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La Serbia vecchio-nuova di Zivkovic
| Data: 19-03-2003 | | Fonte: "Danas" e altre fonti |
| Autore: a cura di Andrea Ferrario |
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N.E. BALCANI #643 - SERBIA/MONTENEGRO
19 marzo 2003
LA SERBIA VECCHIO-NUOVA DI ZIVKOVIC
a cura di Andrea Ferrario
Le privatizzazioni andranno avanti come prima, i "berretti rossi" non vengono toccati, non si indaga sulle omissioni nella protezione di Djindjic, si agita lo spettro di censure e divieti: la Serbia vecchio-nuova di Zivkovic
[Raccogliamo in un unico numero una nutrita serie brevi materiali sul nuovo governo Zivkovic, sulle misure da quest'ultimo (non) adottate e sulle dichiarazioni di Del Ponte a "Repubblica", nonché alcuni brani di alcune interviste date in passato da alcuni acuti osservatori, interviste che oggi appaiono particolarmente illuminanti . Tutti i materiali sono da "Danas" del 17 e 19 marzo, tranne laddove viene indicato altrimenti. Si ringrazia Luka Zanoni per l'aiuto nel raccogliere e valutare i materiali - a.f.]
1) ZORAN ZIVKOVIC NUOVO PRIMO MINISTRO
E' stato eletto ieri, con una seduta a porte chiuse, il nuovo primo ministro della Serbia: è Zoran Zivkovic, uomo del DS, già candidato a ministro delle difesa di Serbia e Montenegro. La composizione del governo è rimasta la medesima, ma è stato nominato vice-primo ministro un altro uomo forte del DS, Cedomir Jovanovic, ex leader di Otpor. Zivkovic ha elencato sette priorità del suo governo: lotta contro la criminalità organizzata, elaborazione di una nuova costituzione della Serbia, stabilizzazione della situazione politica nel paese, proseguimento delle riforme economiche avviate, modifica della legislazione, creazione di istituzione democratiche stabili e proseguimento delle iniziative diplomatiche, politiche e statali per garantire i diritti che spettano ai serbi del Kosovo ai sensi della Risoluzione 1244 dell'ONU. Zivkovic ha in particolare affermato che il suo governo proseguirà nelle privatizzazioni: entro 15 giorni, ha detto Zivkovic, verranno aperte le procedure di privatizzazione dell'Industria del Tabacco di NIS (DIN) [del cui consiglio di amministrazione Zivkovic ha fatto parte fino a oggi], dell'Industria del Tabacco di Vranje (DIV) e, poco dopo, anche della compagnia petrolifera Beopetrol. Il governo di Belgrado prevede di realizzare quest'anno circa 500 milioni di euro tramite le privatizzazioni e gli investimenti. Per quest'anno sono inoltre previsti 800 milioni di euro in donazioni. Zivkovic ha inoltre annunciato che il governo insisterà affinché vengano avviate immediatamente trattative per la risoluzione dello status del Kosovo. Il ministro della giustizia Vladan Batic ha annunciato che è stata presa la decisione di rimandare l'applicazione della Legge sulla lotta contro la criminalità, perché non vi sono locali a sufficienza per il lavoro dei tribunali d'appello. La candidatura di Zivkovic è passata con 128 voti a favore e 100 contrari. Hanno votato contro il DSS di Kostunica, che vuole un governo di unità nazionale, i socialisti del SPS, che vogliono un governo temporaneo, e i radicali del SRS, che vogliono elezioni parlamentari anticipate.
2) ZIVKOVIC: I PARTITI POSSONO ESSERE VIETATI, I BERRETTI ROSSI NON SONO UNA PRIORITA'
"L'uccisione di Zoran Djindjic è un atto che ha i suoi ispiratori. Non è un regolamento dei conti personale, bensì un tentativo di cambiare la politica. Se verrà dimostrato che dietro all'attentato vi è un partito politico, la Corte Costituzionale adotterà la decisione giusta e vieterà tale partito", ha detto Zoran Zivkovic durante una conferenza stampa, aggiungendo che il divieto dei partiti non è condizionato allo stato di emergenza. Un esponente socialdemocratico ieri ha apertamente detto che il Partito Radicale "ha ispirato" l'omicidio di Djindjic. Zivkovic infine non ha potuto confermare se a Kula, nei dintorni della base delle unità speciali JSO, i cosiddetti "berretti rossi", sta avvenendo qualcosa di strano. Il nuovo premier ha detto che i berretti rossi in questo momento non sono una priorità e "come tutti gli altri servizi, continuano a essere sotto controllo permanente".
