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"Carri armati, aziende e corridoi"
| Data: 14-09-2000 | | Fonte: "Sega", "Monitor", "Kapital" |
| Autore: Autori vari |
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NOTIZIE EST #343 - BULGARIA/ITALIA
14 settembre 2000
CARRI ARMATI, AZIENDE E CORRIDOI
[Raccogliamo per comodità in un numero solo di "Notizie Est" cinque diversi pezzi, di breve o media lunghezza, che riguardano tutti più o meno direttamente la Bulgaria e l'Italia. Per facilitare la lettura li abbiamo numerati e ne diamo qui di seguito un indice in breve: 1) un pezzo sull'imminente "sbarco" in Bulgaria di militari italiani, 2) una notizia in breve sul probabile acquisto da parte dell'ENEL del maggiore complesso idroelettrico bulgaro, 3) un pezzo su come scandali recentemente scoppiati a Sofia hanno riportato alla luce i contatti intercorsi tra la STET e faccendieri bulgari e russi, 4) un articolo sul possibile aggiramento del Corridoio n. 8 in seguito alla distensione Grecia-Turchia, dal quale emerge un inedito asse greco-turco-russo-italiano, 5) un articolo dalla stampa bulgara sulle conseguenze che potrebbe avere per i progetti di corridoi dal Mar Caspio l'elezione di Bush jr. - (A. Ferrario)]
1) L'ESERCITO ITALIANO "SBARCA" IN BULGARIA
Il 9 agosto scorso, a Sofia, il viceministro bulgaro della difesa Salamanov e l'attaché militare presso l'ambasciata italiana a Sofia, Stefano Orti, hanno firmato un accordo per l'arrivo a ottobre in Bulgaria di 700 soldati italiani della brigata "Granatieri di Sardegna". I soldati compiranno nel paese delle esercitazioni nel corso dei mesi di ottobre-novembre presso un poligono per carri armati nei pressi della citta' di Haskovo. Per l'"affitto" del poligono i granatieri pagheranno circa 420 milioni di lire, di cui 50 milioni per le cosiddette tasse ecologiche, che in Bulgaria sono decisamente inferiori rispetto a quelle italiane. Secondo le dichiarazioni di un ufficiale bulgaro anonimo, raccolte dal quotidiano "Monitor", i soldati italiani, dopo la fine delle esercitazioni, "probabilmente non andranno in Kosovo" (il periodo tra ottobre e novembre sara' particolarmente "caldo" per il pre- e dopo-elezioni), come invece era avvenuto l'anno scorso con una brigata francese che aveva compiuto analoghe esercitazioni in Bulgaria. I granatieri italiani giungeranno al poligono dopo essere sbarcati all'aeroporto militare di Plovdiv, e saranno raggiunti sul luogo delle esercitazioni da 60 carri armati Leopard e da 180 blindati che giungeranno via mare fino al porto di Burgas. Va notato che con questa operazione l'esercito italiano otterrà un non indifferente "know-how": a Plovdiv si trova la sede delle forze internazionali interbalcaniche di pronto intervento, nell'ambito della quale l'Italia svolge un ruolo di primo piano, mentre Burgas e' un importante porto sul Mar Nero e snodo del previsto Corridoio n. 8 [si veda sotto] e, infine, Haskovo e' una delle regioni della Bulgaria in cui e' piu' alta la presenza della minoranza turca. Va infine notato che nello stesso periodo 650 carristi francesi compiranno analoghe esercitazioni presso il poligono di Novo Selo, nella Bulgaria centrale.
(da "Monitor" [Sofia] e "Sega", 10 agosto 2000)
2) L'ENEL METTE LE MANI SULLA PRODUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA IN BULGARIA?
