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"Concordia": l'UE sostituisce la NATO in Macedonia
| Data: 07-04-2003 | | Fonte: "Lobi" |
| Autore: Lobi |
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N.E. BALCANI #651 - MACEDONIA
7 aprile 2003
"CONCORDIA": L'UE SOSTITUISCE LA NATO IN MACEDONIA
(da "Lobi" [Skopje], 4 aprile 2003)
La prima missione delle forze militari europee, nel delicato momento della guerra in Iraq, serve più alla Macedonia o alla stessa UE?
Il 31 marzo scorso, nell'area della fabbrica Gazela di Skopje e in presenza dei vertici statali e politici della Macedonia, di importanti ospiti esteri, quali il segretario generale della NATO George Robertson e "mister PESC" Xavier Solana, è stato celebrato l'inizio della prima missione militare delle forze europee EUFOR, denominata "Concordia". Dopo tre missioni militari della NATO, le lungamente annunciate forze congiunte europee hanno preso vita in Macedonia in un momento delicato per i rapporti UE-NATO e, in particolare, per quelli tra alcuni membri dell'Unione e gli USA, all'ombra dell'intervento in Iraq. "Se tra noi esistono posizioni diverse riguardo all'Iraq, per quanto concerne la Macedonia i nostri punti di vista e i nostri obiettivi sono identici", ha dichiarato il rappresentante speciale dell'UE per la Macedonia, Aleksis Bruns in un'intervista rilasciata a "Lobi". E in effetti i diplomatici esteri presenti in Macedonia si sforzano tutti in coro di convincerci che, nonostante le reciproche divergenze, la missione dell'UE in Macedonia si svolgerà in stretta collaborazione con la NATO (l'Alleanza, secondo due accordi, quello denominato Berlin Plus e quello raggiunto recentemente con l'UE ad Atene, continua a svolgere un ruolo chiave nella logistica della missione europea) e goderà del sostegno complessivo degli USA (che continuano a essere interessati alla stabilizzazione e all'eurointegrazione della Macedonia e dei Balcani, nonostante le voci e i segnali secondo cui lentamente, ma sicuramente, si ritireranno dalla regione). Tutto questo è stato simbolicamente riassunto nella denominazione "Concordia". "Si tratta di un giorno importante per l'UE e per la NATO", ha dichiarato Xavier Solana. "Per le nostre due organizzazioni il messaggio principale non è 'arriva l'UE, la NATO se ne va', bensì che grazie al nostro lavoro congiunto siamo più forti, sia qui che in ogni altro luogo in cui tale collaborazione si renderà necessaria". "Ritengo che per i comuni cittadini della Macedonia non vi saranno particolari differenze, perché il livello delle forze presenti rimarrà uguale e la missione, gli obiettivi e il ruolo dei soldati saranno più o meno gli stessi", ha detto l'ammiraglio tedesco Rainer Feist, vicecomandante della NATO per l'Europa e comandante della missione UE in Macedonia. La stessa Macedonia è stata incerta verso quali delle due parti propendere, quando la NATO insisteva per rimanere e l'UE invece per sostituirla. Tale incertezza è durata fino al momento in cui l'Alleanza e l'Unione non hano raggiunto un compromesso, che si può riassumere maliziosamente con la formula "un colpo al cerchio e uno alla botte". In particolare, la NATO rimane chiaramente presente non solo come base per le forze dell'UE e per sostenere la KFOR in Kosovo, ma anche per il fatto che il comandante della missione è il secondo uomo dell'Alleanza in Europa. In Macedonia ci sarà anche un generale NATO che assisterà gli europei, più tutta una serie di rappresentanti civili dell'alleanza. L'UE, sebbene non sia ancora preparata a guidarla in autonomia, ha comunque dato il via alla missione militare.
