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"E' cominciata la battaglia per i corridoi petroliferi"

Data: 19-06-2002 Fonte: "Kapital"
Autore: Sija Velinova e Galja Aleksandrova

N.E. BALCANI #570 - BULGARIA/BALCANI
19 giugno 2002


E' COMINCIATA LA BATTAGLIA PER I CORRIDOI PETROLIFERI
di Sija Velinova e Galja Aleksandrova ("Kapital" [Sofia], 8-14 giugno 2002)


L'americana "AMBO Corporation" vuole ricevere entro la fine di giugno una risposta dal governo bulgaro che confermi se quest'ultimo è interessato o meno al progetto di costruzione di un oleodotto dal porto bulgaro di Burgas a quello albanese di Valona. Lo ha dichiarato a "Kapital" il rappresentante della AMBO (Compagnia petrolifera albano-macedone-bulgara) per la Bulgaria, Rumen Nikolov. La compagnia, che è stata creata appositamente per la costruzione dell'oleodotto, si attende di ricevere una lettera di sostegno da parte del governo bulgaro che serva come garanzia politica per la realizzazione del progetto, da presentare ai futuri investitori. "Tale sostegno viene richiesto su insistenza degli stessi investitori che hanno dimostrato interesse per l'oleodotto e che sono interessati alla posizione di ogni singolo paese coinvolto nel progetto", ha spiegato Nikolov. La questione del sostegno è stata posta già un mese fa dal presidente dell'AMBO, Ted Ferguson, innanzi al vicepremier e ministro per lo sviluppo regionale, Kostadin Paskalev, nonché in occasione della visita compiuta dal vicepremier Nikolaj Vasilev negli USA nel maggio scorso.

Tuttavia non vi sono ancora state reazioni da parte del governo bulgaro in merito alla questione. Secondo il vicepremier Kostadin Paskalev non si tratta affatto della richiesta di un sostegno politico al progetto. "In questa fase, quello che vogliono quelli della AMBO è che il progetto di oleodotto venga esaminato e approvato dal consiglio tecnico presso il Ministero dello sviluppo regionale e dei lavori pubblici, per dare il via alla progettazione delle strutture", ha spiegato Kostadin Paksalev a "Kapital". "Il progetto verrà esaminato dal consiglio di esperti del ministero entro tempi brevissimi", ha confermato il vicepremier. Secondo la sua opinione, verrà dato il sostegno all'avvio della progettazione della struttura.

LA COMPETIZIONE DEGLI OLEODOTTI
Da lungo tempo è chiaro che in nessun caso sarà possibile realizzare due progetti di oleodotti che attraversino la Bulgaria. In primo luogo, perché sia l'Europa che i proprietari del petrolio del Caspio si sforzano quanto più possibile di diversificare i tracciati per il trasporto della materia prima. In secondo luogo, perché la costruzione di un tale condotto costituisce sempre in una certa misura una minaccia per l'ambiente e due strutture simili sarebbero troppe per un paese piccolo come la Bulgaria. In terzo luogo, forse l'argomento più convincente è che in realtà non vi è petrolio a sufficienza per riempire due oleodotti, in misura tale da garantirne la redditività. Le previsioni iniziali relative ai giacimenti di petrolio nel bacino del Mar Caspio sono state riviste e attualmente molti degli esperti le considerano eccessivamente ottimistiche. Secondo la maggior parte delle stime esperte, se verrà costruito l'oleodotto Baku-Ceyhan, cosa che con ogni probabilità avverrà, visto che gode del categorico sostegno finanziario e politico degli USA, quasi sicuramente rimarrà petrolio al massimo per un solo altro oleodotto. E qui la competizione è tra la Bulgaria e gli altri paesi candidati per offrire terreni da destinarsi al corridoio petrolifero (tali paesi sono la Romania, l'Ucraina e la Grecia, la quale, oltre al percorso Burgas-Aleksandroupolis, ha anche una seconda variante con il tracciato Turchia-Grecia-Albania-Italia) e, sul piano interno, tra i due progetti che riguardano il territorio della Bulgaria. Il precedente governo dava priorità al progetto AMBO. Forse il motivo era il categorico orientamente filoatlantico del governo Kostov. L'amministrazione americana ha dichiarato più di una volta di appoggiare tale progetto. Con l'entrata sulla scena del nuovo governo, dall'autunno scorso inaspettatamente ha cominciato a guadagnare terreno il progetto che dal porto di Burgas porta alla Grecia. E' evidentemente l'esito del miglioramento dei rapporti con la Russia, ma ha avuto un suo ruolo anche la tensione in Kosovo e Macedonia, che per un certo periodo hanno fatto diminuire l'interesse degli investitori per il progetto.

