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"DOS: divorzio solo quando sarà il momento"

Data: 09-04-2001 Fonte: "Danas"
Autore: Ivan Torov

NOTIZIE EST #427 - SERBIA/MONTENEGRO
9 aprile 2001


DOS: DIVORZIO SOLO QUANDO SARA' IL MOMENTO
di Ivan Torov - ("Danas" [Belgrado], 31 marzo-1 aprile 2001)


[NOTA: l'articolo che segue è stato scritto alla vigilia dell'arresto di Milosevic]

Non passa quasi giorno che non sorga qualche problema nei rapporti all'interno della Opposizione Democratica della Serbia (DOS) al governo. O si tratta della dichiarazione troppo precipitosa e non sincronizzata, spesso maldestra, di alcuni dei leader, con la quale gli altri capi del partito non sono d'accordo, oppure si tratta di divergenze sulle singole misure adottate dallo stato e nelle opinioni del partito sulle stesse, con le quali, di regola, viene sottolineato il peso e il significato degli interessi generali dello stato. Oppure, ancora, si tratta delle differenze di vedute programmatico-ideologiche che in precedenza venivano attutite in considerazione dell'obiettivo comune, cioè l'abbattimento del regime di Milosevic, mentre ora che quest'ultimo non c'è più emergono sempre più prepotentemente. Per molti osservatori della scena politica della Serbia (della Jugoslavia) non vi sono grandi rebus. Una tale cosa in un modo o nell'altro era attesa, visto che la DOS è composta da 18 raggruppamenti partitici disomogenei, che vanno dalla destra conservatrice alla sinistra socialdemocratica. Il dilemma è solo quando questo matrimonio d'interesse tra le ex forze di opposizione a Milosevic esaurirà la propria forza coesiva interna e quali forme prenderà la separazione quando ne verrà il momento. Anche se gli stessi leader non negano che un tale esito sia logico, nessuno, naturalmente, osa prevedere come si evolveranno in futuro i rapporti interni alla DOS. Allo stesso tempo, tuttavia, non si nasconde il fatto che tale processo sta subendo un'accelerazione, anche se l'attuale potere non si trova ad affrontare una seria concorrenza da parte dell'opposizione e, soprattutto, controlla tutte le istituzioni statali e un'enorme parte dei media. Inoltre, continua a godere di un notevole sostegno internazionale, soprattutto grazie al modello diplomatico di risoluzione della crisi nella Serbia meridionale. Vi sono quindi tutti i presupposti affinché il suo governo prosegua lentamente e senza drammatici scontri interni, o fratture, eppure negli ultimi tempi la coalizione DOS scricchiola a tal punto da lasciare sorpresi che non sia ancora crollata.

