Home | Notizie | Forum | Club | Cerca 
 
          Utente: non registrato, entra
Share/Save/Bookmark
Subscribe
     

 Notizie



 
Bulgaria: OGM - sondaggio, 97% vuole mantenere divieto
Un'Europa senza confini anche per i cittadini extra-europei
Aperte due nuove procedure nell'ambito del Programma Operativo "Sviluppo regionale"
Passaporti bulgari
Lawrence Lessig: il web e la trasparenza tra ideali e realtà
   
Tutte le notizie

Conoscere la Bulgaria

  Arte e Cultura
Arte in Bulgaria
Biblioteca
Cinema bulgaro
Lingua e cultura italiana
Storia della Bulgaria
Letteratura
Lingua Bulgara
Monasteri
Musica
Poesia
Teatro
Traci

Città e Località
Sofia
Plovdiv
Varna
Burgas
Koprivshtitza
Bansko
Borovets
Pamporovo

Economia
Agricoltura
Banche e Finanza
Energia
Fiere
Infrastrutture
Investimenti
Telecomunicazioni

Folklore
Cucina bulgara
Fiabe
Nestinari
PopFolk e Chalga
Valle delle Rose
Vampiri

Informazioni
Mappa
Inno Nazionale
Scheda Paese
Dizionario IT-BG

Notizie

Ambiente
Cultura
Cronaca
Economia
Esteri
Lavoro
Immigrazione
Politica
Sport

Bulgaria e ...
Iraq
Libia
NATO
Basi USA
Unione Europea
Monografie

Politica e Governo
Ambasciate
Ambasciata di Bulgaria
Ambasciata d'Italia
Istituzioni
Politica ed Elezioni
Legislazione italiana

Società
Bulgari in Italia
Diritti umani
Informazione
Modelle Bulgare
Radio Bulgaria
Sindacati
Sport
TV Bulgaria

Turismo
Alberghi
Appunti di Viaggio
Fai da te
Informazioni Valutarie
Montagna
Viaggio in Aereo
Viaggio in Auto
Viaggio in Bici
Viaggio in Camper

PRIMA CHE I TRAFFICANTI DI SAPONETTE METTESSERO PANCIA VERSO EST [1/2]

09.11.2009

"Tutto quello che ci hanno raccontato del comunismo era una terribile bugia, invece, dopo la caduta del muro, abbiamo scoperto che quello che ci hanno raccontato del capitalismo era tutto vero..."
Ingegnere spaziale, russo, emigrato in Spagna nel film "I lunedì al Sole", di Fernando Leon De Aranoa, 2002

Avvertenza: i video sono intesi soltanto come colonna sonora e non come supporto visivo al racconto!

SCENA I - IGRA ROCK'N'ROLL CELA JUGOSLAVIJA




Pokupimo boje koje padaju sa neba
Dovoljan je dodir, samo to nam treba
Zaboravi na juče, hajde pogledaj u sutra
Videčeš da želiš, videćes da možeš.


Electrični Orgazam, Igra rock'n'roll cela Jugoslavija, 1986

Udine, Friûl. Seconda metà degli anni ottanta. Siamo studenti universitari. Affinità intellettuali, curiosità geopolitiche e la tentazione di un confine ad Est troppo vicino per non essere toccato con mano ci spingono ad "osare l'impossibile". Sfruttare le pause estive, sufficientemente lunghe, per lanciarsi in esplorazioni ad Est è un'occasione da non perdere.

Rodaggio: approccio alla Jugoslavia. Meta: Nova Gorica. Ci avviciniamo al confine, qualcuno ha la carta d'identità, qualcuno il passaporto, uno di noi addirittura la mitica "propusnica". Quest'ultima, oltre al passaporto, permette di varcare la frontiera, ma la carta di identità no! Almeno secondo i doganieri italiani, perché agli jugoslavi la carta d'identità va più che bene. Però se non hai fatto il militare (a Cuneo o chissà dove) il passaporto te lo rilasciano solo per il periodo in cui ai diritto al rinvio per motivi di studio. Significa che, se non lo rinnovi per tempo, non puoi festeggiare San Silvestro all'estero, perché il 31 dicembre il passaporto scade e ti ritrovi disertore a Capodanno. E poi ci mettono una vita a rinnovartelo, e prima ancora devi passare pure dal sergente del distretto militare a spiegare a che ti serve...

