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"Hanno venduto la Bulbank con una clausola segreta"

Data: 22-02-2002 Fonte: "Monitor", "Sega"
Autore: Radostina Konstantinova

N.E. BALCANI #532 - ITALIA/BULGARIA
22 febbraio 2002


HANNO VENDUTO LA BULBANK CON UNA CLAUSOLA SEGRETA
di Radostina Konstantinova - ("Monitor" [Sofia], 18 febbraio 2002)


[Pubblichiamo qui sotto, a titolo documentativo, la traduzione di un articolo pubblicato dal quotidiano bulgaro "Monitor" riguardo all'affare Unicredito-Bulbank. Nell'originale il testo era accompagnato da facsimili dei documenti che il quotidiano asserisce di avere in mano, tuttavia sul sito Internet tali facsimili risultano illeggibili - ricordiamo per correttezza che lo stesso quotidiano era stato in passato smentito per iscritto dalla banca milanese, sempre in relazione a notizie riguardanti l'affare Bulbank. Segue più sotto un breve articolo nel quale si accenna al probabile imminente affare tra l'italiana ENEL e il governo di Sofia, grazie al quale l'Italia dovrebbe diventare il primo investitore estero in Bulgaria, mentre sembra quasi sicura una visita in tempi brevi di Berlusconi nel paese balcanico]

Un terzo del prezzo di acquisto della Bulbank può essere ripreso dall'acquirente UniCredito, indicano documenti dei quali "Monitor" dispone. La Compagnia di consolidazione bancaria (BKK) bulgara si è impegnata a restituire più di 90 milioni di euro ai nuovi proprietari in caso di eventuali loro pretese. Altri 15 milioni di euro sono bloccati in un conto fiduciario presso la "BNP-Dresdnerbank" (Paribas).

Il prezzo per il quale la maggiore banca bulgara è stata venduta al consorzio tra la UniCredito e la compagnia di assicurazione tedesca Allianz è di 360 milioni di dollari. In pratica, tuttavia, ancora oggi lo stato può disporre di soli 255 milioni rispetto a tale cifra. I rimanenti 105 milioni sono "sotto condizione" - lo stato li ha, ma allo stesso tempo non li può utilizzare.

Due anni fa, quando la banca è stata venduta, il vicepremier e direttore esecutivo della BKK, Petar Zotev, aveva dichiarato che la somma "congelata" era pari a solo il 5% del prezzo. Questi 15 milioni di euro sono stati effettivamente bloccati in un conto fiduciario presso la "BNP-Paribas" per un periodo di 18 mesi. Il direttore esecutivo della BKK, Neli Kordovska, ha dichiarato a "Monitor" che i soldi si trovano ancora su tale conto.

Nel bilancio della BKK tuttavia è scritto che al 31 dicembre 2000 la società di consolidazione aveva "debiti a breve termine" per 176.640.000 lev [1 lev = 1 DM] nei confronti della UniCredito. Tali soldi sono "conti con l'acquirente della Bulbank AD che rappresentano l'entità massima della parte del prezzo dell'affare che, in conformità al contratto di acquisto e vendita, è eventualmente dovuta all'acquirente in caso di mancato rispetto delle condizioni riportate nelle clausole del contratto stesso", spiega il documento firmato dalla contabile-capo della BKK, Nadja Hodonovska.

Ciò significa in pratica che, in virtù del contratto, sono bloccati 90.315.983 euro. La redazione [di "Monitor"] dispone di una copia di entrambi i documenti. La stessa Neli Kordovska è venuta a sapere da "Monitor" dell'esistenza del "debito" della BKK nei confronti del nuovo proprietario della Bulbank. "Possiamo avere (debiti - N.d.R.) unicamente in virtù del contratto, ma nel contratto originale non vi è una tale clausola", ha affermato. Secondo Kordovska, se esiste un tale impegno, si tratta di "qualche accordo aggiuntivo".

Il contratto di vendita della Bulbank è stato dichiarato segreto dall'allora governo di Ivan Kostov. A quei tempi il vicepremier Zotev aveva tenuto nascoste almeno in tre occasioni le somme che rimarranno come garanzia per l'acquirente italiano.

