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"Paesaggio dopo le elezioni"

Data: 06-08-2001 Fonte: "Notizie Est", "Sega"
Autore: Autori vari

NOTIZIE EST #462 - BULGARIA
6 agosto 2001


PAESAGGIO DOPO LE ELEZIONI


[Seguono due articoli: 1) la formazione del nuovo governo guidato dall'ex zar Simeon; 2) un articolo dal quotidiano "Sega" spiega come il modello politico adottato da Simeon con il suo governo si ispira al corporativismo]


UN GOVERNO "REALE"
di Andrea Ferrario


Il 24 luglio Simeon Sakskoburggotski, ovvero l'ex zar bulgaro Simeon II, ha giurato come premier di fronte al parlamento di Sofia, impegnandosi a seguire fedelmente la costituzione repubblicana. Con un gesto emblematico, Simeon ha effettuato il suo giuramento a fianco del patriarca ortodosso Maxim (autorizzato a partecipare alla cerimonia da un apposito voto del parlamento) e tenendo di fronte a sé una bibbia, un crocefisso e un'icona. Nel suo discorso di inaugurazione, egli ha promesso la creazione di un clima favorevole agli investimenti privati e ha definito l'ingresso nell'UE e nella NATO le due principali priorità del paese, insieme alla lotta alla corruzione. Dopo di lui ha parlato Ahmed Dogan, leader del partito della minoranza turca e musulmana, il DPS (Movimento per i Diritti e le Libertà), oggi alleato di governo del movimento di Simeon, il NDSV (Movimento Nazionale Simeon II). Nel suo discorso, Dogan si è rivolto a Simeon Sakskoburggotski chiamandolo "Sua Altezza". Terminata la cerimonia, il nuovo premier si è recato nella vicina cattedrale ortodossa per una cerimonia di ringraziamento.

A poco più di cinque settimane dalle elezioni del 17 giugno e dalla netta vittoria ottenuta dal suo movimento, l'ex zar ha così finalmente posto fine alla ridda di voci che correvano sulla futura composizione del suo governo e sulla sua decisione o meno di diventare premier. Durante tale periodo, lo zar ha condotto trattative con tutti i partiti eletti in parlamento, a cominciare dal DPS, con il quale è stato raggiunto in tempi brevi un accordo, che tutte le fonti davano da lungo tempo come scontato. Poiché al NDSV in parlamento mancava un seggio per avere la maggioranza assoluta, l'alleanza con questo partito era di importanza fondamentale. Il movimento di Simeon ha condotto invece lunghe e difficili trattative con la SDS (Unione delle Forze Democratiche), partito che guidava il governo uscente di Ivan Kostov, conclusesi alla fine con un nulla di fatto: formalmente il motivo è stato quello dell'inaccettabilità per la SDS di entrare in un governo di cui fa parte il DPS, in realtà la ragione effettiva è il fatto che il partito è profondamente diviso tra coloro che vogliono collaborare con il NDSV e coloro che invece preferiscono rimanere, almeno per il momento, all'opposizione. Simeon ha aperto trattative con il BSP (Partito Socialista Bulgaro) solo all'ultimo momento, dopo che aveva già fatto intendere chiaramente che alcuni esponenti di tale partito sarebbero entrati nel suo governo singolarmente, in assenza di un'alleanza formale con i socialisti. Parvanov, segretario del BSP, ha infine dato il suo benestare a questa soluzione. In parlamento, pertanto, il nuovo governo guidato da Simeon Sakskoburggotski ha ottenuto il voto favorevole di NSDV e DPS, l'astensione del BSP (ma sei deputati di tale partito hanno votato a suo favore) e il voto contrario della SDS. Quest'ultima ha voluto subito mandare un chiaro segnale di come intenda puntare in futuro sul populismo nazionalista, dichiarando inaccettabile, e pericoloso per la stabilità dei Balcani, il coinvolgimento del partito della minoranza turca nel governo.