L'italiana ENEL con ogni probabilità acquisterà una quota di controllo del maggiore complesso idroenergetico della Bulgaria, un passo molto importante, se si tiene conto che il paese è il principale produttore ed esportatore di elettricità della regione. Ecco quanto scrive a proposito il settimanale di Sofia "Kapital": "L'ENEL e' candidata all'acquisto di una quota di controllo della società mista 'Complesso Idroenergetico Gorna Arda', formata dalla turca Dzejlan e dalla NEK [la società elettrica di stato bulgara], ha annunciato la societa' italiana. Se il progetto andrà in porto, ad acquisire la quota di controllo sara' la Erga - una societa' controllata dall'ENEL e specializzata nella produzione di elettricita' mediante fonti rinnovabili. 'L'ENEL e' costretta a vendere a societa' private 15.000 megawatt su un totale di 63.000 megawatt di potenza installata e dovra' vendere anche parte delle proprie societa' di distribuzione a Roma, Milano e in altre citta'. Queste vendite genereranno una grande liquidita'. Questo fatto, congiuntamente a un'ottima situazione del rapporto capitale-debiti, genera grandi opportunita' di investimento, ivi incluso all'estero. La sola Erga prevede di realizzare investimenti per 800 milioni di dollari nei prossimi tre anni. La strategia dell'azienda prevede lo sviluppo delle attivita' estere, sia nell'ambito dei nuovi orientamenti delle proprie attivita', sia nei settori tradizionali', hanno spiegato a 'Kapital' Maurizio Bezzeceri, direttore dello sviluppo delle attivita' presso la Erga, e Giovanni Fragasso, direttore dello sviluppo organizzativo e delle risorse umane della Enel Hydro. La condizione esplicita posta dagli italiani e' quella di ottenere una quota di controllo della societa'. [...] Il valore complessivo dell'investimento [che verra' effettuato per la razionalizzazione del complesso idroenergetico] sarà di 220 milioni di dollari. [...] Parte del finanziamento verra' assicurato dalla Erga, mentre la rimanente quota verra' messa a disposizione da parte di banche europee. [...] La settimana scorsa il presidente dell'ente energetico bulgaro, Ivan Siljaski, ha confermato di fronte ai giornalisti che il 51% della societa' mista per l'idroenergetica potrebbe andare all'ENEL". Il settimanale bulgaro riporta anche una breve scheda informativa sull'ENEL: "L'ENEL e' la seconda societa' elettrica d'Europa dopo la francese EDF. Fino all'anno scorso la societa' era monopolista statale nella produzione, nel trasporto e nella distribuzione dell'elettricita' in Italia. Nel 1999 l'ENEL ha registrato un giro d'affari di 21 miliardi di euro, con un utile in bilancio di 9 miliardi di euro e un utile dopo le tasse di 2,3 miliardi di euro". Finora e' stato privatizzato il 37,4% della societa', spiega "Kapital", e il processo continuera' fino al superamento della quota del 50%. In considerazione della perdita della posizione di monopolista, la societa' diversifichera' le proprie attivita', aggiugendo a quelle tradizionali nel settore elettrico anche nuove attivita', nei settori del gas, dell'acqua e delle telecomunicazioni".
(Da "Kapital", 5-11 agosto 2000).
3) LA STET, LA SDS E I FACCENDIERI BULGARI E RUSSI
La Bulgaria è scossa da alcune settimane da un intricato scandalo, che ha portato alla luce gli stretti legami tra finanzieri russi legati alla mafia (Michael Corny e Grigorij Lucanski) e i loro "rappresentanti" locali (il pluriincriminato finanziere bulgaro Krasimir Stojcev, oltre all'imprenditore Vladimir Grasnov), i cui capitali, in questi anni, si sono concentrati soprattutto sulla "Mobiltel", la società che detiene il monopolio dei GSM in Bulgaria. Impossibile riassumere nei dettagli la dura e complessa resa dei conti tra il premier Kostov e tali ambienti, un tempo a lui vicini e ora diventati scomodi in conseguenza delle faide interne al partito al governo a Sofia, la SDS. L'ultimo sviluppo ha visto la moglie di Kostov dovere ammettere che la sua fondazione "caritatevole" ha ricevuto qualche giorno prima delle elezioni del '97 un lauto finanziamento da una società di Lucanski, che a sua volta sostiene di avere in passato finanziato il partito a suon di miliardi, in collaborazione con Stojcev, il quale