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"Boskovski vuole diventare 'Bushkovski'?"
| Data: 08-03-2002 | | Fonte: fonti varie |
| Autore: Andrea Ferrario |
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N.E. BALCANI #537 - MACEDONIA
8 marzo 2002
BOSKOVSKI VUOLE DIVENTARE "BUSHKOVSKI"?
di Andrea Ferrario
Sabato scorso, 2 marzo, è giunta da Skopje una notizia clamorosa: il ministero degli interni ha annunciato che una pattuglia della polizia macedone aveva ucciso in mattinata, nei pressi della capitale, un gruppo di sette "mujaheddin" che stavano preparando attentati contro alti esponenti dello stato e ambasciate di paesi occidentali. Più precisamente, secondo quanto ha comunicato il ministero degli interni, alle quattro del mattino del 2 marzo una pattuglia della polizia macedone (secondo le dichiarazioni ufficiali, composta da soli quattro uomini) è stata vittima di un'imboscata da parte di un gruppo di stranieri che stavano viaggiando su un minibus nella località "Vigneto di Rashtak" (Rastanska Lozija), nei pressi del villaggio di Ljuboten, a una decina di chilometri circa a nord di Skopje. Successivamente questa versione è stata cambiata e il ministero degli interni ha detto che la polizia era a conoscenza dei movimenti del gruppo, aveva intercettato il loro minibus intimandogli l'alt e i membri del gruppo avevano aperto il fuoco sui poliziotti macedoni. Alcuni giorni dopo il ministero degli interni ha ulteriormente cambiato la versione: i sette non viaggiavano su un minibus, bensì a piedi! Fino a oggi non è stata accertata l'identità dei sette uccisi e le forze di polizia si sono limitate a mostrare una videocassetta nella quale si vedono le armi che si asserisce siano state sequestrate dopo il massacro, insieme ad alcune divise dell'UCK macedone. Il ministro degli interni Boskovski ha dichiarato che i sette stavano preparando attentati contro alte personalità dello stato e contro ambasciate estere a Skopje, "con ogni probabilità contro quelle di USA, Gran Bretagna e Germania, poiché si tratta dei paesi che più apertamente sono impegnati nella lotta contro il terrorismo globale". Sempre Boskovski ha affermato che "il ministero degli interni era a conoscenza di questi piani da 15 giorni. Sapevamo che nella città era penetrato un grosso gruppo". Queste (presunte) informazioni sarebbero giunte a conoscenza del ministero dodici giorni fa in seguito all'arresto, non rivelato a suo tempo, di due cittadini giordani e di due cittadini bosniaci, presso i quali sarebbero stati rinvenuti materiali "che parlano dei loro legami con Al Qaeda". Secondo il ministero, dopo essere stati interrogati, i quattro, di cui non sono mai state rese note le generalità, sono stati consegnati alle autorità dei rispettivi paesi. Nei giorni successivi altre fonti del governo di Skopje, questa volta anonime, hanno detto a giornali occidentali ("New York Times" e "Washington Post") che i quattro erano stati consegnati agli Stati Uniti e che probabilmente si trovavano in arresto nella base di Guantanamo. Secondo l'agenzia AIM, invece, i due bosniaci sarebbero stati liberati già il 17 febbraio dopo una protesta ufficiale dell'ambasciata di Sarajevo in Macedonia.