L'esecutivo dell'ex zar è formato interamente da persone che non hanno mai avuto esperienze di governo e che, in parte, non hanno nemmeno avuto esperienze particolari nei settori di loro competenza, tanto da essere definito un governo di "giuristi e di yuppies". Tra gli "esperti" vi sono il ministro dell'economia, Nikolaj Vasilev, che è stato vicepresidente della banca Lazard Capital Markets, e il ministro delle finanze, Milen Velcev, che è stato vicepresidente della direzione per mercati in via di sviluppo della banca Merryll Linch e ha lavorato alla realizzazione di svariate operazioni di acquisto della telecom greca OTE. Per alcuni ministri vi sono invece dei chiari conflitti di interesse: il ministro per le questioni sociali, Lidja Suleva, è presidente di una delle associazioni degli industriali, mentre il ministro per le comunicazioni è direttore esecutivo della Cable Bulgaria, una delle maggiori aziende bulgare del settore. Ministro degli interni è stato nominato Georgi Petkanov, un giurista che a quanto pare aspirava al ministero della giustizia. Il ministero della difesa, invece, è stato affidato all'avvocato Nikolaj Svinarov, anch'egli privo di ogni esperienza nel campo. Gli esteri sono andati a Solomon Pasi, fino al recente passato esponente di primo piano della SDS e attualmente acceso sostenitore dell'ex zar. Pasi è di professione matematico, ma negli ultimi anni si è distinto per avere diretto il Club Atlantico, un'associazione che promuove l'entrata dei paesi dell'Est nella NATO.

Il DPS ha ottenuto due ministeri di rilevanza minore, quello dell'agricoltura e quello della protezione civile e il suo leader, Dogan, non ha avuto, come invece si pensava in un primo tempo, il posto di vicepremier. Molti osservatori hanno notato che i due esponenti socialisti entrati a fare parte del governo hanno avuto, nonostante il loro partito non appoggi direttamente l'esecutivo, incarichi più rilevanti di quelli assegnati al DPS, che fa esplicitamente parte della coalizione: Dimitar Kalcev, legato alla finanziaria Multigroup, coinvolta nel riciclaggio di denaro sporco, sarà ministro per l'amministrazione statale, mentre Kostadin Paskalev è stato nominato vicepremier.

La scarsa competenza politica della maggior parte dei ministri fa pensare, come hanno osservato molti giornali, che le vere decisioni politiche verranno prese dal ristretto gruppo di consiglieri di Simeon, in corso di formazione. Le prime decisioni del governo di Simeon, pur riguardando soprattutto aspetti formali, hanno lanciato un chiaro messaggio riguardo alla linea che verrà seguita dal nuovo esecutivo. Significativa, per esempio, è stata la decisione di modificare il regolamento del parlamento in modo tale che a rispondere alle interrogazioni in aula saranno sempre i ministri e mai il premier. E' stata fortemente criticata, perché passibile di gravi abusi, l'approvazione di una legge che prevede lo scioglimento dei partiti nei cui bilanci vi siano errori di calcolo (intenzionali o meno) superiori alla somma di 3.000 lev (tre milioni di lire).

