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"Il "giorno dopo" visto dai Balcani"

Data: 17-09-2001 Fonte: fonti varie
Autore: Autori vari



NOTIZIE EST #470 (1) - BALCANI/USA
17 settembre 2001


IL "GIORNO DOPO" VISTO DAI BALCANI
a cura di Andrea Ferrario


I media balcanici hanno naturalmente dedicato ampissimo spazio alle notizie e ai commenti sugli attentati negli USA. In questo numero di "Notizie Est" riportiamo un'ampia rassegna, suddivisa in due puntate, sui commenti della stampa serba, macedone e bulgara che ci sono sembrati più emblematici dell'atteggiamento e delle preoccupazioni di questi paesi riguardo alle possibili conseguenze di tali attentati. La rassegna che riportiamo è preceduta da un riassunto delle dichiarazioni dei principali uomini politici balcanici, che consente di cogliere le differenti sfumature nelle posizioni dei relativi organi statali.

In generale, la condanna è stata unanime, come d'altronde era scontato. Non mancano tuttavia i distinguo, in particolare le critiche alla politica estera statunitense, nella quale alcuni commentatori vedono uno dei fattori che ha creato il contesto di coltura per tali attentati. Questo tipo di commento è comparso soprattutto sui giornali serbi, cosa che non meraviglia, visto che i bombardamenti NATO sul paese sono avvenuti solo due anni fa - meno scontato è invece il fatto che tale tipo di osservazioni compaia insistentemente anche sulla stampa bulgara. L'altro aspetto delicato è stato quello della "lotta al terrorismo" islamico, che, nella situazione balcanica odierna, poteva dare spazio a riferimenti ai gruppi armati albanesi in Kosovo, Serbia e Macedonia. In Serbia vi sono stati accenni a stabilire un nesso tra il terrorismo islamico che, secondo i primi indizi ancora da verificare, avrebbe colpito negli USA e i gruppi albanesi - tali accenni tuttavia sono stati presenti in misura limitata e con toni moderati. In Macedonia, invece, si è trattato di uno dei temi centrali dei vari commenti e vi è stata un'aperta rivendicazione del diritto di "difendersi militarmente" contro i "terroristi" e il convincimento che ora vi sarà una maggiore comprensione per la situazione dei macedoni, "oggetto di un'aggressione terroristica" come gli USA.

Riguardo alle conseguenze degli attentati per i Balcani, è stata espressa in particolare preoccupazione per una possibile svolta isolazionista degli USA, o comunque per un suo disimpegno dai Balcani (di cui si parlava già prima degli attentati) a fronte di un maggiore impegno in aree come il Medio Oriente. Inoltre, i giornali hanno formulato il timore che il probabile peggioramento della situazione economica mondiale possa avere conseguenze particolarmente gravi sulle fragili economie balcaniche. Tra l'altro, si è accennato con preoccupazione anche alle possibilità che gli aiuti finanziari e le conferenze dei donatori, come quella ipotizzata per la Macedonia, possano subire drastici ridimensionamenti.


LE DICHIARAZIONI UFFICIALI

TURCHIA: Il presidente Bulent Ecevit ha sottolineato che non bisogna collegare il terrorismo con il mondo islamico e giungere a conclusioni affrettate sugli attentati negli USA. "Sarebbe assolutamente ingiusto tentare di collegare il terrorismo con il mondo islamico", ha dichiarato Ecevit. "Esistono terroristi di ogni religione e setta del mondo".

GRECIA: Il premier greco Simitis ha affermato, in un telegramma di condoglianze inviato a Bush, che "l'attacco terroristico contro obiettivi americani rappresenta una nuova forma di guerra, che non dobbiamo accettare sotto nessuna forma". Il ministro degli esteri Papandreu ha definito gli attentati come un crimine contro la società democratica e l'umanità.

ROMANIA: Il presidente romeno Iliescu ha dichiarato che la Romania è pronta ad agire come un membro a pieno titolo della NATO nella lotta contro il terrorismo. Il premier Nastase, da parte sua, ha espresso la speranza che gli attacchi non rechino con sé tendenze destabilizzatrici e conseguenze negative per la pace e la stabilità nelle aree più sensibili del pianeta.

MACEDONIA: Il portavoce del governo, Antonio Milososki, ha affermato che Skopje condanna nella maniera più categorica "l'orribile atto terroristico", aggiungendo che "la Macedonia è testimone in prima persona di cosa sia il terrorismo". Il presidente Trajkovski, nel suo telegramma di condoglianze a Bush, ha scritto tra le altre cose che "se nemmeno gli Stati Uniti sono protetti dal terrorismo, vuol dire che nessuno può essere sicuro. Ciò dimostra più di ogni altra cosa la necessità di una decisa lotta contro il terrorismo al fine di sradicarlo e il fatto che coloro che proseguono le loro attività terroristiche sono semplicemente forze del demonio". Il Consiglio di sicurezza del paese, dopo essersi riunito, ha lanciato la proposta di creare un patto regionale balcanico per la lotta contro il terrorismo formato da Jugoslavia, Grecia, Bulgaria, Albania, Macedonia ed eventualmente Romania.