IL CASO "STAKIC"
Le ultime smentite (comunque, sempre più frequenti) del Gabinetto del presidente jugoslavo Kostunica di avere dato il proprio assenso, in accordo con la Presidenza della DOS (il centro in cui vengono adottate le decisioni più importanti), alla consegna dello "straniero" serbo di Bosnia, Milomir Stakic, al tribunale dell'Aia, sono solo l'esempio più recente di un vero e proprio arsenale di divergenze interne. Questo esempio non fa altro che confermare quello che tutto il mondo ormai sa bene, e cioè che l'omogeneità tra i vertice statale della federazione e quello della repubblica comincia e finisce sul piano estero, diplomatico-politico e finanziario (sul quale sono stati fatti i maggiori progressi), mentre su tutto il resto o non esiste un consenso, oppure esso viene interpretato in maniera differente. Oppure ancora si arriva a un sovrapporsi delle competenze di tale intensità, da non essere altro se non l'indice di una mancanza di coerenza nella politica statale. Le divisioni all'interno della DOS in merito alla collaborazione con l'Aia sono profonde e non possono essere ammortizzate con le occasionali dichiarazioni diplomatiche sul fatto che "in realtà nessuno è contrario". Da una parte è forte la lobby che si raccoglie intorno al presidente jugoslavo Kostunica e al premier federale Zizic, per i quali la collaborazione con l'Aia è un "male necessario" che non è possibile evitare, ma riguardo alla quale bisogna fare tutto il possibile per sottometterla alle ricette legali interne, e questo nella maniera più selettiva. Per Kostunica e il DSS l'elemento più importante è quello di apparire con un profilo politico di "difensori della dignità e dell'orgoglio nazionale" e di propugnare un "nazionalismo moderato" che anche il mondo dovrebbe accettare. Per Zizic, invece, l'aspetto più importante è che il suo partito, il SNP, è stato per lunghi anni alleato del principale indiziato oggetto di un mandato di arresto da parte dell'Aia, cioè Slobodan Milosevic, ma anche (a giudicare dalle previsioni) l'estremamente allarmante avvicinarsi delle elezioni parlamentari in Montenegro. In questo comune lavoro "patriottico" Zizic, del tutto logicamente, darà il proprio sostegno a Kostunica e alla posizione di quest'ultimo secondo cui Milosevic deve essere giudicato - se necessario - a Belgrado, mentre il capo dello stato gli ritornerà il favore rafforzando, con l'aiuto del patriarca Pavle e del vescovo Amfilohije, la cosiddetta coalizione pro-jugoslava, vale a dire l'alleanza tra il SNP e il partito montenegrino di Bozidar Bojovic, dall'accentuata linea nazionalista serba. Sull'altro fronte si trovano coloro che sono a favore di una completa collaborazione con il Tribunale dell'Aia, ma tra di loro vi sono differenti posizioni. Alcuni (Djindjic, Batic) danno la precedenza alle acrobazie legali e alle procedure con cui guadagnare tempo, mentre altri (i partiti a sinistra del centro) ritengono che nessuno debba più ostinarsi nei confronti dell'Aia e della comunità internazionale e che non si debba prendersi gioco di loro. Il risultato ultimo di tutte queste numerose visioni differenti sul vincolo piuttosto semplice che impegna la Jugoslavia ad attenersi agli accordi internazionali è: Milosevic continua a incoraggiare le sue "guardie popolari" a Dedinje, mentre si ha la sensazione che il potere non abbia il coraggio di arrestarlo, l'Aia attende pazientemente e, da parte sua, Belgrado trepida per come reagiranno di fronte a tutto questo (forse già oggi) George Bush e il suo Congresso.

LA QUESTIONE DELLA VOJVODINA
Nel frattempo, l'assortimento delle dispute si è arricchito dell'apertura della questione relativa alla piena autonomia della Vojvodina. Anche se all'interno della Presidenza della DOS il potenziale fuoco d'incendio è stato temporaneamente spento, è chiaro che in tempi brevi ci sarà uno scontro anche su tale questione e verranno spezzate delle lance. I partiti autenticamente vojvodini, come i socialdemocratici di Cankov e i riformisti di Isakov (e in parte anche Veselinov) non attenderanno più - vogliono poteri legislativi, esecutivi e giudiziari, così come una restituzione immediata almeno di quelle che finora erano le competenze costituzionali della provincia. Dalla centrale del DSS si offre loro una "lotta decisa contro gli autonomisti" nella forma della ben nota regionalizzazione proposta da Kostunica, mentre dal DS di Djindjic giunge il messaggio: "risolveremo tutto senza problemi quando verrà il momento giusto". Le priorità sono, dunque, la Serbia meridionale, il Kosovo, il Montenegro, il dossier criminale del precedente regime, la collaborazione con l'Aia - né alla DOS né all'opinione pubblica più in generale è più chiaro se anche la Vojvodina (e magari il Sangiaccato) voglia diventare una priorità in virtù della forza delle occasioni e delle circostanze. Rispetto alle dispute già menzionate, la storia delle responsabilità per il fatto che qualcuno protegge accuratamente la "pace e l'integrità" ereditate da Milosevic, che, ancora, ad alcuni suoi fedeli all'interno della polizia è stato dato tempo a sufficienza per distruggere i materiali compromettenti e le prove di come in Serbia si è rubato e ucciso, che i generali che hanno glorificato la perdita del Kosovo come una storica vittoria si trovano di nuovo nelle prime fila di combattimento per instaurare la pace nel sud del paese, che continua la guerra non dichiarata, ma spietata, per la conquista del controllo delle aziende statali ad alta redditività e dei media più influenti, che nonostante le tuonanti dichiarazioni e promesse, nessuno omicidio politico è stato ancora chiarito né vi sono spiegazioni sui relativi motivi - suona un po' bizzarra. Ma nonostante questo è moto sintomatica dello stato dei rapporti all'interno della DOS e dei tentativi di mantenere il più a lungo possibile l'apparenza di armonia. Almeno fino a quando non si constaterà che sono necessarie nuove elezioni.

