|
|
 |
"Passato di guerra, presente sindacale"
| Data: 02-12-2000 | | Fonte: "Reporter", "Danas" |
| Autore: Autori vari |
|
NOTIZIE EST #375 - SERBIA/MONTENEGRO
2 dicembre 2000
PASSATO DI GUERRA, PRESENTE SINDACALE
1) ZORAN LILIC: ALL'INIZIO DEL MAGGIO '99 C'ERA UN PIANO PER PORRE TERMINE AI BOMBARDAMENTI NATO
[L'ex presidente jugoslavo Zoran Lilic, fuoriuscito di recente dal Partito Socialista di Milosevic, ha concesso un'intervista al settimanale serbo-bosniaco "Reporter", pubblicata da quest'ultimo nel numero del 22 novembre 2000. Oltre a cercare naturalmente di rinnegare il ruolo non secondario da egli avuto nel precedente regime, Lilic fa alcune affermazioni molto interessanti riguardo alla guerra dell'anno scorso. Riportiamo qui sotto i relativi passi dell'intervista]
REPORTER: Fonti bene informate affermano che avevate [Zoran Lilic e Jovica Stanisic, presumibilmente, visto che si fa accenno a loro immediatamente prima nel testo originale - N.d.T.] un piano che era stato concordato con circoli influenti della comunità internazionale?
LILIC: Sì, avevamo un piano concordato, che abbiamo fatto pervenire a Milosevic, e io glielo ho portato personalmente. Era nel momento delle maggiori sofferenze, tra il due e il tre maggio. Il piano prevedeva la cessazione dei bombardamenti entro un termine di 24 ore.
REPORTER: In base a cosa, essenzialmente, il summenzionato piano era migliore del piano Cernomyrdin-Ahtisaari?
LILIC: Innanzitutto, veniva richiesto l'arrivo di truppe dell'ONU in una composizione proporzionale ai membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, ai quali si dovevano aggiungere truppe dell'Austria, che è neutrale, dell'Italia che, nonostante la base di Aviano, ci ha continuamente aiutati, della Grecia e di alcuni altri paesi ancora. Il vantaggio fondamentale era che l'esercito non si sarebbe ritirato al cento per cento, come dopo l'accordo di Kumanovo, e in Kosovo sarebbero invece rimasti di stanza 12.000 uomini dell'Esercito jugoslavo i quali avrebbero collaborato con le truppe dell'ONU, fino a quando il confine non fosse stato reso completamente sicuro. Tutti questi elementi erano una garanzia che per le cose più importanti, cioè la permanenza dei serbi in Kosovo e il dialogo con gli albanesi, si potesse trovare la soluzione migliore. Il piano, altrimenti, era stato concordato con stati europei e africani: i secondi dovevano costituire qui la logistica delle truppe ONU, mentre gli europei facevano da garanti per il piano.
REPORTER: Quali stati europei?
LILIC: Oggi non lo posso dire, affinché non si creino problemi ancora maggiori, ma molto presto emergeranno documenti che getteranno una luce del tutto nuova su questa storia. Quello che è innegabile è che il piano esisteva e che i più alti responsabili jugoslavi non hanno voluto accettarlo per motivi noti solo a loro, forse per la convinzione che tutto quello che ci è accaduto doveva accadere per consentire loro di motivare la propria grandezza.
[NOTA: Le dichiarazioni di Lilic sono da prendersi con la dovuta cautela, visto il personaggio da cui provengono. Tuttavia ci sembrano a grandi linee credibili e in armonia con gli sviluppi di quei giorni che avevamo già ricostruito in "Notizie Est" #322 del 17 aprile 2000. Lilic con le sue dichiarazioni accenna indirettamente a un piano che prevedeva la presenza di truppe anche russe e cinesi (?!) ("una composizione proporzionale ai membri permanenti del Consiglio di Sicurezza"), oltre che italiane e greche. Parla inoltre della permanenza di un consistente contingente jugoslavo, che avrebbe collaborato con le truppe ONU "fino a quando il confine non fosse stato reso completamente sicuro", una frase sibillina perché non si dice quale confine. Lilic inoltre sorvola completamente sulla permanenza o meno delle forze di polizia serbe, che hanno avuto un ruolo di rilievo sul terreno in Kosovo, prima e durante i bombardamenti. L'ultimo particolare interessante da rilevare è che il numero di soldati jugoslavi destinati a rimanere, 12.000, corrisponde più o meno a un terzo di quello complessivo "storicamente" necessario (sotto la Jugoslavia socialista, sotto la Serbia di Milosevic e oggi sotto la KFOR) per controllare militarmente il territorio del Kosovo, pari a circa 30-40.000 soldati.]
