[Source: Il Sole 24 Ore - 30 Luglio 1999]
La vera posta in gioco e' il controllo dei
"Corridoi" di comunicazione
di Alberto Negri
Quale e' la reale posta in gioco nella ricostruzione dei
Balcani? L'integrazione della regione in Europa, ma soprattutto lo sviluppo e il controllo
delle vie di comunicazione ed energetiche verso il Medio Oriente e l'Asia centrale che
fanno ancora dei Balcani un'area strategicamente importante.
Le ragioni della ricostruzione rappresentano in parte anche
quelle per cui e' stata condotta la guerra del Kosovo, vinta dalla Nato con un'operazione
che ha visto per la prima volta dalla seconda guerra mondiale la partecipazione attiva di
un contingente della Germania, la maggiore potenza economica europea che da tempo ha
inghiottito i Balcani nell'area del marco. Non e' detto che tutti i trionfatori del campo
di battaglia saranno anche i vincitori del dopoguerra. Dietro la retorica dei discorsi
rituali pronunciati oggi dai leader mondiali alla Zetra Olympic Hall di Sarajevo non c'e'
soltanto la corsa risaputa ad aggiudicarsi le commesse piu' importanti. Si tratta di
occupare la pole position per il futuro riassetto della regione: rifare i Balcani non e'
solo una questione intricata di frontiere ma significa ridisegnare la mappa dei Corridoi
trans-europei. Questi sono gli assi geopolitici ed economici fondamentali che guideranno
la ricostruzione.
L'idea dei Corridoi nasce con la caduta del Muro per
favorire la cooperazione economica tra i Paesi Balcanici, l'Europa, le regioni del Mar
nero, del Caspio e dell'Asia centrale. I Corridoi vengono definiti come direttrici di
collegamento multimodali, dei network dove devono passare il trasporto di merci, persone,
energia e i sistemi di telecomunicazione. La maggior parte dei soldi stanziati per la
ricostruzione (a parte quelli destinati agli aiuti d'emergenza) saranno spesi da Europa,
Stati Uniti e istituzioni internazionali con un occhio attento alla nuova geopolitica dei
Corridoi. Una partita che sotto il profilo politico e finanziario era cominciata molto
prima di questa ultima guerra balcanica.
L'Europa da tempo si sta giocando a Est la partita per
aprire sotto il suo controllo le rotte dell'Eurasia. E' guidata da una serie di programmi
comuni delineati nelle ovattate riunioni di Bruxelles, ma in realta' nelle retrovie dei
campi di battaglia in Jugoslavia, Kosovo, Albania e Macedonia, ogni Stato dell'Unione sta
spingendo verso la soluzione geopolitica ed economica piu' conveniente. Esemplare e' il
caso del Decimo Corridoio, la via che da Germania e Austria, passando per Zagabria,
Belgrado e Skopje, ha un terminale nel porto ellenico di Salonicco e un altro nella valle
che dalla Morava conduce al porto bulgaro di Vardar sul Mar Nero. Lo sviluppo di questa
direttrice Nord-Sud oggi e' bloccato per l'isolamento della Serbia di Milosevic. Cosi'
come rimane ancora chiuso l'asse fluviale del Danubio, arteria vitale per Belgrado ma
anche per Bulgaria e Romania, impercorribile dopo il crollo del ponte di Novi Sad
abbattuto in aprile dai Cruise della Nato. Da sempre posta in palio strategica nel grande
gioco geopolitico dei Balcani questo asse, in cui si e' visto una sorta di collegamento
geografico tra i Paesi ortodossi (Russia, Serbia, Grecia), non ha ancora un'alternativa
definita. L'ultima guerra nei Balcani, interrompendo le comunicazioni tra Nord e Sud,
prima per l'embargo e poi per gli eventi bellici, ha sottolineato ancora una volta quanto
sia indispensabile il Decimo Corridoio.
Lo stato di necessita' creato da dieci anni di instabilita'
e guerre balcaniche ha costretto a sviluppare nuove vie, soprattutto attraverso
l'Adriatico: e' qui che si concentra l'interesse strategico ed economico dell'Italia sulle
nuove rotte regionali. Una di queste e' l'Ottavo Corridoio, l'ambizioso progetto di
collegare a Est i porti della Puglia con quelli dell'Albania per poi arrivare in Turchia e
in Asia attraversando Macedonia e Bulgaria. Un'altra strada, sempre via mare, e'
costituita dal Quinto Corridoio, con il collegamento tra Ancona e il porto bosniaco di
Ploce: da qui si puo' andare a Nord-est ricongiungendosi con l'Ungheria oppure scendere
verso la dorsale balcanica dell'Adriatico. Uno studio recente della Net Engineering di
Padova elaborato per la regione Marche dimostra come la cosiddetta "bretella
adriatica", cioe' il collegamento tra il porto di Ancona e quello di Ploce, possa far
aumentare da qui al 2005 di almeno il 20% (un milione di tonnellate) gli scambi
commerciali tra le due sponde dell'Adriatico. L'investimento in termini finanziari e'
minimo: si tratta nell'immediato di rendere attivo un semplice collegamento navale
regolare. Diverse ma non impossibili sono le prospettive di investimento per l'Ottavo
Corridoio. Una stima della nostra diplomazia valuta intorno ai 6mila miliardi di lire le
esigenze per rimettere in sesto la rete stradale e ferroviaria tra il porto di Durazzo e
quelli bulgari di Burgas e Varna, attraverso Tirana, Skopje e Sofia. Non e' certamente una
cifra folle: il solo collegamento ferroviario Trieste-Lubiana costa 6mila miliardi. Ma per
realizzare questo asse Est-Ovest - che puo' diventare la direttrice di pipeline e gasdotti
e un volano economico decisivo per il Sud - devono coincidere gli interessi strategici dei
principali attori occidentali.
