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Mostar: il nuovo statuto imposto da Paddy Ashdown
| Data: 05-02-2004 | | Fonte: "Dani", "Slobodna Bosna", "Feral Tribune" |
| Autore: Jasenka Kratovic |
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N.E. BALCANI #757 - BOSNIA-ERZEGOVINA
6 febbraio 2004
MOSTAR: IL NUOVO STATUTO IMPOSTO DA PADDY ASHDOWN
di Jasenka Kratovic
Paddy Ashdown impone il proprio Statuto per Mostar e i partiti nazionalisti insorgono: i commenti della stampa bosniaca e croata
Dopo diversi mesi di negoziati tra i partiti politici locali e i fattori internazionali, durante i quali si è cercato invano di raggiungere una visone comune riguardo al futuro di Mostar, l’ultima settimana di gennaio l’Alto Rappresentante dell’OHR per la Bosnia, Paddy Ashdown, ha imposto una decisione sul nuovo Statuto della città di Mostar. In questo articolo riportiamo alcune analisi giornalistiche pubblicate sulla stampa locale, nella quale l’argomento è stato vastamente trattato.
Il nuovo Statuto della città di Mostar è stato ufficialmente proclamato da parte dell’Alto Rappresentante per la Bosnia Erzegovina, Paddy Ashdown, il 28 gennaio 2004. La principale decisione contenuta nel nuovo Statuto riguarda l’abolizione delle sette municipalità che attualmente compongono la città. Al loro posto verrà instaurato un unico comune di Mostar, insieme a un Consiglio e a un’Amministrazione comunale. Inoltre, il numero dei politici attivi nell’amministrazione comunale verrà ridotto dagli attuali 194 a 35. In questo modo si cercherà di rendere la nuova amministrazione più efficace, più unita e meno costosa. Lo Statuto dovrà essere implementato nell’arco delle prossime sei settimane e per la sua implementazione sono responsabili sindaco e vice sindaco di Mostar, ai quali verrà dato un sostegno da parte degli enti internazionali presenti in Bosnia.
“ Nessun popolo costitutivo potrà avere più di 15 posti nel Consiglio comunale, che in totale avrà 35 membri. Questo significa che nessun popolo costitutivo potrà avere la maggioranza, 18 su 35 membri del Consiglio comunale verranno scelti dalle unità elettorali che oggi sono rappresentate da sei comuni”, così “Slobodna Bosna” cita Peddy Ashdown e aggiunge che i sei comuni di Mostar cesseranno di operare come unità politiche e amministrative, ma continueranno ad esistere come zone elettorali. Tutti i popoli costitutivi avranno almeno 4 posti nel nuovo Consiglio comunale, serbi inclusi, perché, oltre quello di ottenere una maggiore unificazione di Mostar, città divisa ormai da anni, “uno degli scopi dello Statuto è incoraggiare il ritorno dei serbi e restituire alla città il suo carattere multietnico.” Secondo il nuovo Statuto le questioni più delicate, come ad esempio le eventuali modifiche dello stesso documento, il piano urbanistico, il budget annuale, i nomi delle vie, verranno decise con una maggioranza dei due terzi dei voti del Consiglio comunale.
Come ci si poteva aspettare, la decisione di Ashdown ha soddisfatto pochi e ha scatenato vari commenti negativi, innanzitutto da parte dei principali partiti politici nazionali: l’SDA (partito nazionale dei musulmani bosniaci) e l’HDZ (partito nazionale dei croati bosniaci). Come riporta "Slobodna Bosna", i membri dell’SDA nella giunta comunale hanno dichiarato che lo Statuto imposto dall’Alto rappresentante “non può essere peggio di così” e che “d'ora in poi il sindaco di Mostar sarà sempre di nazionalità croata, e questo sarà disastroso per la stessa città e per la civiltà bosniaca in generale”. Anche i politici dell’HDZ hanno espresso il loro sconforto e la loro insoddisfazione per la decisione di Ashdown, dicendo che “in questo modo il corpo elettorale croato è stato ridotto da 60% a 42%”.
Riguardo alla situazione di Mostar, pochi giorni prima dell’emanazione dello Statuto il settimanale croato Feral Tribune sottolinea che “l’HDZ e l’ SDA in fondo combattono per lo stesso scopo e per gli stessi interessi”. Tutti e due i partiti cercano di preservare il monopolio, basato sul principio etnico, nei tre attuali comuni dove hanno la maggioranza. L’HDZ conta sul suo corpo elettorale, rappresentato dalla maggioranza croata del 60%, e per questo motivo sostiene l’idea della città con una sola unità elettorale, senza più municipalità e senza equilibrio etnico nel numero dei membri del Consiglio comunale. L’SDA, a sua volta, sostiene che bisogna preservare le attuali sei municipalità della città, che allo stesso tempo rappresenterebbero anche le unità elettorali. Per l’SDA questo è l’unico modo per mantenere il monopolio nelle tre municipalità di Mostar, in cui poteva contare sulla maggioranza dei voti.
“Nell’attesa della decisione di Ashdown anche i rappresentanti delle comunità religiose locali hanno preso parte attiva nel dibattito e, senza riservare alcuna sorpresa, ognuna ha sostenuto le posizioni del 'proprio' partito politico”, scrive Feral.
Ragionando sulla decisione di Ashdown, con la quale si tenta di risolvere in maniera definitiva la questione di Mostar, di unire la città, ma anche di evitare ogni possibilità di dominanza da parte di un solo gruppo etnico, la giornalista del settimanale “Dani” di Sarajevo, nel suo articolo, ironizza sul fatto che la situazione attuale, per assurdo, ha unito i tre principali partiti nazionali bosniaci nell’offensiva contro la comunità internazionale. La giornalista commenta che la decisione dell’Alto rappresentante potrebbe rendere non credibili “le lamentele quotidiane dei partiti nazionali sui popoli minacciati, e in questo modo comincerebbero anche a liquefarsi i loro fittissimi programmi sulla protezione nazionale di musulmani, serbi e croati, che rappresentano uno dei punti fondamentali per la stessa sopravvivenza dei partiti nazionali come SDA, HDZ e SDS (partito nazionale dei serbi bosniaci)”.
Riportando le dichiarazioni di fonti non ufficiali dell’OHR, il giornale “Dani” scrive che le ultime decisioni dell’Alto Rappresentante dovrebbero dimostrare il fatto che la comunità internazionale è decisa a fermare i manipolatori dei sentimenti nazionali. Le stesse fonti sostengono che Paddy Ashdown non aveva molte scelte per quanto riguarda lo Statuto di Mostar, nonostante le pressioni e le minacce che andavano crescendo negli ultimi tempi. Ashdown è cosciente del fatto che lo Statuto di Mostar è un grande esame che potrà influire direttamente sulla futura organizzazione dell’intero paese. “Di questa situazione sono coscienti anche i leader nazionali all’interno dell’SDA, dell’HDZ e dell’SDS e non bisogna dubitare che faranno di tutto per ostacolare questo primo vero passo verso il raggiungimento dell’uguaglianza dei diritti di serbi, croati e bosniaci musulmani in tutto il territorio di questo povero paese”, conclude il settimanale “Dani”.
(Fonti: “Slobodna Bosna”, 29.01.04. Sarajevo; “Dani”, 30.01.04, Sarajevo; “Feral Tribune”, 29.01.04, Spalato)
| Data: 05-02-2004 | | Fonte: "Dani", "Slobodna Bosna", "Feral Tribune" |
| Autore: Jasenka Kratovic |
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