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"Cosa vuole la madrepatria serba"
| Data: 16-02-2001 | | Fonte: "Danas" |
| Autore: Jelena Tasic |
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NOTIZIE EST #402 - KOSOVO
16 febbraio 2001
COSA VUOLA LA MADREPATRIA
di Jelena Tasic - ("Danas", 10-11 febbraio 2001)
Nel Kosovo e Metohija si sono verificati negli ultimi quttro mesi tre grandi cambiamenti: un cambiamento di potere a due livelli, quello federale e quello della repubblica a Belgrado, l'avvicendamento al vertice politico americano e l'arrivo a Pristina del nuovo capo della missione civile dell'ONU. La Belgrado ufficiale ha formato un Comitato Federale per il Kosovo e Metohija con a capo Momcilo Trajkovic e il nuovo governo della repubblica sta prendendo in considerazione la formazione di un Consiglio che dovrebbe occuparsi della questione del Kosovo. - Il Comitato del governo federale per il Kosovo e Metohija rapprsenterà gli interessi dello stato federale di fronte alle istituzioni che hanno la giurisdizione di fatto sul Kosovo e Metohia - KFOR e UNMIK, ma si preoccuperà anche della posizione della minoranza serba e delle altre minoranze nazionali nella Provincia. Si prevede che a Belgrado verrà presto aperta una cancelleria dell'UNMIK affinché tale collaborazione si faccia più intensa ed efficace - spiegano fonti di Danas bene informate nel governo federale. Il governo federale ha richiesto all'UNMIK di garantire la sicurezza del lavoro di tale comitato e uno spazio adeguato a Pristina, in conformità ai principi proclamati della comunità internazionale relativamente a un Kosovo multietnico come obiettivo della permanenza di quest'ultima in tale area. E' questo il motivo per cui il Comitato non ha cominciato già in passato a lavorare sul terreno - affermano presso il governo federale. Al Partito Democratico della Serbia (DSS) richiamano l'attenzione anche sulla "ostruzione in atto sulla scena politica, a livello di parlamento federale e della repubblica", della quale sono responsabili il SPS, il SRS e la JUL. Oltre a tutti i motivi citati, le difficoltà sono state frutto anche delle manovre politiche relative all'elezione del primo uomo del Comitato. Una parte della DOS, guidata dall'attuale premier serbo Zoran Djindjic, ha ottenuto mediante pressioni, in accordo con il SNP, la nomina di Momcilo Trajkovic. In una delle "varianti per il Kosovo" era stato previsto come candidato anche lo storico Dusan Batakovic, nuovo ambasciatore della Jugoslavia in Grecia, mentre secondo le parole di Dragan Lazic, deputato nel parlamento della repubblica e coordinatore del DSS per il Kosovo, il presidente jugoslavo Vojislav Kostunica ha insistito per tutto il tempo affinché a tale carica venisse nominata "una personalità politica di carriera diplomatica": "è del tutto chiaro che il problema non è più a Pristina, né a Belgrado, bensì a New York, Washington e Bruxelles. L'opinione di Kostunica era che presidente del Comitato dovesse essere una persona informata sui rapporti in tali centri di potere, al fine di cominciare ad avviare una svolta", spiega Lazic. Il DSS ha posto il veto più volte alla nomina di Trajkovic, e anche la Chiesa ortodossa serba ha dimostrato le proprie riserve nei confronti di tale decisione, ma ha avuto la meglio la "corrente di Djindjic". "Non so perché viene messa in questione la mia posizione. Sono membro della presidenza della DOS. Il Movimento di Resistenza Serbo [SPO, di cui è leader lo stesso Trajkovic - N.d.T.] ha partecipato alle elezioni, alla creazione della piattaforma della DOS e noi abbiamo contribuito a tale vittoria. La nuova politica della Serbia e della Jugoslavia è la politica della DOS e le persone di questa coalizione hanno la priorità nell'assunzione delle varie cariche", ha dichiarato Trajkovic dopo la nomina. Attualmente sta accelerando i tempi per le consultazioni con "tutti i fattori importanti", dal presidente della Jugoslavia ai premier del governo federale e della repubblica, ai rappresentanti delle forze politiche rilevanti del Kosovo e Metohija. Secondo le sue parole, i compiti fondamentali del Comitato saranno "la creazione di una solida collaborazione con la comunità internazionale, la creazione di condizioni per l'esistenza economica di tutte le comunità etniche, e in particolare quella serba, il ritorno delle persone cacciate e la soluzione del problema delle persone scomparse e rapite". - Cercheremo di realizzare una simbiosi tra i quadri dello stato federale, quelli della repubblica e quelli del Kosovo e Metohija - ha dichiarato Trajkovic e ha invitato i rappresentanti degli albanesi del Kosovo e di altre comunità etniche a collaborare all'interno del Comitato. Nel corso delle ultime due settimane egli si è incontrato con quasi tutti i rappresentanti politici dei serbi del Kosovo, ma è stato proprio il concetto di Comitato "in preparazione" che si è dimostrato come il possibile nuovo punto di discordia serbo in Kosovo.
