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"La Russia non salverā Milosevic da sola"
| Data: 29-05-2000 | | Fonte: "Reporter" |
| Autore: Autori vari |
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NOTIZIE EST #328 - RUSSIA/SERBIA
29 maggio 2000
LA RUSSIA NON SALVERA' MILOSEVIC DA SOLA
intervista a Jelica Kurjak, a cura di Milorad Vesic - ("Reporter", 24 maggio 2000)
Nella stessa settimana in cui il regime di Belgrado ha avviato un'intensa offensiva contro chi ha una visione politica diversa, si sono recati a Mosca il ministro degli esteri jugoslavo Zivadin Jovanovic e uno dei leader dell'opposizione democratica, Vladan Batic. Sia l'uno che l'altro hanno cercato con insistenza di assicurarsi il sostegno della Russia, ma dalle dichiarazioni rilasciate dai funzionari russi è difficile dire chi dei due è riuscito ad avere successo. La Dr.ssa Jelica Kurjak, consigliere scientifico superiore dell'Istituto per l'economia e la politica internazionale, analizza per "Reporter" il possibile ruolo del fattore russo nello scioglimento della crisi in Serbia.
REPORTER: Come valuta l'attuale politica russa nei confronti della Serbia? Vi sono stati dei cambiamenti rispetto al periodo precedente all'arrivo di Putin al potere?
KURJAK: Generalmente parlando, si possono constatare dei cambiamenti, ma in Russia tutto accade in maniera molto contraddittoria e non si può guardare alle cose con uno sguardo "in bianco e nero". E' indubbio che essa ora si trova in una fase di spostamento rispetto al sistema di valori dell'Europa, un fatto particolarmente evidente sul piano interno, ma che è osservabile in parte anche su quello della politica estera. Tuttavia, nella politica russa esistono alcune costanti. Una di esse è la costante strategica di una propria presenza nei Balcani. I russi desiderano rimanere presenti nei Balcani. Il fatto che la Russia si leghi a un regime estremamente problematico come è quello serbo e che il suo nuovo ruolo di un ritorno nei Balcani, dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica e il crollo del muro di Berlino, sia direttamente legato alle guerre nella ex Jugoslavia e a quella attuale, dà un carattere specifico ai rapporti tra la Russia e la Serbia.
REPORTER: Qual è la sostanza di tale rapporto?
KURJAK: La Russia già dal 1991 segue una linea di principio secondo cui le crisi devono essere risolte tramite le Nazioni Unite. Tuttavia, la Russia non ha votato nemmeno una volta, in sede di Consiglio di sicurezza, contro le decisioni proposte dall'Occidente, e pertanto ha nei fatti concordato le proprie decisioni con quelle dei paesi occidentali. Ha sempre cercato, in fondo, di non confrontarsi in maniera eccessiva con l'Occidente, ma allo stesso tempo di mantenere un proprio ruolo autonomo e, in qualche modo, di essere l'avvocato degli interessi serbi. Da noi questo atteggiamento viene interpretato in modi diversi. Da una parte, si sono potute sentire le osservazioni del regime secondo cui la Russia non ha voluto aiutare la Serbia, mentre dall'altra sono giunte le accuse dell'opposizione, proprio come oggi, secondo cui la Russia sostiene questo regime ed è pronta a scontrarsi con il mondo intero solo per difendere qui i suoi interessi. Si dimentica che all'inizio di marto, ancora prima dell'entrata in carica di Putin, il presidente della Duma russa, Seleznjev, alla domanda se verrà nuovamente esaminata la questione dell'entrata della Jugoslavia in un'unione con la Russia e la Bielorussia, ha risposto che sì, lo si farà, ma solo dopo che ci saranno state elezioni libere e democratiche in Jugoslavia.
REPORTER: Dopo la dichiarazione di Seleznjev è sembrato che i rapporti tra il nostro paese e la Russia si fossero raffreddati, ma all'improvviso il generale Ojdanic è comparso a Mosca in occasione dell'anniversario del Giorno della Vittoria. Qual è il suo commento in merito?
KURJAK: Nonostante si sia inserita nelle nuove tendenze dei rapporti internazionali, la Russia continua a desiderare di conservare un qualche spazio per una propria forma di politica indipendente, soprattutto per mantenere ordine in casa propria, perché in Russia, ogni volta che sono in atto dei cambiamenti, si verificano delle divisioni tra coloro che sono di orientamente filoccidentale e quelli invece più tradizionalisti. E' proprio su quest'ultima linea, quella tradizionalista, sia nella politica che nell'esercito russo, che punta l'attuale regime [serbo], il quale vi trova una buona accoglienza, visto che a loro volta tali tradizionalisti hanno trovato uno degli unici soggetti con cui riescono a comunicare, a parte la Bielorussia e alcuni paesi extraeuropei. A tale corrente, quindi, la presenza di Ojdanic andava bene. Esiste un'altra variante, e cioè che ciò sia stato fatto intenzionalmente e per un tale rischio deve esistere un forte motivo, deve essere condizionato a ottenere dall'Occidente qualcosa di necessario per la Cecenia. Voglio dire che si pensa di ottenere qualche vantaggio in senso economico, perché la Russia non ha la forza di cavarsela da sola fino in fondo con la Cecenia. La Russia ha bisogno di una nuova tranche di credito e forse sta cercando di ottenerla più rapidamente dall'Occidente.
