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"Il governo Simeon verso la crisi?"

Data: 13-03-2002 Fonte: "Notizie Est", "Kapital"
Autore: Autori vari

N.E. BALCANI #539 - BULGARIA
13 marzo 2002


IL GOVERNO SIMEON VERSO LA CRISI?


[Seguono due articoli: 1) un panorama generale sugli ultimi sviluppi politici in Bulgaria; 2) un articolo di "Kapital" sulla recente crisi all'interno del NDSV dell'ex zar Simeon]


1) IL POCO INVIDIABILE 2002 DI SIMEON
di Andrea Ferrario


Il 2002 è iniziato decisamente male per il governo dell'ex zar Simeon Sakskoburggotski. Il suo governo, eletto l'estate scorsa dopo una vittoria quasi plebiscitaria ottenuta alle elezioni dal movimento, il NDSV, che egli aveva fondato solo qualche mese prima, ha subito un drastico calo di popolarità già fin dall'autunno scorso, calo che è andato ulteriormente intensificandosi con il tempo. I motivi di questo calo di popolarità, altrettanto vertiginoso della precedente ascesa al potere dell'ex monarca, vanno individuati innanzitutto nel mancato mantenimento delle promesse populistiche formulate prima delle elezioni. In particolare, il governo Saksgoburggotski si è distinto per l'adozione di politiche economiche e fiscali che hanno colpito fortemente i ceti più poveri, ma anche i piccoli imprenditori. A questo vanno aggiunti la completa mancanza di coordinazione tra i vari ministri e il loro dilettantismo nel gestire i dicasteri di propria competenza, le gaffe diplomatiche e i rapporti, nemmeno tanto nascosti, tra membri dell'esecutivo e settori della "economia grigia" legati al riciclaggio del denaro proveniente da attività illegali. Tutto questo aveva portato già a una punizione indiretta del movimento di Simeon da parte degli elettori nel novembre scorso, quando era stato eletto presidente della repubblica Georgi Parvanov, con la sconfitta clamorosa dell'altro candidato, Petar Stojanov, sostenuto dal NDSV e dalla SDS.

Uno dei punti più deboli del NDSV è stato fin dall'inizio quello di essere una semplice lista elettorale, più che un movimento, creata in fretta e furia per sfruttare la popolarità di cui un anno fa godeva Simeon. Il NDSV non ha organi dirigenti strutturati, e tantomeno organizzazioni a livello locale. Dall'ottobre scorso è stato ripetuto più volte che il "movimento" si sarebbe trasformato in partito, ma la cosa è stata regolarmente rimandata. Recentemente Simeon Saksgoburggotski aveva addirittura fissato una data per la costituzione del partito, convocando 800 rappresentanti del NDSV a Sofia per il 26 gennaio. Ebbene, l'ex zar in tale occasione si è presentato di fronte ai convocati, comunicando loro semplicemente... di avere cambiato idea riguardo alla creazione del partito. Dopo lo scandalo generato da tale comportamento, Simeon si è affrettato a fissare per la fondazione del partito un'altra data, quella simbolica del 6 aprile, anniversario della sua entrata ufficiale in politica. Tuttavia da allora nel NDSV nessuno sembra più avere lavorato alla preparazione di tale importante appuntamento. Nel frattempo, il "movimento" dell'ex zar sta dando i primi chiari segni di disgregazione: nelle settimane scorse Simeon ha "licenziato" Stojan Ganev, l'ex ministro degli esteri che era diventato suo consigliere e veniva considerato in generale la mente politica dietro la figura impacciata e inesperta dell'ex monarca. Negli ultimi giorni, due deputate del NDSV, che alcuni sostengono essere vicine allo stesso Ganev, si sono attivate raccogliendo firme per una lettera di protesta contro le politiche del governo e l'ex zar ha immediatamente intimato loro di dimettersi. Le due deputate hanno invece deciso di uscire dal gruppo parlamentare del NDSV e a esse si sono subito uniti altri deputati del movimento, firmatari della lettera, mentre anche un'altra importante figura del NDSV, Emil Koslukov, ex leader studentesco di destra, è entrata in conflitto con Simeon. Di tutto questo, e dei rischi che, qualora vi fossero ulteriori defezioni, il governo perda la maggioranza in parlamento, riferisce nei dettagli l'articolo di "Kapital" che riportiamo qui sotto. A completamento del quadro politico in Bulgaria vale la pena spendere due parole sugli sviluppi relativi agli altri partiti politici. Il DPS, partito della minoranza turca e alleato indispendabile al NDSV per conservare la maggioranza in parlamento, si limita a mantenere un attegiamento molto defilato. La SDS dell'ex premier Ivan Kostov, caduta in una profonda crisi dopo la secca sconfitta alle elezioni politiche e a quelle presidenziali dell'anno scorso, ha tenuto questa settimana un congresso che ha visto l'elezione della giovane ex ministro degli esteri Nadezda Mihajlova a presidente del partito e la netta sconfitta dell'ala "kostoviana" guidata da da Ekaterina Mihajlova. Kostov è stato addirittura estromesso dal Comitato Esecutivo Nazionale, il massimo organo dirigente della SDS. I socialisti del BSP, che partecipano indirettamente al governo del NDSV con due ministri entrati a farne parte a titolo "individuale", continuano da parte loro a puntare sulla linea dell'unità nazionale e hanno recentemente invitato il neoeletto segretario della SDS a una collaborazione negli interessi del paese. L'ex segretario del BSP, Georgi Parvanov, occupa attualmente l'unica carica stabile, sebbene solo rappresentativa, del paese, cioè quella di presidente della repubblica, mentre le lotte interne al partito sono state messe al momento a tacere con l'elezione a segretario del giovane riformista Stanisev.