Dai, proviamoci pure con la carta d'identità, chissà che... Gelo. Il poliziotto italiano ci fulmina: "Con la carta di identità non si passa. Quello è un paese komunista!" Ma che k… li c'è l'autogestione socialista, i komunisti, quelli kattivi, quelli che mangiano i bambini, se ci sono, sono molto più in là, per essere cattivi devono volere almeno il visto, e non è neanche detto… ma gli jugoslavi, dai, a loro basta la carta di identità... (infatti il triangolo Italia-Austria-Jugoslavia funziona benissimo, ma sai che giro ti tocca fare!) ... loro al massimo mangiano čevapčiči. Nella Vegeta, lo dice anche il nome, ci sono solo ingredienti vegetali, mica putei!… Niente da fare. Non si passa!

Si ripiega per una passeggiata lungo il muretto di Gorizia, almeno si vede quello che c'è dall'altra parte e si comincia a farsi un'idea. Piazza Transalpina, ci avviciniamo alla rete. Dall'altra parte, una stella rossa sul frontone della stazione ferroviaria ed una scritta perentoria: "Mi gradimo socializem" (Noi costruiamo il socialismo)... Az!… Qui si fa sul serio...

Passeggiata notturna, ma non romantica. La compagnia non è adatta. Presto l'atmosfera si fa elettrica. Complice la morfologia del terreno ad un certo punto ci si trova nella terra di nessuno. Fuori dall'Italia, ma non ancora in Jugoslavia. Che si fa? Ci si prova...? E se quelli puoi quelli sono davvero dei cattivoni, come ci ha ammonito il poliziotto alla frontiera? L'oscurità instilla il dubbio e non rimane che rassegnarsi all'idea di dover passare dal sergente del distretto e con pazienza farsi rilasciare quel passaporto azzoppato dalla questura...

Passano i mesi, i giorni, e se li conti anche i minuti, e la mitica Nova Gorica è (quasi) "naš grad". Ormai ci mescoliamo con nonchalance tra gli habitué del cineforum del Kulturni Dom. Ljubljana, Koper/Capodistria, Rijeka/Fiume sono poco più in là e non ci sfuggono. Ci impratichiamo con la lingua: "Tito je naš!" "Smrt fašizmu sloboda naroda" La toponomastica è meravigliosa, quasi quanto quella di Reggio Emilia, ma senza le vocali...

Basta un pomeriggio libero, la parola d'ordine è "Jugo" e si parte... Arriva l'estate e giunge l'ora di penetrare in profondità ad Est. Curiosità, mista ad incoscienza ci hanno fanno varcare la cortina di ferro, quella vera, mica il muretto goriziano! Confine jugoslavo-ungherese, estate 1988.

Questa volta ci si lancia a nord-est (Ungheria, Cecoslovacchia e Polonia), poi sarà la volta del sud-est (Romania, Bulgaria e Turchia, che se anche era faceva parte dell'"Ovest" stava comunque ad Est...), facendo quasi sempre perno sulla Jugoslavia, socialista e federale, nella quale ci sentiva sempre come a casa.

Ci sono un sacco di cose da scoprire: luoghi, culture, persone, lingua, cibo... Però non sempre fila tutto liscio.

SCENA II - GRANDE E' LA CONFUSIONE



Grande è la confusione sopra e sotto il cielo
Osare è impossibile, osare, osare è perdere
Grande l'impossibile, osare è la confusione
Il cielo è sopra e sotto
Ci si può solo perdere ci si può solo perdere
Ci si può solo perdere...

CCCP-Fedeli alla Linea, "Manifesto", 1987

In un raro esempio di torbida follia, in previsione della puntata estiva verso sud-est, nel febbraio 1989, ci si lancia in epico viaggio in treno verso la Romania.

In Romania vige un regime paranoico, nominalmente comunista, di fatto fascistoide, così come il suo conductor Nicolae Ceausescu. E' un mondo a parte, che nulla ha da spartire con gli altri paesi realsocialisti, visti prima e dopo. La presenza di due studenti in vacanza in febbraio deve essere come trippa per gatti per i paranoici milizioneri romeni. Diffidare degli studenti in corso regolare! Ci siamo ritrovati con nulla da fare in piena sessione invernale, mentre i nostri colleghi sgobbavano sui libri...