Ieri non ha voluto nemmeno ascoltare il motivo per cui "Monitor" lo stava cercando. "Non risponderò alle vostre domande. Non mi dovete nemmeno dire (di cosa si tratta - N.d.R.), perché so cosa scrive il quotidiano 'Monitor'", ha tagliato corto Petar Zotev, chiudendo la conversazione telefonica.

Il 9 giugno 2000 in risposta all'interrogazione del deputato indipendente Nansen Behar, nonché il 30 giugno dello stesso anno, nello stesso giorno in cui la BKK ha preso la decisione di vendiere la Bulbank, il vicepremier Zotev aveva dichiarato che "15 milioni (di euro - N.d.R.) rimarranno bloccati in un conto fiduciario". All'inizio del 2000 l'esperto in finanze prof. Dimitar I. Ivanov ha avvisato la stampa che esiste una clausola del contratto tra BKK e UniCredito in virtù della quale la compagnia di consolidazione si impegna a restituire il 25% del prezzo della Bulbank nel caso in cui dovesse essere scoperto un indebitamento della maggiore banca bulgara che non era stato registrato nel corso della revisione condotta sulla stessa. "Il termine di questa garanzia aggiuntiva è di 5 anni", ha dichiarato l'esperto in finanze al settimanale "168 casa". In quell'occasione il vicepremier Zotev aveva categoricamente smentito tali informazioni. Per l'ennesima volta aveva giurato che tutte le garanzie che la compagnia di consolidazione dava a beneficio dell'acquirente si limitavano alla somma di 15 milioni di euro con un termine di 18 mesi.

"L'affare Bulbank è forse il più grande furto nella storia delle privatizzazioni in Bulgaria", ha dichiarato a "Monitor" un economista che ha preferito rimanere anonimo. Nonostante questo, l'affare non è stato inserito nel Libro bianco [di denuncia dei fenomeni di corruzione del precedente esecutivo - N.d.T.] stilato dal governo Sakskoburggotski.

Il 7 luglio del 2000 il 98% della maggiore banca bulgara è stato venduto per 360 milioni di euro. Nel giro di due anni i suoi nuovi proprietari, tuttavia, si riprendono quasi la metà di tali investimenti.

Per gli anni 2000 e 2001 gli italiani incasseranno circa 150 milioni di euro come dividendo sugli utili, guadagnati quando la banca era ancora statale - vale a dire che si tratta di soldi appartenenti di diritto ai contribuenti bulgari.

L'anno scorso "Monitor" ha scritto che lo stato ha rifiutato volontariamente di ricevere almeno 172 milioni di lev di dividendo quando ha venduto la Bulbank. Tale somma costituisce l'utile netto della banca per il periodo fino al 20 agosto 2000, quando la Bulbank era ancora statale. Per l'intero anno 2000 i nuovi proprietari si sono divisi come dividendi circa 92 milioni di euro (180 milioni di lev). Lo stato non ha ricevuto nemmeno un centesimo di tale somma, nonostante la banca fosse stata di sua proprietà per 9 dei 12 mesi dell'anno 2000.

All'inizio del 2001, inoltre, nel bilancio dela banca sono stati reintegrati accantonamenti per circa 66 milioni di euro, che hanno dato automaticamente come esito un risultato finanziario positivo. I soldi tuttavia erano stati collocati in una "riserva" speciale prima del 2000, vale a dire che anche in questo caso i proprietari ricevono in contanti un utile realizzato dalla banca quando ancora era statale. Secondo l'ultimo numero della rivista "Banker" il dividendo che la UniCredito incasserà per l'anno passato è di 158,9 milioni di lev.

Né Petar Zotev né Ivan Kostov desiderano parlare con i giornalisti. Pertanto la domanda del perché abbiano rifiutato di incassare almeno parte di tale dividendo ancora nell'anno 2000 rimane senza risposta.

