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"Relazioni speciali e tappeti rossi"

Data: 07-04-2001 Fonte: AIM, "Dani"
Autore: Autori vari

NOTIZIE EST #426 - BOSNIA
7 aprile 2001


RELAZIONI SPECIALI E TAPPETI ROSSI

[Seguono due articoli relativi alla firma dell'accordo sulle relazioni speciali tra Jugoslavia e Repubblica Serba di Bosnia, il primo dell'agenzia AIM e il secondo, un commento ironico, dal settimanale bosniaco "Dani"]


LE RELAZIONI SPECIALI FRA JUGOSLAVIA E RS: UNA CORNICE SENZA QUADRO
(di Branko Peric - AIM Banja Luka, 6 marzo 2001)


L'Accordo sulle relazioni speciali e parallele fra la Repubblica Federale di Jugoslavia (SRJ) e la Repubblica Serba (RS) (firmato a Banja Luka il 5 marzo), è stato chiamato in un giornale serio mentre era ancora in bozza 'una cornice per il quadro'. Quelli che lo interpreteranno dopo la sua sottoscrizione, probabilmente non avranno nulla da aggiungere a questa definizione.

La sostanza dell'accordo consiste nella definizione dei suoi obiettivi. Essi sono, secondo i creatori dell'Accordo, 'lo sviluppo delle collaborazioni delle forme instituzionali e altre forme di collaborazione nell'ambito delle condizioni politiche generali ed economiche, nel rispetto degli interessi particolari, e con lo sviluppo di una collaborazione trasparente delle istituzioni esecutive, legislative ed altre' (articolo 1.).

Con l'articolo 2 è stato previsto che i partecipanti svilupperanno particolarmente la collaborazione nell'ambito dell'economia, della progettazione, della legislatura, della privatizzazione e della denazionalizzazione, della scienza e tecnologia, della istruzione, della cultura e dello sport, della sanità e della politica sociale, del turismo e della protezione dell'ambiente, della informazione, della protezione delle libertà e dei diritti dei cittadini in armonia con gli standard più alti, riconosciuti internazionalmente, della repressione della criminalità e della difesa. Le altre clausole si riferiscono alla tecnica di esecuzione dell'Accordo.

Con soli undici articoli, tra i quali soltanto due regolano gli obiettivi della conclusione, l'accordo rappresenta prima di tutto una cornice politico-diplomatica dentro la quale bisognerebbe comporre il mosaico dei desideri politici. Come si procederà in ciò? Per ora difficile prevederlo.

Il primo ministro della RS, Mladen Ivanic, lo stesso giorno ha messo in luce che esistono 52 problemi che bisogna risolvere basandosi sull'Accordo firmato. Fra i primi, secondo le sue parole, si troverà il problema della privatizzazione delle ditte e delle banche della Jugoslavia e dei rapporti relativi alle risorse elettriche, specialmente la costruzione del condotto Ugljevik-Raca-Sremska Mitrovica. Intanto, per ogni prossimo passo sarà necessario formare un'annesso particolare, alla formulazione del quale partecipi anche l'Ufficio dell'Alto rappresentante per la BiH [Bosnia-Erzegovina] (OHR). Il grado di comprensione che l'OHR avrà per gli scopi e i desideri dei firmatari, dipenderà da molti fattori. Uno di essi è, senz'altro, il clima politico nella BiH e il grado di accordo dei fattori politici rilevanti a livello dei suoi organi comuni. Un tale grado di comprensione nella BiH per adesso non c'è.

Alla firma dell'Accordo non ha partecipato nessuno degli alti ufficiali della BiH provenienti dalle file del popolo bosgnacco e croato. Il ministro degli affari esteri della BiH Zlatko Lagumdzija ha richesto il posticipo della firma per impegni familiari, legati alla celebrazione della festa religiosa Bajram, che si potrebbbe definire un argomento insolito nelle relazioni internazionali. Se a cio' si aggiunge l'annuncio del Partito per la BiH, il quale è membro della governativa Alleanza per i cambiamenti nella Federazione BiH, secondo cui il tribunale Costituzionale chiederà l'annullamento dell'Accordo, è difficile credere che l'Accordo firmato riuscirà ad andare più lontano delle sue clausole di principio.

