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"Serbia: la ridistribuzione delle forze"

Data: 26-11-2000 Fonte: AIM
Autore: Aleksandar Ciric

NOTIZIE EST #373 - SERBIA/MONTENEGRO
26 novembre 2000


SERBIA: LA RIDISTRIBUZIONE DELLE FORZE
di Aleksandar Ciric - (AIM Beograd, 21 novembre 2000)


Sabato 25 novembre il Partito Socialista della Serbia (SPS) terrà il suo congresso straordinario, il quinto. Una domanda fino a ieri impensabile - e cioè, quale dei partiti socialisti? - è diventata nel frattempo del tutto logica. Perché prima delle elezioni per il parlamento della repubblica, indette per il 23 dicembre, il partito di Slobodan Milosevic si è diviso in tre parti. Primo tra tutti, Zoran Lilic, l'ex presidente della federazione jugoslava che quest'anno ha dato le dimissioni da tutte le sue funzioni nel SPS, ha fondato il 16 novembre il Partito Socialdemocratico Serbo (SSDP), il cui primo "membro onorario" è diventato l'ex capo dei servizi segreti di Milosevic, Jovica Stanisic. Sui rimanenti membri del partito non sono state date molte informazioni. A quanto pare, sono entrati a farne parte alcuni comitati provinciali del SPS, molti socialisti delusi e un certo numero di personalità pubbliche note.

Le previsioni secondo cui ci sarebbero state altre divisioni si sono dimostrate esatte due giorni dopo, quando alcuni ex alti funzionari del SPS - Milorad Vucelic, Borisav Jovic, Slobodan Jovanovic e altri - hanno rinunciato a partecipare ai preparativi per il congresso straordinario, poiché "proprio le persone che hanno la maggiore responsabilità per la disfatta del partito e che secondo ogni criterio morale e di politica responsabile dovrebbero dare le dimissioni, tengono le fila nelle proprie mani e stanno imponendo già ora il loro esito del congresso". Il nuovo partito dei socialisti vecchio-nuovi, il Partito Democratico Socialista (DSP), ritiene che Slobodan Milosevic e la sua equipe "dopo le manipolazioni elettorali non hanno più cosa cercare sulla scena politica della Serbia". A parte le "manipolazioni", Vucelic non ha menzionato altre divisioni politiche, né ha condannato i lunghi anni della politica del SPS, del quale a suo tempo è stato vicepresidente. Al contrario, alla domanda se si sente a disagio per il proprio passato politico e per la stretta collaborazione con Slobodan Milosevic, nonché per la politica guerrafondaia seguita dalla radiotelevisione serba RTS (RTS) sotto la sua direzione, Vucelic ha risposto di "non avere di cosa vergognarsi" e di essere "giunto alla separazione da Milosevic a causa della politica nazionale, mentre il mio impegno nella RTS non era guerrafondaio, bensì mirato alla difesa degli interessi nazionali".

Entrambi i due nuovi partiti che hanno fatto la loro comparsa sulla scena politica serba si ritengono di centro-sinistra e sperano di ottenere il sostegno dei socialisti delusi da Milosevic. Da cosa siano stati delusi questi ultimi - dalla sconfitta elettorale, dalla politica che ha portato a tale sconfitta o dalla perdita della propria posizione privilegiata - è tutt'altra domanda, alla quale per il momento né gli uni né gli altri offrono risposte. Uno dei fondatori e tra i principali ideologi del SPS - almeno fino al momento dello scontro con Mirjana Markovic circa un anno fa - l'accademico Mihajlo Markovic si è ritirato pubblicamente dal partito e dal comitato per la preparazione del congresso perché "il vertice del partito non rispetta nemmeno le più elementari regole democratiche" e "rifiuta di guardare alla realtà". Il motivo dell'abbandono di Mihajlo Markovic, di Petr Skundric e di quello che fino a poco tempo fa era il "legale universale" di Milosevic, Ratko Markovic, è stato il fatto che i membri del comitato per la preparazione del congresso invece del materiale di lavoro proposto hanno approvato un documento che, senza che ne fossero a conoscenza, nella migliore tradizione bolscevica, era stato inviato personalmente dal Capo (ovvero Milosevic).

Per quanto riguarda la Sinistra Jugoslava (JUL), se si deve credere ai portavoce, "lavora normalmente", mentre Mirjana Markovic è attiva e forse si farà vedere alla seduta del parlamento federale come deputato. Le domande sulle enormi ricchezze accumulate dai funzionari di tale partito vengono aggirate con l'affermazione che vi sono persone egualmente ricche anche negli altri partiti, o con l'annuncio di una "pulizia tra le proprie fila". Per ora l'unica vittima è stato Aleksandar Vulin, l'ex giovane speranza della sinistra. E' stato espulso dal partito... a causa della critica: "la gente che fino a oggi si è presentata come di sinistra e non ha fatto altro che arricchirsi per tutto il tempo è un insulto all'idea di sinistra". La settimana scorsa anche Vulin ha fondato un nuovo partito, il Partito della Sinistra Democratica (PDL).