in passato aveva già ammesso apertamente la cosa. Tra i fatti ritornati a galla dopo alcuni anni, ve ne è uno che riguarda direttamente l'Italia. La "Mobiltel" è stata acquistata nell'estate del '96 da due società di Lucanski, che la hanno rilevata da Stojcev. La società, secondo le accuse avanzate ora, era il canale attraverso il quale passavano i "fondi neri" della SDS, che nel '96 era impegnata nella campagna presidenziale e puntava a elezioni anticipate, poi ottenute con pressioni di ogni tipo nella primavera '97. Nel febbraio del '97 Stojcev si è infine dimesso anche da ogni incarico nella "Mobiltel" per diventare direttamente consulente della SDS in vista dell'imminente campagna elettorale (con la quale poi il partito ha conquistato la maggioranza assoluta, dopo una serie di manifestazioni e assalti al parlamento sapientemente orchestrati). Contemporaneamente al suo ritiro dagli affari, Stojcev annunciava l'imminenza della vendita della "Mobiltel" (da alcuni mesi comunque di proprietà di una società di Lucanski) all'italiana STET, società controllata dalla Telecom Italia e quindi indirettamente dal governo italiano. La STET ha posto allora tuttavia come condizione che alla "Mobiltel", invece di una semplice licenza, venisse assegnata dallo stato una concessione. Il governo tecnico di transizione guidato da Sofijanski, nominato nel periodo di interregno dopo le elezioni, però, ha respinto la richiesta nella primavera inoltrata del '97, la STET si è quindi ritirata dall'affare e la "Mobiltel" è passata infine nelle mani di Corny, un protetto dello stesso Lucanski e anch'egli vicino alla SDS. Secondo la ricostruzione del settimanale "Kapital", a suggerire a Stojcev la vendita di quote di controllo alla STET sarebbe stato l'ente statale per le telecomunicazioni, il quale poi avrebbe accettato un preventivo passaggio della "Mobiltel" in mano al faccendiere Lucanski stante la garanzia che comunque alla fine sarebbe stata venduta alla STET. L'operazione non è andata in porto e la STET ha rivolto i suoi interessi altrove, andando a firmare da lì a pochi mesi con i burocrati del regime di Milosevic il noto accordo megamiliardario per l'acquisto di una quota della Telekom serba. Da un punto di vista tecnico, riguardo alle vicende bulgare della STET in Bulgaria non c'è nulla da eccepire, ma non si può non rimanere sconcertati dalla leggerezza con cui una società nei fatti controllata dallo stato italiano abbia condotto per mesi trattative di acquisto con faccendieri come il bulgaro Stojcev, la provenienza dei cui capitali non è mai stata chiara e che è stato costantemente al centro di scandali e incriminazioni, o peggio ancora con società del russo Lucanski, condannato a sette anni di prigione per truffa in Lettonia negli anni '80, definito da un rapporto dei servizi segreti tedeschi "il capo della mafia russa", indicato dall'Interpol come persona che si interessa del contrabbando di armi e il traffico di narcotici, definito dal "Time" il più astuto e inafferrabile criminale del mondo e, infine, dichiarato persona non grata in Canada, Gran Bretagna e negli USA. L'operazione mancata è uno dei tanti capitoli degli affari del capitale italiano, a controllo statale o privato, in Bulgaria, ultimo dei quali è stato quello della vendita della Bulbank all'UniCredito, che ha sollevato una marea di critiche e di accuse (non ultima, come avevamo segnalato a suo tempo, quella dell'inaccettabilità del fatto che la figlia del premier Kostov studi all'Università Bocconi di Milano grazie alla borsa di studio di una non meglio precisata azienda italiana). Chi scrive si ricorda ancora come nei primi mesi del '97, cioè proprio nel periodo in cui la STET puntava all'acquisto della "Mobiltel", una delegazione italiana formata da Casini, Mastella e Gawronski si era recata a Sofia per appoggiare le manifestazioni della SDS intenta nelle sue operazioni di conquista del potere. I tre erano stati immortalati anche dalla televisione italiana mentre in una di queste manifestazioni, mano nella mano con Kostov, saltavano sul palco al grido di "chi non salta un comunista è". Visto quanto emerso nel frattempo, lasciamo giudicare al lettore cosa sia chi invece salta.
