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Il signor 50%

Data: 15-09-2003 Fonte: "Vreme"
Autore: Dimitrije Boarov

N.E. BALCANI #694 - SERBIA-MONTENEGRO
15 settembre 2003


IL SIGNOR 50%
(di Dimitrije Boarov - "Vreme" [Belgrado], 7 agosto 2003)

Un noto economista serbo fa i conti in tasca a Miodrag Kostic, businessman vicino alla DOS, tracciando allo stesso tempo "un ritratto di famiglia" del nuovo establishment


Verso la fine della trasmissione dell’una sul primo canale della TV di stato (RTS), allo scoccare del termine della serata dello scorso giovedì, l’unico ospite, Miodrag Kostic, proprietario della compagnia MK Komerc di Novi Sad e “re serbo dello zucchero” mai incoronato, ha ribattuto con tono modesto alla domanda del conduttore su come si fa ad diventare ricchi alla svelta. Kostic sostiene d’esser diventato ricco già da vent’anni e di aver lavorato 10-12 ore al giorno per tutto il periodo. Prima di questa risposta, egli aveva trascorso il tempo a rigettare le dichiarazioni di “Otpor” sul fatto che la sua compagnia sia invischiata in alcune speculazioni illegali nel mercato dello zucchero con l’Unione Europea, che alla fine hanno provocato la nota sospensione dei benefits sulle esportazioni verso quel mercato.

Dal momento che questa volta Miodrag Kostic non ha risposto precisamente alla domanda sulle modalità del suo arricchimento, tenteremo qui di fare una bozza di analisi con un rapido excursus sull’ampiezza e la rapida crescita del suo patrimonio, utilizzando soltanto dati di esclusivo dominio pubblico. Innanzitutto, prendiamo la dichiarazione di Kostic al “Dnevnik” di Novi Sad (29 giugno, 2003), quando ha detto: “secondo criteri occidentali, se la MK fosse in Europa o negli USA, il valore della compagnia ammonterebbe attorno al miliardo di dollari”, e “da noi, il suo valore reale è intorno ai 150 milioni di dollari”.

MATEMATICA GIORNALISTICA

Innanzitutto, bisogna notare che questa dichiarazione è decisamente imprecisa, ed è per questo che è stata detta di sfuggita, in una conversazione molto sciolta per la rubrica “Klinc”. In questo senso anche questa è un’analisi ipotetica e non indispensabile e va presa con le dovute riserve. Vale a dire, presumeremo che Kostic con la summenzionata stima di “circa miliardo di dollari” abbia fatto come ogni nostro conterraneo che ama mettersi in mostra, esagerando un po', con tutto il suo patrimonio, cioè col suo successo, e scarteremo da questa analisi il “valore americano-europeo” (per inciso, Kostic ha in modo credibile compreso nel calcolo di questo valore quello degli zuccherifici negli USA e in UE, ma i suoi tre zuccherifici, che ha comprato per tre euro, verosimilmente in questo preventivo non li ha stimati tale prezzo). Perciò, supporremo che Kostic, come laureato in economia, sappia di riflesso pesare esattamente il valore forte di mercato (produttivo) di una compagnia, che oggi si occupa prevalentemente di zucchero, quando nei media di casa nostra per qualche ragione ci sono oltre 600 articoli con connotazioni negative su di lui e quando è ancora in vigore la summenzionata sospensione delle agevolazioni sulle importazioni in UE – di riflesso, visto che le azioni della compagnia non sono quotate in borsa.

Quindi, partiremo dalla supposizione che Kostic, allo stesso modo, sappia che il valore di una compagnia, dal lato delle passività, include anche i suoi debiti – e allora capiremo sul serio la sua affermazione, come abbia fatto a dire, cioè, che il capitale MK Komerc oggi è di 150 milioni di dollari, vale a dire, tratteremo questo capitale come al netto della proprietà. Se Kostic si è dimenticato l’ammontare del debito della sua MK Komerc con le banche nazionali ed eventualmente con quelle straniere, e non ha "sottratto" tale importo dai prezzi, ha fatto lo stesso errore che fanno i suoi critici, che lo accusano d’aver comprato gli zuccherifici della Vojvodina per una padellata di pesce.

