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Quali sono le radici dei disordini in Kosovo?

Data: 06-04-2004 Fonte: "Radio Free Europe"
Autore: AA. VV.

N.E. BALCANI #773 - KOSOVO
6 aprile 2004


QUALI SONO LE RADICI DEI DISORDINI IN KOSOVO?
(da “Radio Free Europe”, marzo 2004)

Una rassegna delle interpretazioni che alcuni esperti hanno dato dei recenti eventi in Kosovo, sottolineando la necessità di risolvere in tempi brevi il problema dello status definitivo nella direzione dell’indipendenza



Dopo i recenti disordini in Kosovo la quasi totalità degli analisti internazionali che si occupano dei Balcani sta chiedendo a gran voce ciò che dicevano da tempo: l’indipendenza del Kosovo. Molti di loro, anche se non lo dicono a chiare lettere, vedono come colpevole l’amministrazione ONU che ha esasperato gli animi della popolazione albanese, la quale vede il suo governo eletto non contare niente dopo cinque anni dalla guerra. Un fattore importante e’ il ritardo delle privatizzazioni, ambito nel quale con l’arrivo della signora Marie Fucci sono state incluse le leggi jugoslave del periodo 1989-1998, chiaramente discriminatorie in quanto approvate durante il governo di Milosevic. Ciò ha portato le privatizzazioni a un punto morto e lo sviluppo del Kosovo si fa sempre piu’ lontano. L’ONU, di fronte alle continue richieste del parlamento e del governo di allontanare la signora Fucci dal suo incarico, ha sempre risposto in maniera arrogante. Il primo ministro Rexhepi è arrivato a dire chiaramente che la signora stava facendo il gioco di Belgrado per fermare le privatizzazioni e che addirittura lavorasse per i loro servizi segreti. La signora ha affermato che avrebbe querelato il primo ministro. La minaccia e rimasta tale. Questa era la situazione politica prima dei disordini. Ultimamente anche l’UNMIK ha ammesso le sue colpe. Speriamo che sia un nuovo inizio. Riportiamo stralci di alune interviste sull’argomento pubblicate da Radio Free Europe Olsi Sulejmani.

Nicholas White, direttore dell’Ufficcio per i Balcani presso l’International Crisis Group

RADIO Free Europe: Mr.White, dove vedete le radici dei disordini di ieri in Kossovo?
NICHOLAS WHYTE: Le radici dei disordini vanno fatte risalire alla insoddisfazione per i ritmi dello sviluppo del Kossovo - in parole semplici, l’UNMIK non è stata capace di fermare lo sviluppo delle istituzioni parallele tra i serbi - ma anche da una generale frustrazione per la situazione politica, i continui litigi tra le istituzioni nazionali elette e quelle delle Nazioni Unite.

Patrick MOORE, analista di Radio Free Europe

Patrick MOORE: …Stefan Troebst, dell’Università di Lipsia ha scritto un lungo articolo sul quotidiano "Frankfurter Algemeine Zeitung", sulle pagine del quale nel 1999 argomentava che ogni ritardo sullo status – e noi tutti sappiamo che status vuol dire indipendenza – avrebbe peggiorato molto la situazione, e più si fosse trascinata la questione dello status, più grave sarebbe la situazione. Vorrei nominare altri due esperti che hanno espresso le stesse idee in questi giorni. Il primo è Wolfgang Petritsch, il quale ha detto che la situazione in Kossovo e nella regione è destabilizzata dalla presenza a Belgrado di un governo che dipende dai voti dei socialisti di Milosevic. Per questa ragione è importante cominciare subito a parlare della questione dello status. Meglio adesso che troppo tardi. Il secondo è il veterano e attivista americano Morton Abramowitz, il quale ha scritto sul "Washington Post" che gli sviluppi degli ultimi giorni e di un periodo ancora più lungo hanno dimostrato che ci sono tre idee che erano false – la prima che il Kossovo possa diventare di nuovo una società multietnica, la seconda che c’è un futuro per uno stato composto da tre entità Serbia, Montenegro e Kosovo e la terza che i problemi dei Balcani si debbano lasciare nelle mani dell’Unione Europea. Abramowitz inoltre arriva a una conclusione che simile a quella di Petritsch: è giunto il tempo di cominciare a discutere dello status.

