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"Dopo l'azione militare di Skopje"
| Data: 05-04-2001 | | Fonte: fonti varie |
| Autore: Autori vari |
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NOTIZIE EST #425 - MACEDONIA
5 aprile 2001
DOPO L'AZIONE MILITARE DI SKOPJE
a cura di Andrea Ferrario
Dopo che nei giorni scorsi si è conclusa l'azione militare dell'esercito macedone, la situazione in Macedonia e attorno ad essa rimane molto confusa. Riportiamo qui sotto una serie di notizie in breve relative agli ultimissimi giorni.
Sul piano diplomatico vi è stata ieri la conferma di una voce che circolava da alcuni giorni, e cioè che l'11 aprile si terrà a Parigi una riunione del Gruppo di Contatto (ministri degli esteri di Stati Uniti, Russia, Francia, Gran Bretagna, Germania e Italia) - è un fatto significativo perché tale gruppo si riunisce di norma dopo lunghe trattative e in momenti "di svolta". Il segretario di stato USA Powell, subito dopo avere preso parte a tale riunione, si recherà a Skopje (Associated Press, 4 aprile). Il "ministro degli esteri" dell'UE, Javier Solana, è intanto giunto ieri da Atene a Mosca per una visita di due giorni in cui discuterà di Balcani e Medio Oriente con il ministro della difesa russo Sergei Ivanov e con quello degli esteri Igor Ivanov. Ieri ad Atene, prima di partire per Mosca, Solana si era incontrato con il premier greco Simitis, con quello serbo Djindjic, con quello albanese Meta e con quello jugoslavo Zizic. Il giorno prima Simitis si era incontrato con il premier bulgaro Kostov e successivamente aveva avuto un colloquio telefonico con il premier macedone Georgievski (AFP e "Monitor" [Sofia], 4 aprile; "Danas", 5 aprile; ANSA, 5 aprile). A Skopje intanto è cominciata oggi la riunione dei ministri della difesa dei Balcani, alla quale prende parte anche il ministro della difesa italiano e che vedrà la partecipazione dei locali rappresentanti di OSCE, NATO e KFOR. Durante la riunione Trajkovski ha chiesto ai paesi della NATO di "dare il colpo finale" ai guerriglieri dell'UCK, con particolare riferimento al Kosovo. Per il 9 aprile è prevista a Lussemburgo la firma del trattato di associazione all'UE, alla quale la Macedonia è giunta con procedura accelerata come dimostrazione del forte sostegno internazionale di cui gode in questo momento il governo di Skopje. Il segretario di stato degli Stati Uniti Powell ha intanto inviato una lettera ai propri colleghi della NATO, pubblicata dal quotidiano greco "Vima", nella quale annuncia l'adozione di misure politiche e militari per la diminuzione della tensione in Macedonia, "a pieno sostegno della Macedonia nella sua lotta contro gli estremisti albanesi" e "per un totale isolamento di questi ultimi da parte della comunità internazionale". Tra le misure previste vi sono un ulteriore rafforzamento della sorveglianza ai confini tra Kosovo e Macedonia, l'invio di un aereo per il rilevamento di informazioni di tipo Predator, destinato a passare alle autorità macedoni informazioni riguardo ai movimenti degli estremisti, e l'accelerazione del programma internazionale di forniture militari per 17 milioni di dollari, al quale contribuiscono anche gli USA. Il segretario della NATO Robertson è stato il 3 aprile scorso a Skopje. Robertson ha dichiarato che tutti i partiti albanesi della Macedonia che non isoleranno gli "estremisti albanesi" verranno isolati dalla comunità internazionale così come sono stati isolati coloro che hanno agito "sopra Tetovo". Robertson ha specificato che la KFOR negli ultimi giorni ha arrestato 150 estremisti albanesi in Kosovo e li ha consegnati all'UNMIK. Dopo avere ancora una volta espresso parole d'elogio per l'azione militare dell'esercito macedone, Robertson ha ricordato che è necessario "completare il successo militare con progressi politici mediante il dialogo" ("Mediapoolbg", 3 e 4 aprile). Il ministro degli esteri italiano Dini si è incontrato oggi a Roma con il suo omologo macedone Kerim e ha confermato il supporto italiano al governo di Skopje, invitando tuttavia quest'ultimo a "rafforzare il dialogo [...] per aumentare l'integrazione della minoranza etnica albanese in campo linguistico e culturale, nonché a livello delle amministrazioni locali". (Reuters, 5 aprile).
