|
|
 |
"La rivolta sociale bussa alla porta"
| Data: 29-05-2002 | | Fonte: AIM |
| Autore: Branka Nanevska |
|
N.E. BALCANI #554 - MACEDONIA
29 maggio 2002
LA RIVOLTA SOCIALE BUSSA ALLA PORTA
di Branka Nanevska - (AIM Skopje, 23 maggio 2002)
**Il primo sciopero generale del settore pubblico in Macedonia, al quale partecipano 80.000 dipendenti, ha bloccato metà dello stato. L'effettivo aumento dello stipendio minimo, che attualmente ammonta a 50 euro, è la principale tra le richieste mirate a ottenere una vita più diginitosa e un miglioramento delle condizioni di lavoro. I rappresentanti del sindacato e del governo stanno conducendo da giorni un "dialogo tra sordi" il cui prezzo viene pagato da tutti i cittadini**
La Macedonia è scossa ormai da giorni dagli scioperi. La dimostrazione pubblica dell'insoddisfazione accumulatasi ormai da anni è cominciata il Primo maggio. In occasione della festa dei lavoratori hanno fatto sentire la loro voce contro la miseria e la povertà sempre più forte i rappresentanti della nuova dirigenza della Camera dell'Unione dei Sindacati, con l'appoggio massiccio di tutti i lavoratori che non desiderano più essere dei "casi sociali" e che invece vogliono che sia la Macedonia a diventare il più presto possibile uno "stato sociale". Con la distribuzione di piatti di "fagioli di magro" nella piazza principale di Skopje si è voluto esprimere la decisione con cui gli attivisti sindacali, sia dei sindacati ufficiali che di quelli indipendenti, chiedono che nel paese più nessuno sia affamato. I due fronti sindacali hanno unito le loro forze per esercitare la pressione più forte possibile sui governanti e per lottare per il ritorno di una dignità dei lavoratori, cercando di ottenere il migliore risultato possibile. Visti i tempi, è pressoché impossibile prevedere di quanta decisione, tatto, coraggio e pazienza avranno bisogno.
La migliore conferma di questa imprevedibilità è quello che è accaduto nei primi cinque giorni di sciopero generale dell'amministrazione pubblica, che non è ancora terminato. E non si sa ancora quando finirà!
Il primo sciopero generale del settore pubblico entrerà con ogni probabilità nella storia del movimento dei lavoratori di questo paese come quello più di massa e più organizzato. Vi prendono parte circa 80.000 persone: professori, medici, giudici, personale ausiliario della sanità e della giustizia, nonché i dipendenti del settore della difesa e di altri ministeri, e tutti gli istituti culturali dello stato. Insieme, chiedono al governo di essere accettati una volta per tutte come partner di pari livello nell'adozione delle decisioni più importanti per lo sviluppo delle loro attività e dell'economia macedone in generale. Insistono affinché venga definito rapidamente il costo del lavoro e venga approvato un indennizzo minimo per il lavoro svolto negli anni. Più concretamente, chiedono che gli stipendi, congelati nel 1993 dietro pressioni del gendarmi finanziari mondiali, vengano infine "scongelati" e aumentati fino a un livello che garantisca loro le condizioni minime di sopravvivenza e costituisca la base per un ulteriore calcolo delle retribuzioni secondo altri criteri (istruzione, complessità dei compiti da svolgere ecc.). Hanno calcolato che lo stipendio minimo deve essere di 6.800 denari (1 euro = 61 den.). Quello attuale è quasi la metà, 3.500 denari, ovvero 50 euro!
Ogni gruppo ha le sue richieste specifiche, che riguardano la regolarità del pagamento degli stipendi, l'ammontare dei vari contributi allo stato, le riforme per le quali non vengono nemmeno consultati nonostante temano di rimanere senza lavoro, la sospensione del processo di approvazione della Legge sulla privatizzazione degli istituti sanitari primari, nonché l'accelerazione dell'approvazione della legge sul servizio nell'Esercito. Tutti questi documenti dovrebbero regolare non solo le condizioni per il conseguimento di determinati livelli di reddito, ma anche lo status dei lavoratori della pubblica amministrazione. Indipendetemente dal fatto che siano civili o indossino l'uniforme.