(da materiali pubblicati da "Sega", 8 settembre 2000 e "Kapital", 9-15 settembre 2000)
4) L'ALTERNATIVA AL CORRIDOIO N. 8
di Galina Aleksandrova - ("Kapital", 15-21 luglio 2000)
Turchia e Grecia hanno raggiunto un accordo per collegare le rispettive reti di gasdotti e per la costruzione di nuovi tracciati di tubature che trasporteranno petrolio e gas dalla regione caspica in Europa. Il 7 luglio, a Bruxelles, i due paesi e la Commissione Europea hanno firmato un accordo per la creazione di un gruppo di cooperazione per il trasporto di risorse energetiche dall'Asia Centrale in Europa nell'ambito di INOGATE. L'INOGATE (Trasporto Internazionale di Petrolio e Metano in Europa) e' il programma per la collaborazione tecnica presso l'UE che ha come compito quello di integrare i collegamenti di trasporto degli idrocarburi tra il Caucaso, l'Asia Centrale, l'Europa Centrale e Orientale.
Il gruppo di lavoro preparera' entro la fine di quest'anno un piano tecnico mirato al collegamento reciproco dei sistemi di gasdotti, che verra' proposto agli investitori privati. Tale progetto, tuttavia, fa parte di un piano piu' ampio di collaborazione tra la Turchia e la Grecia nel campo dell'energetica. L'obiettivo finale e' quello dell'integrazione delle reti di trasporto regionali nell'ambito di progetti di investimento piu' ampi, che dovranno essere avviati entro il 2002. Secondo alcuni osservatori, gia' durante l'anno prossimo attraverso la Turchia scorreranno significativi volumi di metano dall'Iran, dalla Russia e dall'Azerbaigian, che saranno superiori al fabbisogno del paese.
A CHE PUNTO SI TROVA LA BULGARIA
Da noi [in Bulgaria] tutti i governi, finora, per ottenere un nostro inserimento nei progetti transnazionali, hanno puntato esclusivamente sui vantaggi costituiti dalla nostra posizione geografica e sulla convinzione di poterli trasformare in introiti. La tesi e' la seguente: la Bulgaria si trova al centro dei Balcani e tutte le rotte stradali passano attraverso di essa, vale a dire che le principali vie di comunicazione per il trasporto e le risorse energetiche non possono aggirarci. E' tuttavia evidente, negli ultimi tempi, che la Bulgaria, pur continuando a essere al centro della regione, comincia ad assumere l'aspetto di un'isola, che viene aggirata dai progetti di effettiva importanza.
Mentre i progetti per il transito di oleodotti attraverso il nostro territorio continuano a rimanere solo al livello di idea, l'Azerbaigian e la Turchia hanno firmato un accordo per l'oleodotto Baku-Geyhan. Per quanto riguarda la Grecia, invece, non siamo riusciti a risolvere la disputa per la percentuale di partecipazione dello stato bulgaro nella societa' "Transbalkanpipeline", che avrebbe dovuto costruire l'oleodotto Burgas-Aleksandroupolis. La verita' e' che la Grecia non accetta la nostra posizione di una partecipazione equa (al 25%) dello stato greco e di quello bulgaro al progetto e vuole che nella societa' entrino aziende private in grado di garantire il finanziamento del progetto.
Il progetto per l'oleodotto Burgas-Valona e' anch'esso in ritardo per colpa nostra. L'accordo si e' insabbiato da qualche parte tra il Ministero per lo sviluppo regionale e l'edilizia e gli altri enti competenti, con i quali deve essere messo a punto.
I NOSTRI CALCOLI PER UN CENTRO ENERGETICO DEI BALCANI SONO ERRATI
Finora si contava sul fatto che l'oleodotto dal Turkmenistan attraverso l'Iran e la Turchia verso l'Europa sarebbe passato attraverso la Bulgaria. Tale progetto, e l'attuale posizione monopolistica del nostro paese nel transito del gas russo verso i paesi confinanti, ha alimentato piani ambiziosi per la trasformazione di Sofia nel centro energetico dei Balcani. Il nuovo progetto di collegamento del sistema di gasdotti turco con quello greco tuttavia altera il quadro generale. Alla costruzione di un gadotto di transito partecipa la societa' nazionale del gas italiana ENI in partnership con la russa Gazprom. Il gigante russo del gas ha gia' dichiarato l'intenzione di continuare a conservare la propria posizione di principale fornitore di gas alla Turchia, dividendo le forniture lungo tre flussi: attraverso la Bulgaria, tramite il progetto "Flusso azzurro" e come operatore nel gasdotto turkmeno in partnership con la ENI. Con il collegamento dei sistemi di gasdotti la Grecia potra' ricevere gas direttamente dalla Turchia, e di conseguenza il transito attraverso il territorio bulgaro verra' limitato.