2) IL PRIMO SCIOPERO CONTRO LA DOS
di M. Arsic - ("Danas", 27 novembre 2000)
KRUSEVAC - "Vi informiamo che i dipendenti del Centro per gli affari sociali di Krusevac hanno preso la decisione di entrare in sciopero a causa dell'insoddisfazione per l'atteggiamento passivo dei fondatori, vale a dire il Consiglio comunale di Krusevac, riguardo alla nomina del direttore di questa istituzione", si afferma nel comunicato firmato a nome del Comitato di sciopero dal suo presidente Milena Petronijevic. Ricordiamo che il conflitto relativo alla nomina del nuovo direttore di questa istituzione si trascina ormai da più di un mese. In particolare, dopo la vittoria della DOS alle elezioni locali, i dipendenti del Centro hanno votato la sfiducia a quella che ormai è l'ex direttrice di tale istituzione, Zorica Jovanovic, che era stata insediata al suo posto dalle precedenti autorità comunali (SPS) e allo stesso tempo hanno nominato come direttore Dobrivoj Mladenovic, da lungo tempo dipendente di tale centro. Tuttavia tale volontà della maggioranza non coincide con la volontà delle nuove autorità democratiche di Krusevac, perché esse intendono seguire l'esempio delle precedenti autorità risolvendo la questione mediante l'insediamento di "un proprio uomo", cioè Srbijanka Djordjevic, incaricata del G17 Plus per Krusevac e membro del Partito Democratico. "I dipendenti del Centro per più di dieci anni sono stati insoddisfatti delle nomine politiche dei direttori e ritengono che sia giunto il tempo di nominare come direttore una persona esperta nella professione, con un lungo curricululm di lavoro nel Centro", si afferma nel comunicato. Il tatticismo con cui si muovono le autorità comunali è identificabile nel fatto che nemmeno dopo tre riunioni durate svariate ore con i dipendenti del Centro è stata rispettata la volontà della maggioranza dei dipendenti di tale istituzione, espressa in un'assemblea dei lavoratori nella quale 34 dipendenti su 37 hanno votato a favore di Dobrivoj Mladenovic e successivvamente lo stesso numero di dipendenti ha votato contro il candidato delle autorità comunali Srbijanka Djordjevic. Al blocco delle attività del Centro si è arrivati anche per il fatto che Dobrivoj Mladenovic è stato nominato coordinatore, ma tutte le competenze effettive sono rimaste all'ex direttrice Zorica Jovanovic, che ormai da lungo tempo non si fa vedere nel Centro. [...] Secondo informazioni non ufficiali, ma attendibili, alcuni funzionari del Consiglio comunale di Krusevac hanno minacciato i dipendenti del Centro per gli affari sociali di lasciarli senza riscaldamento se non accetteranno la proposta del Consiglio comunale stesso di nominare come direttrice del Centro Srbijanka Djordjevic.
3) CACAK: DALLE CENERI DEL DISCIOLTO SSS NASCE UN NUOVO SINDACATO
di A. Arsenijevic - ("Danas", 27 novembre 2000)
CACAK - La recente assemblea del Sindacato indipendente "Nezavisnost" dei lavoratori delle Poste e Telegrafi (PTT) e alcune delle posizioni espresse nel suo corso hanno suscitato nelle PTT di Cacak commenti controversi e forti reazioni da parte dei membri del disciolto Samostalni sindikat (SSS). "Nel momento in cui, alla vigilia dei cambiamenti politici nel paese dalla centrale del sindacato e dalla direzione delle poste sono state esercitate pressioni sui dipendenti dell'Unità di lavoro di Cacak, abbiamo deciso di abbandonare il SSS e di interrompere ogni relazione con la Centrale, che nel periodo precedente aveva compromesso tutti i membri del sindacato agendo in connubio con le dirigenze della PTT Holding e della Telekom. Il massimo del cinismo lo si è raggiunto con l'organizzazione di giochi sportivi sindacali subito dopo l'intervento armato della NATO contro la Jugoslavia. Solo l'Unità di lavoro di Cacak non ha voluto parteciparvi, conscia del fatto che si trattava di una volgare farsa funzionale alla politica spicciola e al marketing del potere di allora", afferma Goran Topalovic, ex membro del SSS. Tra i primi nell'ambito del sistema delle PTT, i lavoratori delle poste di Cacak sono entrati il 2 novembre in sciopero generale, uscendo ogni giorno esattamente a mezzogiorno con il direttore Sonja Clisic sulla piazza della città, dove si sono tenute manifestazioni di protesta per i brogli elettorali. Ai tempi delle proteste non vi erano divisioni tra i membri del sindacato indipendente e di quello "statale" [SSS] e i lavoratori si sono opposti in maniera unitaria alle pressioni e alle minacce che arrivavano da Belgrado, ma, come affermano gli ormai ex membri del SSS, dopo tale periodo sono emerse delle persone che hanno cercato con azioni sindacali di realizzare obiettivi politici. Essi vedono "Nezavisnost" come un'organizzazione politica, visto che la centrale di tale sindacato è al di fuori del sistema delle PTT . "Tutto questo ci ha spinti a dare il via ad attività relative alla creazione di un sindacato di settore delle PTT, motivo per il quale a livello di unità di lavoro sono già state indette elezioni. Attualmente abbiamo 150 membri già iscritti, sui 400 dipendenti complessivi dell'Unità di lavoro di Cacak. Ci attendiamo che il nostro esempio venga seguito anche nelle altre unità di lavoro delle poste, cosa che consentirebbe di creare un forte sindacato dei lavoratori delle poste con solo tre professionisti, a differenza del SSS, che rappresentava il trampolino di lancio per la carriera politica", afferma Goran Topalovic.
(titolo di "Notizie Est")
| Data: 02-12-2000 | | Fonte: "Reporter", "Danas" |
| Autore: Autori vari |
|
|
 |

|
 |
 |
Copyright © 1997-2005 Notizie Est. Tutti i diritti riservati
|