazione dell'Alleanza per i Cambiamenti, che nella breve storia del suo innaturale mandato ha promesso montagne, ha iniziato molte cose e ha fatto qualcosina. Il modello dell'Alleanza, tuttavia, è andato a infrangersi contro la roccia della fortezza di Dayton, per il semplice motivo che ha cercato di conquistare quello che è il fattore ultimo dell'insuccesso bosniaco, cioè la stessa cittadella di Dayton. Purtroppo la Bosnia di Dayton è la dimora naturale dei partiti nazionali. Il fatto che tali partiti in questo momento non abbiano forze propellenti esterne che li spingano verso la guerra non costituisce alcun sollievo per i cittadini della Bosnia-Erzegovina. Il nostro progresso, e l'effettiva integrazione politica, economica e sociale nella comunità degli stati europei, richiedono un nuovo approccio, una nuova politica dei partiti nazionali che questa maliarda triade bosniaca non è riuscita a ereditare.
La coalizione SDA-SDS-HDZ ha funzionato negli anni precedenti in base a una politica di diffidenza. Oggi, in questa fase riformatrice della Bosnia, si richiede loro una politica di amicizia. Sincera, non falsa. Ed è una missione impossibile.
Questi partiti hanno comunque ottenuto la fiducia degli elettori. Sarebbe una cosa odiosa trascurare questo fatto, perché allora a cosa mai servirebbe la democrazia?
Non posso nemmeno pensare che il SDP sia disponibile a una nuova alleanza di qualsivoglia tipo, pe far sì che la SDA non giunga al potere. L'annuncio da parte di Tokic della formazione di un governo a livello statale senza i tre partiti nazionali è solo una dimostrazione del narcisismo assetato di potere del SDP, i cui leader, nonostante la drastica sconfitta, mirano ancora al potere, invece di avviare immediatamente, adesso, dei cambiamenti radicali nella propria rigida strattura ideologica di orientamento pseudosocialdemocratico. E' quello che ha fatto proprio Dodik. L'assenza dal potere per due anni gli è stata sufficiente per creare, con un lavoro accanito e assiduo, una infrastruttura esecutiva, un partito socialdemocratico serbo dal chiaro profilo, uscendo nei fatti da queste elezioni come il vero vincitore e annunciando un buon futuro per la Republika Srpska.
I socialdemocratici di Dodik hanno registrato la crescita più alta tra tutti i partiti della Bosnia-Erzegovina e hanno con ogni probabilità un 8-9% di voti in più rispetto al SDP per il parlamento statale della Bosnia-Erzegovina e più voti per il parlamento federale di quanti non ne abbia il SDP per il Parlamento della Republika Srpska. In un tale contesto, le dichiarazioni che annunciano una nuova coalizione non nazionale del SDP sono infantili e non ne vedo il motivo a livello statale.
IL MOMENTO DELLA VERITA'
Un'eventuale coalizione del SDP con SNSD e PDP, senza la SBiH sarebbe la disfatta finale per il SDP, perché gli elettori bosgnacchi e croati del SDP la interpreterebbero come un atto di pura sudditanza nei confronti dei due partiti più forti della Republika Srpska.
I risultati politici delle elezioni non chiedono all'Alleanza per i Cambiamenti altro che di ritirarsi dal potere e di lasciare la formazione del governo ai partiti nazionali insieme ai loro satelliti che possono essere trovati nei piccoli partiti spudoratamente sconfitti.
Una coalizione SDA-HDZ più alcune aggiunte in miniatura sarebbe "idonea" per la Federazione; non verrà resa ufficiale una coalizione SDA-HDZ-SDS, ma la quasi sicura collaborazione tra HDZ e SDA a livello federale implicherà, conformemente alla metodologia politica di Izetbegovic, anche un'alleanza con il SDS per non cancellare il tradizionale pendolo bosniaco. Ma è giunto il tempo di interrompere proprio tale pendolo con una ragionevole coalizione tra forti partiti nazionali di centro e partiti di centro-sinistra. Si tratta assolutamente di una nuova sfida per la SDA e forse anche per la HDZ, se la HDZ in Croazia non riuscirà a reinsediarsi sul trono del potere.
Bisogna assolutamente riuscire a sfuggire allo schema SDA-HDZ-SDS. Non è possibile collaborare nelle nuove condizioni storiche con il partito che conserva a capo della propria struttura orizzontale e verticale Radovan Karadzic. Potrebbe essere il momento della veirtà per la SDA. La linea di divisione passerà in questo partito attraverrso la (non) collaborazione con il SDS. Temo che trionferà il concetto ottocentesco di nazione, e non quello che giunge dal futuro. Il concetto di un governo dei tre grandi partiti nazionali, che sono ancora lungi dall'essere effettivamente partiti di centro democristiano o demomusulmano, corrisponde a un processo di fissione in successione. I tre atomi etnici territorializzati non possono che spaccare il paese. La fusione della Bosnia sta sul lato dell'esclusività etnica. E' per questo che con il modello dell'Alleanza per i Cambiamenti bisognava aspettare fino a queste elezioni, perché nel frattempo i partiti nazionali, esposti alla pressione della comune povertà e della comune corruzione, avrebbero perso il sostegno degli elettori. Così invece gli elettori hanno punito, per l'abisso in cui la Bosnia-Erzegovina è stata gettata dai tre compagni di guerra, l'Alleanza per i Cambiamenti, che dopo due anni di governo obiettivamente non aveva che gettato le basi per un'uscita dalla crisi. Ma quel che è accaduto è accaduto.
Il risultato più inatteso è stato quello del grande schieramento del corpo elettorale bosgnacco al fianco della SDA. E' questo partito che ora si trova ad affrontare le maggiori sfide. O guiderà il paese verso l'integrazione, oppure, sotto la pressione oscura della religione politica e dei centri di potere paralleli, dividerà ancora più profondamente il paese lungo la linea della divisione interna. Sempre che l'adesione maggioritaria dei bosgnacchi alla SDA non sia un segno di come anche i "bosgnacchi buoni" si siano rassegnati a una nuova Bosnia, profondamente divisa tra le entità di Sarajevo, Mostar e Banjaluka.
Dormite tranquilli, la Svizzera è vicina.
(titolo di "Notizie Est")
| Data: 16-10-2002 | | Fonte: "Dani" |
| Autore: Nerzuk Curak |
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