L'avanzamento del progetto congiunto con Atene ha attivizzato anche i concorrenti. Secondo gli esperti che lavorano alla realizzazione del progetto dell'AMBO, la società americana sta cercando di ricuperare il tempo e le posizioni perduti, effettuando pressioni sul governo per ottenere garanzie politiche da presentare agli investitori e ai creditori. "Non vi sono pressioni da parte degli americani per una realizzazione in tempi più rapidi del progetto Burgas-Valona", ha commentato Paskalev. Secondo la sua opinione, la Bulgaria è interessata a partecipare a questo progetto e in una fase successiva esso riceverà il necessario sostegno istituzionale e politico della parte bulgara, ma prima sarà necessario valutare la coerenza economica del progetto. La condizione per la concessione di un tale sostegno sarà l'assenso al finanziamento della costruzione dell'oleodotto da parte delle compagnie petrolifere che si interessano di trasporto del petrolio del Caspio. Per ora l'interesse degli investitori nei confronti di questo progetto è grande, ma non è stato ancora espresso un impegno finanziario concreto da parte delle compagnie. L'interesse per il tracciato Burgas-Valona proviene da giganti petroliferi come Texaco, Chevron e British Petroleum. Secondo l'opinione degli esperti, il progetto di oleodotto fino a Valona ha notevoli vantaggi rispetto al progetto Burgas-Aleksandroupolis. Il principale vantaggio è che lungo tale tracciato potranno transitare maggiori quantità di petrolio. Attualmente presso il porto albanese possono essere caricate navi per una capacità di carico di 300.000 tonnellate, mentre ad Aleksandroupolis le capacità sono di 100.000 tonnellate di petrolio. Burgas-Valona offre vantaggi anche per il fatto che il Kazachistan ha dimostrato di essere seriamente interessato a partecipare al progetto. Attualmente la produzione di petrolio di tale paese è di 25 milioni di tonnellate annue, ma l'intenzione è di portarla a 100 milioni di tonnellate annue. Questo vuole dire che se il Kazachistan parteciperà alla costruzione di Burgas-Valona, potranno essere assicurate quantità di petrolio tali da garantire la realizzazione del progetto. Secondo i calcoli preventivi, Burgas-Valona avrà un valore di 1.130 miliardi di dollari. Il tracciato ha una lunghezza di 900 chilometri e lungo di esso transiteranno 35 milioni di tonnellate di petrolio all'anno. Il tracciato che da Burgas va ad Aleksandroupolis avrà una lunghezza di 300 chilometri e costerà tra i 600 e i 680 milioni di euro. L'altra differenza fondamentale tra i due progetti è che quello Burgas-Aleksandroupolis verrà realizzato sulla base di accordi interstatali e con la partecipazione statale di ciascuno dei paesi coinvolti. Burgas-Valona, invece, verrà costruito interamente con finanziamenti privati. Questo progetto ha anche un'analisi economica preventiva, secondo la quale solo con i diritti di transito la Bulgaria guadagnerà tra 70 e 80 milioni di dollari all'anno. La mancanza di una tale motivazione per l'oleodotto fino ad Aleksandroupolis per il momento allontana gli investitori. Tuttavia, la variante dell'oleodotto che porta in Grecia per ora viene messa in primo piano, perlomeno dal governo bulgaro, rispetto al progetto dell'AMBO. E questo nonostante in relazione a questo progetto non siano state superate alcune delle divergenze tra Sofia e Atene per quanto riguarda la futura divisione delle quote tra i paesi che parteciparanno alla costruzione dell'oleodotto.

Secondo Paskalev non vi sono ostacoli all'avvio della realizzazione di entrambi i progetti, se il governo valuterà di essere interessato e se vi saranno motivazioni economiche per prendervi parte. Per ora i piani del ministro per le regioni sono quelli di arrivare entro la fine dell'anno alla firma di un accordo tra Bulgaria, Grecia e Russia per la creazione di una società interstatale destinata alla costruzione di Burgas-Aleksandroupolis, risolvendo entro l'inizio dell'estate tutte le controversie con la parte greca. Per ora, tuttavia, le trattative si trascinano e non vi è ancora nessuna novità positiva sull'accettazione della parte greca di tutti gli argomenti del governo bulgaro per la suddivisione delle quote dell'oleodotto. Quello che Atene non riesce ad accettare fino in fondo è che la Bulgaria abbia nel progetto una quota equa del 33%, dato che non si è garantita i mezzi per una sua realizzazione. La parte greca insiste affinché la futura partecipazione dei singoli paesi venga definita in relazione ai mezzi che ogni paese è riuscito a raccogliere per la realizzazione del progetto. E questo, allo stadio attuale, dà notevoli vantaggi alla Grecia, che ha già assicurato circa 120 milioni di euro per la costruzione di Burgas-Aleksandroupolis. La decisione relativa all'oleodotto AMBO, da parte sua, viene in una certa misura ritardata, tra le altre cose, anche per il prolungarsi di queste trattative con Atene. Secondo gli esperti ciò crea il pericolo che gli investitori dirottino il loro interesse verso tracciati che sono al di fuori del territorio della Bulgaria. Vi è un rischio anche perché entro la fine di giugno le grandi compagnie petrolifere investitrici dovranno decidere se partecipare o meno al progetto per la costruzione dell'oleodotto Baku-Ceyhan. "Entro tale scadenza si prevede che verranno pubblicati i risultati ottenuti dalla British Petroleum con i sondaggi e con l'analisi della coerenza economica di tale oleodotto, che rappresenta una priorità per le compagnie petrolifere, ha spiegato Rumen Nikolov della AMBO. Si prevede che sulla base di tali analisi gli investitori decideranno con quali finanziamenti prendere parte al progetto, dal quale a sua volta dipenderà la loro partecipazione alla costruzione dei rimanenti tracciati petroliferi.