Per la prima volta dopo il 6 ottobre, quando, a quanto pare in seguito a pressioni, ha ammesso la sconfitta elettorale, Slobodan Milosevic è comparso alla televisione lunedì 20 novembre, nell'ambito di un servizio sulla seduta del Comitato centrale del SPS, che lo ha nuovamente "proposto" come unico candidato alla presidenza del partito. L'immagine e il tono hanno mostrato un Milosevic che si sforza di assomigliare a se stesso nel comportamento e nell'intonazione. Non è risultato del tutto convincente, ma nemmeno così abbattuto come il 6 ottobre, e ha annunciato l'abbandono del partito da parte di "coloro che vi sono entrati per trarne profitti personali. Quando dal partito se ne vanno gli indecisi e coloro che si sono spaventati, il partito non si indebolisce per questo, il partito invece se ne rafforza". Un tale SPS potrà, secondo Milosevic, rispondere "alle sfide aperte da questo nuovo periodo di pressioni, di illegalità e di sforzi per mandare in frantumi lo stato, l'economia e la nazione".

In una misura che non è esagerato comparare allo sfacelo, le tempeste sulla scena politica della Serbia hanno coinvolto anche il Movimento di Rinnovamento Serbo (SPO). Sembra che almeno alcuni membri di quello che una volta era il più forte tra i partiti di opposizione abbiano preso sul serio l'offerta rituale di dimissioni formulata da parte di Draskovic dopo la catastrofe elettorale del 24 settembre. Quando è risultato chiaro che la sua ammissione di responsabilità per l'errata valutazione politica era solo un cospargersi il capo di cenere, una parte dei membri del partito e un numero relativamente ampio di comitati locali si sono rivolti all'avvocato Borivoj Borovic, fino a poco tempo prima membro del Comitato centrale del SPO, e ora del nuovo Partito Popolare "Giustizia" ("Pravda"). Alcuni altri comitati hanno annunciato il loro passaggio ai partiti più forti della coalizione che ha vinto le elezioni, il Partito Democratico (DS) e il Partito Democratico della Serbia (DSS). Per ora solo i radicali di Vojislav Seselj - la cui "offerta di dimissioni", come quella del candidato presidenziale Tomislav Nikolic, è stata respinta "all'unanimità" - riescono a nascondere con successo i conflitti all'interno del partito.

Così, solo sei settimane dopo la vittoria che ha dovuto essere "confermata" dall'incendio dell'edificio del parlamento della Jugoslavia e della televisione nazionale, la scena politica è nettamente dominata dall'Opposizione Democratica della Serbia (DOS), in Serbia con il sostegno estorto dei socialisti e del SPO fino alle elezioni repubblicane del 23 dicembre, a livello federale in coalizione con il Partito Popolare Socialista (SNP) di Momir Bulatovic, fino a ieri premier del governo federale di Milosevic.

Di fronte a essa si trovano - anche se sarebbe più giusto dire: giacciono al tappeto o vagano vacillando sulla scena - coloro che fino a ieri detenevano il potere: SPS, SRS, JUL e le loro frazioni trasformatesi in nuovi partiti, e il SPO.

Le indagini di opinione indicano in questo momento che quasi due terzi dei cittadini (il 60%) voterebbero il 23 dicembre per la DOS, mentre il sostegno per i socialisti è caduto al limite della barriera di accesso al parlamento, il 5%. La "volubilità", la "memoria corta" o l'inclinazione degli elettori verso chi ha vinto viene illustrata perfettamente da un raffronto tra le risposte alla domanda "Per chi avete votato alle ultime elezioni presidenziali?" e i risultati pubblici delle elezioni. Il 60% degli intervistati afferma di avere votato per Vojislav Kostunica (che ha ottenuto il 50,24% dei voti), mentre riconosce di avere votato Slobodan Milosevic solo il 13% degli intervistati (mentre egli ha ottenuto il 37,15% dei voti).

Ma, sottolinea il noto studioso ed esperto della scena politica Vladimir Goati del Medija Centar, "il problema sta nel fatto che le ultime elezioni federali vengono interpretate come una guerra persa del passato regime, mentre in realtà si tratta solo di una battaglia persa. Coloro che parlano della sua sconfitta dovrebbero tenere presente che i socialisti non hanno perso in termini di numero dei voti. Hanno ottenuto più di un milione e mezzo di voti, 100.000 in più rispetto al 1997".

Coloro che sono stati sconfitti alle elezioni di settembre vedono la possibilità di un ritorno sulla scena politica nelle aperte divisioni e nei saltuari scontri pubblici tra i membri della coalizione che ha vinto. In questo momento al centro dell'attenzione si trova la questione dei cambiamenti personali nell'esercito e nella polizia, quella della direzione della Radio-Televisione della Serbia (RTS) e, naturalmente, la spartizione delle quote di deputati per la prevista vittoria alle elezioni repubblicane del 23 dicembre.

