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"L'oleodotto che non da' fastidio a nessuno"

Data: 08-12-2001 Fonte: AIM
Autore: Ibrahim Rexhepi

NOTIZIE EST #505 - KOSOVO
8 dicembre 2001


L'OLEODOTTO CHE NON DA' FASTIDIO A NESSUNO
di Ibrahim Rexhepi – (AIM Pristina, 30 novembre 2001)

I quindici tubi di plastica che si sviluppano per una lunghezza di 12 km nelle vicinanze del punto di frontiera a Kula, rappresentano il primo "oleodotto" costruito tra il Kosovo e il Montenegro. Non si tratta di un investimento pianificato o realizzato nell'ottica di un incremento della collaborazione economica nella regione. Si tratta invece di parte delle ottime collaborazioni tra i contrabbandieri di petrolio, che hanno trovato il modo migliore per contrabbandarlo.

I tubi iniziano da qualche parte in un luogo di frontiera e terminano nei villaggi ai piedi della montagna, per l'esattezza nel villaggio kosovaro di Jablanica. I tubi si agganciano alle cisterne, e terminano in un'altra cisterna, cioè la cisterna dell'acquirente kosovaro. Si è trattato della più grande sfida che i trafficanti di petrolio hanno lanciato agli ufficiali locali ed internazionali in Kosovo, ai soldati della KFOR, alla polizia dell'UNMIK, ai servizi doganali del Kosovo e ad altri ufficiali di finanza. "Non si tratta di un crimine. Si tratta semplicemente di un'evasione fiscale" ha dichiarato a sangue freddo il portavoce della polizia di UNMIK Derek Chapell, che richiede che la finanza e la polizia siano efficaci nell'inseguire ed impedire il contrabbando.

Il passaggio attraverso il punto di controllo della KFOR italiana e attraverso il valico di frontiera, che è controllato dai servizi di polizia di Kosovo e dalla polizia dell'UNMIK, sembra essere molto facile. Gli abitanti dei villaggi vicini avvertono della presenza di persone che utilizzano l'"oleodotto". "Là dove finisce la zona neutrale si possono trovare cisterne piene di carburante e un litro di benzina si vende a 80 pfening (800 lire). La gente viene qua, riempie i serbatoi e scende verso Pec. Questo tipo di lavoro lo possono fare indisturbatamente più volte nel corso della giornata," dicono gli abitanti e aggiungono: "quella è gente pericolosa".

Da queste parti si fa contrabbando anche con cavalli ed asini. Attraverso la "frontiera" passa molto facilmente il contrabbando di sigarette e di tutta l'altra merce per cui è necessario pagare imposte. La polizia dell'UNMIK non si è stupita della scoperta dei tubi, ovvero dell'"oleodotto". "Già dallo scorso anno siamo a conoscenza dei tubi. Tuttavia non ci è noto come mai nessuno degli ufficiali comunali abbia reagito", afferma Jurij Sacenko della polizia dell'UNMIK di Pec. Il consigliere per le infrazioni doganali signor Bashkim Stavileci sottolinea che dall'inizio di quest'anno in Kosovo sono stati scoperti 736 casi di malversazioni da parte di importatori che hanno eluso i controlli di frontiera. "Di questa cifra, in 72 casi si tratta di importazione dei derivati del petrolio, per questo si sono condotte delle procedure nel settore delle violazioni presso i servizi doganali" afferma Stavileci. Dalle contravvenzioni applicate sono stati incassati 112.200 marchi tedeschi ed è stata confiscata merce per un valore di 672.500 DM. A proposito del fenomeno del contrabbando della benzina mediante l'installazione di tubi, Stavileci afferma che questo problema era attuale già nei mesi di aprile e maggio di quest'anno.

"Tuttavia i doganieri sono competenti solo per la merce che giunge nel posto di frontiera, mentre la restante parte di linea di frontiera rimane di competenza dei servizi di polizia kosovari e della polizia dell'UNMIK", ha spiegato Stavileci. Al terminale della dogana di Pec "riposano" circa 50 automobili varie che hanno passato il punto di frontiera a Kula. Da nessuna parte si può vedere dove sia parcheggiata una qualche cisterna con il carburante. "Anche noi abbiamo sentito di questi tubi", dice il capo del terminale signor Hajdaraj. Spiegando che hanno immediatamente informato la polizia dell'UNMIK che, si dice, ha smentito questa informazione. "Ogni giorno si registrano da due a tre violazioni doganali, principalmente legate al contrabbando di birra", sostiene il capo della dogana di Pec. La KFOR finora non ha fornito informazioni sui 15 tubi neri lunghi 7 km, visibili chiaramente dalla strada della zona neutrale. Però, nel Comitato per i derivati della nafta, un meccanismo che dovrebbe rilasciare le licenze e sorvegliare le organizzazioni di traffico dei derivati della nafta, hanno espresso preoccupazione per il contrabbando. "In Kosovo ci sono molte pompe di benzina. Ce ne sono quasi 2000, ma a noi ne basterebbe il 10%. L'alto numero ha favorito il contrabbando. Se ne approfittano i contrabbandieri e ci perde il budget del Kosovo", dichiara un ufficiale di questo Comitato. I suoi membri esprimono inoltre la convinzione che la polizia e i soldati della KFOR abbiano già tolto i tubi, tuttavia non sono sicuri che non possano essere rimessi. Il contrabbando dei derivati della nafta, secondo chi è a conoscenza di queste vicende, inizia già al porto di Bar. La benzina passa molto facilmente attraverso il Montenegro fino al Kosovo dove si trovano gli acquirenti finali. In Kosovo non esiste nemmeno un caso di arresto o di sanzione per il contrabbando di benzina. Esistono sole multe in denaro cui i contrabbandieri possono facilmente far fronte.

(traduzione di Ivana Telebak e Luka Zanoni)

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Data: 08-12-2001 Fonte: AIM
Autore: Ibrahim Rexhepi





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