LE CONSEGUENZE PER LA MACEDONIA
La funzione della EUFOR, così come quella dell'ultima delle tre missioni NATO (la "Armonia alleata"), si limita alla mera presenza nel paese. Ma la presenza non è in alcun modo riconducibile a motivi militari, bensì al conseguimento di obiettivi politici. A differenza della missione "Mietitura indispensabile" (la prima missione NATO dopo la guerra), quando nel giro di 30 giorni i soldati NATO guidati dai britannici hanno raccolto le armi dai guerriglieri e hanno aperto la strada a una soluzione politica in parlamento e all'autoscioglimento dell'UCK macedone, nonché differentemente dalla missione "Volpe d'ambra", che protegevva gli osservatori OSCE ed EU incaricati di verificare il ritorno della polizia nelle aree di crisi, si potrebbe dire che EUFOR attualmente svolge soprattutto la funzione di "mantenimento del timore". Più in particolare, con la missione militare europea, il cui compito principale è aiutare l'implementazione complessiva degli accordi di Ohrid - implementazione che è l'obiettivo anche di tutti gli altri rappresentanti della comunità internazionale - si esercita una pressione indiretta sui politici locali, affinché non dimentichino che l'applicazione completa degli accordi è l'unica strada che può portare la Macedonia alla stabilizzazione, alla democratizzazione e all'integrazione europea. Anche se i rappresentanti della comunità internazionale si sforzano di diffondere l'ottimismo riguardo alla rapidità e all'efficacia della realizzazione degli accordi di Ohrid, la durata del mandato dell'EUFOR in Macedonia dimostra in modo chiaro che le cose stanno in maniera leggermente diversa. L'accordo siglato tra Macedonia e UE parla di un mandato di 6 mesi per le forze europee. Xavier Solana ha dichiarato al quotidiano "Dnevnik" che rimarranno qui fino a quando ci sarà bisogno della loro presenza. Il rappresentante speciale dell'UE, Aleksis Bruns, ha espresso da parte sua la speranza che, se le cose andranno bene come sono andate finora, nel 2004 non vi sarà bisogno di una presenza militare straniera in Macedonia. Il premier Branko Crvenkovsi e i ministri del suo partito, SDSM, ritengono invece che a settembre l'EUFOR se ne andrà e il paese dimostrerà in tale modo di avere superato completamente la crisi. Queste differenze di vedute possono, ma non devono necessariamente essere, un riflesso della situazione in cui ci troviamo. Ma la valutazione (revisione) della situazione appena prima della fine della missione dell'UE è stata studiata proprio per rendere possibile un proseguimento della missione anche dopo settembre.
GLI ALBANESI E LA MISSIONE
Non è assolutamente un segreto che la NATO e gli americani godono delle preferenze degli albanesi di Macedonia e dei loro partiti politici. Ma poiché hanno deciso di lasciare il posto all'UE e all'EUFOR, la mossa viene comunque accolta di buon grado come garanzia che gli albanesi questa volta non rimarranno a bocca asciutta. I politici albanesi, e soprattutto quelli che fanno parte del governo, non vedono migliore garanzia per l'applicazione complessiva degli accordi di Ohrid. E non è un segretto nemmeno il fatto che in queste circostanze insisteranno per una più lunga permanenza, ma anche per un maggiore ruolo, dei rappresentanti della comunità internazionale. Ma a tutto questo si può guardare anche da una prospettiva diversa. Le divisioni tra la parte macedone e quella albanese all'interno della coalizione di governo anche riguardo a tale questione non ha fatto altro che confermare la tesi secondo cui i partner di coalizione soffrono di una mancanza di reciproca fiducia. Ed è qualcosa che si potrebbe trascinare anche nel 2004. Fino a quando i partner continueranno a guardarsi con diffidenza come in passato (quando le due parti erano in lotta), non è possibile attendersi veri progressi in Macedonia, almeno con questo governo. L'opposizione, sia quella macedone (VMRO-DPMNE) che quella albanese (DPA), promuove già da lungo tempo il concetto di stati etnici. "La situazione è migliorata, ma vi è ancora bisogno di una presenza militare nel paese", ha dichiarato il 31 marzo alla BBC l'ammiraglio Rainer Feist, aggiungendo: "Non ci attendiamo una nuova offensiva di primavera. La situazione è positiva e pacifica, e questo in parte lo si deve al successo delle precedenti missioni. Tuttavia non è possibile escludere del tutto la possibilità di altre tensioni etniche nella regione". Peter Feith, che come ambasciatore della NATO ha svolto un importante ruolo nelle trattative con l'UCK alla fine della guerra e che conserva come souvenir un'uniforme di Ali Ahmeti, ora, nella sua veste di alto funzionario UE incaricato della missione in Macedonia, è più pessimista: "Non dobbiamo mai escludere il peggio".