3) VIETATI I PRIMI GIORNALI
Il Ministero della Cultura e dell'Informazione Pubblica della Serbia ha imposto ieri il divieto di stampa, diffusione e pubblicazione del quotidiano scandalistico "Nacional", perché ha pubblicato svariati materiali nei quali si parla dei motivi che hanno portato alla proclamazione dello stato di emergenza e dell'applicazione delle misure introdotte. L'editore di "Nacional" ha ricevuto inoltre una multa di 500.000 dinari, mentre il direttore del quotidiano è stato multato con 100.000 dinari. Il ministro della cultura e dell'informazione ha annunciato che è in corso un'indagine per accertare in quale misura i finanziatori e i fondatori di "Nacional" siano legati all'omicidio di Djindjic. Il quotidiano "Vecernije Novosti" ha ricevuto un ammonimento ufficiale per un articolo critico pubblicato ieri, mentre è stata vietata la diffusione in Serbia del quotidiano montenegrino "Dan", perché ha pubblicato testi nei quali si contenstano le misure dello stato di emergenza e si criticano le attività del governo serbe nell'applicare tali misure. Il numero del 17 marzo è stato confiscato e il distributore è stato multato con 200.000 dinari. Nei giorni scorsi era stato vietato il settimanale "Identitet" per avere pubblicato il giorno prima dell'omicidio di Djindjic un articolo con il titolo: "Djindjic nel mirino di un cecchino freelance". Il direttore di "Identitet", che secondo fonti serbe è legato al clan di Zemun, è stato arrestato.
4) MIHAJLOVIC: NON MI DIMETTO, SULLE OMISSIONI NELLA PROTEZIONE DI DJINDJIC NON SI INDAGA
Il ministro degli interni della Serbia, Dusan Mihajlovic, ha dichiarato l'altroieri che non intende sfuggire alla discussione delle responsabilità per le omissioni emerse con l'uccisione del premier Djindjic, ma ha aggiunto che attualmente il compito più importante è quello di catturare gli uccisori e difendere lo stato. Mihajlovic ha detto che delle sue responsabilità e di eventuali dimissioni si potrà parlare dopo che saranno stati arrestati gli autori dell'omicidio. Il ministro ha detto di avere proposto, subito dopo l'attentato, la formazione di una commissione statale per esaminare tutte le circostanze dell'omicidio, accertare le responsabilità per la sicurezza del premier ed eventualmente anche "le responsabiltà personali di tutti coloro che erano incaricati della sicurezza di Djindjic". Tuttavia, ha aggiunto, ora l'essenziale è salvare lo stato e solo dopo si potrà discutere di responsabilità di singoli funzionari statali o dei servizi di sicurezza.
5) DEL PONTE: LEGIJA, STANISIC E FRENKI NON SONO INCRIMINATI
In un'intervista al quotidiano romano "La Repubblica", il procuratore capo del Tribunale dell'Aia, Carla Del Ponte, ha affermato che Djindjic era assolutamente conscio dei pericoli per la sua vita, dovuti al fatto che erano imminenti "riforme molto delicate e pericolose delle strutture militari e della polizia". Circa quaranta giorni fa il tribunale era venuto a sapere da fonti di Belgrado che esistevano piani per distruggere l'ordine legale in Serbia e Del Ponte ha raccontato di averne discusso con Djindjic stesso a Belgrado, il 17 febbraio. Secondo Del Ponte, Djindjic avrebbe detto "mi uccideranno". Il premier serbo ha precisato, secondo Del Ponte, che dopo la riforma del sistema economico avrebbe proceduto a una riforma delle strutture militari e di polizia. Del Ponte ha infine detto a "Repubblica" che né Milorad Lukovic-Legija, né l'ex capo dei servizi segreti Jovica Stanisic, né il comandante delle unità per le operazioni speciali Frank Simatovic-Frenki compaiono nella lista di coloro che sono accusati di crimini di guerra dal Tribunale dell'Aia.