Sul fronte internazionale, non vi sono stati particolari atteggiamenti negativi nei confronti del nuovo governo, ma alcuni particolari fanno pensare che la fragilità dell'esecutivo di Simeon e le incognite riguardo alla sua futura politica abbiano spinto alcuni ambienti occidentali a esercitare pressioni per spingere alla moderazione sia Simeon Sakskoburggotski sia l'opposizione. Il presidente degli Stati Uniti, George Bush, ha per esempio inviato un messaggio di calorosi ringraziamenti all'ex premier Ivan Kostov per la politica da egli seguita negli ultimi anni, invitando esplicitamente la SDS a "svolgere un ruolo costruttivo, al fine di aiutare il nuovo governo a proseguire gli sforzi messi in atto" dalla SDS stessa: un invito quindi alla SDS a evitare scontri frontali e, indirettamente, al NSDV a non modificare la linea del governo precedente. In questi giorni vi è stata particolare attenzione per quello che sarà l'atteggiamento del governo di Simeon nei confronti della crisi nella vicina Macedonia, riguardo alla quale in campagna elettorale l'ex zar ha nei fatti evitato di pronunciarsi. Il presidente della repubblica Stojanov aveva sollecitato nei giorni scorsi una politica più attiva della Bulgaria, mirata a spingere la comunità internazionale a dare maggiore ascolto alle ragioni della parte macedone. Gli ambienti diplomatici bulgari, contemporaneamente, si erano divisi tra coloro che sono fautori di una linea attiva di sostegno a Skopje e di intervento diretto (diplomatico) di Sofia, e coloro che invece preferiscono una linea più passiva che si limiti a seguire le mosse dell'UE e della NATO. Sembra per ora avere prevalso questa seconda linea, dopo che Stojanov e il nuovo ministro degli esteri Pasi hanno avuto un lungo incontro, al termine del quale Pasi ha parlato di una politica bulgara nei confronti della Macedonia improntata "a un comportamento più moderato, senza drammatizzazioni superflue" e "in sincronia con la NATO, l'Unione Europea e le istituzioni internazionali", preoccupandosi tuttavia di precisare che, se ci sarà un cambiamento di linea riguardo alla Macedonia, esso riguarderà più gli aspetti riguardanti il comportamento, che quelli riguardanti le linee di fondo.

(fonti: "Kapital", 21-27 luglio 2001; "Sega", 26 luglio 2001; "Dnevnik" [Sofia], 26 luglio 2001; AIM Sofia, 26 luglio 2001; "Monitor" [Sofia], 3 agosto 2001; "Banker", 4 agosto 2001)


SIMEON SAKSKOBURGGOTSKI SOSTITUISCE IL MODELLO POLITICO CON QUELLO CORPORATIVO
di Javor Stojanov - ("Sega" [Sofia], 31 luglio 2001)


L'enorme credito di fiducia ottenuto da Simeon Sakskoburggotski e dal suo movimento in occasione delle elezioni parlamentari sembra proseguire la propria crescita e moltipliazione nella società, tra i media e tra i politici. Inoltre, non diminuisce la curiosità nei suoi confronti e, in generale, la ricerca ostinata di informazioni concrete sulle intenzioni del Movimento Nazionale Simeon Secondo (NDSV) e del suo governo, nonché sulle persone che ne fanno parte. In tutto ciò, in linea di principio, non vi è nulla di male, ma si ha l'impressione che il dibattito politico, se esiste un tale dibattito, sia molto debole e, a mio parere, esso si è avviato nella direzione sbagliata. Sbagliata perché la stragrande maggior parte dei politici, dei politologi e dei giornalisti, le poche volte che tentano di dare una spiegazione o di delineare le caratteristiche del modello politico in corso di costruzione, lo fanno dal punto di vista di schemi e di concetti validi fino a poco tempo fa. Ma un tale approccio difficilmente può essere considerato come il più adatto in questo caso. Perché nella vita politica bulgara sono emersi elementi e processi che non si erano mai visti negli ultimi 60 anni. Cercherò si spiegarli da un punto di vista politologico.