OPZIONI DIFFERENTI
"Il primo incontro ufficiale di Trajkovic come presidente del Comitato federale per il Kosovo e la Metohija ha dimostrato che, nonostante i medesimi obiettivi, rappresentiamo opzioni differenti. Trajkovic ritiene che il Comitato debba creare sul terreno, osservando i problemi, una politica e una concezione per il Kosovo da presentare al governo federale al fine di un'approvazione o dell'apporto di qualche correzione da parte di quest'ultimo. La mia opinione è che il Comitato debba ricevere istruzioni e concetti relativi al Kosovo dal governo federale per poi realizzarli sul terreno. Il Comitato dovrebbe essere il nesso che collega le autorità di Belgrado, la comunità internazionale e i serbi del Kosovo. Si tratta di tre elementi tra i quali il Comitato dovrà fare da mediatore, senza crearsi una visione propria del Kosovo", ritiene il vescovo della Raska-Prizren, Artemije (Radosavljevic), presidente del Consiglio Nazionale Serbo (SNV) del Kosovo e Metohija. Il vescovo Artemije spiega che sulla posizione della Chiesa e del SNV del Kosovo e Metohija rispetto al Comitato influiranno la concezione finale e le decisioni relative ai quadri, e che le future attività del SNV del Kosovo e Metohija "dipenderanno dal governo di Belgrado". "Ci attendiamo e desideriamo la collaborazione con le nostre autorità statali. Che ci mostrino la loro concezione sul Kosovo. Se ciò non avverrà saremo costretti a risolvere da soli i nostri problemi vitali, cosa che non desidererei avvenisse", afferma il vescovo. Per il SNV del Kosovo e Metohija non sarebbe accettabile una variante che vedesse il "Comitato assumere la posizione che bisogna abbandonare la partecipazione al Consiglio Amministrativo Temporaneo del Kosovo, al Consiglio Transitorio del Kosovo, la collaborazione per la soluzione dei problemi dell'istruzione, della sanità, della sicurezza, della polizia...". "Non possiamo seguire una tale opzione. Può essere messa in atto dallo stato qui sul terreno, ma senza di noi. In tale caso la cosa più probabile è che saremmo costretti a continuare a occuparci del nostro destino da soli, ma ritengo che non si dovrebbe giungere a ciò", ritiene il presidente del SNV del Kosovo e Metohija, signor Artemije. Marko Jaksic, vicepresidente del DSS e membro del Consiglio Esecutivo del SNV di Kosovska Mitrovica afferma che i rappresentanti del Kosovo settentrionale parteciperanno al lavoro del Comitato. "Trajkovic intende accogliere nel Comitato il maggior numero possibile di raggruppamenti. E' indispensabile una collaborazione con le persone che operano sul terreno e con quelle di Belgrado. Sulla strategia per il Kosovo e Metohija non possono decidere solo persone del Kosovo, perché non conoscono a sufficienza la situazione sul piano internazionale, che è di competenza dello stato, così come allo stesso tempo i politici di Belgrado non conoscono a sufficienza la situazione sul terreno. Per questo è necessario condurre una politica nazionale unitaria", afferma Jaksic. Egli ritiene che in questo momento la cosa più importante è che "i vertici del sistema politico serbo prendano una posizione rispetto al Kosovo e Metohija e rispondano alla domanda di cosa intendono fare e di come intendono farlo". "Tra i serbi del Kosovo ci sono delle differenze. I rappresentanti di Gracanica sono a favore della nascita di una nuova società del Kosovo, di un nuovo stato che abbia il proprio esercito, la propria polizia... I serbi del nord del Kosovo e di altre zone sono contrari a tutto ciò. La questione è se lo stato vuole quello che sta facendo Gracanica o quello che sta facendo Mitrovica. Come stanno le cose ora, abbiamo dei "serbi cooperativi" e dei "serbi estremisti", dei "patrioti" e dei "traditori". Il vertice statale deve dire cosa vuole per il Kosovo e chiarirsi cosa si può fare, e cosa invece non si deve fare, per superare questa divisione", ritiene Jaksic. Nell'ambito del lavoro del Comitato è indipensabile una collaborazione e una consultazione con la madrepatria, così come con coloro che conoscono la situazione del Kosovo, ritiene Slavisa Kostic, presidente del SNV del Kosovo centrale, ma richiama l'attenzione sul fatto che "non si può attendere per ogni cosa la posizione di Belgrado, soprattutto quando bisogna reagire rapidamente". La DOS, altrimenti, si è dimostrata sufficientemente saggia per astenersi da ogni (ab)uso mediale e preelettorale della sfortunata situazione del Kosovo, lasciando tutto ciò al precedente regime, ma ora che è al potere deve dimostrare se ha una strategia per la soluzione di tale problema.