JUGOSLAVIA: Il presidente jugoslavo Kostunica, nel suo telegramma a Bush, ha scritto: "il mio paese, il mio popolo e l'intera area sono coscienti [della pericolosità del terrorismo] in conseguenza della propria amara esperienza", affermando inoltre che l'atteggiamento nei confronti del terrorismo dovrà cambiare. Il presidente montenegrino Djukanovic si è limitato a condannare "l'enorme tragedia". Il premier serbo Djindjic ha espresso il timore che gli eventi portino alcuni "paesi all'adozione di una forma di isolazionismo psicologico". Egli ha inoltre espresso la propria preferenza per una soluzione politica, rispetto a una di "sicurezza totale, che sarebbe semplicemente impossibile". Djindjic ha anche formulato il timore che "alcuni donatori possano avere ora difficoltà ad allocare alcuni fondi che desideravano mettere a disposizione della Jugoslavia". Il premier federale jugoslavo Dragisa Pesic ha affermato che l'atto terroristico senza precedenti conferma che il terrorismo è un problema globale e che la lotta contro di esso deve assolutamente essere condotta in ogni paese del mondo. L'ultranazionalista di destra Seselj ha affermato: "Non dico di essere felice della morte di innocenti, ma non posso dire che mi dispiace per l'attacco terroristico contro gli USA. Nessuno dimenticherà mai le migliaia di vittime causate tra i cittadini serbi durante i bombardamenti della NATO. Ora gli USA mietono quello che hanno seminato nel mondo".

KOSOVO: A Pristina si è svolta una manifestazione contro il terrorismo alla quale hanno partecipato decine di migliaia di persone. Alla dimostrazione, trasmessa in diretta dalla TV, hanno preso parte tutti i leader politici e religiosi locali, che hanno condannato unanimemente gli atti terroristici, sottolineando la particolare amicizia e riconoscenza del popolo kosovaro nei confronti di quello statunitense.

ALBANIA: Il presidente del parlamento albanese, Dokle, ha affermato che "tutti coloro che appoggiano il terrorismo devono ricevere una risposta adeguata non solo dagli USA, ma da tutto il mondo". Il capo della polizia di Tirana, Mema, ha affermato che "l'Albania ormai non è più un luogo di rifugio dei terroristi islamici", aggiungendo che la polizia albanese, in collaborazione con i servizi segreti albanesi e americani, ha distrutto la rete che gli islamisti cercavano di creare nel paese.

BULGARIA: Il premier Simeon Sakskoburggotski ha rilasciato una dichiarazione ambivalente, che ha suscitato molte polemiche: "Siamo molto lontani da tutto ciò, ma dobbiamo essere pronti a esprimere il nostro sdegno". Egli ha affermato inoltre che, in considerazione della lontananza degli eventi, non è necessario adottare misure particolari nel paese. Il parlamento ha approvato una mozione di condanna per le azioni terroristiche negli USA, nella quale, dopo alcune polemiche, è rimasta la formulazione secondo cui "gli Stati Uniti hanno un ruolo leader nello sviluppo della democrazia". Il ministro degli esteri Salomon Pasi ha affermato che la Bulgaria è a favore dell'applicazione dell'art. 5 del Patto Atlantico, secondo cui quando un paese membro viene attaccato tutti gli altri devono difenderlo, e che la stessa Bulgaria è vincolata a tale articolo. Egli ha precisato, insieme al ministro della difesa Svinarov, che la Bulgaria è pronta a mettere a disposizione nel giro di 24 ore i propri corridoi aerei e che è disponibile a prendere in considerazione l'impiego di suoi soldati in eventuali azioni armate di ritorsione.

(Fonte: "Mediapool.bg", 12 e 13 settembre 2001; "B92", 12 settembre 2001)


SERBIA: I COMMENTI DEI GIORNALI

**"Danas"**, dall'editoriale "Il giorno che ha cambiato tutto", del 13 settembre 2001: "[...] La lotta contro il terrorismo presuppone sempre l'eliminazione di potenti personaggi oscuri che, in diversi angoli del mondo, sono pronti e in grado di finanziare i propri obiettivi politici estremi, ma richiede molto di più di ciò. C'è bisogno di uno sviluppo più equilibrato del pianeta e una suddivisione più equa delle risorse, e questo - per la logica dei fatti - dipende più di ogni altra cosa dai paesi maggiormente sviluppati e più forti. La fine della guerra fredda e la cessazione del confronto ideologico est-ovest alla fine degli anni '80 hanno rilassato in grande misura i rapporti internazionali, ma il mondo, all'inizio del terzo millennio, rimane ancora lontano dall'armonia. La povertà e la miseria opprimono gran parte dell'umanità, alla quale per troppo tempo è stata rifilata la storia della necessità di fare sacrifici per un domani migliore. Contemporaneamente, i ricchi e i paesi sviluppati accumulano potere e influenza. La periferia del mondo vive tutto questo come egoismo dei potenti, diretto contro di essa. In questa zona di conflittualità riescono a ottenere successo diversi concetti estremi, tra i quali anche il terrorismo, che ha preso in modo così drastico come obiettivo gli USA, in quanto paese che ha comunque un'influenza decisiva sulla formazione del mondo contemporaneo. Questo mondo, evidentemente, deve essere accettabile per tutti, affinché possano sentirvisi sicuri anche coloro che oggi hanno l'ultima parola."

