[Source:
La Repubblica]
"Così
aiutai Milosevic"
la talpa è un ufficiale Usa
La spia che
trasmise i piani degli attacchi Nato a Belgrado rivela a un giornale
tedesco:
"L'ho fatto per motivi ideali"
Slobodan e il "Signor no"
di MAURIZIO RICCI
NATO E PENTAGONO, ancora ieri
mattina, ripetevano che non ci sono prove che qualcuno abbia passato a
Belgrado i piani di volo degli aerei che andavano a bombardare la Serbia.
Invece, la talpa c'era: e non era europea. Americana. A Bruxelles e a
Washington non sapevano che, mentre loro parlavano, a Berlino la spia aveva
già deciso di autodenunciarsi, nascondendo solo il nome. Anomalo, anzi
innaturale, per una talpa, uscire allo scoperto. Ma questa non è una talpa
normale, che tradisce per soldi o per arruolamento. L'ufficiale americano ha
tradito per motivi ideali, come tante spie occidentali prima di lui, ultimo
quel maggiore francese, Pierre Bunel, arrestato nell'ottobre 1998, sei mesi
prima che iniziasse la guerra, per aver trasmesso ai comandi jugoslavi la
lista dei possibili obiettivi di un attacco Nato. Ha deciso di diventare la
talpa di Milosevic - come ha spiegato ai giornalisti della Tageszeitung di
Berlino - perchè convinto che il bombardamento fosse una violazione del
diritto internazionale.
E' agosto - due mesi dopo la conclusione della guerra - quando l'ufficiale
americano (in forza all'aviazione e, probabilmente, di stanza in Germania)
decide di presentarsi al quotidiano berlinese. La talpa vuole solo sgravarsi
la coscienza: porta con sè documenti, come piani di volo e mappe di
ricognizione, sufficienti a convincere i giornalisti che non è un mitomane,
ma chiede - e ottiene - che la Taz non scriva nulla. Ecco, però, che la Bbc
mette le mani su un documento riservato del Pentagono, che accredita la tesi
di fughe di notizie nelle prime settimane di guerra. La talpa si trova di
nuovo di fronte al suo codice d'onore e alla sua ragione politica. Vede
circolare accuse contro i francesi (che hanno già tradito per i serbi),
contro i greci e gli italiani (che, durante i bombardamenti, mantennero i
rapporti diplomatici con Belgrado). Teme che questo inneschi la diffidenza
degli americani verso gli europei, spingendoli a ridimensionare la
cooperazione militare con gli alleati. E dà via libera alla Tageszeitung,
perchè racconti la storia. Senza fare il nome, ma rivelando la nazionalità:
americana. Un dato che potrebbe rivelarsi cruciale, in questa storia di
spionaggio, perchè incrina la tesi della Nato che, talpa o non talpa, lo
Stealth, l'aereo - invisibile ai radar, ma precipitato sopra Belgrado il 27
marzo, quarto giorno di bombardamenti - non può essere stato consegnato ai
serbi da una spia.
Come tante volte, durante la guerra nel Kosovo, l'alleanza ha già dovuto
fare più di una marcia indietro, nelle ultime 48 ore. Ha dovuto anche
riconoscere che tutto nasce dall'improvvisazione e dall'incompetenza con cui
i piani di attacco, in quei primi giorni, furono trasmessi ai 600 indirizzi
di computer, previsti per i piani di pattugliamento della "no fly
zone" sopra la Bosnia, materiale concordato con i serbi stessi e,
dunque, non segreto. Quei piani di volo, comunque, spiegavano ieri a
Bruxelles, non contenevano nè l'obiettivo, nè l'ora di attacco.
Comprendevano, però, la rotta. E se uno sa dove aspettarsi un aereo
invisibile ai radar, forse lo trova. Non è andata così, replicano a
Bruxelles: l'aereo cadde per un guasto tecnico, non perchè colpito dalla
contraerea. In realtà, sulla vicenda non è mai stata fatta chiarezza: per
motivi di segretezza anche comprensibili, nessuno ha mai detto di quale
guasto tecnico soffrì l'aereo. Ma, comunque, insistono a Bruxelles, non
potrebbe essere stata una spia nella Nato a rivelare a Belgrado la rotta
dello Stealth. I voli del caccia invisibile, come del suo cugino, il
bombardiere B 2, erano gestiti direttamente dagli americani, saltando le
strutture di Bruxelles. Ma la talpa, in realtà, era un ufficiale
dell'aviazione americana e, fra i documenti mostrati alla Taz, ci sarebbe
anche il piano di volo del caccia invisibile. Belgrado stava per fare il
colpaccio: solo la rapidità delle squadre che recuperarono il pilota impedì
a Milosevic di mettere a segno una clamorosa vittoria d'immagine.
Ma non c'è solo lo Stealth. La Nato sostiene che la revisione della lista
di indirizzi fu parte di un'operazione bisettimanale di routine. Ma il 13
aprile 1999, un servizio della rete americana Abc dichiarava che, in almeno
tre casi, il comando alleato si era accorto che i serbi conoscevano in
anticipo l'obiettivo. In particolare, il 7 aprile i servizi Nato
intercettarono una trasmissione militare serba, in cui si disponeva l'evacuzione
di una caserma che doveva essere attaccata. E' a quel punto, probabilmente,
giusto a due settimane dall'inizio dei bombardamenti, che alla Nato si
rendono conto della falla e corrono precipitosamente ai ripari, riducendo
drasticamente i destinatari dei piani di volo da 600 a 100. E fermando, così
le fughe. Lo conferma anche la talpa americana: "A quel punto - dice -
mi trovai tagliato fuori".
Nei termini raccontati dalla Taz, la vicenda della talpa - caso Stealth a
parte - avrebbe avuto, un impatto grave in termini generali, ma limitato per
quanto riguarda le sorti militari della campagna. In effetti, in quelle due
settimane, gli obiettivi erano pochi e marginali. Soprattutto, causa il
maltempo, gli aerei volarono poco e il grosso dell'attacco fu fatto
attraverso i missili Cruise: il rischio reale, per i piloti in missione,
sarebbe stato relativamente scarso. Ma la presenza di una talpa accertata
all'inizio getta una luce inquietante anche sui mesi successivi. Dove c'è
stata una talpa 1, si può escludere una talpa 2, tuttora, come dicono le
regole, ben nascosta? Gli errori Nato, nei mesi successivi, sono davvero
solo errori? Ci sono almeno tre episodi in cui sfortuna, guasto tecnico e
incompetenza non spiegano, forse, tutto. Il primo è il bombardamento di una
colonna di trattori, scambiati per blindati, nel Kosovo, dove morirono
decine di profughi. I serbi sapevano dove sarebbero andati i caccia e vi
hanno indirizzato i trattori? Il secondo è il bombardamento di una caserma
della polizia, in cui passavano la notte 70 profughi albanesi. I serbi ve li
ammucchiarono apposta? Il terzo è il bombardamento dell'ambasciata cinese a
Belgrado. Attribuito ufficialmente al pressappochismo dei cartografi Cia, è
sempre rimasto un errore tanto madornale da non sembrare vero. Di certo,
nelle ultime settimane di guerra, mettendo Pechino contro Washington, si
trasformò nell'arma più potente di Milosevic nel frenare l'accordo all'Onu
che l'avrebbe messo con le spalle al muro e costretto a ritirarsi dal Kosovo.
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