Nel corso della sua visita ad Atene, cui abbiamo già accennato sopra, il premier bulgaro Kostov ha discusso con il suo collega greco Simitis l'adozione di una linea comune di Bulgaria e Grecia riguardo alla crisi in Macedonia. A una prima dichiarazione dell'altro ieri, citata dalla stampa bulgara, secondo cui i due paesi promuoveranno l'invio di un contingente delle Forze Interbalcaniche di Pronto Intervento, di stanza a Plovdiv (Bulgaria), nelle aree del Kosovo al confine con la Macedonia, hanno fatto seguito le dichiarazioni del comandante di tali forze, il generale turco Zoglu, secondo cui il contingente potrebbe essere stazionato addirittura nella stessa Macedonia. La notizia sembrerebbe confermata dalle dichiarazioni dei capi di stato maggiore degli eserciti bulgaro e greco, rispettivamente il gen. Mihov e il gen. Paragioudakis, secondo cui le Forze Interbalcaniche, dopo un'esercitazione che si dovrà tenere in giugno, saranno completamente pronte per recarsi a rafforzare il controllo del confine settentrionale macedone. Le dichiarazioni dei due generali sono venute ieri, al termine di esercitazioni militari congiunte bulgaro-greche a Sandanski, nella Macedonia bulgara, al confine tra Bulgaria, Grecia e Repubblica di Macedonia. Le Forze Interbalcaniche sono state formate nel 1999 e ne fanno parte 4.000 soldati di Macedonia, Albania, Bulgaria, Grecia, Romania, Turchia e Italia ("Dnevnik" [Skopje], 5 aprile).
Altre notizie provenienti negli ultimi giorni dalla Bulgaria sembrano confermare come la crisi in Macedonia non sia per nulla chiusa e come la NATO si stia preparando anche al peggio. Secondo quanto riportato da diverse fonti bulgare (si veda la rassegna stampa "BG News and Media" - http://www.db.online.bg/bg/news.main) i vertici di Sofia sono esplicitamente preoccupati della probabilità che la situazione in Macedonia degeneri nel corso dei prossimi due mesi, cioè nel periodo in cui il parlamento bulgaro rimarrà sciolto in attesa delle elezioni parlamentari del 17 giugno prossimo. Prima di sciogliersi, il parlamento ha votato quindi una risoluzione che dà carta bianca al governo Kostov per adottare in tale periodo ogni decisione urgente riguardo alla situazione nel paese vicino: dall'invio di aiuti militari, al permesso a truppe NATO di transitare sul territorio bulgaro in direzione della Macedonia - è stata respinta la richiesta dell'opposizione socialista affinché tale delega in bianco venisse data al Consiglio di sicurezza nazionale, presieduto dal presidente della repubblica e nel quale è rappresentata anche l'opposizione. Inoltre, il ministro della difesa bulgaro Noev ha confermato ufficialmente, al suo ritorno da una visita a Washington, dove ha discusso con i vertici della difesa statunitense la situazione nella regione, le voci secondo cui la NATO si starebbe preparando a utilizzare aeroporti militari bulgari per proprie operazioni. Il ministro ha affermato che sono in corso trattative per fare dell'aeroporto di Graf Ignatievo, vicino a Plovdiv (dove hanno sede le Forze Interbalcaniche) una base aerea NATO. Per il momento si prevede che da tale base opereranno aerei-spia senza pilota, ma sono già allo studio anche progetti per allungare le piste di 500 m. in modo da consentire il decollo e l'atterraggio degli aerei da trasporto del tipo più pesante - inoltre, la tecnologia di navigazione e i dispositivi di illuminazione verranno adeguati agli standard NATO. Quando sarà operativa, la gestione tecnica della base verrà rilevata da 100-200 addetti del patto atlantico. Il ministro Noev ha detto che la concessione alla NATO di tale base non avverà certo nel giro di pochi giorni, ma che ciò avverrà comunque nei prossimi mesi ("Mediapoolbg", 3 aprile). Il quotidiano di Sofia "Monitor" cita fonti anonime secondo cui la base potrebbe divenire operativa in giugno. Sempre secondo tali fonti anonime del giornale bulgaro, una delegazione della NATO avrebbe visitato la base (attualmente non operativa) nell'autunno scorso e ne sarebbe rimasta soddisfatta; l'alleanza, secondo "Monitor" prevede di spostare l'intera propria attuale base aerea in Macedonia a Graf Ignatievo, insieme a tutto il relativo personale. Gli aerei-spia dovrebbero servire a controllare la Macedonia, il Kosovo, la Serbia meridionale e orientale ("Monitor" [Sofia], 5 aprile).