E' interessante notare che la protesta, nonostante la sospensione del lavoro abbia bloccato pressoché metà della vita del paese, gode del sostegno generale e della simpatia dei cittadini. Finora non era mai andata così! Da un'intera settimana non funzionano le scuole, gli asili, i tribunali, gli ambulatori, le unità territoriali dei ministeri presso le municipalità, mentre gli ospedali accettano solo i casi urgenti, e i cinema e i teatri non lavorano... Sono state annullate addirittura anche svariate rappresentazioni per il giubileo del trentennale delle "Serate operistiche di maggio", famose in tutto il mondo. Quelle che, a causa di ospiti esteri di primo piano, si sono ugualmente tenute per rispetto della professione, si sono volte in un ambiente insolito. Senza costumi di gala, indossando i vestiti della vita di ogni giorno e all'insegna di slogan sindacali e simboli di sciopero sulla scena. "Ci dispiace, ma ci rifiutiamo di continuare a recitare la commedia per garantire un ambiente dorato a qualcuno", così hanno detto i membri della Filarmonica di stato, ottenendo dal pubblico del Teatro nazionale di Skopje un applauso scrosciante!
Ai differenza dei cittadini, il premier Ljubco Georgievski e i suoi collaboratori danno prova di una dose esagerata di arroganza e di mancanza di sensbilità per le richieste dei lavoratori nel momento in cui lo sciopero si estende sempre più. Con pressioni e minacce di diverso tipo cercano di fare fallire la protesta. Ci riescono solo in rari casi. A causa della paura di alcuni singoli, vi sono state delle falle nello sciopero, ma lo sciopero generale della pubblica amministrazione si sta svolgendo con successo, valutano gli organizzatori. Durerà fino a quando non ci saranno delle firme nero su bianco, di fronte a testimoni della comunità internazionale, su un accordo tra sindacati e governo per fissare il livello minimo di stipendio nel paese. Il servizio legale del sindacato sta sporgendo denunce contro coloro che non rispettano la legge sugli scioperi o che in qualche modo l'aggirano. I primi denunciati sono stati il capo della dogana di Gevdjelia e il direttore del centro clinico a Tetovo. Sono minacciati di denuncia anche il ministro dell'educazione, che in un primo tempo ha sostenuto lo sciopero degli insegnanti e dei professori e successivamente, minacciando un prolungamento dell'anno scolastico, o addirittura un invalidamento dell'intero anno scolastico in corso, ha dato ordine di continuare il lavoro e il processo di valutazione degli alunni. Le sue minacce non sono servite a nulla!
Il presidente della Camera dell'Unione dei Sindacati della Macedonia, Vanco Muratovski, è riuscito con mille stenti a incontrarsi brevemente con il presidente del consiglio Ljubco Georgievski. Tra di loro vi è stato, come hanno rilevato gli osservatori, un "dialogo tra sordi" e, sia l'uno che l'altro, sono rimasti a mani vuote. Il leader dei lavoratori, che qui molti già chiamano il "Lech Walesa macedone", non è riuscito a convincere il premier della necessità di accettare le sue richieste. Il premier, da parte sua, non è riuscito a fare cessare lo sciopero dei dipendenti pubblici e a fare così tornare alla normalità la situazione nel paese. Per questo motivo Georgievski ha accusato duramente il capo dei sindacati di mettere in atto la politica dell'opposizione con uno sciopero in periodo preelettorale [in settembre in Macedonia si terranno le elezioni generali - N.d.T.].
A differenza del premier, Muratovski ha pubblicamente definito l'incontro come corretto ed è convinto che vi siano buone prospettive per trovare presto una soluzione reciprocamente accettabile. Ha smentito ogni legame tra il sindacato e la politica corrente, annunciando il prossimo impegno per un lavoro di lobby politica a lungo termine, ma solo quando sarà il momento. I preparativi per le elezioni di settembre, come è affermato, proseguono con attenzione e con la massima serietà. Egli ha spiegato alle persone che scioperano che il premier ha chiesto dieci giorni di tempo, poiché è occupato con i rappresentanti del FMI in visita a Skopje, con i quali sono in corso difficili trattative sul nuovo accordo di stand-by e sulla soluzione di altri problemi macroeconomici.
Georgievski, secondo le parole di Muratovski, ha promesso che solo quando gli ospiti stranieri se ne saranno andati parteciperà a una tavola rotonda per cercare delle soluzioni ai problemi che opprimono i lavoratori, ma solamente se questi ultimi rinunceranno allo sciopero. Per i sindacati e per i lavoratori si è trattato di una richiesta inaccettabile. Non credono più alle promesse, perché negli ultimi sette anni in cui si sono battuti ostinatamente per i propri diritti sono stati ingannati più volte.
