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"Vecchi amori, nuovi equilibrismi"
| Data: 10-06-2001 | | Fonte: Serbia) e Macedonia, e l'altalenarsi nel ruolo di "duri" dei due principali partiti macedoni, la VMRO-DPMNE e la SDSM ("Forum" |
| Autore: Autori vari |
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NOTIZIE EST #446 - MACEDONIA
10 giugno 2001
VECCHI AMORI, NUOVI EQUILIBRISMI
[Seguono due articoli dal bisettimanale macedone "Forum", pubblicato dall'ex ministro degli interni dell'era Gligorov, Ljubomir Frckovski, e da altri ex funzionari degli apparati di sicurezza di Skopje. Il primo riguarda il forte riavvicinamento tra Jugoslavia (Serbia) e Macedonia, il secondo l'altalenarsi nel ruolo di "duri" dei due principali partiti macedoni, la SDSM e la VMRO-DPMNE]
1) NON SI DIMENTICA MAI UN VECCHIO AMORE
(a cura di Forum - Centro per le Ricerche Strategiche - "Forum" [Skopje], 25 maggio - 7 giugno 2001)
Mentre la parte occidentale e quella sud-occidentale dei Balcani sono nuovamente fonti di conflitti è di instabilità, i rapporti serbo-macedoni cominciano a entrare in una nuova fase, che è completamente diversa da quella precedente. L'irredentismo e l'espansionismo nazionale albanese avvicinano sempre più Belgrado e Skopje, fino a ieri ancora in lite. Nel giro di mezzo anno le relazioni tra i due stati confinanti sono progredite a tale punto che ora si possono ritenere tra le più vicine nella regione.
Verso la fine del 2000, il presidente Vojislav Kostunica, appena eletto, ha fatto il suo primo viaggio ufficiale al di fuori della sua federazione proprio a Skopje, dove è stato accolto trionfalmente al Summit dei leader balcanici. In tale occasione, l'incontro più cordiale è stato quello con il suo collega e amico dei giorni prima della carriera politica, Boris Trajkovski, il quale durante i rivolgimenti in Jugoslavia è stato il suo unico contatto con il mondo. Subito dopo di ciò è venuta la visita di Trajkovski a Belgrado, durante la quale è stato osservato che egli era il primo leader di un paese balcanico a recarsi in visita presso il nuovo ju-presidente. Inoltre, dopo il primo incontro tra Trajkovski e Kostunica, nel dicembre 2000 a Skopje, sono passati solo due mesi che, nel febbraio 2000, è stato firmato l'accordo macedone-jugoslavo per la definizione della linea di confine tra i due paesi. Va ricordato che la Macedonia stava cercando da 5-6 anni di risolvere tale problema con il regime di Milosevic, riuscendo a definire in tale periodo solo 5 chilometri di confine. Dopo la caduta di Milosevic, in soli due mesi sono stati definiti i rimanenti 280 chilometri, e ciò sulla medesima linea che divideva le due repubbliche socialiste della Macedonia e della Serbia ai tempi della Federazione Jugoslava. Nel 2001 è cominciato il rafforzamento dei rapporti a livello intergovernativo. Nel corso di quattro mesi vi sono stati scambi di visite, la prima delle quali è stata la visita di Ljubco Georgievski a Belgrado e la più recente, invece, quella del premier serbo Zoran Djindjic a Skopje. Pochi si attendevano uno sviluppo così rapido dei rapporti serbo-macedoni, soprattutto alla luce delle conseguenze estremamente negative del governo di Milosevic, che con il proprio vicino meridionale si comportava con disprezzo egemonista - si sospetta addirittura che, in più occasioni, egli abbia proposto una piattaforma per la spartizione della Macedonia tra Serbia, Bulgaria e Grecia, o tra Serbia e Grecia. Oltre alla politica di Milosevic, un altro ostacolo ai rapporti tra i due paesi era costituito dall'antiserbismo profondamente radicato dei leader del maggiore partito di governo macedone, la VMRO-DPMNE, il cui capo, l'attuale premier Georgievski, ha cominciato la propria carriera criticando la dominazione serba in Macedonia e il servilismo dell'ex regime comunista macedone nei confronti di Belgrado. Da quando la VMRO-DPMNE è giunta al potere nel 1998, lo sviluppo del cosiddetto Corridoio n. 8, che collega Bulgaria e Albania attraverso la Macedonia, ha acquisito un peso ancora maggiore e a suo favore si è schierato in particolare l'ex presidente americano Bill Clinton. L'ottima cooperazione intergovernativa tra la VMRO-DPMNE, della quale si sostiene che sia bulgarofila, e il maggiore partito albanese a Skopje, il DPA, non ha fatto altro che stimolare questo nuovo legame geostrategico, che si oppone all'asse Belgrado-Skopje-Salonicco.