2) IL POTERE DI DISGREGA
di Aleksej Lazarov e Biljana Pilc - ("Kapital" [Sofia], 9-15 marzo 2002)

Dopo una serie di scandali nel gruppo parlamentare, nonché di attacchi e controattacchi delle diverse fazioni al suo interno, i nervi di Simeon non hanno resistito ed egli ha chiesto le dimissioni di tre dei suoi deputati. Altri tre hanno abbandonato il gruppo del NDSV in segno di protesta contro la decisione del premier. Giovedì sera Simeon ha pregato Stela Bankova e Elka Anastasova di abbandonare il parlamento e venerdì pomeriggio l'invito a dare le dimissioni è stato indirizzato anche a Emil Koslukov. Le due deputate, di professione insegnanti, hanno dichiarato che non se ne andranno dal parlamento e continueranno a farne parte come deputati indipendenti, perché, come affermano, hanno "una responsabilità nei confronti dei propri elettori". L'abbandono da parte dei due deputati sta causando gravi problemi nella maggioranza al governo. Dopo Bankova e Anastasova, altri tre loro colleghi, Sijka Dimovska, Vladimir Dimitrov e Nadka Pangareva, hanno dato le dimissioni dal gruppo, ma non dal parlamento. Fanno tutti parte del gruppo che ha firmato una lettera inviata al premier, nella quale quest'ultimo veniva invitato a cambiare la politica economica e sociale del governo. L'eventuale estromissione di Emil Koslukov causerebbe una nuova ondata di tensione all'interno del gruppo parlamentare. Intorno a lui si sono raccolti alcuni altri deputati, il cui comportamento difficilmente può essere previsto. "Se il premier chiederà le dimissioni di Koslukov, la situazione diventerà tremenda", ha dichiarato venerdì Borislav Cekov, uno dei membri di questo gruppo. Il deputato Kamen Vlahov, da parte sua, prevede che ci saranno molte altre dimissioni. Se fino a una settimana fa il NDSV riusciva a soffocare i conflitti all'interno del proprio gruppo parlamentare, ora questi ultimi si sono fatti evidenti e si sono trasformati nell'opposizione aperta di una parte dei deputati rispetto al proprio leader. Alcuni di essi hanno dichiarato a chiare lettere di non essere d'accordo con la decisione di Simeon di chiedere le dimissioni con tali modalità. Questo, insieme al fatto che i deputati invitati ad abbandonare il parlamento non lo fanno, dimostra che l'influenza del premier sui propri rappresentanti in parlamento non è così assoluta come era stata finora.

