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SOCIETA METICCIA E SENZA PIETΐ

18.11.2008 - Padova

Chissà se l’elezione di un uomo di colore alla Casa Bianca indurrà tutti a riflettere sull’irragionevolezza della difesa a oltranza della razza bianca (indigena). Ancora una volta il presidente della Repubblica ha sottolineato l’importanza dell’immigrazione, parlando di freschezza e ricchezza dell’apporto di questi nuovi cittadini alla nostra comunità. La società multietnica - è stato già detto, ma vale la pena di ripeterlo - non è una scelta ma un destino. Si possono inventare divieti e regole restrittive di ogni tipo, in particolare per quel che concerne gli ingressi, ma inevitabilmente il numero di quattro milioni di stranieri oggi regolarmente residenti in Italia è destinato a moltiplicarsi. Il problema vero è quello del come si arriverà a una larga accettazione di quel tipo di società, e cioè se con un percorso regolato secondo criteri di umanità e civiltà, nel rispetto dei diritti umani fondamentali, ovvero attraverso un disordinato succedersi di spinte e controspinte, caratterizzato da sacrifici di ogni genere per migliaia di esseri umani. Oggi, purtroppo, sembra che si sia scelta la seconda strada.

Proviamo a vedere. In linea di principio, lo straniero non diventa mai residente in via definitiva. Non solo se commette un reato, sia pure di minore gravità, ma anche se, perduto per qualsiasi ragione il lavoro, non ne trova un altro entro sei mesi, l’extracomunitario regolare può sempre essere espulso. Non bastava la già severa legge Bossi-Fini. Con il «pacchetto sicurezza» approvato dal Consiglio dei ministri a Napoli il 21 maggio scorso, che comprende un decreto legge già convertito e un disegno di legge, e con gli emendamenti della Lega Nord a questo disegno, si sono messe in fila una serie di misure tutte mirate a rendere difficile la vita degli immigrati e a facilitarne l’espulsione. Con il decreto legge sono state introdotte, fra l’altro, un’aggravante per coloro che si trovano illegalmente sul territorio nazionale, l’esclusione della sospensione automatica dell’esecuzione della pena per i casi previsti per gli italiani e l’esclusione della verifica della pericolosità sociale del condannato, necessaria invece per applicare una qualsiasi misura di sicurezza, per procedere all’espulsione.

Il disegno di legge prevede, poi, il reato di ingresso illegale nel territorio dello Stato e un forte ampliamento del tempo di detenzione amministrativa in quei luoghi che, con una sincerità della quale si deve dare atto al legislatore di destra, vengono definiti per quel che sono, e cioè centri di identificazione ed espulsione.

Rispetto a tutto ciò, con determinazione ferrea, vengono continuamente proposti emendamenti ulteriormente restrittivi. Si va da quello finalizzato a verificare tramite referendum - quanta ipocrisia in questi modi di proporsi come democratici, ignorando la Costituzione! - l’accettazione popolare di luoghi di culto per gli extracomunitari di religione islamica e di insediamenti di nuovi campi per Rom e Sinti, a quello che vuole ufficializzare le «ronde» anti-immigrati della Lega, definite «associazioni tra cittadini con funzioni ausiliarie di sorveglianza in luoghi pubblici» (come se polizia e carabinieri avessero bisogno di simili ausiliari in camicia verde), fino a quello che istituisce le classi differenziate per i bambini stranieri.

Non parliamo deigli irregolari. Il loro numero - mai come quest’anno ne sono arrivati tanti, nonostante la faccia feroce del governo delle destre e le continue tragedie del mare - è sconosciuto; si sa solo che il loro lavoro è indispensabile per molte attività economiche. La scelta di non regolarizzarli è funzionale soltanto al lavoro nero e a meccanismi di sfruttamento di moda in altri tempi.

Ebbene, quasi a voler rispondere polemicamente al presidente Napolitano, la Lega propone oggi un blocco di due anni a nuovi ingressi regolari: ovviamente, il numero degli irregolari diventerà ancora più grande.

Qualcuno ricorda la questione del diritto di voto amministrativo agli stranieri regolarmente residenti da più di sei anni? Se Barack Obama, il ragazzo «abbronzato» eletto presidente degli Stati Uniti, avesse vissuto nel nostro Paese lavorando e mettendo su famiglia in questi anni Duemila, non potrebbe votare per il sindaco della sua città. Siamo ridotti a questo. Così milioni di stranieri vivono qui: sono il 10% degli occupati, il 25% nell’edilizia, Dio solo sa quanti nell’assistenza di vecchi e malati, e costituiscono con le loro rimesse la seconda voce di entrata nei bilanci dei Paesi di origine. Ciononostante, viene loro riservato un trattamento senza pietà, che però non impedirà l’arrivo della società meticcia. Forse, allora, anche da queste parti sarà possibile avere governanti migliori.

Autore: Giovanni Palombarini
Fonte: Il Mattino di Padova



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