[RIQUADRO:]
LA MISSIONE
Quella in Macedonia è la prima missione militare organizzata nell'ambito della politica estera e di sicurezza comune dell'UE, e allo stesso tempo è la prima promozione delle forze di pronto intervento europee. Il Consiglio d'Europa ha definito più nei dettagli con una delibera del 27 gennaio 2003 (pubblicata l'11 febbraio) gli obiettivi della missione militare UE in Macedonia: "Si dichiara che l'UE è pronta a guidare un'operazione militare che prosegua quella della NATO nella FYROM, al fine di continuare a favorire l'esistenza di un contesto stabile e sicuro, di aiutare il governo della FYROM nell'implementazione degli accordi di Ohrid", così recita il primo articolo della delibera. "Il contributo dell'Unione si basa su un approccio di ampio respiro, con attività che coprono l'intero spettro del governo del diritto, ivi inclusi i programmi per la creazione di istituzioni e per le attività di polizia, che devono reciprocamente sostenersi e rafforzarsi", prosegue il documento, aggiungendo che le attività dell'Unione contribuiranno all'implementazione complessiva della pace in Macedonia e al successo generale della politica comune dell'Unione nella regione, in particolare al processo di stabilizzazione e associazione. Nella delibera si ricorda che l'Unione ha nominato un rappresentante speciale incaricato di contribuire al consolidamento del processo di pace e alla completa applicazione degli accordi di Ohrid, di fornire aiuto nel rafforzamento della coerenza dell'intervento esterno dell'UE e di rafforzare la coordinazione degli sforzi della comunità internazionale per favorire l'implementazione e il rispetto delle convenzioni dell'accordo di Ohrid. La decisione di inviare una missione militare UE in Macedonia è stata presa sulla base di un invito della Macedonia, inviato all'UE il 17 gennaio 2003, con il quale si chiedeva all'Unione di assumersi la responsabilità del proseguimento della missione NATO "Armonia alleata". Insieme a tale decisione, è stato chiesto alla NATO di dare il proprio consenso affinché Rainer Feist, vice comandante supremo della NATO in Europa, venisse nominato comandante della missione militare dell'UE, mentre la stessa alleanza veniva invitata a fare parte del quartiere generale operativo e di comando delle forze UE. Con tale decisione è stato lasciato spazio per una partecipazione alla missione anche dei paesi che non sono membri dell'UE, ma fanno parte della NATO, nonché dei paesi che a Copenhagen sono stati invitati a diventare membri dell'UE e dei potenziali partner. Poiché la missione dell'Unione in Macedonia si basa su una stretta collaborazione tra la NATO e le nuove forze, il 14 marzo ad Atene UE e NATO hannofirmato un Accordo di sicurezza che prevede lo scambio di documenti militari e di informazioni sensibili, nonché l'accesso dell'Unione alle capacità di pianificazione e alla logistica della NATO. Il parlamento macedone ha ratificato il 26 marzo l'Accordo tra Macedonia e UE sullo status delle forze europee nel paese.
I COMANDANTI DELLA MISSIONE
Il Consiglio d'Europa ha nominato il 7 febbraio l'ammiraglio Rainer Feist (Germania) comandante della missione UE in Macedonia (sulla base dell'assenso dato dalla NATO il 6 febbraio 2003) e il generale di brigata Pierre Maral (Francia) comandante dele forze della missione UE in Macedonia. La missione è composta da 350 soldati di 27 paesi, alcuni dei quali sono rappresentati solo simbolicamente.
(traduzione di Andrea Ferrario, sulla base della versione macedone [l'originale è in albanese] pubblicata da Pressonline, http://www.pressonline.com.mk)
| Data: 07-04-2003 | | Fonte: "Lobi" |
| Autore: Lobi |
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