Tuttavia, in un arco di tempo breve molte cose sono cambiate nei Balcani. Il maggiore cambiamento, e allo stesso tempo un prerequisito fondamentale per un nuovo avvicinamento tra Macedonia e Jugoslavia, è stata la caduta di Milosevic. Il governo di Belgrado ora è nelle mani di una nuova élite, che ha una concezione del tutto diversa dei rapporti con i vicini. Ancora più interessante è il fatto che, a giudicare dai fatti, per le autorità della Serbia i rapporti con Skopje sono prioritari rispetto a quelli con gli altri paesi confinanti. In alcune occasioni è stato affermato che per la Serbia la Macedonia è più importante addirittura del Montenegro, anche se attraverso quest'ultimo Belgrado si affaccia sul mare. Quali sono i motivi di tali valutazioni? In primo luogo, il fatto che attraverso la Macedonia passa il cosiddetto Corridoio numero 10, che porta al porto di Salonicco e viene chiamato il Corridoio di Hilendar (dal nome del nosto monastero serbo nello staterello religioso greco del Monte sacro). In secondo luogo, perché la Macedonia è andata molto più oltre di tutti nel processo di transizione; solo la Macedonia, per esempio, gode dello status di membro associato dell'Unione Europea e ha un PIL pro capite quasi doppio rispetto a quello della Jugoslavia (1.900 rispetto al 1.100 dollari), un fatto che la rende economicamente attraente. Infine, l'economia serba e quella macedone sono molto vicine, poiché nel precedente stato unitario jugoslavo queste due economie erano state costruite come un unico insieme e quindi è molto facile rinnovare le precedenti relazioni d'affari tra i complessi aziendali macedoni e quelli serbi. Tuttavia, il principale e maggiore motivo del brusco avvicinamento serbo-macedone è una conseguenza dell'agire del fattore militante albanese. Nella Macedonia settentrionale e nella Serbia meridionale agisce in pratica un'unica guerriglia, l'Esercito di Liberazione del Kosovo (un'affiliazione del "disciolto" UCK), che lotta apertamente per l'ampliamento del territorio del protettorato internazionale in Kosovo in direzione sud/sud-est. Tutto ciò costituisce una minaccia diretta non solo per l'integrità dei due paesi, ma anche per il loro reciproco contatto, cioè il loro confine comune intorno a Kumanovo, che ha un'importanza strategica ed economica vitale per i due paesi. E' questo il motivo fondamentale del nuovo "amore" che sta nascendo tra Belgrado e Skopje e che sarà estremamente spiacevole per gli albanesi. Djindjic e Georgievski, in occasione del loro ultimo incontro a Skopje, hanno concordato l'instaurazione di contatti a livello militare su base quotidiana, al fine di scambiarsi informazioni dei rispettivi servizi segreti sui movimenti degli estremisti albanesi. L'esercito jugoslavo già da lungo tempo si trova nel settore C-Est, situato esattamente nel retroterra del gruppo terroristico che attualmente agisce intorno alla città macedone di Kumanovo, e il 24 maggio entrerà nel settore B e in tal modo verrà eliminato ogni spazio per l'azione dell'UCPMB, una delle due ali oltreconfine dell'UCK. Non è esclusa la possibilità che la collaborazione tra i due eserciti, quello macedone e quello jugoslavo, non si limiterà unicamente allo scambio di informazioni e alla vendita di munizioni prodotte dalla fabbrica Zastava di Kragujevac, in Serbia, e di granate e di altri armamenti provenienti dalla fabbrica Souvenir di Samokov, in Macedonia, ma verrà ampliata ad azioni discrete di coordinazione reciproca contro i ribelli albanesi.