**"Danas"**, dal commento "Il macello globale", di Ivan Torov, 13 settembre 2001: "[...] Solo delle menti offuscate possono commentare la sofferenza di decine di migliaia di innocenti [...] con commenti laconici come 'se lo meritano' o 'qualcuno doveva dare una lezione all'America'. Ma tutto questo, come abbiamo visto, è successo. Sia nelle città palestinesi che nelle inchieste condotte per strada dalla TV Pink, nella quale l'entusiasmo per il fatto che l'America abbia subito un colpo così duro è stato maggiore della profondità e dell'entità delle tragedie umane. Nemmeno una così forte impressione per il fatto che siano stati sequestrati degli aerei civili, trasformandoli in kamikaze, in piccole bombe atomiche, che hanno colpito lo stesso cuore dello stato americano, il suo potere finanziario, militare e politico, nell'espansione incontrollata del capitalismo globale, può coprire, e tantomeno giustificare, questo crimine mostruoso compiuto contro delle persone. Ogni eccessiva sicurezza di se stessi - si è dimostrato - alla fine viene pagata cara. Anche quella dell'America, che nella sua ambizione di essere l'unico e intoccabile metro di giudizio per decidere cosa è terrorismo mondiale, e cosa invece "guerriglia", "rivolta" o "rivoluzione democratica", è evidente, ha decisamente esagerato. [...] Tutto quello che l'America ha perso in un giorno: le torri gemelle di Manhattan e gli aerei, la parte del Pentagono ancora in fiamme, le borse chiuse, le azioni e il valore della valuta locale in drastico calo, così come l'oro e il petrolio in crescita radicale, lo pagheranno per la maggior parte... altri. Anche quei popoli nel cui nome, a quanto si vuole far credere, è stato dato il via ala "distruzione interna" degli USA. Il capitale si riprenderà, il globalismo si rafforzerà, ma in compenso il pericolo che il "resto del mondo" affondi nel fango di debiti, povertà, miseria, fame e malattie ancora maggiore sarà incommensurabilmente maggiore. Soffriranno ancora persone comuni. Ieri e oggi a New York e a Washington, domani in Afghanistan, Iraq, Sudan, Israele, Palestina, in Africa, negli instabili Balcani, ovunque la plebe serve come mezzo per ogni tipo di manipolazione finanziaria, politica, militare, religiosa, di esercizio del potere e leaderistica, di portata locale o mondiale. Come moneta di resto... [...]"

**"Blic"**, dall'articolo-inchiesta intitolato "Un minore impegno degli USA in Kosmet e in Macedonia": "Predrag Simic, consigliere del presidente jugoslavo per la politica internazionale, ha espresso ieri a 'Blic' l'opinione che gli attacchi terroristici contro gli USA potrebbero 'avere per la Jugoslavia più conseguenze negative dal punto di vista economico che da quello politico. La caduta del valore del dollaro e la chiusura della borsa di New York fanno pensare che vi sia la possibilità di gravi turbamenti economici in Europa e nel mondo, che potranno colpire anche il nostro paese, soprattutto in questo momento di transizione in cui abbiamo bisogno di ottenere capitali freschi' ha spiegato Simic. Egli ha affermato che per la Jugoslavia ora la cosa più importante sarebbe che tutti i terroristi ricevessero la stessa risposta internazionale e che i paesi non vengano più suddivisi tra quelli che combattono contro il terrorismo e quelli che lo sostengono, nonché che i terroristi ottengano una risposta identica sia negli USA e in Europa che nel sud della Serbia, in Kosovo e in Macedonia. 'Dopo tutto quella che è accaduto ci attendiamo che una conseguenza indiretta sia quella di una diminuzione delle forze impegnate e una limitazione del ruolo degli USA in Kosovo e in Macedonia', ha affermato Simic. [...] Ognjen Pribicevic, osservatore politico, ha detto a 'Blic' che gli attacchi terroristici contro gli USA 'non avranno conseguenze dirette sugli sviluppi in Jugoslavia e in Kosovo. Il cambiamento della politica estera degli USA non sarà rapido. La risposta degli USA sarà in un primo tempo quella della vendetta nei confronti degli esecutori degli attacchi e solo successivamente quella di una revisione di alcuni aspetti della propria politica estera', ha detto Pribicevic. Egli ritiene che la conseguenza, sul piano internazionale, sarà che negli USA 'si rafforzerà la politica isolazionista, che ha già moltissimi sostenitori nel Partito Repubblicano. Gli USA abbandoneranno lentamente il ruolo di poliziotto mondiale che hanno avuto ai tempi di Clinton'. Egli ha aggiunto che anche la posizione degli USA nei confronti dei Balcani e dei paesi dell'ex Jugoslavia sarà isolazionista, poiché si rafforzeranno le correnti che sono favorevoli a un ritiro più rapido delle forze americane dalla regione. Secondo Slobodan Samardzic, consigliere del presidente jugoslavo, [...] è possibile che dalla nostra regione, in conseguenza dell'attuale situazione in America, venga ritirata parte delle truppe americane in Kosovo e Metohija e in Bosnia che fanno parte delle missioni NATO.