I sospetti e le sfiduce sull'asse Banja Luka-Sarajevo metteranno l'Ufficio dell'Alto rappesentante nell' ingrata posizione dell'arbitro, il quale dovrà spiegare agli uni perché ha permesso la sottoscrizione dell'Accordo e perché ha partecipato all'armonizzazione dei punti di vista per la sua bozza, e agli altri che devono capire la sensibilità dei primi quando è in qustione anche la più semplice collaborazione con la Jugoslavia. L'avvicinamento di punti di vista alcune volte diatremalmente opposti e l'instaurazione di un equilibrio fra la necessità di un'integrazione regionale e le frustrazioni politiche interne non sarà per niente un lavoro facile.

L'Accordo potrebbe portare un turbamento aggiuntivo anche nelle relazioni politiche all'interno della RS. Nei circoli dei deputati dei partiti politici della Federazione BiH, l'Accordo non ha incontrato critiche e contestazioni. I membri bosgnacchi della Comisssione costituzionale dell'Assemblea popolare RS, Sulejman Tihic, Remzija Kadric e Senija Bubic hanno già chiesto all'alto rappresentante per la BiH di annullare l'Accordo, considerando che esso minaccia gli interessi vitali e i diritti del popolo bosgnacco.

Nonostante le complicazioni che vi hanno fatto seguito, l'Accordo firmato ha avuto un significato simbolico per i cittadini della RS. La RS dopo cinque anni dall'accordo di Dayton ha realizzato il diritto che le è stato riconosciuto dall'Accordo di pace, e per la prima volta in visita a Banja Luka è venuto un presidente della FRJ. Lo si poteva vedere dall'atmosfera che c'era sulle strade di Banja Luka durante la sua firma. Quelli che hanno seguito l'arrivo di Kostunica affermano che lo spettaccolo dall'aeroporto Mahovljani a Banja Luka si poteva paragonare con le accoglienze che un tempo si preparavano per Tito. Lo si poteva concludere infine anche dalle reazioni dei partiti politici nella RS, i quali per la prima volta sono d'accordo nella valutazione che la sottoscrizione dell'Accordo sia un avvenimento importante per i cittadini della RS, della Jugoslavia e della BiH.

Kostunica ha tratto il profitto più alto da Banja Luka. Nelle sue dichiarazioni non c'è stata né euforia politica né trionfo. Con una retorica ragionevole ha sottolineato l'importanza del collegamento con i vicini, esprimendo la totale comprensione per l'osservazione di Lagumdzija e per le proteste che potrebbero verificarsi. Egli ha detto: "Siamo stati attenti nel non creare qualcosa che potesse essere controverso e abbiamo fatto sapere chiaramente che rispettiamo la sovranità, l'integrità territoriale e l'indipendenza politica della BiH". Di passaggio, Lagumdzija ha rilevato che i rapporti diplomatici fra la FRJ e la BiH sono stati stabiliti il giorno della festa religiosa ortodossa Bogojavljenje (Epifania, N. d. T.) e che gli incaricati d'affari sono stati scambiati il giono della festa religosa Sretenije, e che non è sempre possibile rispettare molte feste religiose sui nostri territori.

L'opinione pubblica e i firmatari aspettano con impazienza le reazioni degli ufficiali internazionali. Per adesso arrivano reazioni moderate, nelle quali non si tralascia di fare intendere che le relazioni previste dall'Accordo debbano essere trasparenti e che debbano prendere in considerazione l'indipendenza della BiH. L'alto rappresentante per la BiH Volfgang Petritsch, che ha partecipato personalmente all'armonizzazione dei punti di vista riguardo il proggetto dell'Accordo, ha fatto sapere che "non ci sono i motivi di preoccupazione che l'Accordo possa portare a nuove divisioni territoriali". Se questo sarà sufficiente per placare i timori che sulla scena sia nuovamente comparso "l'egemonismo della grande serbità" (Mesic!), che vengano minacciati gli interessi vitali dei bosgnacchi (Tihic) e che siano stati minacciati i diritti esclusivi dello stato della BiH (Silajdzic), resta ancora da vedere.