Il 28 giugno 2000 l'allora capo del tesoro [della Bulbank] Cavdar Kancev aveva dichiarato che lo stato avrebbe dovuto incassare almeno 100 milioni di euro in più del prezzo concordato. Prima di dare la sua clamorosa conferenza stampa, Kancev aveva scritto due lettere al premier Ivan Kostov sulla condizione finanziaria del tesoro e sui meccanismi in base ai quali lo stato può incassare i soldi. Le sue lettere sono rimaste senza risposta. "La BKK deve concordare un aumento del prezzo delle proprie azioni... oppure deve concludere la privatizzazione della Bulbank alla fine dell'anno, quando lo stato potrà ricevere altri 150 milioni come dividendo e 60 milioni in tasse", era l'opinione dei direttori della Bulbank allora.

Tali dichiarazioni erano state diffuse dalla stampa. La risposta di Zotev tuttavia è stata che "la gestione della banca è eccessivamente avida". Zotev aveva ricevuto il pieno sostegno del premier Kostov.

In quell'occasione Kostov aveva detto, riferendosi a tutti coloro che criticavano l'affare, che "queste persone possono avere dei piani economici, finanziari o di qualsiasi altro tipo, sia per sé che per la banca in vendita".

Quali piani e interessi abbia avuto lo stesso Kostov rimane anch'esso un particolare che è rimasto nella sfera delle supposizioni. In ogni caso all'epoca gli era stato chiesto dall'ex suo ministro degli interni Bogomil Bonev se "la tangente per la Bulbank è stata di 50 o 100 milioni di dollari". Finora non risulta che l'ex premier abbia querelato Bonev per diffamazione.


L'ITALIA STA PER DIVENTARE L'INVESTITORE N. 1 IN BULGARIA
("Kapital" [Skopje], 14 febbraio 2002)

La società italiana Enel Hydro ha l'intenzione di investire 300 milioni di dollari in quattro elettrocentrali che fanno parte del progetto energetico Gorna Arda. In tal modo l'Italia diventerà l'investitore estero numero uno in Bulgaria, ha dichiarato il ministro italiano per il commercio estero e viceministro per le attività produttive, Adolfo Urso, nel corso della sua visita in Bulgaria. Urso ha detto che l'annunciata visita del premier Silvio Berlusconi a Sofia in aprile è un segno del fatto che l'Italia guarda alla Bulgaria e ai Balcani come a partner strategici dal punto di vista politico ed economico. Il ministro italiano ha affermato che il suo paese, in qualità di donatore del Patto di Stabilità, è a favore dello sviluppo dei progetti infrastrutturali nei Balcani e del Corridoio n. 8. Proprio questi sono stati i temi al centro dei colloqui del ministro italiano con il premier bulgaro Simeon Sakskoburggotski. Nel corso della visita di Urso a Sofia è stato firmato un accordo tra la Bulgaria e l'Italia in virtù del quale verrà eliminato il requisito dei visti per gli autotrasportatori. L'ospite, inoltre, ha inaugurato i lavori del business-forum bulgaro-italiano, al quale hanno preso parte grandi società italiane come Alenia-Marconi, Todini, Fiat, Unicredito Italiano, Italfer, Edison... Urso ha ricordato che l'Italia è al primo posto tra i paesi in cui la Bulgaria esporta, mentre il volume delle importazioni di prodotti italiani in Bulgaria è al terzo posto, subito dopo la Russia e la Germania. Nel periodo dal 1997 al 2000 il commercio tra i due paesi è aumentato del 50% e nei soli primi nove mesi dell'anno scorso di un altro 25%. "Il 78% delle esportazioni bulgare in Italia sono prodotti lavorati in loco su commissione di aziende italiane, mentre esportiamo anche metalli e derivati del petrolio", ha aggiunto il viceministro dell'economica bulgaro, Ljupka Kacakova. Urso ha affermato che in Bulgaria operano 600 aziende con capitale italiano, 200 delle quali sono di proprietà interamente italiana. [A ulteriore conferma dell'interesse delle aziende italiane per la Bulgaria, il quotidiano di Sofia "Sega" del 21 febbraio informa che l'azienda tessile italiana Miroglio ha acquistato il maggiore centro direzionale di Sofia, l'Interpred, dopo avere ottenuto il benestare dell'Agenzia per le privatizzazioni. La Miroglio ha 3 fabbriche in Bulgaria, paese nel quale finora ha investito 220 milioni di lev]


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Data: 22-02-2002 Fonte: "Monitor", "Sega"
Autore: Radostina Konstantinova





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