REPORTER: E' possibile che la Russia e l'Occidente concludano qualche accordo riguardo a Milosevic?
KURJAK: Si tratta di qualcosa che è probabilmente possibile, ma temo che la Russia non oserà dichiarare apertamente che appoggia l'opposizione di Belgrado, perché in tal modo rischia di irritare l'opposizione interna al proprio sistema e di perdere alcune posizioni all'interno della comunità degli stati indipendenti.
REPORTER: In che modo l'opposizione può riuscire a ottenere qualche forma di sostegno significativo dalla Russia?
KURJAK: Esistono vari canali. Per esempio, l'Assemblea delle città è stata visitata dal nuovo ambasciatore russo, un fatto che significa molto nei circoli diplomatici, così come ha un importante significato l'aver ricevuto il vescovo Artemije, e poi Draskovic, ma se è per questo anche il ministro Jovanovic, un fatto che anch'esso non è senza significato. Il commissario OSCE Freimut Duve ha dichiarato che il ministro degli esteri della Russia, Igor Ivanov, ha accettato il fatto che con Jovanovic bisognava parlare della libertà dei media in Serbia, mentre dall'altra parte Vuk Draskovic afferma che le azioni contro i media sono state effettuate con il consenso di Mosca.
REPORTER: Quale delle due versioni è più vicina alla verità?
KURJAK: E' difficile dirlo, perché non abbiamo informazioni sicure. Bisogna comunque tenere presente che il ministro degli esteri non parla di nulla senza il consenso del capo di stato. Dall'altra parte, una o due settimane fa, un'influente radio indipendente russa è stata perquisita dalla polizia e dalle autorità fiscali, un fatto che dimostra come anche in Russia vi sia una tale prassi, e quindi la richiesta di Mosca di liberalizzare i media in Serbia potrebbe ritorcersi come un boomerang.
REPORTER: In che misura è verosimile l'opzione secondo cui qui in Jugoslavia, con il consenso della Russia, verrebbe introdotto lo stato d'emergenza o verrebbe inscenato un colpo di stato, per consentire a Milosevic con tale scusa di cercare asilo a Mosca?
KURJAK: E' un'opzione di cui si parla ormai da molto tempo, ma ritengo tuttavia che Mosca non si esporrebbe a un rischio così grosso nei rapporti con l'Occidente. Perché Milosevic è accusato di crimini di guerra e il Tribunale dell'Aja è un organo delle Nazioni Unite, fatto che renderebbe il boccone troppo difficile da digerire per i russi. Non bisogna dimenticare quanti sforzi ha messo in atto la Russia, dopo la crisi del Kosovo, per riaprire i rapporti con la NATO. Il rappresentante della Russia presso la NATO è tornato molto rapidamente al suo posto a Bruxelles. La Russia non ha mai avuto in passato dei rapporti stabili con l'Occidente come quelli di oggi ed è poco probabile che si assumerebbe da sola il rischio di salvare Milosevic. A quanto sembra, anche la Cina ha cessato di partecipare a questo gioco, e questo per la Russia vale ancora di più.
REPORTER: Si parla di aiuti militari per la Russia. Quanto è verosimile questa voce? Il credito di cento milioni di dollari [recentemente concesso dalla Russia a Belgrado] è forse stato dato sotto forma di armi?
KURJAK: E' amche possibile che si tratti di armi, visto che Ojdanic ha soggiornato a Mosca, ma non sono sicura che la Russia sia disposta a regalare armi, invece di venderle. E' in tale prospettiva che bisogna guardare alla visita di Ojdanic, nonché alla visita del ministro degli esteri dell'Iraq la stessa settimana. La Russia è uno dei maggiori esportatori di armi, ma non può permettersi economicamente di donare armi. Il governo jugoslavo ora strombazza ai quattro venti questo prestito, ma nessuno sa cosa abbiamo ottenuto. Non penso che si tratti di denaro, perché la Russia non ne ha, e quindi è possibile che si tratti di armi. La Russia cerca di non rovinarsi i rapporti con l'Occidente, ma allo stesso tempo di essere presente nei Balcani. Quindi cerca di mantenere un tale equilibrio.
REPORTER: La Russia cerca di mantenere un equilibrio anche nei rapporti con il governo e l'opposizione serba?
KURJAK: Penso che la Russia abbia cominciato solo ora a comunicare con l'opposizione serba, cioè che abbia cominciato a prendere in considerazione tale elemento. I russi hanno capito che questa società è divisa, che la situazione diventa sempre più instabile e vedremo come reagiranno a tutto ciò. La Russia non guarda all'opposizione come a una forza che deve abbattere il regime, bensì alla possibile instabilità in quest'area dell'Europa nell'eventualità di una radicalizzazone dello scontro in Jugoslavia. Più il regime diventerà radicale nelle sue misure contro chi la pensa diversamente, più disturberà i rapporti della Russia con l'Occidente.
REPORTER: Se la situazione qui si radicalizzerà, come si comporterà la Russia?
KURJAK: Penso che in un tale caso la sua posizione si avvicinerà sempre di più a quella dei paesi occidentali. Bisogna essere pazienti con la Russia, penso che essa dimostri sempre più comprensione per il risveglio di un'altra Serbia e se il regime serbo insisterà in questo suo radicalismo negativo, la Russia rivedrà sempre di più il suo rapporto con lui e lentamente gli volterà le spalle.
| Data: 29-05-2000 | | Fonte: "Reporter" |
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