Se si tiene conto dell'eccezionale addestramento sul campo e dell'esperienza dell'esercito jugoslavo, nonché dell'efficacia sorprendentemente buona delle forze di sicurezza macedoni (che hanno ricevuto un addestramento nelle scuole militari jugoslave), le azioni militari intraprese da parte di alcuni albanesi del Kosovo, della Serbia meridionale e della Macedonia occidentale - per conquistare nuovi territori "sotto occupazione slava" - potrebbero avere un esito militare avveso agli stessi albanesi.
2) ETERNO E' SOLO IL CAMBIAMENTO
di Vladimir Jovanovski - ("Forum" [Skopje], 25 maggio - 7 giugno 2001)
**Per due anni e mezzo l'Unione Socialdemocratica (SDSM) ha costruito la sua immagine sulla base dell'antialbanesimo. All'improvviso, da quando è entrata a fare parte del governo, la SDSM si è fatta più morbida e la VMRO-DMPNE è diventata quella che gioca più duro. A cosa si deve questo radicale cambiamento di strategia dei socialdemocratici nei confronti della minoranza più numerosa?**
"O ci verrà consentito di entrare nel governo e di eliminare la minaccia militare nei confronti della Macedonia, oppure organizzeremo manifestazioni e faremo cadere con la forza il governo di Ljubco Georgievski!". Suonava più o meno così il messaggio di avvertimento che, appena prima dell'azione al di sopra di Tetovo [a fine marzo scorso - N.d.T.], Branko Georgievski, segretario della SDSM, inviava al suo rivale della VMRO-DPMNE. E ancora prima di ciò, cioè in occasione della tempestosa seduta del parlamento macedone, il socialdemocratici avevano chiesto di mettere le proprie forze e i propri quadri al servizio della difesa del paese, affermando che solo con un'azione decisa sarebbe stato possibile eliminare il pericolo che minaccia l'integrità del paese. Probabilmente timoroso di essere definito un traditore degli interessi nazionali, il leader della VMRO-DPMNE, solo un giorno dopo la summenzionata conferenza stampa di Crvenkoski, ha accettato per la prima volta, come afferma egli stesso, l'ultimatum e ha dato il proprio assenso alla formazione di una grande coalizione. Naturalmente, c'è stato prima un periodo di mercanteggiamenti sui ministeri, che la SDSM ha presentato come lotta per le elezioni anticipate (in realtà si trattava semplicemente di una lotta per il potere, altrimenti perché avrebbe accettato tutti quei ministeri e le aziende pubbliche?), ma alla fine il lavoro è stato portato a compimento e all'improvviso - op! - la strategia è cambiata. Quando si sono seduti sulle loro poltrone ministeriali, i socialdemocratici hanno avviato una nuova politica nei confronti della minoranza più numerosa e della crisi militare. Ora sono diventati il fattore più "morbido", l'elemento filooccidentale nel governo, i politici per i quali le vite umane sono "grandi come una montagna". Nel frattempo, gli umani terroristi di Muharem Nexhipi sulla Sar Planina hanno fatto saltare in aria un altro veicolo da trasporto macedone, ferendo otto poliziotti.
PROFUGHI, ELEZIONI, SCANDALI...