Siccome non disponiamo di dati precisi su quale fosse il capitale di partenza della sola MK Komerc (sulla carta era probabilmente intorno ai 5000 dollari), e abbiamo invece soltanto il ricordo di una sua vecchia dichiarazione, quando nell’anno 1983 aveva iniziato col business privato attraverso il denaro ricavato dalla vendita del suo appartamento bilocale a Vrbas – dobbiamo semplificare il nostro approccio, e partire dall’ipotesi (di sicuro imprecisa, ma indicativa) che lui sia entrato in affari con circa 20.000 dollari (somma che ha forse ricavato dalla vendita dell’appartamento menzionato). Quindi, con tutto il peso delle riserve e senza prendere in considerazione il non trascurabile patrimonio personale di Kostic (che lui, probabilmente, non ha incluso nel valore della MK Komerc), stabiliremo dei limiti semplificati su due punti di valore: 20.000 e 150.000 dollari. Così, poniamo l’ipotesi che in vent’anni Kostic abbia accresciuto il proprio capitale da 20.000 fino a 150.000 dollari.

Nel momento in cui partiamo da queste cifre, utilizzando la “matematica giornalistica”, raggiungiamo anzitutto il mediocre tasso annuale di crescita del capitale di Kostic nella MK Komerc di oltre il 50%, esattamente del 54%. Complimenti! Se scartiamo l’estrema velocità di profitto come quella di cui sono fregiati i fratelli Dalton e affini compagni, il successo di Kostic è degno di invidia sia alle latitudini internazionali che storiche, visto che è proprio lui che nella suddetta intervista afferma di non essersi mai occupato di “alcol, nafta, droga, armi, sigarette…, nulla di ciò che è merce col bollo di Stato”. Siccome nel proseguimento della frase riportata Kostic afferma esplicitamente che “tutto quel che è stato guadagnato, lo è stato all’interno del mercato dei prodotti agricoli”, scartiamo anche i casi di Rotschild (nafta e banche, quindi rendite minerarie su ricchezze naturali e interessi usurai) o di Gates (una specie di rendita tecnologica). D’altronde, Kostic stesso afferma, come sopra riportiamo, d’aver realizzato quel livello di crescita del proprio capitale con la vendita dei prodotti agricoli, quindi con una merce classica, i cui prezzi nel mercato mondiale (ma si potrebbe dire anche in quello di casa nostra) non hanno praticamente registrato alcuna crescita negli ultimi vent’anni, quando non sono addirittura globalmente calati. Incotrovertibilmente, Kostic non ha commerciato nel campo della “rivoluzione informatica” e nemmeno si è immischiato nella merce con la quale lavora la nostra mafia. Al tempo stesso e senz’ombra di dubbio, non è nemmeno tra gli attori importanti dei mercati monetari, e finora non ha neanche la fama di virtuoso nelle operazioni sul mercato dei titoli (sebbene abbia fatto i suoi giochi con svariate manovre nell’allettante processo di privatizzazione). Ma allora com’è che nel corso di due decenni ha realizzato un tasso annuale di crescita del capitale del 54% ?

LE CENE

La questione ancor più intrigante per il fatto che Kostic si è a più riprese lamentato per le calunnie che lo dipingono come un uomo “vicino al potere”, che ha acquisito la sua ricchezza facendo tesoro delle proprie conoscenze politiche (quei businessmen che Danko Cvijeticanin chiamava blizmissmen) [gioco di parole intraducibile: letteralmente, "amicistretti-ssmen" - N.d.T.].
Di frequente Kostic ha perfino affermato che ci sarebbe bisogno del sostegno del nostro stato per i businessmen serbi di successo, invece di permettere che il pubblico li faccia “rotolare nel fango”: potrebbe significare che Kostic non è soddisfatto della sua posizione nei confronti dello stato e di quegli uomini politici verso i quali si è obbligato, e che adesso influiscono in maniera decisa sul processo di formazione dell’opinione pubblica.