IL "PUBBLICO"
Si tratta di qualcosa che irrita i giornalisti, ma sembra essere insufficiente per suscitare una loro reazione adeguata. L'avarizia nei rapporti con i media e i cittadini, che nelle fasi iniziali potrebbe essere spiegata con l'impreparazione e il desiderio di orientarsi nella situazione, si è trasformata in una caratteristica costante del comportamento di Simeon Sakskoburggotski e dei rappresentanti del suo movimento. E' evidente che le frasi poco chiare, insieme all'ormai proverbiale "credetemi" e alle risposte sfuggenti del tipo "devo pensarci su, devo riflettere", sono parte di una strategia ben studiata, mirata a stabilire delle precise linee di separazione per la nuova era. C'è un'élite politica isolata, saggia, che siede in riunione, pensa, riflette e, "quando ha deciso che è venuto il momento", porta a conoscenza dei media e della società cosa è stato deciso. In altre parole, la società non si divide in governanti, opposizioni e neutrali, per fare un esempio, bensì tra l'élite e il "pubblico". Anche questa è una citazione: in svariate occasioni il signor Sakskoburggotski ha definito il popolo, i cittadini come pubblico. Vale a dire che il pubblico consiste di persone dalle quali nulla dipende e che si limitano a osservare (e a eseguire) le decisioni di coloro che sanno, cioè l'élite. Questa nuova concezione è stata rilevata in maniera più rapida e netta dai colleghi che scrivono. A cominciare dalla minaccia di essere presi a vangate, fino all'esperienza di venire chiusi a chiave nell'edificio della presidenza e al divieto di "gironzolare per i corridoi" del parlamento - emergono solo elementi del nuovo atteggiamento nei confronti della professione. Perché? Perché ai giornalisti spetta il compito di fare domande, di essere un correttivo, di essere interlocutori difficili e scomodi. Così è stato fino a ora. D'ora in poi, invece, il loro compito sarà soprattutto quello di informare il pubblico delle decisioni prese dall'élite. E, se possibile, di starsene più lontani, di non fumare e di non vagare per i corridoi.

IL MOVIMENTO
Il secondo elemento trascurato dagli attuali commentari, è che il NDSV viene considerato un partito, cosa che invece non è. Organizzazioni di tipo simile esistevano in Bulgaria negli anni '20 e '30 e un esempio più recente e più vicino alla situazione attuale sarebbe quello dei movimenti organizzati dal generale De Gaulle in Francia negli anni '50 e '60. Il NDSV è un tipico esempio di forza politica creata per istituzionalizzare un sostegno di massa, del quale gode un determinato leader. In questo senso, non si tratta di un partito - cioè di un'associazione di cittadini con opinioni e obiettivi coincidenti, bensì di uno strumento per inserire in un utilizzo politico legale una grande influenza e popolarità personale. Sono state proprio queste, per esempio, le caratteristiche dell'Unione per la Repubblica gollista all'inizio della sua esistenza. Rifiutando il sistema partitico, il generale De Gaulle è stato costretto a creare la parvenza di un partito politico, per tornare legalmente nella vita politica. Così come l'Unione per la Repubblica, anche il NDSV non ha un programma chiaramente definito (in questo senso non può esssere caratterizzato secondo il tradizionale schema sinistra/destra/centro), non ha uno stauto, non ha una struttura articolata. E' un insieme di persone che sostengono una determinata personalità, e non un modo di pensare o un programma. Sebbene il NDSV somigli a un partito in alcuni particolari formali (la partecipazione alle elezioni), si tratta di un partito antipartitico, non è un meccanismo per promuovere interessi di gruppo, bensì un meccanismo per promuovere l'influenza di una singola persona a scapito dei partiti. Particolari che, detto per inciso, non vengono nemmeno negati dai rappresentanti del movimento.

