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"Elezioni e arbitri"
| Data: 05-02-2001 | | Fonte: AIM |
| Autore: Fehim Rexhepi |
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NOTIZIE EST #396 - KOSOVO
5 febbraio 2001
ELEZIONI E ARBITRI
di Fehim Rexhepi - (AIM Pristina, 28 gennaio 2001)
In tutto il mare di problemi attuali, i partiti e i politici del Kosovo si pongono come prima preoccupazione le elezioni a livello del Kosovo. Pur con alcune sfumature diverse, anche l'amministrazione internazionale e il nuovo amministratore del Kosovo, Hans Haekkerup, danno la precedenza alle elezioni. Vi sono sfumature anche tra i kosovari, ma si sta creando l'impressione che sia tra gli uni sia tra gli altri prevalgano gli approcci che sono legati principalmente alla sfera del processo elettorale.
Nelle prime dichiarazioni rilasciate dopo avere assunto l'incarico, Haekkerup sembra avere deluso i kosovari con la sua posizione chiara secondo cui non si può parlare con precisione di elezioni, e nemmeno della data in cui esse si terranno, se non si sa prima per cosa si voterà e quali potranno essere le competenze dei rappresentanti del popolo. Tuttavia, è emerso che si tratta di una successione di mosse logica che, seppure non in base a una volontà comune, è stata sostenuta da tutte le forze politiche kosovare. Così come primo compito è stato ricordato quello della preparazione di un contesto di legge o di una specie di Costituzione temporanea, che sia in armonia con l'attuale status legale irrisolto del Kosovo e allo stesso tempo in armonia con la Risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU. Secondo le numerose idee che sono state presentate al pubblico, soprattutto da parte di esperti esteri, il documento costituzionale temporaneo dovrebbe come minimo fissare il sistema elettorale, gli organi che verranno eletti, le facoltà degli organi eletti, un sistema della giustizia indipendente e, in particolare, la difesa delle minoranze.
E' noto che di regola è più facile parlare di queste cose, che realizzarle. Nel campo della politica le cose sembrano ancora più complicate, poiché le parti che vi sono in genere interessate possono porre condizioni, o addirittura orientarsi in maniera radicalmente diversa. Il capo dell'UNMIK Haekkerup ha fatto sapere con chiarezza di attendersi disaccordi riguardo ad alcuni aspetti del contenuto del documento costituzionale. Egli vede le differenze come un fenomeno naturale e ha annunciato che il suo compito sarà in tali casi quello di fare da arbitro e addirittura di prendere una decisione finale. Alla UNMIK si afferma che anche la Costituzione temporanea verrà deliberata sotto forma di decreto firmato dall'amministratore del Kosovo.
Non è ancora chiaro come si lavorerà alla preparazione della Costituzione temporanea. Prima di andarsene, l'ex amministratore Kouchner aveva creato un gruppo di esperti locali e internazionali, incaricato di lavorare alla creazione di tale documento. Tuttavia il gruppo si è riunito solo una volta. Dopo l'arrivo in Kosovo, senza alcuna spiegazione o dichiarazione, Haekkerup ne ha sospeso il lavoro. Ora si attende un proseguimento dei lavori, ma non è chiaro sotto quale forma e se verranno coinvolti anche esperti locali. Si ritiene che Haekkerup desideri innanzitutto consultarsi con esperti danesi in tale campo. Questo fatto viene qui interpretato come se egli avesse già fondato un gruppo per la redazione della Costituzione temporanea, senza la partecipazione di esperti locali, cosa che l'UNMIK ha smentito. Fonti albanesi ritengono che il lavoro per la preparazione di tale documento proseguirà rapidamente e si attendono un coinvolgimento anche di esperti del Kosovo. Si afferma che il gruppo verrà formato e proseguirà il lavoro subito dopo che Haekkerup avrà provveduto all'ampliamento del Consiglio Amministrativo Temporaneo (una specie di Governo composto dai politici più influenti, ovvero autorevole organo consultivo dell'amministratore in capo) e del Consiglio Transitorio (una specie di miniparlamento composto da membri nominati d'ufficio scelti tra i principali rappresentanti della vita politica e pubblica), annunciato già prima del termine del mandato di Bernard Kouchner. Tali cambiamenti dovrebbero essere il risultato dei nuovi rapporti politici constatati dopo le elezioni locali dell'ottobre dell'anno scorso.
