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"Telekom Srbija: giochi dietro le quinte"
| Data: 22-02-2001 | | Fonte: "Vreme", "Danas" |
| Autore: Petar Cvijic |
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NOTIZIE EST #406 - SERBIA/ITALIA
22 febbraio 2001
TELEKOM SRBIJA: GIOCHI DIETRO LE QUINTE
di Petar Cvijic - ("Vreme", 15 febbraio 2001)
[Questo articolo di "Vreme" è stato scritto appena prima che in Italia scoppiasse lo scandalo Telekom. Seguono più sotto una breve nota sugli affari della Ericsson nei Balcani, un editoriale del quotidiano "Danas" che riguarda anche lo scandalo Telekom, alcune informazioni sullo sciopero dei lavoratori della Telekom Srbija, ancora in corso]
E' in corso un forte scontro riguardo alle aziende e intorno a esse. In particolare quelle che non sono completamente in bancarotta, oppure hanno qualche prospettiva. I leader della DOS hanno cominciato a installare "propri" uomini in posti chiave all'interno di tali imprese, dal direttore ai membri del consiglio di amministrazione. In maniera in una certa misura casuale, cioè più che altro in conseguenza dei disaccordi tra i nuovi poteri, alla guida della Telekom Srbija è arrivato Drasko Petrovic, che formalmente non fa parte di nessuno dei partiti democratici chiave, ma in passato, nonostante la sua giovane età, è stato membro noto di almeno tre tali partiti. Gli hanno aperto la strada i sindacati e nemmeno i partner stranieri (italiani e greci, partner del governo serbo nella Telekom) hanno avuto qualcosa in contrario. Zoran Djindjic, a quanto pare, non è stato contento di tale incarico e ha affermato che "un dilettante non può guidare una 'Formula 1'". I suoi uomini fidati a livello federale e della repubblica, Boris Tadic e Marija Raseta-Vukosavljevic, aiutati dal presidente del governo cittadino di Belgrado, Nenad Bogdanovic, hanno cominciato a fare sentire il fiato sulle spalle al nuovo direttore generale. E ben presto hanno avuto una buona occasione - il direttore nominato dal partner italiano (Cristofoli) ha richiesto una fornitura urgente di "un certo numero di stazioni di base e altre apparecchiature specifiche", perché la rete di telefonia mobile attualmente esistente è talmente sovraffollata che viene "messo in questione il proseguimento del suo funzionamento e in generale l'esistenza del sistema nel suo complesso". Contemporaneamente, l'italiano ha subito ottenuto un'offerta dalla Ericsson italiana, il cui valore su due fatture è di 48 milioni di marchi tedeschi. Petrovic, quale dirigente nuovo, giovane e ambizioso, ha scritto alla Ericsson svedese chiedendo un'offerta per le stesse apparecchiature citate nell'offerta della società affiliata italiana. L'offerta della sede centrale arriva e afferma: per le stesse apparecchiature 23 milioni di marchi. La Ericsson italiana - un successivo controllo porterà alla luce che tutte le sue offerte, alcune delle quali anche realizzatesi, avevano prezzi più alti di almeno il 40% rispetto a quelli reali - invia in tutta fretta e alla bell'e meglio un'altra offerta, sensibilmente più bassa, ma ancora superiore del 40%. Come direbbe il nostro popolo, qualcuno in tutto questo gioco ci è rimasto pienamente incastrato. Ma il ministro della repubblica Marija Raseta-Vukosavljevic ha inviato al direttore Petrovic un fax per un incontro immediato e tale fax comincia con le parole: "Egregio signor Draskovic". Per un tale errore perfino Freud si sarebbe rivoltato nella tomba almeno due volte. Il ministro, che altrimenti è anche quadro del CIP, vale a dire che è stata collaboratrice del grande edificatore della Serbia, Milutin Mrkonjic [nel 1999 direttore della Direzione per la ricostruzione del paese, nell'ambito della quale ha collaborato con Borka Vucic, "banchiere personale" di Milosevic - N.d.T.], fa pervenire a Petrovic, ormai in perfetto stile thriller, l'avvertimento "da parte del capo, che egli verrà arrestato se non sarà ubbidiente". Petrovic le risponde che c'è un solo capo e "sta in cielo" e che non accetta una terminologia che è propria della mafia siciliana. Lo scontro nella DOS si infiamma, viene messo in circolazione anche il nome di Nenad Bogdanovic come nuovo primo uomo della Telekom, ma anche quello di Andrija Bendarik come soluzione transitoria. L'intero garbuglio, nel quale vengono utilizzati gli argomenti più pesanti del tipo di "rapina", "contratto dannoso", "abuso di facoltà di ufficio", "firma senza firma depositata", "acconto del 30% in contanti", sono stati lanciati al fine di giustificare una rapida sostituzione di Drasko Petrovic.