RELAZIONI SPECIALI RS-JUGOSLAVIA: TITO A BANJA LUKA
(di Zeljko Cvijanovic - "Dani" [Sarajevo], 9 marzo 2001)


E' rimasto ignoto cosa i vertici della Repubblica Serba (RS), lunedì a Banja Luka, abbiano regalato al presidente jugoslavo Vojislav Kostunica come ricordo, il giorno in cui sono state firmate le relazioni speciali tra la RS e la Jugoslavia. Se fossero stati in grado di origliare i suoi desideri segreti, sicuramente gli avrebbero prestato per alcuni giorni la testa di Mirko Sarovic, presidente della RS. Per portarla un po' e, dopo essersi ben riposato, restituirla. Perché? Perché Kostunica, tormentato da mesi, non sa cosa fare con la guerriglia albanese al sud della Serbia, che quasi ogni giorno gli manda un poliziotto serbo ucciso, un soldato serbo morto o un cittadino rapito. Naturalmente Kostunica sa in che modo gli Stati uniti o qualsiasi altro stato dell'Europa occidentale avrebbe risolto un problema simile, e naturalmente sa che attorno a sé ha abbastanza serbi bellicosi che lo mettono in guardia di ciò, mostrandogli come dopo il suo predecessore Slobodan Milosevic non siano rimasti molti soldi, ma se qualcosa è rimasto si tratta di munizioni a sufficienza per il sud della Serbia. Ma Kostunica sa un'altra cosa: che Milosevic per un lungo periodo ha esaurito tutte le cartucce serbe e che la Serbia per un certo periodo non riceverà alcun sostegno morale e politico per un intervento armato dello stato al sud. Così stanno le cose.

I giovani pionieri sono risorti a Banja Luka. Ma l'attuale portatore della testa di Mirko Sarovic, ovviamente nei limiti del suo mandato, non la pensa così. Questo ex funzionario locale del Partito comunista - Movimento per la Jugoslavia - l'équipe che nella prima metà degli anni novanta cercò di compensare l'improvvisa scomparsa del muro di Berlino con quello cinese - ha resuscitato lunedì a Banja Luka il culto di Josip Broz, lievemente colorito con la versione post sovietica del nazionalismo e del culto ortodosso.

Dunque Kostunica, che per la prima volta come presidente della RFJ è stato lunedì a Banja Luka per la firma dell'Accordo sulle relazioni speciali fra la RS e la RFJ, dopo l'uscita dal suo Boeing, all'aeroporto di Mahovljani, per prima cosa è stato accolto con il sale e con il pane dai pionieri più giovani vestiti con gli abiti tradizionali; poi è stato suonato l'inno jugoslavo "Hej Sloveni" ("Ehi Slavi") e quello serbo "Boze pravde" ("Verità divine"); poi il cigolare commuovente del "Mars na Drinu", e Kostunica e Sarovic, ognuno ancora con la propria testa sulle spalle, hanno passato in rassegna della guardia d'onore dell'esercito della RS; poi hanno pronunciato "Pomaze Bog junaci" ("Dio aiuta gli eroi") e gli eroi hanno risposto all'unisono "Bog ti pomog'o!" ("Dio ti ha aiutato"); poi il traffico è stato bloccato per venti chilometri fino a Banja Luka; poi il popolo si è radunato spontaneamente davanti alla corte di Ban; a dire il vero uno o due giorni prima con manifesti non firmati il popolo era stato invitato ad ingrandire la festa con la propria carne e con la propria voce; poi hanno esclamato: "Vojo, maistore!", "Vojo, Srbine!", "Srbija, Srbija!" (Vojo è l'abbreviazione del nome Voijslav, N.d. T.); poi una bionda alta ha rotto il cordone dei poliziotti e ha baciato Vojo secondo l'usanza (come mai questa impresa non capita mai ad una mora tozza?); poi ha stretto la mano ai cittadini; poi i suonatori di una banda di Vranje, belli come quelli di Kusturica, hanno soffiato nelle trombe. Il tapetto rosso per Vojo, sul quale (il tappeto) non c'era il nome dello sponsor, questo posto comune ai protocolli dei comunisti guariti da tutte le malattie tranne da quella più grave - la megalomania, era implicito, perché Kostunica portasse ancora la testa di Vojo, e Mirko quella di Sarovic.

