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"Lo stato e i cittadini poveri"

Data: 15-12-2000 Fonte: "Reporter"
Autore: Suzana Milicic

NOTIZIE EST #377 - SERBIA/MONTENEGRO
15 dicembre 2000


LO STATO E I CITTADINI POVERI
di Suzana Milicic - ("Reporter", 6 dicembre 2000)


In Serbia, un cittadino su due è povero. Ciò significa in pratica che se avete la fortuna di non rientrare in tale categoria, il vostro vicino più prossimo non ha tale fortuna e deve, insieme ad almento altri cinque milioni di abitanti di questo paese, lottare per la mera sopravvivenza. E' questo il risultato di un'indagine sulla diffusione della povertà in Serbia, secondo la quale circa il 60% della popolazione è povero oppure vive al limite del minimo esistenziale. Il dato è stato formulato sulla base dei criteri economici validi nel nostro paese, perché se fosse stato elaborato sulla base di quelli internazionali, probabilmente non si sarebbe trovata l'unità di misura in grado di esprimere la grandezza della nostra povertà.

I PIU' POVERI
"Ogni paese stabilisce una particolare soglia della povertà, anche se esiste il criterio delle Nazioni Unite secondo cui è necessario un dollaro americano al giorno per garantire il minimo vitale. E' molto difficile stabilire l'effettiva diffusione della povertà in Serbia, perché gli indici sono inaffidabili e non corrispondono alle spese effettive per il mantenimento", afferma l'economista Danilo Sukovic, direttore del Centro per le indagini economiche presso l'Istituto di scienze sociali. Secondo la sua analisi, il 60% degli abitanti della Serbia è povero, il 20% rientra nel ceto medio, il 15% è in uno stadio intermedio tra il ceto medio e quello ricco, mentre l'élite dei ricchi è pari al 5% della popolazione, tra la quale spicca un 2-3% di persone estremamente ricche. In Serbia è impossibile stabilire con precisione un coefficiente per misurare entità economiche disomogenee, vale a dire il rapporto che indica quanto reddito nazionale spendono i ricchi e quanto invece i poveri (il cosiddetto coefficiente Gini). Poiché a tale dato si giunge tramite modelli di inchiesta, è chiaro che tale rapporto non è facile da confermare, tra le altre cose, anche perché è difficile pensare a degli zelanti intervistatori che la fanno da padroni in qualche casa di ricchi di questo paese, chiedendo il livello di spesa del loro nucleo famigliare. La Serbia attenderà la vera transizione con lo status di paese più povero dell'Europa Orientale. Lo ha confermato anche uno dei rappresentanti della missione delle Nazioni Unite a Belgrado, affermando che la Serbia avrà bisogno di aiuti umanitari di gran lunga più ingenti di quelli che sono stati necessari per altri paesi dell'Europa Sud-Orientale all'inizio della transizione.

RADICAMENTO
La decennale abitudine alla miseria ha fatto sì che quest'ultima diventasse un elemento normale della nostra vita, nel quale la gente si differenzia solo per il grado in cui riesce in qualche modo a coprire la propria povertà. Il fatto che l'insegnante media di una qualsiasi scuola di Belgrado abbia un aspetto dignitoso, non significa affatto che essa abbia uno stipendio solido e che possa vivere di tale stipendio. Ha rimediato alla smagliatura delle calze con dello smalto per le unghie, ha cucinato ai propri famigliari un piatto di fagioli e nient'altro e durante le vacanze scolastiche ha fatto la coda per procurarsi farina proveniente da aiuti umanitari. La povertà è cresciuta a tal punto insieme a noi che non la trattiamo più nemmeno come un fenomeno drammatico. Ma se le organizzazioni umanitarie internazionali dovessero basare le proprie valutazioni del fabbisogno della gente di questo paese solo sui dati ufficiali statali, di sicuro chiuderebbero i propri uffici e direbbero che qui il loro aiuto non è assolutamente necessario. L'incoerenza tra la "soglia della povertà" stabilita ufficialmente e spese effettive per la vita è tale che nei dati ufficili si riscontra un numero assurdamente basso di casi sociali. La soglia della povertà viene definita mediante "la scelta amministrativa di una determinata percentuale dello stipendio netto mensile medio per lavoratore occupato nell'economia della Repubblica". Così si arriva al dato assurdo secondo cui l'anno scorso sul territorio di Belgrado solo l'1,3% dei nuclei famigliari veniva considerato povero, cosa che è lontana dall'effettivo stato delle cose. Oltre a tale assurdo, ci troviamo ad affrontarne un altro, che annulla ogni intervento sociale dello stato: il livello delle garanzie materiali è ridicolmente basso e gli stipendi vengono corrisposti con mesi di ritardo. Le somme, comunque molto ridotte (i dati relativi all'anno scorso dicono che andavano da circa 300 dinari per un nucleo famigliare composto da una sola persona a poco più di 650 dinari per un nucleo famigliare composto da cinque persone), perdono completamente senso se si tiene conto che tali aiuti arrivano con un ritardo di quasi 17 mesi: l'ultima tranche dei pagamenti ha "coperto" solo il luglio del 1999. Oltre a ciò, lo stato serbo, a quanto pare, ritiene che la parte della popolazione più minacciata abbia dormito per l'intero 1998, visto che con un decreto del ministero competente ha deciso di "saltare" tale anno e di cancellarlo dall'elenco dei debiti.