L'intero caso è giunto anche fino al presidente della Jugoslavia, Vojislav Kostunica, il quale commenta il tutto affermando con la parola "criminale" e successivamente il punto all'ordine del giorno con il quale Petrovic doveva diventare un bersaglio da colpire di fronte al governo della repubblica è stato ritirato e questo su insistenza di alcuni ministri che ne sapevano di più sul'intero problema. E quindi si è spenta la luce nell'osteria balcanica - sono partiti da più parti gli attacchi orchestrati nei confronti di Petrovic, alcuni media che anche durante il passato regime non esitavano a svolgere un tale ruolo hanno dato il loro completo contributo e ormai si può dire fin da ora che il direttore generale della Telekom Srbija è già un ex, solo che non lo si sa ancora. Oppure non si arrenderà. Senza alcun desiderio e intenzione di fare da arbitro o di schierarsi da qualsiasi parte in questa disputa, una persona, se è onesta, deve comunque porsi qualche domanda legittima: a chi conviene la modernizzazione della Telekom, cosa sottintende l'ampliamento delle capacità, l'introduzione del roaming, la sostituzione delle vecchie apparecchiature? Forse ne traggono un rendiconto coloro che sono a favore dell'introduzione di un terzo operatore di telefonia mobile, visto che con una Telekom sempre più disastrata ci saranno maggiori occasioni d'affari per questo terzo operatore e quindi anche un prezzo maggiore?
[Il settimanale "Vreme" ha pubblicato, accanto all'articolo, anche il testo integrale della lettera di Drasko Petrovic al premier Djindjic in cui si denuncia l'enorme differenza di prezzo tra l'offerta della Ericsson italiana, richiesta dal direttore nominato dall'azionista italiano, e quella della centrale svedese]
LA ERICSSON E I BALCANI:
La società svedese ha firmato solo pochi mesi prima dei bombardamenti NATO sulla Jugoslavia, a fine dicembre 1998, un contratto da 350 miliardi di lire con la società serba Mobtel per lo sviluppo della rete GSM nel paese e il relativo credito è arrivato a Belgrado attraverso la "Progres" del premier Marjanovic (AFP, 22 dicembre 1998; AIM Podgorica, 23 dicembre 1998). Nello stesso mese la Ericsson è stata scelta dal governo greco per l'acquisto di quattro sistemi radar volanti per usi militari: la commessa ammontava a un totale di 570 milioni di dollari ("Nova Makedonija", 21 dicembre 1998). In Montenegro, la filiale croata della Ericsson ha finanziato la creazione di un secondo operatore di telefonia mobile con un apporto di 25 miliardi di lire ("Monitor", 16 giugno 2000).