Non bisogna dimenticare che per tutti, tranne che per noi,
esistono nei Balcani itinerari alternativi. Soltanto gli Usa (e in misura minore la
Francia) hanno un dichiarato interesse per l'Ottavo Corridoio, ispirato dall'obiettivo
americano di favorire i nuovi membri della Nato e aspiranti tali: Washington ha investito
negli ultimi tre anni 30 milioni di dollari in studi di fattibilita' legati alla South
Balkans Development Initiative. L'Italia per finanziare progetti di sviluppo economico
integrato su questo asse dovra' saper approfittare dei prestiti in parte gia' concessi
dalla Banca europea di sviluppo a Macedonia, Bulgaria e Albania, scordandosi forse i fondi
della Bers dove il capo e' un tedesco che di sicuro favorira' gli interessi della
Germania, concentrata sulla direttrice Nord-Sud. Bloccato in Serbia il Decimo Corridoio, i
tedeschi e gli altri europei non mediterranei stanno studiando alternative piu' a Nord
oppure a piu' a Sud-Ovest restituendo al Kosovo il ruolo che ebbe nella storia di punto di
passaggio tra l'Europa, i Balcani e gli Stretti.
E' anche chiaro pero' che l'emarginazione della Serbia non
puo' durare in eterno proprio per la logica strategica dei Corridoi. Non solo per questo
ma anche per motivi di concorrenza economica la balcanizzazione della ricostruzione;
promette di rendere il dopoguerra incandescente. |
[Source:
Il Manifesto 01 Agosto 1999]
KOSOVO GEOECONOMIA DI UN CONFLITTO
Corridoi (vuoti) nei Balcani
- FAUSTO ALUNNI -
Le prospettive economiche di Europa e Stati
uniti: perche' hanno fatto la guerra, e cosa otterranno Crescente emarginazione strategica
della Russia, unificazione e rafforzamento dell'area-euro
Ora che in Kosovo si stanno affrontando i primi problemi
connessi all'opera di ricostruzione, si puo` tentare di tracciare un bilancio piu`
obiettivo degli interessi strategici che hanno spinto l'Europa e gli Stati uniti ad
intervenire militarmente nei Balcani.
L'Europa del terzo millennio, che dovra` confrontarsi come
realta` economico-produttiva con gli Usa ed il Giappone sul piano globale, ha ormai
individuato la sua priorita`: inglobare gli stati del Centro-Sud-Est storicamente
appartenenti all'ex campo socialista. In questo modo l'Unione europea potra` presentarsi
nel nuovo millennio come un blocco continentale territorialmente contiguo (dalla
Cordigliera Betica spagnola ai Balcani, dal Baltico all'Egeo) e compatto sotto il profilo
socioeconomico, scongiurando cosi` il rischio di una concorrenza aggressiva che i paesi di
quell'area potrebbero adottare nel caso fossero lasciati fuori dal sistema-Europa.
In questo disegno geopolitico, diretto alla creazione di
una forte "Area Euro" a tre penisole (iberica, italica e balcanica) integrata e
fondata sui principi liberisti propri delle democrazie di mercato, rientrano dunque
pienamente anche i Balcani. Essi possono garantire, infatti, la trasformazione del Mar
Adriatico in un lago interno all'Europa e, conseguentemente, nuove strategie
imprenditoriali d'attacco con cui ridare slancio ad un'economia continentale ormai satura.
Si capisce allora perche', ora che sono terminate le fasi delle operazioni militari, la
parola chiave in nome della quale si interviene nella regione balcanica non e` quella
della "riconciliazione" (cioe` la creazione dei presupposti per un'integrazione
e coesistenza delle comunita` etniche in lotta tra loro), bensi` quella della
"trasformazione" di un determinato sistema economico (considerato
"socialista") in uno (liberal-capitalista) piu` confacente alle aspettative di
Bruxelles ed alle esigenze di un'economia sempre pi globalizzata. |