DUE "RINASCITE" NEL CAMPO DEGLI AFFARI SOSPETTI
(riassunto da "Kapital" [Sofia], 8-14 giugno 2002)


Il settimanale "Kapital" dedica ampio spazio al viaggio a Skopje dei principali rappresentanti del club di affaristi bulgari "Rinascita" ("Vazkresenie"), recatisi in visita presso i loro colleghi macedoni del club... "Rinascita" ("Voskresenie")! Il club bulgaro, che recentemente si è trasformato, grazie all'ex zar Simeon, in una sorta di gruppo di consulenza presso il governo di Sofia, sta cercando di ampliare i propri orizzonti alla più ampia area balcanica. I rapporti inizialmente idilliaci con l'esecutivo dell'ex zar si sono infatti corrosi con il tempo, in particolare per l'esclusione da grandi opere, come il futuro oleodotto Burgas-Aleksandroupolis, o da importanti privatizzazioni, come quella della banca Biohim. Del club "Rinascita" bulgaro fanno parte personaggi come Ilia Pavlov, capo della Multigroup, holding finanziaria creata con fondi provenienti da attività illecite, o come il banchiere Emil Kiulev, legato alla mafia russa, o ancora come Petjo Blaskov, proprietario del controverso quotidiano "Monitor". E' recentemente entrato a fare parte del club anche Petar Mandzukov, il maggiore commerciante d'armi della Bulgaria, che già operava nel settore ai tempi del regime comunista. Secondo quanto scrive "Kapital", gli imprenditori del club "Rinascita" bulgaro puntano ora a rifarsi sulla scena balcanica, grazie in particolare ai buoni contatti del segretario del club, Stojan Dencev, con il Patto di Stabilità. Attraverso quest'ultimo, gli imprenditori del club puntano a ottenere accesso ai grandi progetti infrastrutturali, come quelli relativi al Corridoio n. 8 (Burgas-Valona). Da qui la recente trasferta a Skopje, paese centrale del corridoio, per cercare un'alleanza con gli omonimi macedoni. "Kapital" fornisce anche un breve elenco dei principali esponenti del club "Rinascita" macedone. Il presidente è Mihail Trendafilov, proprietario di una ditta di costruzioni e engineering. Tra gli altri imprenditori vi è Kiril Janev, proprietario di un'azienda tessile privatizzata illegalmente, sindaco di Strumica, esponente estremista della VMRO-DPMNE (è membro di una dozzina di consigli di amministrazione controllati da tale partito), amico intimo della famiglia del premier Georgievski. Un altro membro è Zore Temelkovski, imprenditore, ex deputato della SDSM di Crvenkovski, dalla quale ora avrebbe preso le distanze, e sospettato di legami con la mafia macedone e balcanica (ha da lungo tempo rapporti d'affari con la Multigroup di Ilia Pavlov). Jorgo Kuka, da parte sua, è legato ai circoli d'affari della SDSM, mentre Kiro Pendev è direttore della Balkanska Banka, controllata dalla bulgara Multigroup. Il segretario del club, Irena Kocareva, è moglie di un dirigente del Ministero degli Interni e nuora di uno dei più noti avvocati di Skopje, specializzato nella difesa di mafiosi. Come commenta "Kapital", nei progetti regionali c'è spazio per tutti: banchieri, boss del gioco d'azzardo, costruttori e commercianti di metalli, assicuratori e commercianti d'armi...

(traduzione e riassunto a cura di A. Ferrario)


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Data: 19-06-2002 Fonte: "Kapital"
Autore: Sija Velinova e Galja Aleksandrova





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