**"Blic"**, dall'intervista a Daniel Server, intitolata "Cambiamento delle priorità della politica americana" e pubblicata il 13 settembre 2001: " 'Gli attacchi terroristici a New York e a Washington avranno come conseguenza un cambiamento delle priorità della politica americana, e ciò si rifletterà in particolare sui Blacani, che d'altronde nemmeno ieri erano al vertice delle priorità del governo del presidente Bush"', ha dichiarato a 'Blic' Daniel Server, direttore dell'Iniziativa balcanica dell'Istituto per la Pace di Washington. [...] 'I problemi dei Balcani verranno ora messi nelle mani dell'Europa, che dovrà darsi più da fare, anche se non bisogna attendersi che gli USA si disinteresseranno completamente dai Balcani', ritiene Server. E' d'accordo con lui anche Clifford Beal, redattore della rivista militare britannica 'Jane's Defence Weekly', il quale ritiene che i Balcani scenderanno nella lista delle priorità americane, ma che ciò non significherà una loro scomparsa totale da tale lista. 'Gli americani si trovano in Macedonia, in Bosnia e in Kosovo e ci resteranno', ha detto Beal a 'Blic' ". [...]

**ULTIM'ORA - BALCANI/USA - KOSOVO: L'agenzia ITAR-TASS informa di un comunicato ricevuto dall'ufficio stampa di Ibrahim Rugova, nel quale quest'ultimo afferma di avere avuto informazione dalla Casa Bianca che la promessa di stanziare 800 milioni di dollari per la ricostruzione del Kosovo, fatta a suo tempo da Bush, non ha più valore dopo gli attacchi terroristici negli USA e verrà rivista (fonte: "Focusbg.com", 17 settembre 2001)**


MACEDONIA: I COMMENTI DEI GIORNALI

**"Dnevnik"**, dall'editoriale "L'attacco globale richiede una risposta globale", scritto dal direttore della testata, Branko Gerovski, e pubblicato il 13 settembre 2001: "[...] Ci troviamo di fronte alla verità spietata che non vi è salvezza da questo male, se all'attacco globale delle forze demoniche il mondo non darà una risposta globale, planetaria. [...] Sottolineiamo che proprio ora abbiamo bisogno di una tale risposta, basata innanzitutto sulla posizione chiara e incontrovertibile dell'intera comunità internazionale che il terrore e la violenza non sono, e non saranno mai per nessuno, dei mezzi consentiti, legittimi, per il conseguimento di obiettivi politici. Oggi [...] vi sono migliaia di mezzi per raggiungere degli obiettivi politici legittimi con una lotta politica che abbia il sostegno della comunità internazionale [...]. Quando invece i potenti decidono di scendere a patti con i terroristi e con i violenti, definendoli dei 'combattenti per i diritti umani' e dei 'ribelli', cercando di sfruttarli per i propri obiettivi politici, vengono siglati dei tragici patti con il diavolo. [...] Bisogna comprendere che l'unica risposta possibile e, per usare il vocabolario che è stato applicato nel caso macedone, 'commisurata' e 'proporzionale', agli attacchi terroristici è la dura vendetta, la repressione e la restituzione del colpo con tutte le forze disponibili, ovunque sul pianeta Terra. [...] Questi banditi comprendono solo il linguaggio della violenza e per questo bisogna rispondere loro con una spietata repressione. Sappiamo che ci sono dei 'filosofi' che diranno subito che in tal modo noi, cittadini amanti della libertà, diventeremo uguali ai terroristi. Idiozie! Non è così - il mondo civilizzato sa indirizzare legalmente l'obiettivo della sua risposta, misurandone la durezza e prendendosi eticamente carico del fardello di decidere la punizione del colpevole. Infine, la risposta deve essere planetaria. Non esiste una difesa nazionale dai fanatici. La difesa ha senso solo se sarà planetaria, sia quando viene attaccata l'America, sia quando, come avviene adesso, viene attaccata la Macedonia. [...] Putroppo, l'umanità non ha ancora le forze per dare una tale risposta. E' necessario sottolineare che di questo sono colpevoli le più influenti grandi potenze mondiali, gli Stati Uniti e i paesi europei. La missione demonica dei fanatici e degli assassini viene favorita dai doppi standard e dalla incoerenza di questi paesi. Ed ecco che siamo arrivati al punto di svolta, quando tale incoerenza viene pagata con migliaia di vittime. Le sconfitte dell'umanità nella guerra contro il male sono solo una conseguenza della sua mancanza di unità. La tragedia negli Stati Uniti è proprio una sconfitta di questo tipo. Che sia l'ultima e che i colpevoli vengano subito colpiti dalla punizione che si meritano. Che Dio salvi l'America e l'intera umanità da questo male".