La Gazprom controlla il 51% della societa' greca Prometeusgas, che sta costruendo la rete di gasdotti in Grecia. La ENI possiede anch'essa degli interessi in Grecia: la sua affiliata Italgas ha di recente vinto la gara per la costruzione di un terminal per l'esportazione del gas a Kavala. Recentemente la Grecia ha annunciato che e' in corso lo studio, insieme all'Italia, della possibilita' di costruire un gasdotto sotto il Mare Adriatico fino all'Italia (tra i porti di Igoumenitza e Taranto) per la fornitura di gas dalla Grecia. Tale progetto diminuira' significativamente il ruolo della Bulgaria nel transito e nella distribuzione dei flussi di gas nella regione. La Grecia e la Turchia, invece, diventeranno il principale asse per la fornitura del gas della regione caspica e della Russia in Italia e in Europa. Anche la Macedonia e l'Albania potranno rifornirsi direttamente dalla Grecia e non dalla Bulgaria.
Le forniture di gas destinate alla Turchia crescono soprattutto in conseguenza della costruzione di nuove centrali elettriche a gas. "A un dato momento ci troveremo completamente accerchiati da centrali a gas e la Bulgaria dovra' abbandonare l'ambizione di rimanere il principale produttore ed esportatore di elettricita' della regione", commentano i nostri esperti di energetica.
LA "VIA EGNATIA" PUO' ELIMINARE IL CORRIDOIO N. 8
E' noto da lungo tempo che l'arteria di trasporto greca "Via Egnatia" e' un serio concorrente del corridoio transeuropeo n. 8. Dopo il disgelo nelle relazioni tra i nostri vicini meridionali, le chance del corridoio di trasporto greco sono notevolmente aumentate. In Turchia la "Via Egnatia" trova un'uscita nel Mar Nero e da li' anche verso la Georgia e l'Asia Centrale. In Grecia essa termina sul litorale adriatico a Igoumenitza, da dove partono i ferry-boat per l'Italia. E' vero che l'UE da' il proprio sostegno al progetto del Corridoio n. 8. Tuttavia, allo stesso tempo, negli ultimi anni la Grecia ha spinto per la "Via Egnatia", i cui finanziamenti provengono in massima misura dalla stessa UE. E' prevista anche la ricostruzione della linea ferroviaria Istanbul-Salonicco, che si sviluppera' come ulteriore elemento della "Via Egnatia". Il Corridio n. 8 per ora rimane ancora allo stadio esplorativo. La mancanza di un'infrastruttura stradale adeguata e il difficile terreno dell'Albania renderanno piu' costosa la costruzione del Corridoio e la rallenteranno. La Macedonia, da parte sua, ha problemi a garantire gli investimenti. La scorsa settimana il giornale "Nova Makedonija" ha annunciato che la societa' francese Sisitra ha rifiutato di stanziare fondi per portare a termine la costruzione della linea ferroviaria che mette in comunicazione con la Bulgaria. E' evidente che, vista tale situazione, la "Via Egnatia" sara' pronta molto prima di quando cominceranno i lavori effettivi per il Corridoio n. 8.
La "Via Egnatia" attirera' il trasporto pesante su strada dalla Turchia entro 1-2 anni, prevedono i consulenti. L'associazione degli spedizioneri turchi organizza gia' ora il trasporto dei TIR con ferry-boat attraverso la Grecia fino a Trieste. In una tale situazione, gli investitori esteri rifletteranno molto bene prima di investire i propri soldi nel Corridoio n. 8, visto che il flusso principale del traffico e' gia' indirizzato attraverso la Turchia, la Grecia e l'Italia. La verita' e' che i progetti in Bulgaria, Macedonia e Albania non attirano l'interesse degli investitori, tra le altre cose anche per le previsioni incerte relative al traffico, la politica energetica inconcludente e poco chiara e il cattivo ambiente d'investimento, ammettono in via non ufficiale consulenti bulgari e di altri paesi. Per tutti questi motivi, anche il progetto per il secondo ponte sul Danubio, lanciato dal governo bulgaro e sostenuto calorosamente dal Patto di Stabilita', non sta attirando come investitori aziende private, e verra' invece costruito con crediti garantiti dallo stato bulgaro. Contemporaneamente, il nuovo contesto politico in Grecia e in Turchia crea un ambiente d'investimento piu' favorevole e rappresenta una buon presupposto per attirare capitali esteri.