MILIONI
"Prima si riteneva che il numero effettivo delle persone socialmente minacciate in Serbia fosse dieci volte maggiore di quello ufficiale, ma io sono incline a ritenere che anche questa cifra così fosca sia ulteriormente aumentata. A causa di norme amministrative molto severe, una persona può perdere il diritto all'assistenza sociale solo perché ha un reddito superiore di un dinaro o due rispetto a quello fissato ufficialmente", afferma Ljubomir Pejakovic, ex direttore del Centro cittadino per gli affari sociali di Belgrado. Secondo i dati ufficiali, a Belgrado ci sono 20.000 persone che usufruiscono di aiuti materiali e in Serbia ce ne sono 100.000. Se con un semplice calcolo moltiplichiamo tale cifra per dieci, otteniamo un'immagine del tutto differente: la capitale con almeno un quinto di persone povere, e la Serbia con un milione. Un quarto di tale cifra è composto da figli di genitori che sono disoccupati. Se si tiene conto del fatto che il calcolo più recente del paniere dei generi indispensabili è in Serbia di poco superiore a 8.000 dinari, e che lo stipendio medio in questo paese supera di poco i 2.000 dinari, risulta chiaro che solo per il cibo è necessario assicurarsi tre, quattro stipendi medi. Sukovic spiega che viene ritenuta non povera una persona che può nutrirsi in maniera sufficiente e che, oltre a ciò, riesce a soddisfare i fabbisogni più fondamentali delle altre sfere della propria vita: vestirsi, coprire le spese per i prodotti per l'igiene, soddisfare i fabbisogni culturali fondamentali. In pratica, aggiunge Ljubomir Pejakovic, ciò significa che la soglia della poverà viene definita in modo tale che al paniere dei generi fondamentali va aggiunto un altro cinquanta per cento dell'ammontare del paniere stesso per la soddisfazione degli altri fabbisogni. Quindi, se il paniere è di circa 8.000 dinari, la soglia della povertà va fissata alla cifra "irraggiungibile" di 12.000 dinari per poter sopravvivere. Tale somma, pari a circa 400 marchi, è un sogno cui la maggior parte della popolazione della Serbia non può aspirare e nonostante sia una cifra misera per uno standard dignitoso, milioni di poveri di questo paese non vedono da anni una somma del genere e tantomeno possono pensare di guadagnarla e spenderla.

CHE ASPETTO HA LA POVERTA'
Che aspetto ha, allora, la sopravvivenza? Gli esperti del Centro per lo studio delle alternative che hanno svolto quest'anno l'indagine "Strategia di sopravvivenza dei nuclei famigliari, Serbia 2000", affermano che il meccanismo fondamentale di tale strategia è la riduzione dei bisogni. Prima di tutto si rinuncia ai bisogni che rappresentano un lusso, come per esempio le ferie annuali. Subito dopo si mette il "freno" all'acquisto di vestiario: l'83% della popolazione regola i propri acquisti di capi di vestiario esclusivamente secondo la regola "meno costa, più è di qualità (per le tasche)". Dopo il vestiario, si risparmiano le spese sugli articoli per la cura dell'igiene. Così, il 61% della popolazione spende solo per gli articoli igienici più fondamentali come il sapone, i detersivi, lo shampoo e il dentifricio, e il 13% deve ridurre le spese anche per questi articoli. Più di un quinto dei cittadini della Serbia non paga regolarmente le bollette dell'elettricità, del telefono, del riscaldamento e per lo smaltimento dei rifiuti. Quasi il 50% dei nuclei famigliari non possiede un'autovettura (più precisamente, il 43%), e il 73% dei proprietari di automobili consuma tra 10 e 60 litri di carburante al mese. Un terzo dei nuclei famigliari ha un'automobile dal valore di 1.000 marchi. E' un dato sintomatico che circa il 15% dei nuclei famigliari sia stato costretto, per sopravvivere, a vendere proprie proprietà. Questo quadro deprimente della miseria con la quale da anni viviamo ha portato sull'orlo della disperazione sia lo stato sia i donatori internazionali. E quando si parla di stato, è difficile pensare che i poveri possano essere sfamati da un altro povero. E' stata paradossale la situazione in cui si sono trovati gli addetti all'assistenza sociale all'inizio di quest'anno, quando hanno deciso di scioperare a causa degli stipendi troppo ridotti. La maggior parte dei lavoratori di questo settore può tranquillamente essere collocata in una delle categorie dei cittadini socialmente minacciati. Lo stipendio minimo nei centri per l'assistenza sociale è inferiore ai sussidi sociali per un nucleo famigliare di cinque persone. Il circolo vizioso della povertà può essere decisamente pericoloso per noi, poiché solo ora entriamo nel periodo dei cambiamenti di transizione, che ricadranno principalmente sulle spalle dei lavoratori, in particolare a partire dal momento in cui il numero degli occupati verrà ridotto a una misura economicamente giustificata. Per questo un sostegno sociale continuativo, così come la motivazione dei ceti medi e lo stimolo alla piccola imprenditoria, dovranno costituire alcuni degli indirizzi fondamentali della nuova politica economico-sociale, ritiene Danilo Sukovic. La paura di un'ulteriore caduta del proprio livello di vita è particolarmente pesante per coloro che già oggi sono disoccupati, o che da anni sono in ferie forzate. Secondo i dati di un rapporto UNICEF, le città più critiche, in termini di percentuale della disoccupazione, sono Prokuplje (30%), Kraljevo (31%), Nis (40%), Loznica (60%). Anche se avere un lavoro in questo paese non significa automaticamente potere vivere di quello che si guadagna (nella maggior parte dei casi è più redditizio andare in ferie forzate in modo tale da potersi dedicare, per fare un esempio, alla rivendita di sigarette), il livello di disoccupazione, che tende ad aumentare, lascia intendere che in questo paese si vivrà ancora a lungo freneticamente. In Serbia la sopravvivenza come strategia di vita è sulla buona strada per trasformarsi da un'avventura in una tradizione.


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Data: 15-12-2000 Fonte: "Reporter"
Autore: Suzana Milicic





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