A un primo sguardo, Miodrag Kostic ha effettivamente ottenuto il suo capitale “a dispetto” d’essersi avvicinato ai partiti d’opposizione al regime di Milosevic già dall’anno 1993, quando fu tra i fondatori dell’“Alleanza dei cittadini della Vojvodina” , che ha avuto la durata effimera di soli due-tre mesi e non ha conseguito alcun successo elettorale, per quanto i suoi candidati fossero nella lista dell’allora Micunovic dei DS, cioè in una coalizione di cui dovevano sostenere la campagna con notevoli elargizioni di denaro. Con la metà degli anni novanta, intanto, arrivavano per lui tempi più fortunati, poiché giungeva il momento di avvicinarsi al Partito Democratico di Djindjic e a Nenad Canak, leader della Lega dei socialdemocratici di Vojvodina (e tra il 1996 e il 2000 addirittura ha assunto la direzione dei DS, è divenuto testimone di nozze di Canak, per non menzionare poi il cognato Opacic e la sua corrente di Zemun). Questo legame gli ha dato la possibilità di conseguire un base sicura nei ranghi del potere cittadino a Novi Sad.

Dato che sotto il regime di Milosevic s’era appoggiato ai partiti di opposizione, è veramente difficile spiegare come la MK Komerc, malgrado tutto, anche all’epoca avesse ottenuto le licenze per il commercio estero dello zucchero, ossia di una merce che - contrariamente al fatto che in Serbia vi fossero 15 zuccherifici - scarseggiava regolarmente nelle rivendite di casa nostra per quasi l’intero corso di un decennio. L’indecifrabile condizione per cui noi facevamo quasi regolarmente le code per un chilo di zucchero durante il regime di Milosevic ha sicuramente trovato un incastro vantaggioso negli affari di Kostic, eppure resta un mistero come lui abbia resistito con tenacia in sella a questi affari, fianco a fianco con tutti i potentati di analoghi businessmen che prendevano d’assalto il partito della moglie del presidente (lo JUL di Mira Markovic).

A dire la verità, negli anni novanta Kostic non stava certo a nascondersi quando andava a cena con Jovica Stanisic, capo della polizia segreta di Milosevic, e con Milorad Vucelic, ideologo degli apparati propagandistico-ricreativi, ma anche quando cenava con Zoran Djindjic o Nenad Canak non lo faceva certo di nascosto. I riformisti della Vojvodina, che ora dietro le spalle di Kostic fanno la guerra con il partito di Canak, sbandierano perfino l’ipotesi che lui per tutto il tempo sia stato anche compagno dell’ex premier Radovan Bozovic e ancora arrivano al punto di affermare che a garantire la sicurezza del “software” di Kostic fosse il dottor Bozovic, proprio lui, quello che sedeva alle vette del potere economico nell’era di Milosevic ed era stato uno studente di economia di gran lunga migliore di Kostic. A motivo di queste conoscenze su entrambe le sponde politiche della Serbia, si presenta la domanda se l’eroe di questo racconto nella realtà non sia uno di quegli uomini che esistono in ogni forma di stato e in tutte le condizioni politiche, un uomo attraverso il quale sono passati i contatti tra governo e opposizione: contatti di questo genere esistono anche nei migliori regimi, per il semplice fatto che gli attori sono costretti in un modo o nell’altro a negoziare, perfino quando si trovano in stato di guerra permanente.

Ma, anche se questa ipotesi incredibile fosse esatta, questa situazione sola di per sé non potrebbe comunque spiegare il brillante successo negli affari di Miodrag Kostic. Da una parte, bisogna tener d’occhio il fatto che Kostic aveva segnalato pomposamente al “Dnevnik” d’aver avuto per le mani un commercio da 108 milioni di marchi ancora nel 1996, quindi già da prima che s’avvicinasse a Djindjic. A normali tassi di crescita del profitto intorno al dieci per cento potrebbe significare che in quell’anno aveva un guadagno netto attorno ai 5 milioni di dollari.

Dall’altro lato, bisogna tenere presente che egli in certi periodi era veramente vessato e successivamente, all’inizio del bombardamento NATO, addirittura gli era stata messa sotto sequestro tutta la merce con le scorte a Novi Sad (speriamo che dopo il 5 ottobre abbia ricevuto una compensazione per quel danno). Tuttavia, questo è tutto, e prima della fine del regime di Milosevic, si era ancora abbastanza lontani dal patrimonio da 150 milioni di dollari, al quale lui oggi fa riferimento.