[...] [Trajkovic afferma che la nomina di un serbo del Kosovo a presidente del Comitato non comporta uno scaricare le proprie responsabilità da parte del governo federale e che la questione del Kosovo è una questione di "sopravvivenza del nostro stato e del nostro popolo, degli interessi nazionali e statali". Artemije afferma di avere inviato già in ottobre una lettera a Kostunica, nella quale si chiede una posizione chiara dello stato rispetto al Kosovo, al fine di creare una visione unitaria che aiuti a superare le divisioni - a tale fine Artemije ha chiesto un incontro tra vertici statali e serbi del Kosovo, che potrebbe tenersi ora in tempi brevi. Il deputato del DSS Lazic accenna alla possibilità della creazione di un Consiglio per il Kosovo presso il governo federale e afferma che il governo della Serbia dovrebbe formare un Ministero per il Kosovo e Metohija]
LA "PROVA DEL FUOCO" DI BUJANOVAC
- Il nostro maggiore problema è che gli stranieri ci conoscono poco e che perfino Belgrado non ci capisce. Dopo questi quattro mesi non sono venuto a conoscenza del fatto che lo stato abbia qualche piano relativamente al Kosovo e Metohija, ma mi sembra che Kostunica e Djindjic si rendano conto dell'importanza della questione del Kosovo. Non solo da un punto di vista patriottico, ma anche effettivo, nonché di come essa inciderà sul futuro della Serbia - ritiene Oliver Ivanovic, presidente del Consiglio Esecutivo del SNV di Kosovska Mitrovica. Nel governo federale affermano che è "interesse dello stato che la repubblica della Serbia conservi la propria giurisdizione sul Kosovo e Metohija e per questo il governo insiste in tutti i suoi contatti diplomatici per un ritorno dei serbi e dei membri delle altre comunità etniche che sono fuggiti dalla provincia meridionale della Serbia". Affermano che "lo status del Kosovo e Metohija dipende dal fatto che la Jugoslavia sopravviva come stato federale, perché con la Risoluzione 1244 dell'ONU viene garantita la salvaguardia della sovranità della Federazione jugoslava nell'ambito dei confini esistenti". - Il governo federale ritiene che si possa arrivare a una soluzione permanente per il Kosovo e Metohija solo con mezzi pacifici, attraverso il dialogo con i rappresentanti moderati della comunità etnica albanese, che esso ha più volte invitato a negoziati. Se si dimostrerà funzionale, il piano per una risoluzione pacifica della crisi nei comuni di Bujanovac, Presevo e Medvedja attraverso un programma di integrazione dell'elemento albanese e la creazione di una reciproca fiducia, il governo federale creerà, in collaborazione con le altre istituzioni competenti, un piano analogo per il Kosovo e Metohija - affermano fonti di "Danas" [tale approccio è stato confermato ufficialmente dal premier federale Zizic nella sua relazione sui primi 100 giorni del suo governo, il 14 febbraio scorso - N.d.T.]. "Bujanovac è solo l'inizio e dovrà essere la "cartina tornasole" per vedere quali saranno le reazioni", afferma anche Dragan Lazic. Che il tentativo abbia avuto successo lo dimostrano le reazioni positive al cosiddetto piano Covic per una soluzione pacifica della crisi nel sud della Serbia da parte del governo della Serbia, della comunità internazionale e dei cosiddetti albanesi moderati. [...] Mentre a Belgrado si tratta e si discute, il tempo passa per i serbi del Kosovo e Metohija. Le persone che ormai da più di un anno e mezzo vivono in condizioni brutali di minaccia e insicurezza generali, decidono sempre più spesso di vendere la casa e le proprietà, finché possono ricavarne denaro sufficiente per cominciare una nuova vita altrove.
IL CASO IVANOVIC
["Danas" riferisce anche, in un riquadro, che il leader serbo di Mitrovica, Oliver Ivanovic, è stato in un primo momento tenuto fuori dall'elenco di negoziatori stilato dall'UNMIK per Mitrovica. Il quotidiano di Belgrado riporta le seguenti parole di Ivanovic:] [...] "La comunità internazionale cerca di fare valere anche in Kosovo le cattive abitudini della Bosnia, dove si è imposta come fattore decisivo. Non ha senso che i rappresentanti dell'UNMIK decidano quali rappresentanti serbi debbano partecipare alle trattative. Mitrovica è un'altra storia. La KFOR e l'UNMIK hanno un controllo minimo. Siamo in grado di garantire da soli il livello di sicurezza necessario, ma questa situazione non deve durare a lungo. Non insisto per partecipare alle trattative. La delegazione può continuare i negoziati anche senza di me, se ritiene di potere accettare tale responsabilità", ha affermato Ivanovic, del quale si dice che sia incerto se entrare a fare parte del DS o del DSS.
| Data: 16-02-2001 | | Fonte: "Danas" |
| Autore: Jelena Tasic |
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