L'Unione Socialdemocratica ha avviato il proprio corso antialbanese ancora ai tempi dei bombardamenti della NATO contro la Jugoslavia. Questo partito, con i suoi satelliti, aveva messo allora in moto una vera e propria campagna di panico contro i profughi dal Kosovo, che hanno trovato presso di noi un rifugio dall'esercito di Milosevic (cosa per cui ora ci stanno ricompensando adeguatamente). Le loro critiche al fatto che i profughi venivano accolti si combinavano allo stesso tempo con una dura campagna anti-NATO e con una condanna dell'offensiva occidentale contro i serbi. L'antialbanesimo che era stato acceso in quelle circostanze è stato sfruttato in maniera perfetta durante le elezioni presidenziali. Le manifestazioni preelettorali del candidato della SDSM, Tito Petkovski, abbondavano di emozioni nazionalistiche. Questo aspetto ha sicuramente contribuito molto all'eccezionale successo che ha ottenuto questo politico presso gli elettori macedoni, motivo per cui gli albanesi hanno dovuto salvare il suo concorrente (ora, sicuramente, si pentono del sostegno dato a Boris Trajkovski, anche se sanno bene quale corso avrebbero seguito gli ultimi eventi se sulla poltrona di presidente si fosse trovato Petkovski). La politica antialbanese della SDSM è continuata anche nell'anno 2000. I casi come quelli di Fazli Veliu e di Xhavid Hasani sono venuti a puntino per fare proseguire l'aumento del rating del partito e per fare diminuire quello della VMRO-DPMNE "traditrice degli interessi nazionali". A un certo momento, le indagini di opinione indicavano addirittura una popolarità della SDSM tre volte maggiore rispetto a quella della VMRO-DPMNE. Tuttavia, a tutto questo ha contribuito anche la grande quantità di lotte intestine e di scandali prodotti dal governo guidato da Georgievski, così come il notevole sostegno di cui allora l'opposizione godeva nei media. Alle elezioni locali, la coalizione "Per la Macedonia" [guidata dalla SDSM - N.d.T.] ha vinto nella maggior parte delle grandi città, soptrattutto grazie alla campagna basata sulla difesa degli interessi nazionali macedoni che, naturalmente, il "governo traditore" aveva abbandonato a favore degli albanesi. Ricordiamo che in qui due anni in Macedonia non ci sono stati praticamente incidenti interetnici di entità notevole (in parte anche per la spartizione in parti uguali della torta della criminalità tra i partner di governo). Anzi, vi è stata una notevole solidarietà, sia sulla linea VMRO-DPA, che su quella SDSM-PDP (in misura leggermente minore).
IL NUOVO CORSO
Negli ultimi giorni prima della creazione della grande coalizione si è verificato un cambiamento nell'atteggiamento dell'Unione Socialdemocratica, in quel momento ancora all'opposizione. Ciò vale soprattutto per il periodo dopo il massacro di Vejce, quando la VMRO-DPMNE, a quanto sembra, ha definitivamente interrotto i buoni rapporti con il DPA e gli albanesi in genere. In quell'occasione la SDSM si è addirittura vantata di avere avuto più contatti con il partito di Xhaferi di quanti non ne avessero avuti gli stessi uomini della VMRO-DPMNE. Poco dopo di ciò, Ljubco Georgievski ha reso pubblica la sua idea di dichiarare lo stato di guerra, alla quale, oltre agli albanesi, si è fortemente opposta anche la SDSM, a quanto pare per il timore che una tale decisione avrebbe impedito la loro entrata nel governo. Il voltafaccia finale è diventato chiaro subito dopo l'elezione del governo di unità nazionale. Il nuovo ministro della difesa, Vlado Buckovski, uscendo dal parlamento, aveva allora dichiarato: "Non abbiamo la bacchetta magica con la quale è possibile risolvere immediatamente la situazione". Dopo tre o quttro giorni, in un'intervista al quotidiano "Utrinski Vesnik" egli ha criticato il portavoce del governo, Antonio Milososki, perché - a quanto pare - aveva formulato con inopportuna durezza un ultimatum per il ritiro dei terroristi. In quell'occasione il ministro aveva affermato che l'azione militare per ripulire gli estremisti era l'ultimo passo e che prima di tutto era necessario esaurire ogni mezzo politico per la soluzione della crisi (e tali mezzi, di norma, non si esauriscono). Di grande importanza per la nuova politica della SDSM è stata la dichiarazione rilasciata da Buckovski all'aeroporto, quando ha affermato che l'idea dell'inviato dell'OSCE Frowick di formare un corridoio [per il deflusso di civili e "terroristi" verso il Kosovo - N.d.T.] era positiva, per poi solo una settimana dopo, durante una seduta del Consiglio di Sicurezza Nazionale, adottare la posizione contraria. Il cambiamento radicale della politica della SDSM rispetto agli albanesi, così come del suo atteggiamento nei confornti delle strutture politico-militari occidentali, non è stato comunque inatteso. Innanzitutto, per la Macedonia è del tutto normale che un partito abbia una posizione politica quando è al governo, e un'altra quando si trova all'opposizione. Inoltre, in una certa misura è più naturale che la SDSM sia "morbida" e la VMRO-DPMNE più "dura", visto che in generale, in tutto il mondo, la destra è più dura della sinistra. Il partito di Crvenkovski è più orientato al corpo elettorale urbano, alla classe media cittadina e alla parte più anziana della popolazione, che è più moderata nelle sue posizioni rispetto a quella più giovane. Speriamo che i "macho" non ce ne vogliano, ma la SDSM è in una certa misura un partito più femminile. Lo indicano alcune inchieste di riviste femminili, nelle quali le esponenti del sesso tenero hanno scelto come politici più popolari Crvenkovski, Buckovski e il presidente Trajkovski, il quale secondo molti si è ormai convertito ai socialdemocratici. (Gli uomini della VMRO-DPMNE, invece, vengono ritenuti dei campagnoli).