E' probabile che fossimo i soli due turisti in un area di parecchie migliaia di kmq. Ferie scaglionate ante litteram. La scena: partenza dalla stazione Dunav di Belgrado. Il treno si intravede appena in mezzo agli sbuffi di vapore. Primo (e forse ultimo) pasto da Mc Boban. Fa freddo, è umido, e qualcuno si avvicina per chiederci di portare qualche messaggio dall'altra parte. Chissà quali affetti erano stati spezzati dalla quella frontiera. Poi si parte… Capiamo presto di essere in un mondo fuori dall'ordinario…

L'ingresso in Romania è degno di menzione, ma intanto già sul treno cominciamo ad avere l'impressione di essere davvero gli unici due viaggiatori che si possono definire con una certa approssimazione "turisti". Gli altri sono dei serbi che cercano verosimilmente di contrabbandare della merce, soprattutto abbigliamento. Provano a passarci un po' di roba, ma per evitare farci sbattere fuori ancor prima di entrare, cortesemente decliniamo.

Pochi anni dopo quei compagni di viaggio avrebbero meritato l'appellativo di "biznesmeni", ma in quel momento non riusciamo subito ad darne una definizione precisa. Però all'avvicinarsi della frontiera, questi tizi cominciano a calzare pantaloni su pantaloni, maglioni su maglioni... in poco tempo di fronte ai nostri occhi si trasformano in cloni di Bibendum, l'omino Michelin. Ma dove vogliono andare quelli? Non penseranno mica di fare fessi i romeni. Una "mutanda ascellare aperta sul davanti e chiusa pietosamente con uno spillo da balia" avrebbe dato meno nell'occhio!

Si ferma il treno ed in pochi minuti gli omini Michelin sono allineati sul binario con la loro roba. Gli agenti romeni li hanno fatti scendere tutti. Il treno riparte senza di loro, praticamente vuoto. Che fine abbiano fatto gli omini Michelin rappresenta uno di quei misteri che forse non troverà mai una spiegazione. C'è sicuramente materiale per "Voyager" e "Chi l'ha visto?". Avranno pagato il "dazio" e poi lasciati entrare in Romania a completare i loro affari, oppure ridotti al minimo sindacale in termini di vestiario e poi spediti indietro a Belgrado?

Intanto i doganieri romeni cominciano l'ispezione a nostro carico, piuttosto approfondita. Fanno una vittima illustre. Una copia de "Il Manifesto" - sottotitolo "quotidiano comunista" - che viene sequestrata. Speriamo l'abbiano almeno letta… Di fronte a questo gesto, l'alleggerimento del portafoglio passa decisamente in secondo piano. Per ogni giorno di permanenza - uguale alla durata del visto, che viene pagato a parte - dobbiamo versare seduta stante 10 dollari, che vengono cambiati al tasso straufficiale, più o meno una roba da strozzini. Riceviamo in cambio dei pezzi di carta grigio-azzurro, talmente consunti che a fatica si riescono a leggere. Si tratta della preziosissima valuta locale, il Leu românesc. Qui l'inflazione viene combattuta evitando di stampare carta moneta. E questa non è che una delle misure adottate da Ceausescu.

Può iniziare il tour romeno. Per azzerare il debito estero ed essere indipendenti tutto viene esportato. Per il consumo interno non rimane quasi nulla. Le ali di pollo sono il piatto più sontuoso che si possa ordinare al ristorante. Il pane sembra fatto di segatura. Ci sono delle bevande che quando detonano, richiedono la reattività di un centometrista nel precipitarsi in quel luogo dove nemmeno il sultano di Costantinopoli può mandare un suo delegato. Per risparmiare energia negli edifici la temperatura massima consentita è di 14°C. Sentito a pelle, e verificato in un'abitazione se il termometro non era taroccato. L'illuminazione stradale praticamente inesistente. Visto, o per essere precisi non visto, con i nostri occhi. Per incrementare la natalità, salvo rarissime eccezioni, l'interruzione di gravidanza ed i contraccettivi sono proibiti. Questo solo letto o sentito dire! Interi quartieri di Bucarest sono rasi al suolo per fare spazio al mega palazzo che Ceausescu ha deciso di costruirsi. Risultati finali visti a Bucarest nel 1990. Tutto questo, menù e detonazioni a parte, lo sappiamo già. Nei mesi precedenti ci siamo informati, per quello che è possibile sapere dalle nostre parti.