RADIO Free europe: Il quotidiano londinese "Guardian" scrive che sul piano temporale, i disordini combaciano con la presa del potere a Belgrado da parte di un governo che viene appoggiato dal partito di Milosevic, ma anche con le dichiarazioni di Kostunica sulla cantonizzazione del Kossovo, che a Pristina sono stati letti come un tentativo di divisione del Kossovo.

PATRICK MOORE: Anche Petritsch vede questo collegamento. C’è un collegamento tra l’ascesa al potere di un governo nazionalista, in questo caso diretto da Kustunica e appoggiato dal partito di Milosevic. C’è stato uno studio serio e argomentato, secndo il quale in una forma o in un'altra ci sarà, almeno sulla carta, una cantonizzazione. Una delle pubblicazioni di "Jane’s Intelligence Group" già in passato ha argomentato che nei fatti quello che succederà sarà la creazione di un cantone serbo al nord, comunque lo si voglia chiamare. Fino a quando a Belgrado ci sarà un governo nazionalista che non troverà risposte ai problemi reali dei serbi, che sono i posti di lavoro, la fame, le pensioni, la sanità e la pubblica istruzione, questi governanti e politici saranno troppo pronti a giocare con il fuoco del nazionalismo e tutti sappiamo dove ha portato questo nel passato.

RICHARD GOLDSTONE Presidente della Comissione Indipendente Internazionale per il Kosovo

Per me lo status finale del Kossovo è l’indipendenza, ma come si sottolinea nel rapporto della Commissione sul Kosovo, la comunità internazionale si deve assicurare che un Kosovo indipendente rispetti i diritti umani fondamentali e la libertà per tutti i cittadini che vi vivono. Bruce

HITCHNER, analista statunitense della Università di Boston

Indipendenza - unica opzione per il Kosovo

Tim JUDAH, analista britannico

Credo che l’indipendenza sia parte della soluzione e non credo che questo si possa mettere in dubbio. La questione è che tipo di indipendenza, come verrà organizzato internamente il Kosovo, Che garanzie ci saranno per le minoranze?

Morton ABRAMOVITZ, membro dell’International Crisis Group

E’ arrivato il tempo di porre fine a un’amministrazione coloniale. Credo che quello che deve succedere il prossimo anno è che l’UNMIK si allontani e diventi un’agenzia di consulenza, che si occupi del monitoraggio del progresso, offrendo servizi di consulenza richiesti dai kosovari, ma deve smettere di governare il Kossovo e consegnarlo invece ai suoi cittadini. Penso che questo sia fondamentale perché si possa procedere verso la soluzione della questione Kosovo.

Jeffrey GEDMIN, direttore dell’Istituto ASPEN di Berlino

… l’indipendenza non è la soluzione di tutti i problemi del Kosovo, ma una parte importante della soluzione. Questo vuol dire che ai kosovari si deve dire – se volete l’indipendenza la dovete meritare, ci vuole un processo trasparente, vogliamo vedere un Kosovo che è economicamente stabile e con una democrazia sana che rispetta i diritti di tutti cittadini dentro i suoi confini… …Non credo che questa questione si possa trascinare all’infinito. Semplicemente, molti kosovari dopo tutto quello che hanno passato, non l’accetterebbero.

