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Misteri a Kerbala
| Data: 12-05-2004 | | Fonte: "Kapital" |
| Autore: Kapital |
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N.E. BALCANI #798 - BULGARIA
12 maggio 2004
MISTERI A KERBALA
(da "Kapital" [Sofia], 1 maggio 2004)
Come l’attentato al presidente bulgaro Parvanov si è in realtà rivelato qualcosa di misteriosamente diverso
In un certo senso è logico che proprio a Georgi Parvanov sia capitato di trovarsi in una situazione che ricorda in modo sbalorditivo la barzelletta del periodo socialista sui computer e le composte. Dopo l’improvviso attacco al capo dello stato nelle vicinanze di Kerbala il capo del servizio nazionale di sicurezza gen. Dimitar Vladimirov ha comunicato che contro il presidente era stato compiuto un attentato. Secondo il generale, la colonna di automezzi che accompagnava Parvanov sarebbe stata attaccata con colpi d’arma da fuoco, e la colpa ricadrebbe sui media polacchi, che avrebbero riferito della visita ancor prima che la delegazione bulgara lasciasse l’Iraq. Dopo un giorno soltanto si è capito che la storia era piuttosto diversa, anzi, molto diversa.
I giornalisti polacchi in realtà hanno inviato le proprie corrispondenze solo dopo il decollo dell’aereo sul quale viaggiava Parvanov e la sparatoria a Kerbala non ha interessato direttamente il presidente, ma è avvenuta da qualche parte nelle vicinanze. E, come si è venuto a sapere, probabilmente è stata la sicurezza bulgara a sparare per prima sui potenziali attentatori che si avvicinavano…Questa farsa, all’interno di una visita comunque utile del presidente Parvanov in Iraq, è iniziata subito dopo il rientro della sua delegazione a Sofia. Già all’aereoporto il capo del servizio di sicurezza Vladimirov ha dichiarato davanti ai media come il corteo del presidente fosse stato attaccato sulla strada verso la base “Kilo” a Kerbala. “Per quasi un minuto da due Bmw nere hanno sparato sulla colonna presidenziale”, ha detto ai giornalisti il generale. Dal suo resoconto un proiettile avrebbe raggiunto anche la jeep blindata sulla quale viaggiava Parvanov. Il generale ha poi raccontato come gli uomini ai suoi ordini, bulgari e americani, abbiano aperto contemporaneamente il fuoco riuscendo a respingere l’attacco. Il corteo sarebbe stato comunque deviato sul un percorso alternativo e due elicotteri sarebbero sopraggiunti per dare man forte.
“I media polacchi non hanno rispettato l’accordo e hanno diffuso i propri servizi prima che il presidente lasciasse l’Iraq”ha dichiarato Vladimirov, secondo il quale il fatto che la notizia sia stata resa pubblica in anticipo ha dato la possibilità ai guerriglieri sciiti di organizzare l’imboscata. Le parole del generale sono state confermate anche dal portavoce governativo Dimitar Conev. Nella sua dichiarazione ufficiale ha detto che “l’annuncio della visita, fatto in anticipo, ha dato la possibilità agli insorti sciiti di reagire immediatamente e di attaccare il corteo del presidente”. Il portavoce non si è fermato qui. Con fare benevolente ha dichiarato che non ci sarebbero state proteste ufficiali verso il governo polacco per la condotta dei media. Non per altro, ma perché si potrebbe protestare verso un paese che controlla i propri mezzi di informazione, ma naturalmente non è questo il caso della Polonia.
“Il presidente Georgi Parvanov ha lasciato Kerbala alle 15.30; le prime informazioni sulla visita sono state rese pubbliche dai media polacchi alle 15.51”, ha dichiarato all’agenzia stampa “Focus” Robert Strazelski, portavoce del comando polacco a Kerbala. Secondo Strazelski non ci sarebbe stato alcun attacco diretto contro il presidente bulgaro. Il comando polacco ha inoltre dichiarato ufficialmente che la sparatoria non sarebbe stata diretta verso il corteo e sarebbe avvenuta ad una “distanza notevole dal convoglio”. Dopo queste dichiarazioni ed altre sullo stesso tono, la posizione bulgara ha subito un’inversione di marcia. Lo stato maggiore dell’esercito ha diffuso un comunicato ufficiale, dal quale risulta chiaramente che la sparatoria di Kerbala è da attribuire “alla situazione generale sul posto”, e non si può sostenere che sia stata il risultato di un atto terroristico scientemente organizzato. Il centro stampa del ministero della Difesa ha aggiunto che sporadiche sparatorie sono piuttosto usuali in Iraq in questo periodo.
Con l’orgoglio del testimone diretto anche il presidente ha voluto dire la sua: “A Kerbala la situazione è questa. Questa è la vita di ogni giorno.” Anche secondo Parvanov la sparatoria non è stata diretta verso il corteo. “Lì forse non c’è la guerra, ma c'è una tale lotta per la pace, che cade una pietra sull'altra".
I media polacchi però hanno reagito molto più duramente. Hanno insistito perché arrivassero scuse per le ingiuste accuse, e le hanno ricevute. Secondo “onet.pl”, sito di informazione polacco, l’ufficiale in comando del nostro contingente in Iraq avrebbe chiamato al telefono l’ufficio del generale Mieceslav Bienek, comandante del settore “Centro” delle truppe della coalizione, ammettendo che non c’è stato alcun attacco al presidente Parvanov.
Ma il misterioso attentato non è stato visto solo dal capo della sicurezza del presidente. A testimoniare dell’attacco è stato anche il giornalista televisivo Toma Tomov, secondo il quale la scena ricordava film come "Platoon" o “Black Hawk Down”. La sparatoria sarebbe durata 20 secondi. Il tempo deve essere invece parso volare al generale Vladimirov, che ha raccontato come l’attacco sarebbe durato circa due minuti. "Alla guerra come alla guerra", così ha enfatizzato il caso il gen. Vladimirov in un'intervista al quotidiano "Trud".
Ma che cosa è successo in realtà? Che cos’erano queste automobili nere che si sarebbero avvicinate al convoglio presidenziale, sparando e riuscendo a colpire l’auto blindata del presidente? Come hanno fatto a capire di aver colpito l’auto giusta se, secondo le parole del gen. Vladimirov, questa non era distinguibile in nessun modo da tutte le altre? A chi ha sparato la sicurezza bulgara, se in realtà non c’è stato alcun attentato? Tutto affonda in un fitto mistero, che in fondo però non c’è bisogno di andare a svelare più di tanto. Più importante è il fatto che la visita del presidente in Iraq sia stata nel suo complesso positiva. Parvanov ha fatto una bella sorpresa ai nostri soldati, ha dimostrato partecipazione verso i loro problemi ed è riuscito ha diffondere messaggi positivi riguardo alla posizione della Bulgaria in Iraq. E l’episodio dell’attentato fantasma è piuttosto un tratto da commedia buffonesca.
(traduzione dal bulgaro di Francesco Martino)
| Data: 12-05-2004 | | Fonte: "Kapital" |
| Autore: Kapital |
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