(titolo di "Notizie Est")
5) BUSH Jr. E IL PETROLIO
di Galina Aleksandrova - ("Kapital", 19-25 agosto 2000)
Il mondo degli affari legato al petrolio, non solo negli Stati Uniti, ripone grandi speranze nel tandem Bush-Chainey. La speranza e' che, in caso di vittoria di tale coppia alla elezioni presidenziali, si avra' una maggiore attivazione dei sondaggi nella regione caspica, nonche' nell'ambito dei progetti transnazionali per il trasporto del petrolio del Mar Caspio fino ai mercati dell'Europa e degli Stati Uniti. Ci si attendono anche determinati cambiamenti nelle priorita' tra i diversi progetti - un particolare che tocca direttamente la Bulgaria, che continua nonostante tutto a nutrire la speranza di accogliere alcuni dei grandi oleodotti transeuropei lungo uno di due percorsi: Burgas-Alexandroupolis o Burgas-Valona (noti anche con il nome di AMBO, dal nome della societa' registrata negli USA che sta mandando avanti il progetto).
Mosca e Washington da anni hanno in corso dispute in merito al trasporto del petrolio e del gas dalle ex repubbliche sovietiche. Mosca cerca di imporre l'oleodotto Baku-Novorosijsk, mentre Washington appoggia una rotta alternativa, da Baku attraverso la Georgia fino a Geyhan, con l'obiettivo di un integrazione economica e politica della regione del Caspio con l'Occidente. La terza variante e' quella del trasporto del petrolio del Caspio attraverso l'Iran. La Bulgaria ha le maggiori possibilita' di essere coinvolta nel grande gioco degli oleodotti solo nel caso in cui dovesse essere realizzata la variante "nord", secondo l'opinione di consulenti internazionali.
L'amministrazione Clinton si e' posta come priorita' fondamentale l'oleodotto Baku-Geyhan, quale alternativa al transito attraverso la Russia. In realta', fino a oggi non e' ancora stato deciso in via definitiva quali tra le possibili rotte verranno prescelte dai consorzi che operano nel bacino del Mar Caspio. L'accordo firmato alla fine dell'anno scorso per la soluzione Baku-Geyhan costituisce piu' che altro un atto politico e le societa' petrolifere sono nervose, perche' non gradiscono essere sottoposte a tali forti pressioni, affermano esperti del settore. Secondo i calcoli preliminari, lungo la tratta Baku-Geyhan verra' trasportato ogni anno 1 milione di barili e gli introiti ottenuti mediante le tasse sul transito saranno di circa 200 milioni di dollari per i primi 16 anni, ha dichiarato alla firma dell'accordo il ministro turo dell'energetica Dzumhur Ersumer. Tra le compagnie petrolifere, tuttavia, predomina l'opinione che il progetto e' tecnicamente troppo complicato, che esso richiede ingenti risorse finanziarie (il costo previsto dell'oleodotto e' di 4,2 milioni di dollari) e che cio' rendera' molto costose le forniture di petrolio. Lungo tale oleodotto sara' possibile trasportare il petrolio estratto nella parte meridionale del Mar Caspio, sopratutto in Azerbaigian. Per quanto riguarda il petrolio del Kazachistan, tuttavia, tale percorso viene considerato antieconomico. Il Mar Caspio non si e' rivelato affatto essere l'Eldorado che all'inizio degli anni '90 si riteneva potesse essere (complessivamente i giacimenti del bacino del Caspio vengono stimati come pari a 200 miliardi di barili, ma negli ultimi tempi le previsioni sono sempre piu' incerte) e il solo petrolio dell'Aerbaigian non sara' sufficiente a rendere redditizio l'oleodotto. Inoltre, anche se le previsioni relative ai giacimenti in Azerbaigian sono incoraggianti, la produzione nei fatti e' minima. Si prevede che nel 2005-2010 le estrazioni raggiungeranno 50-60 milioni di tonnellate all'anno, secondo quanto ha dichiarato di recente il presidente azero Gejdar Aliev. Tuttavia attualmente l'Azerbaigian estrae solo circa 6 milioni di tonnellate all'anno