6) RADOVANOVIC: LA LETTERA DI LEGIJA NON E' UNA MINACCIA
Profetica e, a nostro parere, lucida è una dichiarazione dei mesi scorsi, rilasciata da Dobrivoje Radovanovic, direttore dell'Istituto per gli Studi Criminologici, in un'intervista pubblicata da "Danas" il 29 gennaio 2003 - si parla delle accuse del mafioso Buha contro Legija e della successiva lettera aperta diffusa da quest'ultimo, due (molto inconsistenti) elementi su cui attualmente si basa la tesi della paternità mafiosa dell'omicidio Djindjic: "Si ha l'impressione che dietro tutto questo caso vi siano alcuni singoli o addirittura istituzioni che manovrano l'intero caso. Le loro [di Buha e Legija] dichiarazioni sembrano non essere spontanee ed è possibile che siano l'introduzione a qualcosa di più grande".
7) "ALLA CRIMINALITA' ORGANIZZATA NON CONVIENE LA DESTABILIZZAZIONE DELLO STATO"
(da "Blic News", 6-13 novembre 2002)
Nel novembre scorso il settimanale belgradese "Blic News" ha pubblicato un'intervista a Marko Nicovic, ex capo della polizia di Belgrado e attualmente vicepresidente della Associazione Internazionale per la Lotta contro la Droga. L'intervista è stata data in occasione dell'arresto di alcuni presunti autori dell'omicidio di Bosko Buha, generale della polizia. Nicovic è un esperto frequentemente interpellato dai giornali serbi riguardo alle problematiche della criminalità organizzata e dei suoi legami con la politica. Riportiamo alcun passi dell'intervista, perché da una parte ci sembrano profetici in alcuni punti, dall'altra offrono una prospettiva ben diversa da quella monocolore offerta in questi giorni dalle autorità e dai media della Serbia (nonché da quelli esteri).
Nicovic: [...] Djindjic dice: "poiché stavano preparando la mia uccisione, abbiamo interrotto l'azione [contro la criminalità organizzata] affinché non arrivassero fino a me". Se la polizia li tiene sotto osservazione ormai da un anno, non è possibile che poliziotti professionisti non sappiano chi siano i mandanti e i finanziatori.
Blic News: Forse non vogliono dire pubblicamente chi è il mandante? Forse lo tengono ancora nascosto?
Nicovic: Ma allora non si può dire: "io come presidente del governo sono minacciato e abbiamo interrotto l'azione". Se sei presidente del governo, devi svolgere il ruolo della vittima fino in fondo, in modo tale da provocare un attacco contro di te. Devi essere una persona che si sacrifica per lo stato. Quanti casi conosce di cittadini comuni che fanno da "adescatori"?
Blic News: Forse Djindjic vuole dire di essere stato un "adescatore" per sei mesi e che le cose sono arrivate fino al punto che qualcuno è arrivato alla sua porta per sparargli.
Nicovic: E' molto difficile che ciò avvenga, se tenete presente le dimensioni della scorta. I criminali non deciderebbero mai di eliminarlo, perché in quel momento nello stato si produrrebbe una specie di caos, l'esercito potrebbe prendere tutto nelle sue mani, e alla criminalità questo non piace.
Blic News: La motivazione del ministro degli interni Mihajlovic è stata proprio che il loro obiettivo è la destabilizzazione dello stato
Nicovic: Alla criminalità non conviene la destabilizzazione dello stato. Alla criminalità organizzata conviene che le cose continuino ad andare avanti come sono andate fino ad adesso, che nessuno li disturbi. I criminali non vogliono grandi rivolgimenti politici. La domanda è se riusciranno a fare sì che le nuove strutture politiche, nel concreto quelle guidate da Kostunica, non li tocchino. Secondo me l'accordo è il seguente - avete dei criminali ai quali una parte dell'establishment dice: dobbiamo fare qualcosa. I criminali rispondono: fatelo, ma non devono essere minacciati gli interessi. E reagiscono dando delle persone come capri espiatori. [...]
Nicovic prosegue osservando, a proposito di altri omicidi eccellenti, che "i criminali da soli, senza l'aiuto di infrastrutture della polizia, non possono compiere nessun omicidio cruciale", per toccare poi più in generale i rapporti con il potere: "a Belgrado sono stati uccisi molti capi di singoli clan e gruppi, ivi incluso lo stesso Arkan. Tutto dipende da chi è vicino all'establishment e ha dato più soldi all'establishment o alla polizia, oppure è stato ritenuto dall'establishment come un collaboratore più prezioso di altri". Nicovic infine richiama l'attenzione su un aspetto fondamentale, quello delle privatizzazioni, osservando che "ci sono persone che si sono create degli imperi e uno status economico, e si tratta di un ventaglio molto largo. Persone che hanno un potere economico e allo stesso tempo il potere di tirare le autorità dalla loro parte, se ne hanno bisogno. Ci sono i traffici illegali, ma ci sono anche altre cose, come le privatizzazioni. Ci sono persone che hanno soldi, ma hanno anche un passato 'colorito'. Hanno accumulato soldi e potere. Si rifanno una biografia e accumulano soldi grazie alla transizione".