(traduzione di Olsi Sulejmani)


LA LETTERA APERTA DEI LEADER POLITICI DEL KOSOVO

I leader politici del Kosovo hanno indirizzato una lettera pubblica ai cittadini in relazione alle vicende del 17, 18 marzo. “Le recenti vicende hanno dimostrato quanto danno può essere causato al Kosova quando siamo divisi dall’odio e della paura”, si dice in questa lettera, scritta dal segretario del Partito Democratico, Hashim Thaçi e sottoscritta dagli altri leader, come, il Presidente Rugova, il Primo Ministro Rexhepi, il Presidente dell’Assemblea Daci, il comandante del TMK, Agim Çeku, il leader dell’AAK Ramush Haradinaj, il leader del PREK Bujar Bukoshi, e gli altri rappresentanti delle minoranze ad esclusione della minoranza serba (che ricordiamo boicotta le istituzioni ormai da diversi mesi). In questa lettera tra le altre cose si scrive che la violenza non è una soluzione dei problemi. Un Kosovo emancipato può costruirsi solo se avremo la pace, l’ordine pubblico, la stabilità, il rispetto e la tolleranza gli uni verso gli altri. Nella lettera si accenna ad una specie di contratto di compromesso tra gli albanesi e i serbi, tra i leader politici e i cittadini del Kosovo e tra i leader religiosi e i cittadini del Kosovo per lavorare insieme nella costruzione del futuro democratico del Kosovo. Offrendo la sottoscrizione di un contratto tra gli albanesi e i serbi, i leader si appellano al rispetto reciproco e chiedono che nessuna delle parti sia preda degli estremisti e che si lavori invece insieme per un futuro democratico. Lo stesso appello a sottoscrivere il contratto viene rivolto anche ai leader politici e ai cittadini del Kossovo, invitando leader politici, albanesi e serbi e quelli delle altre comunità minoritarie a lavorare insieme per costruire un Kossovo migliore. Tutti ci dobbiamo impegnare affinché le istituzioni siano rispettate e governino in maniera costruttiva per tutti i cittadini del Kosovo. Nell’appello per un contratto tra i leader spirituali e i cittadini del Kosovo si scrive che le istituzioni religiose musulmane, cattoliche e ortodosse devono predicare la tolleranza e il rispetto tra le religioni e nei confronti dei fedeli che in loro credono. I cittadini del Kosovo mai non danneggeranno mai più case, moschee o chiese, promettono i leader kosovari. Solo lavorando insieme, si dice nella lettera, e imparando a credere nel prossimo noi faremo del Kosovo un paese nel quale vogliamo veramente creare e vivere con le nostre famiglie, e nel quale creeremo un futuro comune per i nostri figli e per le generazioni future. I cittadini del Kosovo necessitano di unità e pacificazione, si scrive nella lettera. Riferendosi invece alle ultime tensioni, si scrive che ci sono stati grandi perdite, comprese anche le morti di cittadini del Kosovo, albanesi e serbi, e poi, continua la lettera, come conseguenza di questi disordini ci sono stati cittadini serbi che si sono allontanati dalle loro case, che in seguito sono state bruciate, compresi anche diversi luoghi di culto. Nessuno ha vinto, il Kosovo ha subito un danno valutano i leader. Tutti dobbiamo comprendere, continua la lettera, che la violenza non aiuterà il Kosovo, e che essa porta solo verso la distruzione e la povertà. La mancanza di ordine distrugge la vita dei cittadini e danneggia le possibilità di una vita migliore. Noi possiamo costruire un Kosovo più prospero solo se avremo la pace, l’ordine, la quiete e la stabilità e questa pace la possiamo costruire solo se avremmo rispetto e tolleranza verso il prossimo, si esprime la leadership kosovara, la quale si appella ai cittadini facendo presente che questa leadership sta costruendo un Kosovo nuovo, nel quale vivranno tutti i kosovari che desiderano tornare e vivere: tutti compresi, siano essi albanesi, serbi, turchi, bosniaci, rom e ashkali. “Tutti sono benvenuti e non ci devono essere discriminati o privilegiati, ma tutti godranno pari diritti". Questa è la seconda volta che la leadership kosovara si rivolge con una lettera aperta ai cittadini. La prima fu scritta sempre da Thaçi ed esortava i cittadini espatriati del Kosovo a ritornare nelle loro case.

(a cura di Olsi Sulejmani)

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Data: 06-04-2004 Fonte: "Radio Free Europe"
Autore: AA. VV.





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