QUANDO L'INDAGINE RITARDA
editoriale di "Danas", 21 febbraio 2001
Il governo della Serbia e il ministero proporranno al parlamento di approvare con procedura d'urgenza una legge sulla corruzione, ha dichiarato il ministro della giustizia Vladan Batic a una conferenza stampa del suo partito. Come ha spiegato ai giornalisti, "si tratterà di una specie di 'lex specialis' rispetto alle attuali leggi penali esistenti, perché l'escalation della corruzione minaccia le basi dello stato". La magistratura di Torino ha aperto l'altroieri un'indagine sull'acquisto di quote della Telekom Srbija da parte dell'impresa italiana per le telecomunicazioni STET, in conseguenza delle notizie secondo cui tale impresa avrebbe ricevuto una tangente per entrare nell'affare. Lo stesso giornale ha affermato venerdì che nel 1997 la STET ha pagato 900 milioni di marchi tedeschi per il 29% delle quote della Telekom Srbija, di cui il tre per cento sarebbe stato pagato come tangente. Il giudice del Tribunale Centrale di Atene, Yanis Sakelakos, ha avviato l'altroieri un'indagine preliminare riguardo alle affermazioni di "La Repubblica", secondo cui la OTE, impresa statale greca per le telecomunicazioni, e la STET hanno preso una tangente per comprare il 49% della Telekom Srbija nel 1997. La magistratura jugoslava e serba non hanno ancora avviato un'indagine. E' vero che il ministro Batic, annunciando la lex specialis, ha detto che presto comincerà un'indagine anche sulla vendita della Telekom. Il parlamento serbo ha nominato la settimana scorsa nuovi giudici e magistrati. L'imbarazzante coincidenza della circostanze porta al dubbio che il loro primo compito sarà quello di portare in tutta fretta dietro le sbarre, sfruttando la lex specialis, i sospettati dell'ex regime. Senza grandi indagini e senza pompa, con testimoni protetti e altre categorie simili. E' un fatto che la lex specialis non sia una forma gradita in Serbia, visto i ricordi ancora freschi dell'intervento di Milosevic nel 1997, quando proprio attraverso l'applicazione di una tale legge è riuscito a sfuggire alla responsabilità per i brogli elettorali. [...] L'ex presidente serbo e jugoslavo era ai massimi vertici del paese, eppure, a differenza di Torino e Atene, non ci sono ancora indagini. Le importanti notizie evidentemente non costituiscono una traccia sufficientemente degna di fede per le nostre autorità, nonostante il fatto che, secondo quanto afferma "La Repubblica", la somma pagata abbia consentito a Milosevic di vincere le elezioni del 1997. "Con l'aiuto di tale denaro ha potuto pagare stipendi e pensioni e rianimare le riserve in valuta, ridotte a soli 200 milioni di dollari. Quello che è ancora più importante, è che Milosevic ha potuto armare l'esercito in Kosovo", ha affermato il quotidiano di Roma. La precedente "vittoria", ricordiamo, è stata ufficializzata da Milosevic con una lex specialis, con la quale ha dato una dimostrazione di potere ai rappresentanti del popolo e al popolo stesso. La lex specialis che si annuncia ora, tuttavia, sembra più una conferma dell'impotenza delle nuove autorità a fare i conti con i criminali ricorrendo a mezzi legali e a procedure regolari. E in particolare con i grandi criminali.
SCIOPERO ALLA TELEKOM
Ieri è stato il terzo giorno di sciopero dei lavoratori della Telekom Srbija, che si recano sul posto di lavoro ma hanno ridotto le loro attività. I lavoratori chiedono tra le altre cose il pagamento degli stipendi dell'ultimo trimestre, non ancora arrivati. Nonostante l'afflusso di capitale estero nel 1997, come avevamo già notato, gli stipendi medi dei dipendenti della Telekom sono diminuiti da 400 marchi in quell'anno ai 150 odierni. I sindacati chiedono trattative dirette con il premier Djindjic. Una delle loro richieste principali rimane ancora quella che venga resa pubblica la versione integrale dell'accordo di vendita del 1997. Zoran Mrvaljevic, presidente del Sindacato della Telekom Srbija ha affermato di "sospettare che il partner italiano impedisca volutamente il lavoro del Consiglio di amministrazione", visto che i suoi cinque rappresentanti non vi partecipano e sono irreperibili. Ieri i lavoratori hanno parlato con due direttori italiani, Giovanni Garau e Renzo Fiarini, i quali tuttavia non avendo alcun potere di firma, non sono in grado di prendere impegni. Infine, il sindacato indipendente delle PTT Srbije ha svolto un'indagine che ha portato alla denuncia pubblica del fatto che dal 1996 al 2000 la Telekom ha assegnato ben 126 appartamenti con crediti a tasso agevolato, in molti casi senza che il rimborso delle somme fornite sia mai nemmeno cominciato. Il tutto, secondo il sindacato, per un valore di 7 miliardi.
(da "Danas", 21 e 22 febbraio 2001)
| Data: 22-02-2001 | | Fonte: "Vreme", "Danas" |
| Autore: Petar Cvijic |
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