La disgregazione del gruppo parlamentare dell'ex zar poteva essere prevista fin dal momento in cui se ne è vista per la prima volta la composizione. La completa mancanza di un elemento politico unificatore tra i membri del movimento ha portato in maniera del tutto scontata a gravi divergenze. Sorprende soltanto che tutto questo stia accadendo così presto dopo la presa del potere da parte del NDSV. Gli uomini al governo si sono lasciati sfuggire alcune importanti opportunità per evitare questi conflitti. Una delle possibilità era quella di registrare il movimento. Ciò avrebbe permesso di concentrare il potere in un gruppo di persone in grado di prendere decisioni politiche e di fissare i compiti del governo. La lotta tra i vari gruppi all'interno del NDSV, tuttavia, ha fatto sì che tale possibilità non venisse sfruttata. La decisione di Simeon di chiedere le dimissioni dei suoi deputati crea molti più problemi di quanti non ne risolva. Ciò che è accaduto si sta catalizzando in un processo di disgregazione del suo gruppo parlamentare e ha creato in pratica una nuova situazione politica, che potrebbe cambiare in misura significativa i destini dell'esecutivo. Il governo del NDSV fa affidamento su 20 voti decisivi, quelli del DPS. La diminuzione della maggioranza parlamentare di almeno sei deputati e l'evidente perdita di autorevolezza subita da Simeon all'interno del gruppo, sono tutti segnali del fatto che il potere è solo all'inizio di tutta una serie di problemi. Il premier verrà a trovarsi in una posizione eccezionalmente difficile, perché chiunque sia in grado di organizzare intorno a sé un gruppo di una decina di deputati sarà in grado di minacciare la stabilità dell'esecutivo e di avanzare pretese. Il carattere amorfo del gruppo parlamentare dell'ex zar fa sì che non sia poi così difficile praticare eventualmente un tale esercizio. Se gli uomini entrati a fare parte delle liste elettorali dell'ex zar grazie al boss del gioco d'azzardo Vasil Bozkov o al commerciante in armi Nikolaj Gigov riuscissero, per esempio, a unire le loro forze e a "convincere" altri due o tre loro colleghi, si ritroverebbero nella posizione di minacciare la sopravvivenza del partito. Il deputato Julijana Donceva, per esempio, è tra coloro che hanno firmato la lettera al premier contenente la richiesta di cambiare la politica economica, ma per ora non ha abbandonato il gruppo parlamentare. Donceva è socia d'affari della figlia di Nikolaj Gigov ed è molto vicina a quest'ultimo. Venerdì si è fatto vedere dimostrativamente in parlamento anche Vasil Bozkov. E' stato tutto il tempo in compagnia del suo consulente legale, e ora deputato del NDSV, Kamen Vlahov. Il deputato è tra i più accesi critici dei suoi colleghi che hanno ormai abbandonato il gruppo ed è stato tra i primi a parlare di dimissioni. Alcuni deputati non hanno escluso la possibilità che la crisi all'interno del gruppo sia opera dell'ex capo del gabinetto del premier, Stojan Ganev. Nonostante i problemi, il governo di Simeon probabilmente continuerà a sopravvivere nei prossimi mesi. Coloro che attualmente sono in grado di farlo cadere probabilmente preferiranno limitarsi a minacciare la stabilità del governo, per conseguire obiettivi propri. Una cosa tuttavia è sicura: quanto è accaduto la settimana scorsa è l'inizio della fine del governo dei "gialli" [il giallo è il colore del NDSV - N.d.T.]. Una delle poche promesse preelettorali finora non ancora calpestate - cioè quella secondo cui Simeon sarebbe stato in grado di fare dimettere dal parlamento i deputati che non lavorano per gli interessi dei propri elettori, è diventata dalla settimana scorsa solo una promessa populista vuota di ogni contenuto. Il dramma delle dimissioni dei rappresentanti in parlamento e la sempre più tenue maggioranza del NDSV e del DPS spingeranno Simeon a un complesso gioco di destreggiamento tra interessi economici divergenti e del tutto concreti, al fine di potere garantire la sopravvivenza del proprio governo. Poiché difficilmente egli potrà soddisfare gli appetiti di tutti, verrà prima o poi il momento in cui i rappresentanti di tali interessi decideranno che questo governo è per loro più un ostacolo che un aiuto. E che forse nel prossimo troveranno più comprensione...


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Data: 13-03-2002 Fonte: "Notizie Est", "Kapital"
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