Un accordo non speciale fatto in modo speciale. Sono entrati nella castello di Ban e si sono staccati da tutti quelli dai quali dovevano separarsi, e il resto della giornata piovosa, che era fatto per sognare, l'hanno passato in una leggera conversazione sul tema: fin dove arrivano le frontiere serbe? Difficile da credere: solo uno di loro due portava la testa di Mirko Sarovic. Dunque: sono entrati e hanno firmato l'accordo sulle relazioni speciali, qualcosa che con cuore leggero tra di loro avrebbero potuto firmare la Jugoslavia e l'Albania oppure la Repubblica serba e la Bosanska Krupa. Dopo, Sarovic ha detto: "Sono fiero di trovarmi in questo momento storico al vertice della RS". Sebbene fiero anche lui, Kostunica ha dovuto in un certo modo salvare la situazione, e così ha valutato l'accordo come un atto di unione nazionale, ma anche come qualcosa che non minaccia l'identità territoriale della BiH. A dire il vero, ha mentito di più nella prima parte della frase che nella seconda. Perché l'accordo sulle relazioni speciali, alla cui formazione hanno perlopiù partecipato Kostunica e Wolfgang Petritsch, è molto meno speciale dell'accordo sui rapporti diplomatici tra la BiH e Jugoslavia. In undici punti dell'accordo, con il sintagma " in modo completamente trasparente" (nuovo mantra bosniaco, che significa - "senza rimestare nel torbido"), si nomina di tutto - dalle risorse naturali, alla legislazione, alla privatizzazione e alla denazionalizzazione, passando per la scienza e la tecnologia, la difesa, l'istruzione, la cultura e lo sport, fino alla sanità e alla politica sociale, al turismo e alla difesa della natura, all'informazione, alla protezione delle libertà e dei diritti dei cittadini, e poi alla repressione della criminalità. Ma di cose palpabili non se ne trovano assolutamente: neanche la storia, annunciata, sulla doppia cittadinanza (bosniaco-jugoslava) per i cittadini della RS che lo desiderino. (Petritsch ha tolto questo punto dall'accordo e ha lasciato che di ciò ne discutessero FRJ e BiH). In breve, l'Accordo sulle relazioni speciali non ha dato risposte neanche alla seguente domanda, ovvero se gli automobilisti della RS dovranno ancora pagare dieci marchi ai caselli dell'autostrada per Belgrado, mentre i nostrani pagano dieci dinari (trenta volte meno).

Naturalmente ci si chiede perché allora tutta quella festa, i tappeti rossi, "Vojo majstore" e simili. La risposta è: proprio per quello! Perché il popolo non legge gli accordi ma guarda la televisione e alla televisione tutto sembrava in questo modo: il presidente della Serbia terreste (Kostunica) acende, sul tappeto rosso, fino al presidente della Serbia celeste (Sarovic), accompagnato dalle esclamazioni del popolo che non legge gli accordi.