**"Dnevnik"**, dal commento "Noi e le torre gemelle di New York", scritto da Nikola Popovski e pubblicato il 14 settembre 2001: "[...] Ora rimane aperta la domanda se l'America potrà continuare a mantenere il livello del suo coinvolgimento negli avvenimenti locali, regionali e generali del globo terrestre. Per trovare un esempio non dobbiamo nemmeno uscire dal nostro paese. Il grado di coinvolgimento degli USA nel nostro paese lo si può riscontrare dalla loro importante presenza politica, militare, diplomatica, economica e di altro tipo da noi. Non so se siamo coscienti del fatto che senza il consenso dell'America noi non possiamo siglare nemmeno un singolo accordo con qualsivoglia istituzione finanziaria mondiale, e da questo dipende per la maggior parte la nostra collaborazione economica con il mondo, o addirittura la nostra sopravvivenza economica. [...] Non è certo necessario spiegare che la nostra pace e la nostra sicurezza, cioè le nostre vite, dipendono direttamente dalla politica degli Stati Uniti nei nostri confronti e nei confronti della regione in cui viviamo. E' qualcosa che ci è perfettamente chiaro da lungo tempo. Sono loro, e il più delle volte loro da soli, che decidono se la Macedonia sarà in pace o in guerra. Naturalmente questo non è un nostro "privilegio" esclusivo - si trova ad affrontare una situazione uguale un enorme numero di stati del mondo, potenti, di media potenza, deboli e assolutamente deboli. [...] [Ma] noi abbiamo un motivo in più per essere preoccupati di quello che è successo e che dovrà ancora accadere in America dopo l'attacco militare contro di essa (il fatto che si tratti di un attacco militare, e non solo terroristico da parte di un aggressore finora ignoto, è stato formulato dai più alti politici degli USA). In particolare, la Macedonia si trova in una guerra nella quale il grado di coinvolgimento dell'America, in un modo o nell'altro, direttamente o attraverso la NATO, è enorme. E per rendere ancora più pesante la cosa, non solo siamo in guerra (a differenza dell'America, noi abbiamo un nemico e aggressore noto), ma siamo anche nel mezzo di molti gravi e difficili cambiamenti politici, e di un processo di pace difficile e teso, nel quale il ruolo chiave lo ha qualcun altro e cioè (come è scontato) proprio l'America. [...] In altre parole, l'America riuscirà a mantenere l'intensità della propria presenza regionale nei Balcani e in Macedonia? Riuscirà a dedicare un'attenzione particolare alle fasi conclusive del processo di pace in Macedonia? Questo stato [gli Stati Uniti], ormai fortemente scosso dal proprio interno, riuscirà a continuare a seguire quotidianamente chi ha sparato e dove, e chi ha distrutto qualche casa in Macedonia, chi ha formato qualche formazione paramilitare rurale e chi ha bloccato degli autobus, o rapito delle persone? [...] Alcune delle risposte [a queste domande] le otterremo subito, mentre per altre dovremo attendere più tempo e dovremo analizzare attentamente quello che accade. [...] Ora non dobbiamo essere eccessivamente sicuri di noi stessi e pensare che il possibile reclinarsi dell'America su se stessa possa apportare qualche vantaggio del tipo di quelli che esistevano ai tempi del mondo bipolare. Il cambiamento, forse anche questa volta radicale, dell'attuale ordine mondiale, nonostante quello attuale non sia stato ancora costruito fino in fondo, ci farà sicuramente cadere in nuove avventure e problemi del tipo di quelli che ci siamo trovati ad affrontare quando si è disgregato il mondo bipolare. Se alcuni hanno sofferto di tale disgregazione, noi siamo tra quelli che ne hanno sofferto di più. Ora dobbiamo essere molto prudenti affinché ciò non ci accada per la seconda volta in un decennio".

**"Nova Makedonija"** (quotidiano controllato dalla VMRO-DPMNE), dall'articolo "Il mondo è scosso", di Ljube Profiloski, pubblicato il 12 settembre 2001: "La politica internazionale globale dovrà essere costruita sulla ferrea decisione strategica che non vi possono essere trattative con i terroristi. I loro movimenti e le loro attività dovranno essere annientati fin dall'inizio, perché l'indecisione nei loro confronti aumenterà la loro fiducia nel conseguimento dei propri obiettivi mostruosi. Un esempio eloquente di tutto questo è l'attuale situazione nella Repubblica di Macedonia, nella quale i tentativi di alcuni stati occidentali di presentare i terroristi albanesi come combattenti per i diritti umani ha dato a questi ultimi ormai da sette mesi mano libera per seminare un terrore mai visto sulla popolazione macedone. La differenza tra l'atto terroristico compiuto ieri contro gli USA e gli attacchi terroristici dei terroristi albanesi contro i villaggi macedoni nella parte nord-occidentale dello stato sta solo nella portata e nella potenza della loro azione, da una parte e, dall'altra, nell'estensione e nella durata delle azioni terroristiche contro la Macedonia. Anche qui sono state bruciate fino alle fondamenta molte case macedoni, sono stati massacrati e orrendamente uccisi moltissimi poliziotti, soldati e civili. Il terrorismo è ugualmente pericoloso dovunque si manifesti. Questo, da ieri, sarà sicuramente molto più chiaro a tutti coloro che in qualche modo sono coinvolti nella risoluzione della crisi terroristica anche in Macedonia".