Nel fare le sue dichiarazioni, Boskovski si è lasciato scappare che "sulla base [delle informazioni ottenute dai quattro arrestati] è stata condotta l'azione di oggi", smentendo così la prima versione del ministero degli interni, secondo la quale si sarebbe trattato di un'imboscata da parte dei terroristi. Oltre a questa contraddizione, un altro particolare aumenta i dubbi sull'autenticità di tutta questa storia: un reporter del quotidiano "Utrinski Vesnik" (che altrimenti nei primi giorni ha sposato la tesi del "gruppo di mujaheddin") si è recato sul posto nello stesso giorno del massacro e ha interrogato gli abitanti locali, i quali hanno tutti detto di non avere sentito alcuno sparo quella mattina. Gli Stati Uniti, da parte loro, hanno dichiarato ufficialmente di non avere avuto alcuna informazione che lasciasse pensare a un pericolo di attentati contro loro obiettivi in Macedonia. Alcuni giornali occidentali hanno invece dato subito credito alle tesi di Boskosvki, nonostante la loro scarsa credibilità. Il "Washington Post", per esempio, ha pubblicato un articolo in cui si definisce categoricamente l'azione degli uomini di Boskovski, "il secondo caso, dopo gli attentati terroristici in USA dell'11 settembre, di fermare attacchi contro obiettivi americani nei Balcani", stabilendo subito un link, non supportato da alcun fatto, tra gli stranieri uccisi e le formazioni armate albanesi: "Questo fatto conferma la possibilità che vi siano attacchi terroristici contro obiettivi occidentali in Macedonia e che si rinnovi il conflitto armato nel paese, perché gran parte degli estremisti albanesi non accetta gli accordi politici e minaccia nuove violenze". Il quotidiano statunitense ha quindi sposato immediatamente le tesi del ministro degli interni macedone, che aveva ammiccato all'Occidente inserendo nelle sue dichiarazioni un subdolo invito agli altri paesi a "unirsi alla lotta della Macedonia e degli USA contro il terrorismo ". Anche il giornalista Christian Jennings, scrivendo per lo "Scotsman" e il "Telegraph" e citando fonti anonime, ha dato credito alle dichiarazioni di Boskovski, aggiungendo la tesi secondo cui i gruppi albanesi servirebbero da copertura per la rete terroristica islamica mondiale.
Per un quadro più completo di quanto è successo, vanno aggiunti altri particolari e considerazioni. Innanzitutto, sembra assolutamente incredibile che una pattuglia di soli quattro poliziotti, vittima di un'imboscata o del fuoco improvviso di un gruppo nutrito di terroristi pesantemente armati, riesca a liquidare completamente i nemici senza contare tra le proprie fila nemmeno un ferito. A tale proposito, l'agenzia macedone MILS scriveva il 5 marzo che "l'Istituto di Medicina Legale di Skopje [che sta eseguendo le autopsie sui corpi dei sette uccisi] ha confermato che le sette persone sono state uccise con colpi provenienti da almeno due posizioni diverse, un fatto che lascia pensare a un'imboscata organizzata dalle forze macedoni". Secondo quanto scrive l'agenzia AIM, vi sarebbe una conferma in tal senso anche da parte di alcuni diplomatici che hanno visto i corpi degli uccisi: il particolare del fuoco incrociato, secondo l'autore dell'articolo, potrebbe significare che in realtà la pattuglia di polizia era composta da un numero maggiore di uomini. Vi è un altro particolare inspiegabile: secondo quanto ha dichiarato Boskovski, i sette sarebbero mujaheddin pachistani che si erano recati in Macedonia dopo avere combattutto in Afghanistan - in questo caso si pone la domanda di come il ministro possa fare con sicurezza queste affermazioni, non supportate da alcuna prova, quando a distanza di giorni la polizia non è nemmeno riuscita a identificare le vittime o a indicarne le possibili generalità.