La RS sta andando verso la Serbia? I Serbi da entrambe le sponde della Drina stanno cercando di entrare in una fase di cooperazione con gli stranieri: in Serbia si trattengono dall'attacco sugli albanesi armati, cercando di consegnare Milosevic all'Aja, ma allo stesso tempo di farlo rimanere anche a casa, così potranno prendere dei soldi, nel tentativo di diventare il farovito balcanico della communità internazionale. Dall'altra parte, nella RS, ancora per i soldi e il sostegno, sono pronti anche a sostenere l'Alleanza per i cambiamenti (la coalizione che attualmente guida il governo della BiH, N.d. T.), sperando che ciò duri poco e che non faccia tanto male. Anche loro collaborerebbero con l'Aja, ma sarebbe meglio che l'Aja prima faccesse qualche giro a Sarajevo e Mostar. Anche se stanno zitti, nelle tasche tengono le dita incrociate per Ante Jelavic, e lo farebbero anche gli altri se solo non chiedesse la terza entità che potrebbe, se George Bush grazie a qualche miracolo rispondesse alla lettera di Jelavic, includere anche una percentuale di quel 49% che appartiene alla RS. Alla fine creano un accordo ingenuo sulle relazioni speciali, che poi Petritsch cancella per farne uno ancora più ingenuo, e loro sono rimasti ancora zitti. E cosa fare allora, quando arriva Kostunica, se non lagnarsi con lui facendo uscire tutto a fiotti, e poi fare una manifestazione folclorica sul tema: come sembrerebbe tutto se "noi fossimo diventati lo stato". Sembrerebbe uguale a come era lunedì a Banja Luka ma soltanto per un giorno.

Ecco perché alcuni serbi si sono infiammati riguardo l'accordo, ma rimane la domanda perché si sono infiammati i bosgnacchi, i quali (il Partito per la BiH e l'SDA) hanno deciso di trascinare quel foglio insignificante davanti al Tribunale costituzionale sebbene, come Federazione BiH, abbiano lo stesso accordo con la Croazia già da tre anni. Alla fine, perché si cono infiammati gli stranieri, i quali, nonostante abbiano partecipato alla creazione dell'accordo, hanno deciso di non partecipare alla ceremonia a Banja Luka. La ragione di tale tensione non è il valore funzionale dell'Accordo, ma quella simbolica, alla quale si sono appigliati tutti. I bosgnacchi hanno giustificato la loro resistenza con il fatto che non hanno partecipato alla sua creazione, benché neanche i Serbi abbino partecipato alla creazione di quello fra la Federazione e la Croazia. La loro resistenza, però - che Izetbegovic definisce con la tesi che per un' integra BiH è "necessaria una Croazia democratica e una Serbia debole" - è motivata dalla paura che la comunità internazionale possa, dopo Milosevic, rafforzare il ruolo di Belgrado nei Balcani. Ciò, temono a Sarajevo, potrebbe rendere più forte la RS che è stata coscientemente indebolita per cinque anni, e potrebbe di nuovo indirizzare le sue speranze verso Belgrado. Per non mentire tra di noi, in ciò sperano anche quelli che intorno a Sarovic porgevano il tappeto rosso ai piedi di Kostunica, il protettore democratico di tutti i Serbi del mondo.

Rottura della cucitura della SDS. Gli stranieri si sono di nuovo trattenuti dal sostegno pubblico all'Accordo, poiché hanno desiderato che quell'evento passasse il più possibile inosservato nel momento in cui la loro visione della BiH unita si è trovata nella crisi più grande dall'accordo di Dayton fin adesso. Ma quello che sa Kostunica, Sarovic non lo sa: che la BiH è nello stesso pachetto con il quale la Serbia si avvicinerà ai cuori stranieri e alle loro tasche, e nel quale si trovano Milosevic con la sua l'Aja e gli Albanesi con la prova di moderazione di Kostunica. Per questo Sarovic presto rimarrà deluso quando vedrà che la RS non è sulla lista delle priorità di Belgrado e per questo nel governo della RS ci sarà un'altra perturbazione quando risulterà che Sarovic non può prendersela con Kostunica, ma lo può fare con Mladen Ivanic, il quale ha capito il gioco e si è deciso per la strategia: loda Kostunica, ma vivi con (Thomas) Miller.

(Traduzioni di Ivana Telebak e Luka Zanoni)


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Data: 07-04-2001 Fonte: AIM, "Dani"
Autore: Autori vari





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