Se le cose si svilupperanno secondo tali previsioni, Heakkerup e il gruppo di lavoro per la redazione della Costituzione temporanea avranno di fronte a sé non solo un progetto scritto, ma anche molte altre richieste che sono parte dei programmi politici e delle aspirazioni di molti soggetti interessati, sia in Kosovo sia al di fuori di esso. Per quello che è noto fino ad ora, di fronte a tale gruppo si troverà il progetto scritto di un gruppo di esperti svizzeri, quello del Gruppo di Contatto e quello del Partito Democratico del Kosovo. Poiché non vi sono possibilità che quest'ultimo venga approvato come progetto armonizzato di tutte le forze politiche albanesi, cosa che era l'obiettivo del Partito Democratico, ci si può attendere che esso verrà presentato come proposta esclusivamente di un gruppo di partiti politici del Kosovo.
Nei progetti vi sono differenze, ma tutti prendono in considerazione lo status temporaneo fissato dalla Risoluzione 1244 e la richiesta che in nessun modo venga determinato lo status definitivo del Kosovo. Nella parte introduttiva del progetto del Gruppo di contatto vi è una formulazione relativa al Kosovo come entità sotto la sovranità della Jugoslavia, ma non vi è nulla che aprirebbe alla Jugoslavia e alla Serbia la possibilità di decidere su alcun aspetto del periodo temporaneo. A differenza del progetto degli esperti svizzeri, che è più completo, il progetto del Gruppo di Contatto ha dei vuoti che non è stato possibile riempire, in particolare a causa dei disaccordi con la Russia. E' interessante notare che il progetto del Gruppo di Contatto lascia aperta la possibilità che il Kosovo abbia un presidente anche nel corso del periodo temporaneo.
Le differenze tra le grandi potenze sono ormai note. Alcuni giorni fa uno dei rappresentanti russi ha dichiarato che in Kosovo non devono tenersi elezioni fino a quando i serbi non saranno tornati e fino a quando non verrà garantita la loro sicurezza, ivi inclusa la libertà di movimento. Per quanto rigarda il documento costituzionale sullo stato temporaneo, egli ha dichiarato che in Kosovo non si deve fare nulla senza l'accordo di Belgrado. E' interessante notare che esiste una piena identità tra le richieste dei serbi, quelle della Belgrado ufficiale e la Russia per quanto riguarda i passi a breve e a lungo termine che è necessario intraprendere in Kosovo. Tale identità di vedute non è nemmeno immaginabile tra le posizioni degli albanesi e quelle delle potenze occidentali. L'impedimento di una separazione formale del Kosovo in un futuro vicino o lontano è l'obiettivo fondamentale della politica di Belgrado, e quindi anche dei serbi del Kosovo. E' partendo da questo aspetto che bisogna guardare alle posizioni serbe nei confronti delle elezioni e della Costituzione temporanea.
La Belgrado ufficiale ha già chiesto, non solo di partecipare, ma anche di avere una parola decisiva sulle questioni relative al Kosovo. Come i serbi del Kosovo, anche la Belgrado ufficiale ha chiesto che prima dell'organizzazione delle elezioni tornino tutti i serbi che sono fuggiti dal Kosovo dopo l'entrata della KFOR e che si crei una piena sicurezza, ivi compresa la loro libertà di movimento. Sono richieste che non possono realizzarsi in breve tempo, per esempio entro quest'anno. E, se si insisterà fino alla fine su queste posizioni, è molto facile giungere alla conclusione che i serbi boicotteranno anche le elezioni a livello dell'intero Kosovo, così come hanno fatto con quelle municipali tenutesi nell'ottobre dell'anno scorso.