In Macedonia nel frattempo le voci che parlavano dell'imminente formazione di un "governo di unità nazionale" nel quale dovrebbero essere cooptati anche i socialdemocratici della SDSM, il maggiore partito di opposizione, guidato da Branko Crvenkovski, sono state ufficialmente confermate e sono già in atto incontri e riunioni a tale fine. Il vicepresidente della SDSM, Buckovski, ha affermato che in cambio dell'entrata nel governo il suo partito chiederebbe di avere alcuni ministeri essenziali, come quello degli interni e quello della giustizia. La condizione posta per entrare nel governo di unità nazionale è che si tengano nel giro di un periodo prestabilito di alcuni mesi elezioni politiche anticipate. A partecipare a tale nuovo governo verranno chiamati anche la DA di Tupurkovski, la destra della VMRO-VMRO e il partito Liberal-Democratico (LDP), forze che ieri hanno tenuto a tale fine una riunione con la SDSM. Alla riunione non è stato invitato il PDP, secondo partito degli albanesi, oggi all'opposizione, che si è tuttavia dichiarato disponibile a partecipare a un tale governo, almeno secondo quanto riporta la stampa macedone. All'interno della VMRO-DPMNE del premier Georgievski vi sono forti riserve nei confronti della creazione di un governo di unità nazionale, poiché esso comporterebbe l'emarginazione di alcuni influenti ministri particolarmente sgraditi all'attuale opposizione, come il ministro degli interni Dosta Dimovska (leader della cosiddetta ala "filobulgara" all'interno del partito). Il DPA di Arben Xhaferri, da parte sua, sarebbe categoricamente contrario all'entrata nel governo del PDP ("Dnevnik" [Skopje], 4 e 5 aprile). Rimangono a un punto morto le trattative tra i vari partiti della Macedonia (tra quelli albanesi vi partecipa solo il DPA, che fa parte dello stesso governo - il PDP e altre forze minori si sono rifiutati di parteciparvi). Per ora il presidente della repubblica Trajkovski non ha trovato di meglio da proporre che la trasformazione del terzo programma della TV di stato in "canale multietnico" e ribadire che l'istituto privato proposto dall'OSCE è un giusto sostitutivo dell'Università parallela di Tetovo. La sua piattaforma con contiene null'altro di concreto ed è completata da frasi come quella secondo cui "la costruzione di uno stato multiculturale richiede che ogni cittadino senta in maniera eguale la Macedonia come propria patria" o ancora, l'affermazione che "tutte le risorse di cui il paese dispone devono essere messe al servizio della costruzione di uno stato e di una società che siano pronte a entrare a far parte dell'UE e della NATO" ("Dnevnik" [Skopje], 4 aprile).
Si fa sempre più vicino il periodo in cui in Macedonia si dovrebbe svolgere un delicatissimo censimento, cioè la seconda metà di maggio. Tale censimento è oggetto di dispute tra la parte albanese e quella macedone e dovrebbe definire, se svolto in maniera corretta, qual è la percentuale esatta di albanesi nel paese (ufficialmente 23%, mentre secondo le fonti albanesi è di gran lunga maggiore). Ieri il commissario OSCE Max van der Stoel ha chiesto al governo di Skopje di rinviare lo svolgimento di tale censimento al fine di evitare nuove tensioni nel paese. Tra ieri e oggi ci sono state due dichiarazioni contrastanti, da parte macedone: ieri il portavoce del governo, Antonio Milososki, ha dichiarato che il censimento si terrà ugualmente, mentre oggi, a Roma, il ministro degli esteri Kerim ha affermato che esso potrebbe essere rimandato. Da registrare infine alcune dichiarazioni rilasciate da Kastriot Haxhirexha, leader del neofondato Partito Nazionale Democratico (NDP), una forza radicale che molti hanno individuato come braccio politico del nuovo UCK. Haxhirexha ha dichiarato che l'UCK non ha il diritto di rappresentare l'intero popolo albanese di Macedonia e che dovrebbe deporre le armi. Egli ha inoltre affermato che il suo partito non ha alcun collegamento con il nuovo UCK, il quale ha propri rappresentanti politici e mantiene contatti con non meglio definiti "altri partiti politici". Infine, Haxhirexha ha osservato che le richieste del nuovo UCK sono identiche a quelle avanzate senza risultati dai maggiori politici albanesi negli ultimi dieci anni e che sedersi al tavolo delle trattative sulla base di tali richieste non sarebbe altro che ripetere quanto già fatto per dieci anni. Il NDP è favorevole al dialogo, ma non secondo l'impostazione data da Trajkovski: pertanto non prende parte alle attuali trattative ("Dnevnik" [Skopje], 5 aprile; ANSA, 5 aprile).
| Data: 05-04-2001 | | Fonte: fonti varie |
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