Si arriva a Timisoara a tarda notte, l'unica luce che lascia un ricordo è quella che illumina la porta del tram quando si ferma ed apre le porte. Tutto intorno è buio. Ci vuole un po' di tempo per trovare un posto letto in un albergo. Alcuni sono al completo, … allora ci sono turisti in giro..., altri praticano prezzi da capitalisti, che siano frequentati dalle avanguardie dei trafficanti di saponette? Durante la passeggiata notturna incontriamo però solo militari in divisa, con le torce, armati, in compagnia dei loro pastori tedeschi. Viene voglia di dirgli, se volete giocare a far finta di fare i comunisti, almeno non andate in giro comportandovi da nazisti…

L'esplorazione della città permette un assaggio significativo delle esperienze di vita quotidiana dell'89 romeno, incluso qualche contatto con la popolazione locale. In un ristorante una coppia di camerieri sui 35-40 ci chiede di procuragli dall'Italia degli oggetti introvabili sul posto: un orologio Orient "tri butoni", di cui ignoriamo candidamente l'esistenza, ed un bikini, oggetto sul quale siamo meno colti alla sprovvista. Non prendiamo sul serio la cosa, ma a distanza di qualche mese, quasi fosse un gesto di ribellione, per quello che poi sarebbe accaduto, inviamo all'indirizzo che ci è stato fornito, un bikini taglia 46. La speranza che sia arrivato a destinazione è scarsissima, e, nel nostro immaginario, l'ipotesi più verosimile ci sembrerà essere quella che sia stato indossato da Elena Ceausescu a Costanza durante la sua ultima estate.

Altri episodi si susseguono, ma la sensazione generale è di freddo, grigio e tristezza umana. Si sente l'esigenza di cambiare città, e dopo una puntata a Lugoj, città natale del tenebroso Bela Lugosi, si decide di lasciare Timisoara e di dirigersi ad Arad. Però i nostri para-passaporti sono depositati alla reception dell'albergo (almeno così crediamo). E' il primo pomeriggio e comunichiamo che il mattino seguente partiamo e che dunque abbiamo bisogno dei documenti. Ci viene risposto che "sono della polizia, perché lì sono più sicuri, ma tra un ora saranno qui. Andate a fare un passeggiata e quando tornate li avrete". Nel giro di un'ora invece ci troviamo noi nelle mani della polizia.

SCENA III - TU MENTI



Tu menti tu menti tu menti menti
Conosco chi conosci tu so dove vai
Ti sei preso in giro ti sei rovinato
Ti hanno fottuto fregato fregato

CCCP Fedeli alla Linea, "Tu menti", 1987


Dopo qualche decina di minuti, si verifica una scena piuttosto surreale, sulla quale certa stampa di provincia non perderà l'occasione di ricamarci sopra. Ci troviamo di fronte ad un edificio, con le finestre aperte dalla quale esce della musica. In quell'atmosfera grigia e silenziosa, appare come un segno di vita. Sembra sia in corso una festa e dalla finestra si affacciano dei giovani. Qualche segnale, capiamo che ci invitano a raggiungerli e ci indicano una porta. L'edificio potrebbe essere una scuola, non lo sappiamo esattamente, non ci sono indicazioni o non le notiamo. Siamo nel cortile interno del palazzo quando siamo intercettati e prelevati da un agente in borghese e da quello che ci appare un ufficiale dell'esercito. Evidentemente qualcuno ci stava seguendo. Che siano stati proprio quelli della famigerata "Securitate"? Non lo sapremo mai con certezza. Passiamo dunque un allegro pomeriggio in compagnia di questi amichevoli signori. Veniamo portati in palazzo di periferia, dall'aspetto anonimo, che si rivelerà essere una caserma della polizia. Gli agenti sono tutti in borghese ed alcuni parlano in un buon italiano. La cosa al momento ci sorprende. Ci mettono in una "sala d'attesa" dove ci sono altre persone che vengono chiamante una alla volta. Per un po' ci lasciano assieme, e ci divertiamo a far trascorrere il tempo con dei passatempi, mentre tutti gli altri ospiti se ne stanno muti in silenzio. Ci guardiamo intorno ed ci chiediamo chi, tra i presenti, sia in attesa come noi, e chi, invece, sia una spia, che conosce la lingua italiana, e che sta aspettando che ci sfugga qualche frase compromettente. Ed noi, no, non diamo soddisfazione alla spia. Resistiamo stoicamente, anche perché davvero, siamo tranquillissimi. Non c'è un bel nulla di cui ci possa accusare.