LA DISGREGAZIONE E' UN RISCHIO ECCESSIVO
Nonostante tutto ciò, non è reale attendersi che questa DOS così, si direbbe, sconquassata, gravata dai numerosi problemi e disaccordi, si disgreghi rapidamente. Né lo farà spontaneamente, e ancor meno sulla base di accordi. Semplicemente, in questo momento non conviene a nessuno, nemmeno a coloro che passano per la "opposizione interna" più dura, come Velimir Ilic e Nenad Canak. La disgregazione, evidentemente, è un rischio eccessivo per tutti, perfino per i partiti più grandi, perché la paura di perdere il potere appena conquistato è più forte delle previsioni di alcuni singoli partiti di avere la possibilità con eventuali elezioni di conquistare, in autonomia o in coalizione con altri partiti, una posizione migliore di quella che attualmente occupano. Viene esclusa anche la possibilità dell'uscita singola di alcuni partiti, perché ciò, alla luce dell'accordo tra i membri costitutivi della DOS, comporterebbe la perdita dei posti in parlamento e di tutte le funzioni, e di conseguenza anche della possibilità di influire sull'opinione pubblica. La disgregazione della DOS in questo momento in cui lo stato ha fatto solo i primi passi nel mondo e ha cominciato a mettere ordine nel disordine che il lungo e disastroso regime di Milosevic ha lasciato alle sue spalle, sarebbe, a giudizio di tutti, l'equivalente di un suicidio politico di tutti i partiti che ne fanno parte. Innanzitutto, perché dimostrerebbe che essi non sono per nulla meglio di quelli precedenti e che la loro vanità è un ostacolo all'uscita della Serbia dalla sua profonda crisi, e in secondo luogo per il fatto che la scomparsa della DOS - prima che si siano create condizioni relativamente più accettabili per nuove elezioni effettivamente libere e democratiche, nelle quali gli attuali alleati sarebbero in reciproca concorrenza - non farebbe altro che sprofondare la crisi al livello dell'anarchia e dell'ingovernabilità e creerebbe una situazione che tornerebbe a vantaggio esclusivamente delle forze politiche che hanno già portato la Serbia nell'abisso. Più reale della disgregazione è la previsione secondo cui, parallelamente all'accumularsi delle divergenze tra i partiti che formano la DOS, si rafforzeranno i motivi che porteranno a una stratificazione sempre più accelerata a livello programmatico e ideologico, la quale a sua volta si tradurrebbe nella creazione di un'opposizione interna. Il che consente di concludere che i partiti della DOS si separeranno solo quando questa formula non converrà più a nessuno e quando si verranno a formare, come si prevede, almeno tre raggruppamenti politici relativamente forti: uno di destra, nazionale, intorno al DSS, uno di centro intorno al DS e uno socialdemocratico, che raccoglierebbe la maggior parte dei partiti minori e che, secondo affermazioni credibili, avrebbe il forte sostegno della comunità internazionale. Tutte le previsioni dicono che tale processo dovrebbe terminare nella seconda metà del prossimo anno, quando si dovrebbero tenere anche le prossime elezioni.


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Data: 09-04-2001 Fonte: "Danas"
Autore: Ivan Torov





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