IL GOVERNO
L'antipartiticità si è delineata nella maniera più evidente durante la formazione della struttura e della composizione del nuovo governo. Nonostante si tratti di un governo di coalizione (tra il NDSV e il DPS), la suddivisione delle cariche al suo interno parla di tutt'altra cosa. I ministeri competenti per la sicurezza - quello degli interni e quello della difesa - sono stati affidati a giuristi (come d'altronde anche la presidenza del parlamento e quella del gruppo parlamentare del NDSV). Il ministero dei trasporti e delle telecomunicazioni è diretto dal rappresentante di una grande azienda di telecomunicazioni. Il ministero del lavoro e della politica sociale è guidato non solo da un rappresentante dei datori di lavoro, ma addirittura dal leader di una delle organizzazioni dei datori di lavoro. Il vicepremier è presidente dell'Associazione Nazionale delle Municipalità della Repubblica di Bulgaria e il ministro dell'amministrazione statale è l'ex presidente della medesima associazione. Complessivamente, i sindaci che fanno parte del governo sono quattro. Potremmo proseguire con i rappresentanti della City di Londra e così via. Il governo, quindi, è formato sulla base di un principio non di partito, bensì corporativo - ne fanno parte rappresentanti di diverse corporazioni, settori economici e gruppi di pressione, che riflettono interessi corporativi, e non politici. E non è tutto - i ministri sono stati invitati a farne parte a titolo personale. Le trattative sono state condotte non con partiti, ma con singole persone. E tali persone sono state nominate come esperti. L'esecutivo è un esecutivo di esperti, e non di coalizione. E' corporativo, e non composto da partiti. In questo senso sono privi di fondamento i tentativi di definire il governo di Simeon Sakskoburggotski come di centrosinistra o di centrodestra - esso semplicemente non rientra in queste categorie. Come ha osservato Ahmed Dogan, è un governo che sta al di sopra dei partiti. Tuttavia, l'inserimento dei rappresentanti di tre dei quattro partiti parlamentari sottolinea il carattere nazionale del governo che, combinato con le qualità di esperti dei ministri, afferma il concetto di un governo dell'élite come antitesi di un governo dei partiti.

I SIMBOLI
L'ultimo elemento del nuovo modello politico in via di costruzione è, al momento, quello dell'introduzione di un nuovo simbolismo. Nonostante abbia giurato fedeltà alla costituzione della Repubblica di Bulgaria, il premier Simeon Sakskoburggotski ha tenuto di fronte a sé un crocefisso, un vangelo e un'icona, mentre al suo fianco si trovava il patriarca bulgaro. Dopo il voto di fiducia al nuovo governo, e prima del trasferimento effettivo dei poteri, il premier si è recato nella cattedrale di Sv. Aleksandar Nevski dove, al suono solenne delle campane, è stata celebrata la sua entrata in carica. La prima seduta del nuovo governo è cominciata con una preghiera. Vale a dire che, insieme alla costituzione e al parlamento, viene affermata come elemento del nuovo sistema statale anche la chiesa che, essendo sempre stata in Bulgaria uno strumento politico, è comunque parte delle fonti di potere - reale o simbolico. Inoltre, l'accoglienza a suon di campane suscita associazioni inevitabili non con la funzione di premier, bensì con quella di un altro tipo di capo di stato.

LA SOSTITUZIONE DEL MODELLO
In breve, il modello politico impostosi in Bulgaria negli ultimi dieci anni circa, è stato sostituito. E lo è stato in maniera radicale. Al posto della rotazione politica al potere, si impone la tesi del governo dell'élite. Al posto della democrazia parlamentare classica, si impone il modello della rappresentanza e del governo corporativo, per ora solo ai più alti livelli dello stato. Scompaiono i tradizionali concetti di sinistra/destra, sostituiti con le caratteristiche personali e di esperti, il tutto su una base apartitica o al di sopra dei partiti. La trasparenza dell'agire dei governanti diminuisce, si impongono lmitazioni, per ora "morbide", ai giornalisti, e l'élite politica si allontana dalla società. Il leader politico si comporta non come un tradizionale dirigente di partito e di governo, ma con la distanza che si confa a un uomo che sta al di sopra di queste cose. Viene introdotto un nuovo simbolismo, che combina gli attributi parlamentari con altri che stanno al di fuori dell'ambito di un moderno stato civile democratico. Sul perché si sia arrivati a questo modello, è necessario ancora trovare spiegazioni. La cosa importante tuttavia è comprenderlo, affinché sia possibile agire in modo adeguato.



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Data: 06-08-2001 Fonte: "Notizie Est", "Sega"
Autore: Autori vari





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