**"Nova Makedonija"**, dal commento di Trajko Mircevski, pubblicato il 13 settembre 2001: "Proprio per il loro doppio standard, gli Stati Uniti hanno guardato in modo completamente diverso ai sostenitori di Bin Laden, mentre i terroristi non venivano chiamati con il loro vero nome quando lottavano dietro il paravento di presunti diritti umani in Kosovo e in Macedonia. L'esempio più recente è quello del signor Peter Feith [inviato della NATO in Macedonia - N.d.T.] che si è preso il diritto di mettere in guardia il governo macedone per la presunta presenza di gruppi civili armati, noti come "leoni". [...] Questa non è la prima, e forse nemmeno l'ultima volta, che l'Occidente accusa coloro che difendono il proprio territorio, proclamando allo stesso tempo i terroristi "combattenti per la libertà". E' ormai ora di finirla con i doppi standard e di definire con il loro vero nome il terrorismo e i terroristi, indipendentemente da dove si manifestino. Senza di ciò non ci potrà essere una lotta mondiale contro il terrorismo, della quale tutti sono a favore".

**"Utrinski Vesnik"** (quotidiano vicino alla SDSM), dall'articolo "I terroristi hanno superato l'immaginazione degli esperti", di Dimitar Culev, 14 settembre 2001: "[...] E' un segreto pubblico che parte delle organizzazioni terroristiche oggi ritenute molto influenti, sono parte di una strategia non elaborata fino in fondo dai servizi segreti occidentali al fine di provocare una devastazione dei tessuti dell'ex blocco socialista. Dai Talebani in Afghanistan, attraverso Osama Bin Laden, fino all'UCK in Kosovo, gli 'intelligence services' hanno creato una situazione di instabilità strettamente controllata, al fine di stabilire in qualche momento del futuro un'influenza politica ed economica su obiettivi apparentemente o realmente instabili. Il fatto che in un dato momento i local-patrioti e combattenti per la libertà citati sopra siano usciti fuori dal controllo nello stile dei 'desperados' è proprio il fattore su cui devono riflettere gli occidentali ai quali sta accadendo quello che sta accadendo. [...]"

**"Utrinski Vesnik"**, dall'articolo "Skopje nelle tenaglie del terrore", di Tomislav Kezarovski, 15 settembre 2001: "Lo shock che in questi giorni stanno vivendo gli USA e il mondo è di grandezza uguale alla tragicità dell'azione terroristica che la Macedonia si trova ad affrontare, come problema, ormai da mesi. Il fatto doloroso che sia stato perso un numero enorme di vite umane è un fattore che dimostra la mostruosità della mente terroristica. [...] Alla luce del recente evento apocalittico, si crea un contesto nuovo per tutto quanto accade qui da noi. Questo contesto esige che le forze di sicurezza della Macedonia, nel loro insieme, intraprendano una difesa più intensa. E' stato raggiunto, o deve essere raggiunto un consenso: dobiamo tutti contribuire, senza esitazioni, alla lotta contro questo male. [...]"


IL FANTASMA DI BIN LADEN TRA SKOPJE E SOFIA

In Macedonia e in Bulgaria sono comparsi quasi contemporaneamente, nel giro di due giorni, due "teoremi" con al centro Bin Laden, indicativi, a nostro parere, del fatto che vi sia chi vuole capitalizzare sulla situazione, come tra l'altro risulta chiaro dai materiali pubblicati sopra. In entrambi i casi tutto è basato su dichiarazioni anonime, su opinioni di esperti, su materiali esclusivi non mostrati e non verificabili.

Oggi il quotidiano macedone "Dnevnik", diventato ormai portavoce dei falchi di Skopje, ha pubblicato in prima pagina un articolo in cui si afferma che "l'UCK [Esercito di Liberazione Nazionale] ha contatti diretti con Bin Laden", in particolare attraverso le persone dei suoi comandanti Hoxha e Teli. Il quotidiano cita anche fonti anonime del ministero degli interni macedone secondo cui alle azioni terroristiche che hanno colpito New York e Washington avrebbe preso parte un islamista pakistano che in precedenza aveva soggiornato in Macedonia e che si sarebbe addestrato in Albania. A sostegno delle sue tesi sui contatti tra UCK e Bin Laden "Dnevnik" cita l'intervista della UPI a un esperto di terrorismo, Richard Sale, e un articolo del "Washington Times". Inoltre, il quotidiano afferma di essere in possesso delle prove di tali legami: alcune videocassette girate dalle forze speciali macedoni in occasione della ritirata dell'UCK da Aracinovo e a Gazi Baba, nelle quali si vedrebbero dei mujahedin insieme a soldati dell'UCK. Nel leggere queste notizie va tenuto presente, oltre alla scarsissima attendibilità di "Dnevnik" in materia, che le videocassette, inspiegabilmente, non sono state mostrate e non se ne può quindi giudicare il contenuto.