Due giorni dopo il massacro, il 4 marzo, l'AKSh (Esercito Nazionale Albanese - il gruppo armato che rifiuta gli accordi di Ohrid) ha emesso un comunicato nel quale si afferma che i sette erano semplici cittadini stranieri tra i 20 e i 35 anni, uccisi a freddo da strutture del governo, e più in particolare dall'unità speciale paramilitare/paragovernativa dei "Leoni", per montare poi la storia dei "mujaheddin" che stavano preparando attentati. Il giornale albanese "Fakti" scriveva il 5 marzo che la strada sulla quale sono stati uccisi i sette è secondaria e poco transitata e che secondo la popolazione locale veniva proprio per questi motivi utilizzata da gruppi che organizzano tramite camioncini o minibus il traffico di quelli che vengono definiti "clandestini". Sulla strada in questione, in particolare, transitavano spesso gruppi di "clandestini" arabi e asiatici diretti verso l'Albania e di lì verso l'Italia. Secondo l'AKSh è perfino ipotizzabile che i sette non siano nemmeno stati uccisi nel luogo in cui si afferma sia avvenuta la loro "liquidazione", viste le confuse spiegazioni di Boskovski e il fatto che nessuno nelle vicinanze abbia udito spari. I comunicati dell'AKSh, così come d'altronde anche le dichiarazioni di Boskovski, non fanno assolutamente testo, ma alla luce dei fatti finora disponibili e del contesto in cui è avvenuto il massacro, ci sembrano fornire la spiegazione più plausibile. L'uccisione dei sette è avvenuta pochi giorni dopo l'arresto di numerosi albanesi a Skopje e a Kumanovo e nel momento in cui viene approvata la legge sull'amnistia, osteggiata dai falchi guidati da Boskovski. Alcune fonti (il già citato "Fakti") affermano che si tratterebbe di operazioni tese a suscitare una reazione da parte degli albanesi e a giustificare un'eventuale offensiva in primavera. Inoltre, sarebbe in atto una lotta tra il premier Georgievski e il ministro degli interni Boskovski, fino a poco tempo fa stretti alleati. Georgievski, esposto a pressioni internazionali e preoccupato dei contatti sempre più intensi che il maggiore partito di opposizione (la SDSM) sta avendo con i paesi occidentali, starebbe preparando un rimpasto di governo con il quale Boskovski verrebbe privato della poltrona di ministro degli interni, a favore dell'ex capo dei servizi segreti, Dragi Grozdanovski. Il fatto che il massacro sia avvenuto nei pressi di Ljuboten viene interpretato da alcuni come un "messaggio trasversale": Ljuboten è il villaggio in cui l'estate scorsa è stato compiuto una massacro, ampiamente documentato, contro la locale popolazione albanese da parte di forze del ministero degli interni, un fatto per cui Boskovski potrebbe rischiare un'incriminazione da parte del Tribunale dell'Aia. Per completare il quadro, vanno citate infine alcune reazioni in campo albanese. Il viceministro degli interni, l'albanese Refet Elmazi, del DPA, ha indirettamente avallato le tesi di Boskosvki, dichiarando che "anche noi albanesi siamo interessati a combattere contro questi gruppi, questi individui che hanno intenzione di destabilizzare la Macedonia". L'ex capo dell'UCK Ali Ahmeti, da parte sua, si è limitato a smentire ogni legame tra la sua disciolta formazione e il gruppo degli uccisi e a chiedere che venga chiarito come si siano in realtà svolti i fatti.
CONCLUSIONE
Al di là dei fatti concreti (e l'unico elemento "reale" rimane quello dei corpi dei sette stranieri uccisi) è chiara l'intenzione di Boskovski di cavalcare la tigre della "lotta al terrorismo globale". A quanto sopra abbiamo già esposto, si possono infatti aggiungere altre dichiarazioni del ministero dell'interno, evidentemente del tutto strumentali, come quella del 6 marzo secondo cui "80 mujaheddin che hanno combattuto in Bosnia e in Kosovo" starebbero per entrare in Macedonia per compiervi attentati, o quella del 5 marzo secondo cui quattro pericolosi terroristi erano stati arrestati nel momento in cui entravano nel paese, mentre secondo un'inchiesta di "Utrinski Vesnik" si tratterebbe semplicemente di quattro immigranti kurdi privi di documenti. Boskovski, quindi, ha evidentemente voglia di diventare un "Bushkovski" che con la scusa della lotta al terrorismo globale persegue altri fini. Il timore, a questo punto, è che la vicenda, se non chiarita in tempi brevi, venga relegata nel dimenticatoio: in fondo, se dovessero emergere responsabilità del "Bushkovski" macedone in un massacro mascherato da "lotta al terrorismo globale", ne risentirebbe in maniera indiretta, ma imbarazzante, anche la "crociata antiterroristica" dell'altro "Bushkovski", quello di Washington.
(fonti: "Utrinski Vesnik", "Dnevnik", "Vest" dei giorni dal 4 all'8 marzo; "Fakti" del 4 marzo; MILS, 5 e 7 marzo; AIM Skopje, 7 marzo; "Washington Post", 5 e 7 marzo; "New York Times", 7 marzo; "Glas Javnosti", 7 marzo)
| Data: 08-03-2002 | | Fonte: fonti varie |
| Autore: Andrea Ferrario |
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