RICCHEZZA E CASTIGO

Nel commercio con lo zucchero nel corso di questo governo democratico della DOS, secondo i dati che sono stati consegnati al Governo serbo fino alla fine di giugno, non si può dimostrare che Kostic abbia guadagnato dei soldi che sarebbero stati decisivi per il conseguimento di un capitale di 150 milioni di dollari. Rispetto all’origine, nel corso degli anni 2001, 2002 e 2003 la MK Komerc ha importato complessivamente 59,727 tonnellate di zucchero raffinato (di cui 10,384 di zucchero di canna), e esportato 47,485 tonnellate di zucchero tutto da barbabietola. Il valore di fattura delle quantità importate ammontava nel complesso a 28,6 milioni di dollari, ma Kostic afferma d’aver tratto su questa importazione un profitto, dopo la distribuzione di questo zucchero nel mercato di casa nostra, pari a soltanto circa 50 euro a tonnellata, che starebbe a significare che in questi affari ha guadagnato un ammontare complessivo di tre milioni di euro o qualcosa di più di tre milioni di dollari USA. Nello stesso periodo, la MK Komerc (stando ai dati pervenuti al Governo) ha esportato le già menzionate 47,485 tonnellate di zucchero (delle quali 32,955 solo quest’anno, il che semplicemente ci porta a concludere che negli zuccherifici che ha comprato a basso prezzo, a parte i debiti e l’esubero di mano d’opera, avrà trovato anche delle scorte di merce).

Poiché non sappiamo a quale prezzo ha comprato quello zucchero, o a quanto riuscirà a piazzare quest’altro suo zucchero che si è ritrovato negli zuccherifici riacquistati, per il valore del guadagno che ha realizzato con questa esportazione dobbiamo limitarci a una stima. Diciamo che il suo zucchero esportato costava intorno ai 500 dollari a tonnellata, e che lui sia riuscito a realizzare un prezzo di 700 dollari a tonnellata nel mercato della UE: viene fuori che in questo affare allo stato attuale (che non significa a lungo termine) ha guadagnato nel corso di tre anni ancora una cifra di circa 9,5 milioni di dollari.

Quindi, seguendo questa contabilità amatoriale, mediante il commercio dello zucchero Miodrag Kostic nel corso degli ultimi tre anni, a quanto si dice, ha guadagnato intorno a 12,5 milioni di dollari tra esportazioni e importazioni o una media di 4,5 milioni all’anno.Ecco ancora un motivo per dubitare che Kostic “tutto ciò che ha guadagnato, lo ha guadagnato con il commercio dei prodotti agricoli”, per quanto non si debba sottovalutare nemmeno le sue transazioni con le navi cargo per il grano, la farina e altri articoli dell’industria alimentare. Poiché, se anche lui avesse guadagnato una media di circa 5 milioni di dollari all’anno per tutti questi vent’anni, giungeremmo soltanto alla cifra di 100 milioni di dollari di capitale.

Dove sta l’errore in questa ragioneria improvvisata? In primo luogo, è possibile che Kostic sia partito con un capitale di partenza maggiore di quello che ha dichiarato, e specialmente con denaro altrui, e che sia costantemente riuscito ad ottenere crediti e garanzie favorevoli (e per questo, accanto alla possibilità di ottenere licenze per import-export, più di ogni altra faccenda di casa nostra servono legami politici). Poi, bisogna mettersi nell’ottica che l’inflazione costante del ventennio passato, culminata nell’iperinfalzione dell’anno 1993, ha di sicuro svalutato costantemente gli obblighi di Kostic verso le banche e gli altri creditori – e che lui, a differenza di tutto quel che resta nelle nostre tasche, ha regolarmente lucrato sull’inflazione, per cui diventa logica la sua membrship in una Associazione che non apprezzava il corso stabile della valuta del governatore Dinkic. E alla fine, sebbene avremmo dovuto dirlo da principio, è verosimile anche un valore della MK Komerc più basso rispetto a quello di cui si gloria del suo potere e che qui abbiamo preso in considerazione, per quanto di poco sovraccaricato, sebbene sia un fatto incontestato che Miodrag Kostic è un uomo ricco.

Così come stanno oggi le cose, per questa incontestata ricchezza, come è naturale (in tutti i paesi del mondo), egli dovrà subire la pena del sodalizio con uomini politici di dubbia reputazione, di un’accozzaglia di guardie del corpo, della sua nuova giovane moglie, ma anche delle costanti pubbliche diffamazioni, e quindi fa ridere, anzi è quasi sospetto, che tutto questo lo interessi così tanto.

(traduzione di Lorenzo Guglielmi)

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Data: 15-09-2003 Fonte: "Vreme"
Autore: Dimitrije Boarov





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