UNITA', NONOSTANTE TUTTO
La questione dell'eticità e della coerenza degli attori che giungono a tali drastici cambiamenti si può sempre porre. Tuttavia, quando si tratta di politica, la morale o la costanza nel comportamento non sono poi così desiderabili. La responsabilità che si ha quando si è al potere è del tutto diversa da quella di quando si è all'opposizione. D'altronde, la nostra opinione è che la SDSM e la VMRO-DMPNE non abbiano delle posizioni poi così differenti per quanto riguarda gli albanesi, come potrebbe sembrare in questo momento. E non possono nemmeno averle, se si tiene conto che gli appartenenti a questo etnos sono stati i primi, e per ora gli unici, aggressori del moderno stato macedone nel corso del suo mezzo secolo di storia. Le differenze sono, probabilmente, nel metodo e nell'approccio per la risoluzione dei problemi. Identiche sono le differenze tra il PDP e il DPA nei confronti dei macedoni. Altrimenti, la questione è se Ljupco Georgievski sia molto preoccupato per il nuovo ruolo della SDSM. E' noto che egli è stato accusato di essere troppo vicino a Xhaferi e Thaqi, cosa che ha portato alla secessione dal suo partito dell'ala di Stojmenov e Zmejkovski, e quindi ora di sicuro si felicita segretamente di questo cambiamento, sperando, forse, di riconquistare l'immagine patriottica di cinque-sei anni fa, che era andata ormai perduta. D'altronde, anche per Crvenkovski non è negativo il fatto di emergere ora in un certo senso come il partner più desiderato sia dalla VMRO che dagli albanesi, che fino a ieri lo maledicevano come il diavolo. Ha un corpo elettorale fedele che riuscirà a razionalizzare questa svolta, per loro forse inattesa (per esempio: Ljupco ha ceduto così tanto di fronte agli albanesi, che ora Branko semplicemente non può più giocare in altro modo). Ci sono anche giornalisti obbedienti, che troveranno migliaia di motivi per giustificare l'"ammorbidimento" della SDSM e per attaccare il "VMRO-nazionalismo" ora resuscitato (come d'altra parte facevano fino a due anni e mezzo fa). Ciò che è più significativo è che l'invertimento dei ruoli nei confronti della questione albanese non provoca divisioni tra i due maggiori partiti. In Macedonia si stanno svolgendo avvenimenti decisivi. Il culmine militare non è stato ancora raggiunto. E' difficile prevedere cosa accadrà nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, per non dire poi nei prossimi anni. Per questo è inaccettabile che una di queste due forze politiche vada in guerra dall'opposizione, scaricando sull'altra la responsabilità di prendere da sola le decisioni. Un tale sviluppo sarebbe estremamente negativo per la parte macedone. Indipendentemente dall'intolleranza personale, dalle accuse di mancanza di coerenza, di eccessiva arrendevolezza e di mosse eccessivamente dure, la Macedonia deve rimanere - almeno per un certo tempo - politicamente unita.
| Data: 10-06-2001 | | Fonte: Serbia) e Macedonia, e l'altalenarsi nel ruolo di "duri" dei due principali partiti macedoni, la VMRO-DPMNE e la SDSM ("Forum" |
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