per il proprio fabbisogno e 10 milioni di tonnellate per l'esportazione. Baku-Geyhan forse verra' costruito, ma non bisogna lasciarsi prendere dalla fretta, secondo l'opinione degli esperti del settore petrolifero. Secondo questi ultimi, le grandi compagnie petrolifere puntano su Dick Chainey, che proviene dalle loro fila e dal quale quindi ci si attende una politica piu' realista riguardo ai progetti energetici, che tenga conto anche degli interessi del settore. [Chainey, spiega "Kapital", da cinque anni e' direttore esecutivo della societa' Halliburton, che negli ultimi anni e' diventata il n. 1 nelle forniture di impianti e di servizi all'industria energetica. La Halliburton ha un ufficio anche a Sofia e ha svolto lavori di indagine per la fattibilita' degli oleodotti che dovrebbero eventualmente attravesare il paese] [...]. La candidatura di Chainey e' stata apoggiata dalle grandi compagnie petrolifere americane, nelle quali e' nata la speranza di potere nuovamente tornare in Iran e in Libia. Ancora prima della sua candidatura, egli si e' pronunciato a favore della cancellazione del divieto alle societa' americane di investire nel settore energetico dell'Iran. Le societa' americane si interessano all'Iran non solo in considerazione delle sue enormi riserve di fonti energetiche, ma anche per la possibilita' di fare passare attraverso di esso l'oleodotto che trasportera' il petrolio dal Mar Caspio ai mercati mondiali. Poiche' gran parte dell'infrastruttura e' gia' costruita, questa variante sarebbe meno costosa dell'oleodotto Baku-Geyhan. Finora, tuttavia, la sua realizzazione e' stata impedita dai rapporti ostili tra Washington e Teheran. La conquista della carica di vicepresidente da Parte di Chainey e l'eventuale cancellazione delle sanzioni potrebbe portare infine alla sua realizzazione.
Nel corso del 2002 dovrebbe terminare la costruzione dell'oleodotto dal giacimento kazako di Tengiz fino al porto russo di Novorosijsk. Recentemente Vladimir Putin e il presidente kazako Nazarbaev hanno raggiunto un accordo per il trasporto del petrolio del Caspio attraverso il territorio della Russia fino a Novorosijsk. Si prevede che l'equipe Bush-Chainey dara' prova di sufficiente lungimiranza politica ed economica, evitando di puntare su una posizione completamente negativa rispetto a tale percorso e cercando invece un equilibrio tra gli interessi di Russia e USA in tale settore. Da tale momento in poi l'orologio comincera' a misurare il ritardo della Bulgaria, se il paese non sara' capace di inserirsi in modo adeguato nella corsa a ottenere il ruolo di paese sul cui territorio transitera' l'oleodotto che portera' il petrolio al Mediterraneo e all'Europa, hanno comentato dall'ufficio della Halliburton a Sofia. I concorrenti dei due progetti attraverso l'Europa sono la rotta Costanza-Trieste e quella Odessa-Brodi (verso la Polonia, che si collegherebbe al gia' esistente oleodotto 'Druzba'). Negli ultimi anni il progetto russo-bulgaro-greco attraverso Burgas fino ad Alexandroupolis e' passato progressivamente in secondo piano e non viene quasi piu' menzionato. In compenso, il progetto AMBO acquista sempre maggiore slancio. [...] [La fase esplorativa e' terminata e nel luglio scorso e' cominciata la ricerca di finanziamenti. Il relativo progetto, messo a punto, tra gli altri, anche dalla Halliburton, e' stato presentato alle parti interessate, come ha affermato Gligor Taskovic vicepresidente della AMBO e figlio di Vuk Taskovic, fondatore di quest'ultima. Si prevede che l'oledotto proposto avra' una capacita' di 750.000 barili al giorno e coprira' un percorso di 890 chilometri].
| Data: 14-09-2000 | | Fonte: "Sega", "Monitor", "Kapital" |
| Autore: Autori vari |
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