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Viktoria Borissova, l'arte fra le dita

22.08.2017 - Parma

Da oltre dieci anni è spalla dei secondi violini dell'Orer e della Filarmonica Toscanini. Dall'arrivo della Bulgaria in anni difficili alle complicazioni per "diventare italiana". L'importanza dell'incontro con Accardo e Muti

È nata a Varna, in Bulgaria, ma può essere considerata a buon diritto una colonna sonora di Parma, dove da oltre dieci anni è spalla dei secondi violini dell'Orchestra Regionale dell'Emilia Romagna e della Filarmonica Arturo Toscanini. Viktoria Borissova - che nel 2009 ha vinto anche le selezioni internazionali della Toscanini come Primo violino di Spalla, ruolo che ricopre alternandosi a Mihaela Costea - racconta alla «Gazzetta di Parma» la sua storia: il suo non facile arrivo in Italia, la sua passione per la musica, il suo desiderio di far vivere quest'arte in un'epoca bombardata dal rumore.

Come ha iniziato a studiare musica?

«Ho iniziato a studiare violino a quattro anni, ma allora per me era solo un gioco divertente, per cui ero portata. La prima insegnante è stata mia madre, anche lei una violinista: è stata la sua tenacia a far sì che non deviassi verso lidi più semplici».

Quando la musica è diventata qualcosa di più?

«Più tardi ho scoperto il piacere dello stare sul palcoscenico, di avere uno scambio musicale con la sala. A nove anni ho fatto i miei primi concerti: ricordo la mia sorpresa e il piacere nel sentirmi dire che ero brava. Mia mamma era stata un'insegnante molto severa e avara di complimenti. Soddisfazioni molto grandi le ho avute anche suonando musica da camera: mi ha dato la possibilità di liberarmi dalle ansie di prestazione e di sperimentare un approccio alla musica di piacere puro».

Quando è arrivata in Italia e perché?

«Nel 1981 mia madre ha avuto un contratto con l'Orchestra Haydn di Bolzano. Erano gli anni del realsocialismo e inizialmente, per i capricci di un burocrate bulgaro, io e mio padre non potemmo raggiungerla. Ci vedevamo solo per poche settimane l'anno e poi ci sentivamo al telefono, con tutte le difficoltà dei collegamenti telefonici di allora: dovevamo andare alle poste, prenotare la telefonata, sperare lei fosse raggiungibile… comunicare non era facile e questo mi rendeva molto triste. Ho visitato l'Italia per prima volta a otto anni e mi sono trasferita definitivamente con mio padre a undici anni. Nel frattempo mia madre aveva iniziato a suonare proprio qui a Parma, nell'Orchestra della Fondazione Toscanini».

Come ha vissuto il cambiamento?

«Partecipo molto alle discussioni di questi giorni sull'immigrazione, perché ho vissuto sulla mia pelle, anche in modo drammatico i problemi degli immigrati. Certo, all'epoca non c'era l'esasperazione di oggi, ma mancavano leggi adeguate. Ci sono voluti sedici anni per avere la cittadinanza italiana. Per ottenerla dovevo risiedere stabilmente in Italia e questo mi ha impedito di fare viaggi e di frequentare corsi di perfezionamento all'estero. Per anni non ho nemmeno potuto partecipare a concorsi e audizioni: avevo vinto i primi concorsi internazionali da solista a undici anni ma, diventata maggiorenne, quelli per ottenere un posto di lavoro mi furono preclusi. Questo ha frenato la mia carriera. Comprendo il carico di rabbia che nutre chi si sente escluso, specie se è un bambino o un ragazzo che ancora non ha i mezzi per capire».

Quali sono stati gli insegnanti più importanti?

«Oltre che a mia madre, fondamentale, devo molto al maestro Guido Furini con cui mi sono diplomata a Padova: lui mi ha fatto sentire a casa. Di grandissima importanza il maestro Salvatore Accardo, che mi ha insegnato un approccio alla musica serio e onesto. Voglio citare anche Evgenija Chugaeva, Zakhar Bron, Corrado Romano: ognuno mi ha dato modo di sviluppare la mia visione della musica».

Per otto anni ha collaborato con la Filarmonica del Teatro alla Scala...

«Dal punto di vista professionale è stata un'esperienza fantastica: avevo ventitré anni quando mi chiamarono come aggiunta. Così ho fatto il mio primo, meraviglioso incontro con la musica lirica: è stato amore a prima vista. Essere diretta da Riccardo Muti mi ha dato tantissimo: lo rispetto molto per il suo rapporto onesto ed estremamente umile con la musica. Ricordi indelebili sono legati anche a Sawallish, Masur, Gergiev, Bychkov, Bartoletti, Sinopoli, Gary Bertini... e ce ne sarebbero tanti altri. Mi capitava di fare settanta e più giorni di lavoro con un unico giorno di riposo, e spesso si entrava al mattino per uscire a mezzanotte, ma il livello del lavoro era tale che l'eccitazione ti faceva volare! Ho anche conosciuto la danza e artisti come Roberto Bolle, Sylvie Guillem, Barishnikov, Alessandra Ferri».

Come è arrivata a Parma?

«Quasi per caso. Appena ho ottenuto la cittadinanza italiana (avevo circa ventisette anni) ho iniziato a fare tutte le audizioni possibili. Quando ho vinto il concorso per l'Orchestra della Fondazione Toscanini mi sono innamorata subito di questa formazione, dei colleghi, del clima di giovialità, del senso di famiglia che si respira qui e che si incontra in pochissime altre orchestre. Dopo tanti anni di precarietà, diventare la spalla dei secondi violini è stato bellissimo. Qui vengono trattati tutti con grande rispetto. Oggi anche io, come rappresentante sindacale, cerco di garantire equità, comprensione e un trattamento umano per tutti».

Quali sono i suoi compositori preferiti?

«Amo Mozart, e non solo perché è stato l'autore con cui ho vinto il mio primo concorso internazionale. In generale però credo che ogni autore sia un mondo a sé, in cui è bello calarsi. Mi piace molto approfondire anche la musica contemporanea: suonare il Prometeo di Nono nel Teatro Farnese è stata un'esperienza straordinaria, un'esplosione di bellezza. Quell'opera è un capolavoro assoluto, costringe a un ascolto diverso da quello cui siamo abituati. La musica oggi è la forma d'arte che soffre di più. Il continuo bombardamento di suoni crea l'illusione di saperne già abbastanza e non si immagina che mondo di ricchezza si scoprirebbe approfondendo appena un po'. Farla sopravvivere, nonostante l'ignoranza, è il nostro compito».

Pubblicato sulla "Gazzetta di Parma" il 18/08/2017


Autore: Lucia Brighenti
Fonte: Gazzetta di Parma




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