Dovrebbe essere un modo semplificato di guardare ai fatti. Bisogna presupporre che nel processo di decisioni riguardo alle elezioni in Kosovo verranno presi in considerazione non solo gli interessi dei serbi del Kosovo, bensì anche le urgenti necessità e ambizioni economiche di Belgrado nei Balcani. Si conta sul fatto che Belgrado insisterà per conseguire un equilibrio di interessi. Tutto questo potrebbe portare alla valutazione che per i serbi del Kosovo sarebbe forse meglio votare, piuttosto che boicottare le elezioni. Sia come sia, senza una raccomandazione di Belgrado, che si baserebbe su una tale valutazione, non ci sipuò attendere che i serbi si recheranno al voto in caso di elezioni in Kosovo. In maniera analoga dovrebbero svilupparsi le cose anche con l'opposizione della Russia. Dopo le aspre posizioni iniziali, anche la Russia troverà più attraenti i compromessi che il confronto. Si ritiene che su tali presupposti si basino le attese dei diplomatici occidentali e dei fattori internazionali che operano qui, secondo cui i serbi questa volta parteciperanno alle elezioni in Kosovo. Tuttavia, diplomatici occidentali hanno dichiarato che tutto ora è nelle mani di Hans Haekkerup, che nelle procedure successive non avrà bisogno di richiedere le autorizzazioni di New York, Bruxelles o Vienna, dove si trova la sede dell'OSCE, né per la Costituzione temporanea, né per fissare la data delle elezioni.
Fonti internazionali che operano in Kosovo hanno dichiarato in via non ufficiale che le elezioni generali si terranno in ogni caso nel corso dell'estate o all'inizio dell'autunno di quest'anno. I rappresentanti albanesi chiedono che le elezioni si tengano quanto prima. Sembra che non vi siano differenze sostanziali tra di loro. Ma se si prendono in considerazione i rapporti molto disordinati tra i vari soggetti albanesi, non si devono escludere differenze, almeno come conseguenza dell'intolleranza, delle rivalità e delle ambizioni di gruppo, personali e regionali. Può accadere che le differenze riguardo alle priorità dell'intero processo elettorale diventino un'occasione di divergenze, e addirittura di un loro inasprimento, un fenomeno che da anni pesa sullo spettro politico albanese.
Nella LDK di Rugova si parla di elezioni parlamentari e il ritornello della loro formulazione è: anche presidenziali. I loro rappresentanti non ritengono che la preparazione della Costituzione temporanea sia un lavoro difficile. Tuttavia, nel Partito Democratico del Kosovo si guarda ai fatti in maniera un po' diversa. La creazione della Costituzione temporanea viene messa al primo posto e successivamente verranno le elezioni. Si discute su che cosa si voterà, ma senza insistere in modo particolare. In una delle sue ultime dichiarazioni, il presidente di tale partito, Hashim Thaqi, ha detto che sarebbe positivo se nel periodo di transizione il Kosovo avesse tutte le istituzioni statali, ivi inclusa quella di presidente. Quindi: sarebbe positivo, ma si può fare anche senza presidente. Questa dichiarazione è identica alle dichiarazioni di Rugova secondo cui la migliore soluzione per il Kosovo e per la regione è l'indipendenza del Kosovo. Il presidente è un simbolo dello stato, e il Kosovo non è uno stato. Tuttavia, a una parte della gente locale potrebbe sembrare di importanza primaria l'elezione di un presidente, addirittura l'elezione di una persona o la non elezione di tale persona.
In un ambiente in cui ci sono leader di partito, nel quale la gente accetta i partiti per i loro leader e nel quale i leader non possono sopportarsi reciprocamente, e tantomeno incontrarsi sopra una tazza di caffè, questa viene ritenuta una domanda bruciante, un essere o non essere - come il dilemma di Amleto. In una tale atmosfera succede facilmente che la cimice diventi un bue e che si perdano le coordinate per affrontare in base a criteri reali la specificità e il carattere dei problemi esaminati. Per questo, e anche dal punto di vista dei rapporti tra gli albanesi, è un bene che Hans Hakkerup abbia l'ultima parola.
| Data: 05-02-2001 | | Fonte: AIM |
| Autore: Fehim Rexhepi |
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