[Source:
Corriere della Sera]
Mercoledì, 09 giugno 1999
Due battaglioni serbi sorpresi allo scoperto da un
bombardamento a tappeto di B-52.
L'ultimo raid: uccisi 500 soldati.
I fanti decimati con ordigni a grappolo nella zona dove operano contro l'Uck. La Nato:
«Belgrado poteva evitare l'inutile sacrificio di tanti ragazzi»
di Gianluca Di Feo
Potrebbe essere l'ultimo atto di questa guerra ma anche uno
dei più sanguinosi. Ieri pomeriggio una formazione di Superfortezze volanti B-52 ha
sorpreso allo scoperto due battaglioni jugoslavi e ha ucciso centinaia di soldati con un
bombardamento a tappeto. Nessuno conosce il numero esatto delle vittime: potrebbero essere
anche cinquecento, forse più. «Non era necessario che morissero tanti ragazzi - ha detto
un ufficiale della Nato -. I serbi avrebbero potuto evitarlo».
I fanti della colonna, probabilmente un migliaio, non hanno
nemmeno avuto il tempo di capire cosa stesse succedendo. Hanno sentito un sibilo diventare
sempre più forte fino a trasformarsi in urlo. Pochi secondi, il tempo di gettarsi a terra
nella disperata ricerca di un riparo ed è cominciato l'inferno. Da ventimila metri di
altezza sono piombate decine e decine di bombe: ciascun B-52 può sganciarne fino a 51,
pari a quasi 32 tonnellate di ordigni. Ogni singola «cluster» (grappolo), poi, semina
granate e schegge su una superficie di otto ettari. È lo stesso incubo vissuto dai
nordvietnamiti all'inizio degli anni Settanta e dagli iracheni nel 1991. E come accadde
durante la Tempesta del Deserto, anche in Jugoslavia le operazioni più dure rischiano di
avvenire nella fase conclusiva del conflitto: «Quando tutti parlano di pace - ricorda un
ufficiale britannico - è il momento in cui si muore di più». All'epoca, Saddam Hussein
annunciò il ritiro da Kuwait City e fece uscire i suoi uomini dai bunker senza concordare
una tregua: gli attacchi aerei trasformarono la via verso l'Iraq nell'«autostrada della
morte», una gigantesca coda di veicoli carbonizzati e cadaveri.
Diverse le condizioni nel Kosovo, dove nessun cessate il
fuoco è stato ancora ordinato. Anzi, il bombardamento è avvenuto nei dintorni del Monte
Pastrik, la «cima maledetta» sul confine tra Kosovo e Albania dove da tre settimane si
sta combattendo la battaglia più violenta della guerra. È un massiccio di quasi duemila
metri, che domina tutta la frontiera: chi lo controlla può impedire l'ingresso nella
regione contesa. Per questo l'Uck si è lanciato all'assalto e gli jugoslavi hanno
risposto contrattaccando con tutte le truppe e i mezzi rimasti nascosti per due mesi.
Per i piloti della Nato la zona è diventata «una riserva
di caccia», dove poter affrontare i carri armati e i cannoni che erano sempre sfuggiti
alle incursioni. Si calcola che oltre la metà delle armi distrutte siano state centrate
in quell'area. In 34.331 missioni l'Alleanza ha colpito 500 obiettivi fissi e 550
«bersagli tattici» tra cui 314 cannoni, 203 blindati, 120 carri armati. Cinquemila i
soldati uccisi, soprattutto intorno al Monte Pastrik. E negli ultimi due giorni, in
risposta allo stallo nei colloqui di pace, i raid sono stati intensificati. Lunedì ci
sono state 658 sortite con 222 attacchi, ieri altrettanti. «Di sicuro i soldati serbi
stanno soffrendo - ha detto il portavoce Nato Jamie Shea - ma non siamo in grado di dire
quante siano le vittime. Chi è sul campo non si accorge che si è vicini alla fine. La
nostra pressione è molto forte, soprattutto con i B-52».
Per questo sembra difficile che i due battaglioni decimati
stessero radunandosi per ritirarsi: è più probabile che fossero impegnati in un
rastrellamento dei partigiani kosovari e siano stati falciati prima di iniziare
l'operazione. Il comando di Pristina nega perdite: «Abbiamo avuto solo una dozzina di
feriti». Ma da Mosca arriva una condanna del portavoce del governo Aleksandr Mikhailov,
che esprime «indignazione per questo bombardamento avvenuto mentre il negoziato stava per
arrivare al punto finale e le unità serbe erano pronte a lasciare le loro postazioni».
Anche i generali di Belgrado però potrebbero avere tentato un ultimo colpo che salvasse
l'onore prima della resa. Lunedì notte tre Mig-29, l'unica squadriglia di caccia moderni
sopravvissuta, sono stati tirati fuori dai nascondigli e preparati per il decollo nella
base di Batajnica. Forse erano destinati a una missione finale ma n on sono mai riusciti a
alzarsi in volo: una salva di missili lanciati da un jet occidentale li ha distrutti prima
che potessero accendere i reattori. |