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"Viva la rivoluzione!"
| Data: 27-01-2002 | | Fonte: "Feral Tribune" |
| Autore: Predrag Lucic |
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N.E. BALCANI #523 - CROAZIA
27 gennaio 2002
VIVA LA RIVOLUZIONE!
di Predrag Lucic - ("Feral Tribune" [Zagabria], 19 gennaio 2002)
**Perché si sta delineando un'alleanza antiterroristica tra Croazia e Israele alle spalle dei bosniaci**
La rivoluzione nei rapporti croato-israeliani, avviata dal signor Mesic, continua a fare passi avanti. Lo ha detto Joseph Lapid, membro della missione parlamentare israeliana che la settimana scorsa ha visitato la Croazia. La delegazone israeliana era guidata dal capo del Comitato del Knesset per la politica estera e la difesa, David Magen, e di essa, oltre al già menzionato Lapid, facevano parte anche il presidente della Lega per l'amicizia israelo-croata Samuel Schlesinger, nonché l'Alto rappresentante di Israele per la Croazia, con sede a Vienna, David Granit. Questo quartetto di rappresentanti ha visitato innanzitutto Zagabria, dove è stato ricevuto dal presidente del parlamento croato, Zlatko Tomic, e dal capo del Comitato del Parlamento per la politica estera, dr. Zdravko Tomac, per recarsi poi a Hvar, dove è stato ricevuto dal presidente della repubblica di Croazia, Stjepan Mesic. Viva la rivoluzione!
Gli incontri sono stati reciprocamente aperti, cordiali, fruttuosi, costruttivi... cioè tali, che nella loro valutazione non si è fatto risparmio di attributi tratti dal vocabolario diplomatico. Gli amati ospiti hanno dichiarato che la Croazia quest'anno sarà visitata da oltre 100.000 turisti israeliani, poiché è stato stabilito che da noi non c'è più antisemitismo. I commossi padroni di casa hanno quindi dichiarato che al posto della distrutta sinagoga di Zagabria, nella Praska ulica, sorgerà il Centro culturale ebreo e che la lotta contro l'antisemitismo diventerà parte integrante dei programmi educativi nelle scuole elementari e medie della Croazia. Si svilupperà, come hanno dichiarato entrambe le parti, anche la collaborazione economica: gli investitori israeliani sono pronti a riversare in Croazia un'enorme quantità di fondi, grazie ai quali la Nostra Prospettiva si libererà dagli strati di mentalità burocratica ereditati dal sistema socialista, che continua a frenare una rapida, pratica e sicura effettuazione degli investimenti. Viva la rivoluzione!
I messaggeri del Knesset ci hanno rivelato anche quello che è il più forte vincolo tra Israele e la Croazia: entrambi i paesi, infatti, si trovano in prima linea nella lotta mondiale contro il terrorismo musulmano! Joseph Lapid, mentre si trovava a Zagabria ha affermato quanto segue: "E' di estrema importanza che la Croazia e Israele abbiano dei buoni rapporti in un mondo in cui il terrorismo è diventato uno dei fenomeni più importanti, e in particolare il terrorismo dei musulmani fanatici contro i quali Israele lotta ormai da anni. Questo terrorismo ora minaccia l'intero mondo libero, e quindi anche la Croazia, poiché comincia a conquistare posizioni importanti anche in Bosnia ed Erzegovina. Israele può aiutare la Croazia a risolvere questo problema". Viva la rivoluzione!
L'aiuto e la collaborazione offerti dagli israeliani sono stati accolti a braccia aperte dal dr. Zdravko Tomac, il quale ha spiegato che "Israele e Croazia, per la loro posizione geopolitica, hanno tutti i motivi per collaborare intensamente quali membri della coalizione mondiale contro il terrorismo". Viva la rivoluzione!
Lapid, dopo essersi incontrato a Hvar con Mesic, è stato ancora più lapidario: "Il problema che unisce Israele e Croazia è il problema del terrorismo musulmano, che minaccia tutto il mondo occidentale. Quello che sta accadendo ora nella vicina Bosnia-Erzegovina è una minaccia sia per Israele che per la Croazia e sotto tale aspetto potremo esserci reciprocamente d'aiuto con lo scambio di informazioni". Ancora una volta: Viva la rivoluzione!
Alla domanda dei giornalisti se non temesse che la sicurezza degli annunciati 100.000 turisti israeliani in Croazia possa essere minacciata da terroristi musulmani provenienti dalle vicine terre bosniache, David Magen ha risposto: "Siamo sicuri che i musulmani, in particolare in Iran, stiano addestrando mujaheddin in Bosnia ed Erzegovina per farne la base per la diffusione del terrore musulmano in tutta Europa. E' un pericolo del quale voi non siete ancora del tutto coscienti. L'Iran è il centro del terrorismo mondiale ed è in esso che risiede il problema principale".
Dopo che gli alti ospiti se ne sono tornati a casa, promettendo per inciso che Israele metterà in atto tutti i propri sforzi affinché la Croazia diventi quanto prima membro della NATO e che nel Knesset verrà creato un Club degli amici della Croazia, gli spaventati giornalisti croati hanno bussato alle porte nazionali per ottenere una risposta alla domanda: ma la Nostra Sicura Croazia è stata dichiarata un paese insicuro, e tutto questo per i suoi maligni vicini terroristi?