Il fantasma di Bin Laden aleggia anche in Bulgaria. Un fantomatico signore "Ivan Ivanov" (come dire, un "signor Mario Rossi"), che si definisce imprenditore, ha contattato un'importante radio nazionale bulgara, "Darik" (per gli appassionati di dietrologia, si tratta di una radio creata con fondi Soros) affermando di essere stato contattato alcuni mesi fa da uomini di Bin Laden, con il quale avrebbe poi avuto un incontro diretto in Pakistan, durante un viaggio compiuto tra il 10 e il 14 aprile scorso. Tali persone volevano informazioni sulla possibilità di acquistare scorie nucleari della centrale atomica bulgara di Kozloduj con l'evidente scopo, a giudizio di "Ivanov", di farne bombe atomiche. L'anonimo "Ivanov" ha inoltre affermato che gli uomini di Bin Laden gli hanno chiesto di quanto tempo avrebbe avuto bisogno per reperire le registrazioni d'archivio degli aerei americani che avevano volato sopra la Bulgaria durante gli attacchi NATO contro la Jugoslavia. Il signor "Ivanov", riferiscono i giornali, sarebbe stato interrogato dalle autorità dopo le sue dichiarazioni, ma rimane comunque anonimo (fonte: "Monitor" [Sofia], 17 settembre 2001).


BULGARIA: I COMMENTI DEI GIORNALI

**"Sega"**, dal commento di Dimitri Ivanov, pubblicato il 13 settembre 2001: "[...] Il superpotenziale militare [americano], che ha dato prova della propria impotenza, cercherà ora di riabilitarsi arrecando un colpo di risposta, che sicuramente non avrà un obiettivo così preciso come quello dei colpi portati a New York e a Washington. Soffriranno persone innocenti. La messa in atto di una "giusta vendetta" sarà un errore tragico. Con ogni probabilità verrà commesso, perché difenderà l'amministrazione di Washington dall'accusa di essere inetta. [...] La Moneda di Santiago ha potuto essere bombardata per uccidere Allende, anche Hanoi ha potuto essere bombardata, Bengasi anche, così come Bagdad e Belgrado, ma - Oh God! - New York e Washington no! Non si può, semplicemente, perché è impossibile. E' venuto fuori che anche le città americane sono vulnerabili come le altre - a suo tempo, le bombe americane avevano ucciso 11.000 abitanti di Sofia. [...] Si riesaminerà la politica in virtù della quale si è giocato con i cattivi amichetti-terroristi e dittatori, come Sawimbi in Angola, Chombe in Congo, Somoza in Nicaragua, i mujahedin, i talebani, i trafficanti albanesi e di altri paesi. Il nuovo ordine mondiale, la politica delle maniere sbrigative in campo ecologico e internazionale, l'intero concetto di PAX AMERICANA, verranno sottoposti a un'analisi critica. E oltre a ciò, riporto un elenco di alcuni problemi per il pensiero politico bulgaro. La NATO non è più garante della sicurezza nazionale, visto che gli USA non sono riusciti a garantire la propria? Il presidente P. Stojanov non doveva affermare che è stata dichiarata guerra alla civiltà, perché tale guerra non è mai cessata. Proprio come a suo tempo Z. Zelev [ex presidente della repubblica - N.d.T.] non doveva dire a Belgrado di ritirarsi, pena i bombardamenti. Il premier Sakskoburggotski non doveva affermare che quanto accade è lontano da noi, perché ci troviamo nel triangolo dell'instabilità Caucaso-Balcani Occidentali-Medio Oriente".

**"Monitor"**, dal commento "Non si combatte il terrorismo con il terrorismo", di Pavel Pasev, 13 settembre 2001 (riportiamo solo i brani più significativi dell'articolo, che comincia con una critica alla politica statunitense, e in particolare agli attacchi contro Iraq e Jugoslavia e al "diktat imposto alla Macedonia"): "[...] I terroristi sono buoni quando sono uno strumento e diventano cattivi quando diventano incontrollabili. E un tale pericolo esiste sempre. C'è sia in Kosovo che in Macedonia. Gli attacchi contro il World Trade Center e il Pentagono sono la conseguenza logica della politica di Washington nel mondo. Il terrorismo non può essere buono o cattivo. Deve essere combattuto in tutte le sue forme. [...] Una punizione collettiva per una colpa individuale è terrorismo, proprio come gli attacchi contro il World Trade Center a New York e il Pentagono. Gli attentati a New York e a Washington hanno dimostrato che per quanto gli americani siano potenti, vi è un limite alla potenza. [...] La soluzione sta nel non creare le condizioni per l'emergere del terrorismo, nel non alimentarlo e nel non combattere il terrorismo con il terrorismo".

**"Dnevnik"**, dalla conversazione con il politologo Ivan Krastev pubblicata il 12 settembre 2001:

"KRASTEV: [...] Se [in America] risulterà vincente un'ondata isolazionista (e ha sostenitori sia nel Partito Repubblicano sia nell'amministrazione) si avrà una forte diminuzione degli impegni americani all'estero, un disimpegno dell'America dalla politica attiva dalle regioni nel mondo in cui non ha un interesse strategico. Per essere sicura, l'America deve 'tornare a casa'. E' possibile tuttavia un'altra posizione - cercare una coalizione mondiale per la lotta contro il terrorismo. Il senso di una tale posizione sarebbe quello di distruggere fin da ora tutti i centri del terrorismo, ivi compresi gli stati che potrebbero sostenere il terrorismo. Quale delle due tendenze avrà il sopravvento è molto difficile dirlo, tanto più che vi sono ancora pochissime informazioni reali su chi ci sia dietro questo attentato. Le versioni che sono state tirate fuori fino a ora sono più supposizioni, che ipotesi basate su fatti reali. [...]