Dato che la prima fase dello sciopero nei luoghi di lavoro non ha dato i risultati desiderati, è stato necessario scendere in strada. In segno di avvertimento del fatto che non hanno l'intenzione di mollare e che continueranno, i lavoratori sono passati a una giornata di blocco della sede del governo, del parlamento, dei ministeri chiave e delle vie di comunicazione più importanti del paese. Con i propri corpi hanno creato dei veri e propri muri di protesta che hanno continuato a rafforzarsi, visto che ai lavoratori del settore pubblico si sono unite molte altre persone insoddisfatte. Nel corteo che si è svolto per le strade della capitale vi erano persone in camice bianco, in tute mimetiche, con diversi oggetti nelle mani, dagli attrezzi di lavoro ai violini, alle chitarre e altri strumenti. Tra i vari slogan e striscioni si potevano notare: "Vogliamo vivere in maniera dignitosa", "Vogliamo lo sblocco degli intelletti bloccati", "Anche noi siamo per le riforme, ma non per quelle che vanno a vantaggio di un pugno di potenti della politica", "Vogliamo stipendi uguali alla vostra diaria", "Non ci sconfiggerete, questa volta siamo uniti nella lotta per i nostri diritti".
Coloro che hanno partecipato in maniera più massiccia e più rumorosa sono stati i lavoratori delle aziende in fallimento, che per primi hanno aperto la "stagione primaverile" degli scioperi in Macedonia, con la richiesta che il parlamento approvvasse la Legge sulle imprese in fallimento, ovvero sulle indennità materiali ai lavoratori che, per colpa non loro, sono rimasti senza lavoro a causa della transizione. Chiedono che tutti i lavoratori con 25 anni di anzianità possano andare in pensione riscattando gli anni aggiuntivi che mancano loro. A tale fine nei prossimi dieci anni sarà necessario garantire ogni anno 350.000 euro. I sindacati hanno calcolato che l'approvazione di tale legge costerà allo stato 46 milioni di euro, poiché si prevede che l'opportunità che essa prevede sarà sfruttata da circa 7.000 lavoratori. La legge, altrimenti, era stata messa all'ordine del giorno in una delle sedute del parlamento, ma a causa della chiara ostruzione dello speaker e degli "alti matematici" del governo, per il momento non è ancora stata messa in discussione e quindi ai voti.
Gli organizzatori dello sciopero generale nei servizi pubblici hanno avuto in questi giorni un incontro con il capo della missione del FMI per la Macedonia, Franek Rozwadowski, e in tale occasione sono venuti a sapere che l'organizzazione internazionale non ha nulla contro un aumento degli stipendi ai lavoratori, stante la condizione che il governo riesca a stringere la cinghia in tutti i settori e a valutare correttamente le effettive possibilità delle casse dello stato. A quanto è stato riferito, i funzionari del FMI sono rimasti sorpresi dal quadro drammatico della situazione dell'economia e dell'amministrazione macedone che, a causa del rallentamento delle riforme e della particizzazione, affondano nella disoccupazione e nella miseria. I leader sindacali sono ottimisti, perché in una discussione con i gendarmi della finanza mondiale, a quanto affermano, sono riusciti a togliere fuori dalla manica del governo l'asso della messa in dubbio della realizzabilità e della giustificatezza delle loro richieste.
Altrimenti, secondo gli ultimi dati statistici resi pubblici, in Macedonia vive in stato di povertà mezzo milione di persone. Vivono in stato di miseria, possono spendere ogni giorno al massimo 160 denari, ovvero 7,5 euro, con i quali devono comprare pane, indumenti, scarpe, pagare l'istruzione dei figli, saldare le bollette ecc... Questo paese detiene anche il record europeo del tasso di disoccupazione, con 350.000 disoccupati. Per questo, se il governo non vuole trovarsi ad affrontare la vera e propria rivolta sociale che bussa ormai alle porte, non ha altra possibilità se non quella di accettare quanto prima le richieste dei lavoratori e offrire altre soluzioni, obiettive e non da politicanti, ai loro problemi che si stanno accumulando ormai da anni.
| Data: 29-05-2002 | | Fonte: AIM |
| Autore: Branka Nanevska |
|
|
 |

|
 |
 |
Copyright © 1997-2005 Notizie Est. Tutti i diritti riservati
|