8) MEDOJEVIC SU DJINDJIC
Nel momento in cui la figura di Djindjic è stata "beatificata" un po' da tutti, ci sembra interessante riportare una breve, ma densa e lucida frase del noto commentatore politico montenegrino Nebojsa Medojevic, contenuta in un'intervista pubblicata da "Blic News" il 19-26 giugno 2003: "Il governo di Djindjic, grazie al metodo con cui privatizza le imprese serbe, ha dato in pratica la possibilità a tutti coloro che negli ultimi dieci anni hanno saccheggiato la Serbia di legalizzare le loro rapine".
9) ZORAN ZIVKOVIC: UN PROFILO
di Zorica Miladinovic
[...] Dal 1992, quando ha cominciato la sua carriera a Nis, Zivkovic ha continuato a salire di "funzione". E' diventato presidente del DS di Nis e dal 1993 al 1997 è stato deputato del parlamento della Serbia. E' stato eletto vicepresidente del DS nel 1994, 1997 e 1998. Dopo le elezioni locali del 1996 è stato eletto primo presidente non comunista dell'assemblea comunale di Nis dopo la Seconda guerra mondiale. Dopo i cambiamenti del 2000 ha abbandonato tale carica, diventando ministro federale degli interni. Fino a quando la storia politica serba non ha messo di mezzo un cecchino con una pallottola per il premier, era candidato alla funzione di ministro della difesa di Serbia e Montenegro. I suoi sostenitori sostengono che l'alta ascesa politica di Zivkovic "non è una coincidenza", bensì la conseguenza della sua ambizione, ostinanzione, "fegato", autodisciplina e "una fedeltà politica e personale quasi senza limiti nei confronti del defunto Djindjic". Ricordano che Zivkovic è diventato un autentico leader ancora ai tempi delle proteste civiche di Nis, nella stagione autunno-inverno 1996-1997. E ha condotto con successo il suo lavoro di sindaco, affermano, tanto che è riuscito a ottenere il primo progetto importante dell'UE per la Serbia, "Energia per la democrazia", proprio rivestendo tale funzione. Secondo l'opinione dei suoi fan politici, "si è dimostrato solido" nella sua funzione di ministro, provvedendo a una riorganizzazione e modernizzazione del "suo" ministero. E' noto tuttavia che Zivkovic è stato oggetto anche di critiche. Coloro che lo hanno criticato, per esempio alcuni deputati e singoli media, gli attribuiscono una "mancanza di educazione (superiore)", alludendo al fatto che ha terminato l'Alta Scuola di Economia. Viene valutato dal pubblico come un uomo incline all'arroganza politica e personale ed è stato citato in passato anche per gli affari della sua (ormai disciolta) azienda Tehnomeding con la Bulgaria e la Elektronska Industrija, ma all'opinione pubblica più vasta è rimasto ignoto il destino dei processi aperti a tale proposito. La più recente rimostranza pubblica dell'opposizione, secondo cui egli avrebbe "costruito senza motivazioni un edificio rappresentativo a Nis", è finita con una smentita. Zivkovic è nato il 22 dicembre 1960. Ha due figli, Milena e Marko. E' sposato con Biserka, che, come esperto legale diplomato, si è trovata dopo i cambiamenti dell'ottobre 2000 al posto di segretaria del Segretariato per la Legislazione presso il governo (di Djindjic). Nella cerchia dei suoi amici, Biserka viene vista come una conferma della tesi secondo cui dietro ogni uomo di successo c'è una donna. Se dietro il nuovo premier ci sono anche forti forze democratiche serbe, lo si vedrà nei prossimi mesi. Per ora si sa solo che ogni premier, nelle condizioni più o meno straordinarie che ci attendono, ne avrebbe un bisogno vitale.
| Data: 19-03-2003 | | Fonte: "Danas" e altre fonti |
| Autore: a cura di Andrea Ferrario |
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