Poi ci separano, cominciano gli interrogatori e gli agenti si fanno più minacciosi. A parte le palpatine di ordinanza, non ci mettono le mani addosso, salvo un ceffone rimediato dal mio compagno di viaggio, quando protesta per il sequestro delle foto. La mia richiesta di poter contattare l'ambasciata italiana a Bucarest viene liquidata con la promessa di un lungo soggiorno a Bucarest. Si instaura un clima surreale con scambi di battute assurde, più di quelle che potevano udire ai posti di frontiera del goriziano. "Chi siete?" "Studenti" "Cosa fate qui?" "Turismo" … "No! Voi siete spie! Chi vi ha mandato qui?". Vengono fatte domande sulla vita personale, sui familiari e se si insiste con le accuse di spionaggio. Siccome sono tutte balle, non ci vuol molto a respingerle al mittente. In quel momento sono certo che il mio compagno d'avventura se la stia cavando altrettanto bene. Quando la situazione lo permette, per allentare la tensione e rompere il ghiaccio, comincio ad intavolare una discussione con uno degli agenti, quello con cui sono rimasto solo e che ha la migliore padronanza dell'italiano. E una strategia per provare ad ammorbidirlo. Provo ad applicare, con un buona dose di improvvisazione ed incoscienza, le tecniche della resistenza nonviolenta antinazista norvegese, e pare che funzioni. Poi, forse preso dall'entusiasmo dialettico, ma soprattutto dal gusto della provocazione, mi avventuro anche sul terreno politico che rischia di essere fatale. "Voi in Romania avete un solo partito comunista, noi in Italia di partiti comunisti ne abbiamo tanti..." Orrore!!! L'agente che si era appena ammorbidito si irrigidisce subito, anche se ho l'impressione che reciti una parte. "Ci può essere un solo vero partito comunista, gli altri sono solo degli impostori".

E' talmente risoluto che trattengo la domanda che avrei voluto fare. Quale era il partito in Italia che poteva andare a genio a Ceausescu? Mentalmente ipotizzo una risposta. Il PCI aveva fatto lo strappo da un pezzo ed era visto da quelle parti come il fumo negli occhi, quelli di DP in Romania sarebbero stati i primi ad essere sbattuti in galera… A distanza di anni scopro che una risposta l'aveva data già lo stesso Nicolae Ceausescu che in occasione di una visita di Bettino Craxi a Bucarest nel 1981, aveva esaltato durante un brindisi i buoni rapporti tra il PCR e il PSI. Anche Gelli sembra abbia avuto ottimi rapporti con il Conducator, che in generale era apprezzato dagli omologhi occidentali che ne apprezzavano i gesti di indipendenza dall'URSS in politica estera, ma che chiudevano tutte e due gli occhi su quello che succedeva in Romania.

Viene perquisita la camera d'albergo, prelevati dei rullini e sviluppate le foto, in un formato che i laboratori fotografici romeni di norma non trattano. Invece la polizia possiede la strumentazione ed in poco tempo produce delle stampe. E comincia ad disquisire sulla scelta dei soggetti. Poi di nuovo "Chi vi ha mandato qui? Siete delle spie, perché continuate a negare?" ma siamo agli sgoccioli. Si passa alla fase "mercantile" in cui ci viene richiesta una cauzione di 20.000 dollari a testa per essere rilasciati. Infine forse si convincono che è inutile insistere, anche perché elementi non ce ne sono proprio, e per quanto riguarda i biglietti verdi è buio pesto. Appaiamo probabilmente più idioti di quello in effetti siamo, e probabilmente si convincono che non siamo spie, come favoleggiato inizialmente, ma solo degli idioti. Sostanzialmente dei loro simili, dal nostro punto di vista. Alla fine, con l'agente più malleabile, ci si lascia quasi in "amicizia". Umanità, idiozia, o successo nell'applicazione delle tecniche nonviolente?.