Zdravko Tomac ha cercato di convincerli a credere a lui, e non alle loro orecchie: "I membri della missione israeliana hanno parlato del loro timore che il terrorismo possa prendere radici in Bosnia ed Erzegovina, nonché dei possibili pericoli che possono emergere. Ma è stato tutto. La Croazia non è stata menzionata in tale contesto nemmeno con una parola". E noi continuiamo: Viva la rivoluzione!
L'ufficio del presidente della repubblica è stato netto: "La Bosnia-Erzegovina non è stata menzionata sotto alcun aspetto durante l'incontro del presidente della Repubblica di Croazia, Stipe Mesic, con la missione del parlamento israeliano". Da questa formulazione risulta chiaro come il capo di stato estero più amato a Sarajevo abbia evidentemente capito come la proclamata alleanza croato-israeliana contro il comune nemico musulmano potrebbe rendergli più amaro il prossimo caffé che berrà alla Bascarsija. Il problema, tuttavia, consiste nel fatto che nessuno in Croazia - temo neanche Mesic - ha capito che sarebbe stato necessario ricordare agli amati ospiti, almeno così, in modo diplomatico, che menzionare la Bosnia come base del terrorismo musulmano non nobilita nemmeno di un briciolo la rivoluzionaria amicizia croato-israeliana. Al contrario. In fin dei conti, tutti si ricordano come le rivoluzioni abbiano la sconveniente abitudine di divorare i figli. Soprattutto quelli degli altri. E quindi nessuno urla più, nemmeno per scherzo: Viva la rivoluzione!
Non molto tempo fa, il dr. Ivic nonché Pasalic [uomo forte della HDZ di Tudjman - N.d.T.] ha bofonchiato che gli avvenimenti dell'11 settembre hanno dimostrato contro chi in realtà la Croazia ha giustamente combattuto in Bosnia. Visto che i solenni messaggeri del Knesset hanno detto quel che hanno detto e successivamente Tomac li ha applauditi, mentre Mesic ha diplomaticamente taciuto sulle loro dichiarazioni, il dr. Pasalic ha davvero tutti i motivi per compiacersi. Li hanno anche quei croati imbecilli - tutti antisemiti dichiarati - che da dieci anni ripetono come la Croazia debba prendere a modello Israele. Quando lo affermano, non hanno naturalmente in mente i successi ottenuti da Israele nel risanare il deserto, bensì gli indiscutibili successi ottenuti da tale paese nel sopprimere il "fattore di disturbo". Per loro, d'altronde, le cose vanno comunque l'una con l'altra. Scacci i palestinesi, o i serbi, e tutto immediatamente si mette a fiorire.
Le prove di un tale risveglio liberatorio della natura sono visibili ancora oggi, sei anni e mezzo dopo l'operazione "Tempesta": dai pavimenti delle case "liberate" e quindi bruciate cresce una fitta vegetazione. Ora è venuto il momento di sfruttare l'isteria antimusulmana globale per cacciar via dalla secolare terra croata di Bosnia i "terroristi islamici" di ogni razza e potremo finalmente realizzare il sogno della conquista della Terra promessa. Costruiremo, naturalmente, anche una società nel più perfetto "stile likkud", affinché possa concretizzarsi quello che riteniamo sia il nostro destino: la Stalna Vojna Krajina (Confine Militare Permanente).
Mentre Pasalic si frega le mani con soddisfazione, gli autoproclamati "amanti dei bosniaci", gli stessi che, a quanto si dice, hanno rotto con Tudjman quando si sono resi conto della "sciaguratezza della sua politica bosniaca" (nonostante, sia detto per inciso, non si trattasse affatto di politica, bensì di ordinari crimini) taciono eloquentemente. Come d'altronde hanno taciuto nel 1990, nel 1991, nel 1992 e nel 1993. Così come taceranno anche se a qualche genio dell'amministrazione Bush dovesse venire in mente che una delle prossime tappe della guerra globale antiterroristiche debba essere assegnata alla Bosnia, perché "dati informativi sicuri" indicano che Osama bin Laden fuggendo con una nave dal porto afghano di Kandahar è approdato al porto di montagna bosniaco di Husina e per questo - nel nome della pace mondiale - sarà necessario radere al suolo tutto quello che c'è da Modric a Mostar. Mostar orientale, s'intende [la parte abitata dai musulmani - N.d.T.].
Orgogliosi che la posizione geopolitica abbia loro puntualmente assicurato un posto in prima fila nella coalizione antiterroristica mondiale, gli augusti croati Confinari si appelleranno ai supremi obiettivi mondiali, così come verranno definiti al momento dal Pentagono e dalla CNN. E intanto assolutamente nulla li turberà, nemmeno il fatto che oltre al terrorismo musulmano globale esiste anche un terrorismo antimusulmano globale, di cui la Croazia sarà un bastione.
Perché, dopo tutto, non è affare loro, si tratta, sapete, di alta politica nella quale non desiderano immischiarsi e loro, in tutti questi spargimenti di sangue, sono solo dei poveri uomini di confine - quelli che, in qualche modo, cercano di fare coincidere capo e coda, cioè la fine della memoria con la fine del mondo.
| Data: 27-01-2002 | | Fonte: "Feral Tribune" |
| Autore: Predrag Lucic |
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