La sostituzione del capo di stato maggiore dell'Esercito jugoslavo, Nebojsa Pavkovic, era attesa dall'opinione pubblica come una mossa scontata, non solo perché egli aveva in larghissima parte sprecato la popolarità di "vincitore" conquistata nel corso della guerra dell'anno scorso con la NATO impegnandosi a favore del regime di Milosevic, ma anche per i chiari poteri che su tale carica esercita il presidente della federazione jugoslava, ovvero il Consiglio Superiore della Difesa.

Molti più dubbi li ha suscitati il rifiuto di Kostunica di "sostituire" il capo dei servizi segreti della Serbia, Rade Markovic, o almeno di pronunciarsi a favore della sua sostituzione. Lasciando da parte l'argomento legalistico, comunque fondato, secondo cui il presidente della federazione jugoslava non può sostituire un funzionario della repubblica, Vojislav Kostunica ha ripetutamente affermato in maniera pubblica che con una tale sostituzione, così come con quella di Pavkovic, non bisogna correre troppo. Addirittura, quando l'OSCE ha cancellato il nome di Rade Markovic - insieme a quelli di altri alti funzionari dell'ex regime - dall'elenco delle persone indesiderate nell'UE, Kostunica non ha smentito in maniera convincente le fonti occidentali secondo cui ciò è avvenuto con la sua approvazione.

Le interpretazioni di queste posizioni del nuovo presidente jugoslavo vanno dalle lodi per il suo chiaro rispetto delle procedure legali e legittime, da una parte, fino al sospetto quasi aperto che dietro alle sue parole sulla preoccupazione per la sicurezza nazionale vi siano motivi nascosti, dall'altra. E' un fatto che i più decisi nelle richieste di sostituzione di Rade Markovic siano gli esponenti del SPO - che lo accusano dell'organizzazione di due attentati non riusciti contro Vuk Draskovic - seguiti dal DS e da una larga parte dei membri della DOS - per la minacciosa criminalizzazione della società prodottasi sotto la direzione della polizia segreta da parte di Rade Markovic - nonché il movimento Otpor, che, dopo una denuncia penale già sporta, sta attualmente organizzando una raccolta di firme per una petizione mirata alla sostituzione del capo dei servizi segreti che, tra le altre cose, era la persona che stava dietro alle migliaia di arresti, fermi, picchiaggi e apertura di dossier criminali contro i membri dello stesso Otpor.

La maggior parte degli esperti della scena politica serba e dei rapporti tra i membri della DOS ritiene che dietro i dissidi pubblici riguardanti singole questioni vi sia in larga misura una sfiducia personale reciproca tra i due principali leader, Vojislav Kostunica (DSS) e Zoran Djindjic (DS). Kostunica e il DSS hanno ottenuto con relativa facilità, in occasione delle trattative per le quote di deputati in vista delle elezioni repubblicane, la stessa percentuale (26%) del DS, anche se preso singolarmente il DSS è un partito decisamente più piccolo di quello di Djindjic. Tuttavia il DSS si rifiuta di acconsentire in cambio alla candidatura di Djindjic a premier della Serbia e all'insistere di quest'ultimo per garantirsi in anticipo il sostegno a un governo "d'ufficio" da egli stesso scelto, indipendentemente dall'esito delle elezioni per il parlamento della Serbia.

Zoran Djindjic ha dimostrato indubbiamente, come responsabile della campagna elettorale della DOS, le proprie capacità organizzative. La sua accettazione di Vojislav Kostunica come primo nelle liste parla di un politico particolarmente pragmatico, pronto a mettere in secondo piano la promozione personale rispetto agli obiettivi più ampi. Il problema è che, tuttavia, Djindjic non gode della fama di una persona affidabile: il pubblico non ha dimenticato il suo "amor serbo" con Radovan Karadzic prima di Dayton, i contatti segreti con Milosevic nel corso delle proteste popolari del 1996/97, nonché i rapporti personali con Milorad Vucelic, Jovica Stanisic e i presunti contatti con le unità speciali del ministero degli interni della Serbia.

In questo momento, a quanto pare, la DOS è pronta a tenere sotto controllo i conflitti interni almeno fino alla costituzione del nuovo parlamento della Serbia, alla fine di gennaio o nel febbraio del prossimo anno. Ciò che rende ottimista l'immagine degli sviluppi politici dei quali abbiamo parlato è il fatto che gli scontri e le dispute tra i vincitori sono pubblici. La possibilità di una divisione della coalizione DOS non viene tenuta nascosta e se ne parla pubblicamente, le condizioni che vengono poste da una parte alle altre sono anch'esse pubbliche, così come i compromessi che ne derivano. In un certo senso, si tratta di una differenza chiave rispetto ai precedenti 13 anni del regime di Milosevic. In fin dei conti, il rivolgimento di ottobre in Serbia è stato provocato, indipendentemente da quello che ne pensano i leader di partito, dagli stessi cittadini: il nuovo slogan del movimento Otpor - "Osserviamo solo voi" - viene ben compreso da tutti e senza bulldozer sulla scena.


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Data: 26-11-2000 Fonte: AIM
Autore: Aleksandar Ciric





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