I securisti ci riconsegnano i passaporti, e tutto il resto, salvo le foto, anche quelle strettamente personali, che finiranno in chissà quale archivio come prova di chissà quale reato. Ci rilasciano con la promessa solenne di levarci dai piedi l'indomani. "O prendete il primo treno per Belgrado o vi mandiamo a Bucarest!". La prima destinazione è decisamente più sensata, anche perché ci piazzano alle calcagna una banda di stupidi piedipiatti, degli agenti della "pula", con tutto il loro cliché di occhiali scuri, cappelli, impermeabili e giornali rovesciati, come negli spy-movies di quart'ordine... L'ultima sera si cerca invano di dar fondo alle riserve nella valuta locale, ufficialmente non esportabile. Ci si infila nell'albergo dei capitalisti e ci si da pure allo shopping sfrenato. Bottino: ali di pollo a volontà e 2 scatole di dischetti di pasta di granchio vietnamita dei quali al momento si dubita pure della commestibilità. Siccome vogliamo, comunque, rispettare la legge romena alla frontiera dichiariamo la valuta in eccesso e tentiamo di ricambiare. Naturalmente ci tocca tenere i Lei usurati. Depositati in un cassetto di casa, il loro "profumo" sopravvivrà ben più di quel regime. E poi qualcuno dice che i soldi non puzzano!

Se avessimo avuto un po' di senno, avremmo dovuto prendere la situazione un po' più sul serio, mentre tutto sommato, alla fine, ci divertimmo pure. Probabilmente ci mettemmo un po' di tempo a capire, che se le cose fossero andate ancora peggio, avremmo rischiato davvero di passare un po' di tempo extra da quelle parti. Quelli erano paranoici sul serio…

Continua -> SECONDA PARTE

Autore: Paolo Modesti


Per approfondire: Ho vissuto il 1989 | 1989-2009 Venti anni dalla caduta del muro



Commenta questa notizia



Notizie

13.11.2009Convegno Osservatorio sui Balcani - "Il lungo 89"
11.11.2009Bulgaria: consultazioni per avvio impeachment presidente
10.11.2009Come castelli di carta
09.11.2009Prima che i trafficanti di saponette mettessero pancia verso Est [1/2]
09.11.2009Prima che i trafficanti di saponette mettessero pancia verso Est [2/2]
09.11.2009Mamma Mia, "Sport e musica"
09.11.2009Unione Europea: integrazione o annessione?

Ambiente | Cronaca | Cultura | Economia | Esteri | Lavoro | Immigrazione | Politica | Sport

Speciali: Iraq | Libia | NATO | Basi USA | Unione Europea | Due operaie morte | 1989-2009

News Feeds: Italiano | Inglese | Bulgaro

Tutte le Notizie | Новини на Български | Parole Famose | RSS

Notizie

  Bulgaria
Politica e Cronaca [BTA]
Balcani [BTA]
Rassegna stampa [BTA]
Sofia News Agency
Sofia Echo
 

 Tutte le Notizie | Feeds

 

 
Balcani

Albania
Bosnia Erzegovina
Croazia
Grecia
Serbia e Montenegro
Kosovo
Macedonia
Romania
Slovenia

Europa Centrorientale
Rep. Ceca e Slovacchia
Polonia
Ungheria
Russia e Caucaso

Resto d'Europa

Integrazione Europea
Francia e Benelux
Germania e Austria
Italia e Svizzera
Regno Unito e Irlanda
Scandinavia

Economia Europea
Internet e Media

Mediterraneo
Israele e Medio Oriente
Nord Africa
Turchia
Iraq
 


Home | Notizie | Forum | Club | Associazione | Annunci | Directory | Biblioteca | Meteo | Foto del giorno | Immagini | Parole famose | Cerca
Turismo | Hotel | Shop | Traduzioni | Appunti di Viaggio | Bulgari in Italia | Cartoline | Sondaggi | Dicono di noi | Български English Русский Français Български (Автоматичен превод)
Contattaci Bulgaria-Italia
Ultimo Aggiornamento: 30.01.2010