DNEVNIK: Come si rifletterà quello di cui lei parla sull'accesso della Bulgaria ai sistemi di sicurezza mondiale?

KRASTEV: Nel contesto delle nuove minacce successivo a quanto è accaduto al World Trade Center e al colpo contro il Pentagono, la rinuncia all'ampliamento della NATO sarà un argomento fondamentale per una maggiore sicurezza negli USA. Quello che ci si può attendere in questa fase è che l'intero dibattito sulle questioni relative alla sicurezza verrà indirizzato proprio verso il fermare una minaccia invisibile. [...] Da questo non consegue che la NATO non si allagherà, ma la questione dell'espansione non avrà più un'importanza di primo piano nel dibattito americano. L'America crede sempre meno che l'allargamento della NATO le dia più sicurezza. La seconda cosa che sicuramente si verificherà è che l'accesso ai sistemi comuni di sicurezza, alla massa condivisa di informazioni sulla sicurezza, sarà oggetto di limitazioni per tutti i paesi che l'America ritiene non sicuri. [...]

DNEVNIK: I Balcani non saranno più nella sfera di interessi della politica estera americana?

KRASTEV: Il vero test per la politica americana non sarà quello dei Balcani. Il vero test per vedere dove andrà l'America sarà il suo atteggiamento nei confronti del conflitto in Medio Oriente, e più in particolare i suoi rapporti con Israele. Fin da ora si possono prevedere tre cose per i Balcani. Almeno per i prossimi due mesi essi non avranno la possibilità di rientrare nell'ordine del giorno della politica estera americana, perché l'America sarà occupata soprattutto con i nuovi pericoli e con se stessa. In secondo luogo, ciò presuppone la necessità che l'Unione Europea svolga un ruolo molto più attivo e, nonostante questa tendenza fosse già presente nell'ultimo anno, essa si radicalizzerà fortemente. Che lo voglia o meno, l'Unione Europea dovrà diventare l'attore fondamentale nei Balcani. E in terzo luogo, è possibile che l'atteggiamento nei confronti di un certo tipo di strutture criminali e politiche nei Balcani cambi anch'esso. Secondo me vi sarà un tentativo di decriminalizzare i Balcani nel loro complesso. Verrà fatto tutto il possibile per non consentire l'esistenza di territori nei quali un determinato tipo di organizzazioni terroristiche criminali possa trovare sostegno.

DNEVNIK: Riuscirà l'Europa a cavarsela da sola nei Balcani?

KRASTEV: E' una domanda molto difficile. Oggi vi è stata una conversazione telefonica tra il presidente macedone Trajkovski e il ministro degli esteri dell'Unione Europea, Javier Solana, nella quale Solana ha detto qualcosa di estremamente emblematico del momento attuale. Egli ha detto: 'Siamo tutti sotto shock. Il futuro ormai sarà completamente diverso. Quello che è successo ieri non deve essere necessariamente vero oggi'.

**"Kapital"**, settimanale di politica ed economia, dall'articolo "Gli attentati negli USA e la crisi in Macedonia", di Ilin Stanev, pubblicato nel numero del 15-21 settembre 2001: "Gli attacchi terroristici negli USA hanno rafforzato lo scetticismo riguardo alla risoluzione della crisi in Macedonia. Le incognite riguardo a cosa farà Washington e l'avvicinarsi della data del 26 settembre, cioè della fine dell'operazione 'Mietitura Essenziale', hanno già cominciato a tendere i nervi dei diplomatici occidentali. Sulla stampa filogovernativa macedone si sono sentite voci le quali sostengono che bisogna stare attenti anche ai "terroristi locali", che si differenziano da quelli che hanno compiuto attentati negli Stati Uniti solo per l'entità delle loro azioni. E' chiaro che in alcuni ambienti del governo macedone si spera che d'ora in poi Washington sarà molto più intollerante nei confronti dei terroristi e che vi sarà la possibilità di ridefinire l'accordo già raggiunto. Ci sono molti segnali che confermano tutto ciò, soprattutto dopo l'idea di organizzare un referendum sulle modifiche costituzionali proposte, che di sicuro verrebbero rifiutate dalla maggioranza dei macedoni. Vi è tuttavia la forte probabilità che Skopje sopravvaluti le sue possibilità. Il giorno prima degli attentati, a New York e a Washington il portavoce del Dipartimento di Stato, Phil Ricker ha dichiarato che deve essere l'UE ad assumersi la difesa degli osservatori dell'OSCE che prenderanno il posto dei soldati della NATO dopo il 26 settembre. Questa dichiarazione è venuta solo due giorni dopo che il Consiglio dei ministri degli esteri dell'UE aveva dichiarato, in Belgio, che l'Unione non è ancora pronta per una tale missione e di auspicarsi una proroga del mandato della NATO. Dopo gli attentati negli USA difficilmente si può prevedere che Washington sia favorevole a una tale partecipazione. [...]



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Data: 17-09-2001 Fonte: fonti varie
Autore: Autori vari





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