Voices against the war in Kosovo [1999]
  Voci contro la guerra in Kosovo [1999]

 
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Il Sole 24 ore - Mercoledì 21 Aprile 1999

UN CRIMINE CONTRO L'UMANITA' - Giorgio Nebbia


Tutto cio' che esiste sul territorio Jugoslavo e' ormai diventato obiettivo militare.
In 40 giorni di forsennati bombardamenti nessuno e' ancora in grado di quantificare i morti e i feriti tra la popolazione civile.
I numeri ci verranno forniti a massacro ultimato. Ma sappiamo gia' che centinaia di fabbriche, ponti, abitazioni, ferrovie, sistemi di telecomunicazioni, centrali elettriche, acquedotti sono ormai stati rasi al suolo.
Centinaia di migliaia di famiglie sono ridotte alla miseria e sono sempre piu' azzerate le strutture di sostegno di ogni convivenza umana. Raffinerie e fabbriche chimiche devastate stanno disperdendo nel suolo e nell'aria veleni che seminano morte in un'area sempre piu' vasta.
L'uso illegale di bombe all'uranio impoverito contaminera' intere generazioni. L'uranio 238, detto "impoverito", (DU-depleted uranium), e' lo scarto delle centrali nucleari e delle bombe atomiche. Un residuo da tenere nei magazzini, che non serve a niente. Ma le fertili menti degli ingegneri non si fermano mai. L'uranio e' un metallo pesante, oltre una volta e mezzo piu' pesante del piombo, oltre due volte piu' pesante dell'acciaio, e, se finemente suddiviso, si infiamma spontaneamente.
Perche' tenere nei magazzini l'uranio impoverito, quando le sue proprieta' potrebbero consentirne l'utile impiego nei proiettili dei cannoni o dei missili? Le sue caratteristiche fisiche sembrano ideali per aumentare la penetrazione dei proiettili, in modo da sfondare meglio le corazze di acciaio dei carri armati e gli edifici blindati e anzi, se l'uranio si polverizza nell'impatto contro la struttura del nemico il fatto che si incendi spontaneamente ne facilita, l'effetto distruttivo.
Cosi' il "metallo del disonore" e' entrato, alla fine degli anni ottanta, negli arsenali americani e dei loro alleati.
La prova su larga scala dell'efficacia del DU, si e' avuta nel 1991, durante la guerra del Golfo.
Ne sono state usate circa 600 tonnellate.
I soldati americani non sono stati avvertiti dei pericoli a cui sono stati esposti e vari reduci, si calcola circa centomila, hanno manifestato malattie (la sindrome del Golfo) attribuibili all'esposizione all'uranio impoverito impiegato in guerra dai loro stessi generali.
Simili malattie sono state osservate e denunciate nella popolazione civile dell'Irak meridionale dopo il 1991.
Proiettili all'uranio impoverito sono stati anche usati in Bosnia nel 1995. I terreni contaminati da polvere di uranio impoverito restano tossici e radioattivi per secoli.
La Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite ha condannato l'uso di queste armi nella sessione dell'agosto 1996 e ha chiesto (risoluzione 1997/36) al Segretario generale un'inchiesta che riconosca che i proiettili all'uranio impoverito sono armi di distruzione di massa, con effetto indiscriminato, vietate dalle convenzioni internazionali e in particolare da quella dell'Aja del 1899, di cui quest'anno si celebra il centenario.
E, ironicamente, proprio nel centenario di tale convenzione, ispirata a risparmiare sofferenze alle popolazioni civili, la Nato ha usato proiettili all'uranio impoverito in Serbia e Kosovo.

 

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