LA «BARBIANA» DEL NORD EST
25.11.2008 - Arzignano
La piccola Devi, arrivata dall’India solo due settimane fa con i genitori, appare la più smarrita, e cela il volto quando la telecamera di Rai Educational entra nella classe. Ma anche lei sorride ai suoi compagni. Solo i bambini sanno comunicare così, con il sorriso, tenendosi per mano, giocando, anche senza parole, anche se ognuno di loro parla una lingua diversa dall’altro. «Nessuna barriera» - recita un cartellone sul quale sono dipinte mani colorate che si stringono sopra un mappamondo. Completano l'arredo alcune grandi carte geografiche che mostrano i confini dell'Asia, dell'Africa e dell’America Latina. Ciascun alunno potrebbe indicare il suo paese d'origine guardando quelle mappe.
Qui nel «corso di sostegno» della scuola media Motterle di Arzignano (Vicenza) gli alunni sono tutti stranieri. In seguito ad un accordo tra l'amministrazione comunale, guidata dal sindaco Stefano Fracasso (Pd, lista civica di centrosinistra) e le direzioni didattiche, i bambini stranieri presenti alle elementari e alle medie frequentano corsi di italiano durante gli orari di lezione al mattino e al pomeriggio. Non si tratta di classi separate per stranieri. Nel 2006 il professor Gianpiero Dalla Zuanna, demografo e analista della Fondazione Nord-Est, parlò per la prima volta ad Arzignano dei «nuovi ragazzi di Barbiana» leggendo una frase tratta dalla "lettera a una professoressa" di Don Lorenzo Milani: «...perché è solo la lingua che fa eguali. Eguale è chi sa esprimersi e intende l'espressione altrui..».
Ad Arzignano è in corso un'esperienza-pilota che molte amministrazioni di centrosinistra, a cominciare da quella di Vicenza, stanno esaminando con interesse. Grossomodo a metà strada tra Vicenza e Verona, Arzignano (25mila abitanti, 18,49% stranieri) è sede del più importante polo conciario europeo. Nelle fabbriche la percentuale di immigrati arriva al 38%. Ciò è dovuto, spiega un'indagine realizzata dal Distretto vicentino della Concia, al «processo di sostituzione» (lavoratori stranieri al posto di italiani).
In breve tempo, anche perché «i lavoratori più giovani (italiani Ndr) evidenziano una forte sensibilità per il tema della nocività ambientale» la percentuale di stranieri è raddoppiata. Le tensioni non mancano. Spiega l'indagine realizzata dal Distretto che «le opinioni dei lavoratori italiani sulla presenza degli immigrati in fabbrica e nel territorio rivelano sentimenti sociali che inclinano più verso l'avversione che verso l'apertura».
«Negli anni 90 il sistema conciario ha vissuto una fase espansiva che ora si è esaurita» - spiega il sindaco Stefano Fracasso mostrando alcuni dati. In città sono rappresentate 71 etnie. I gruppi più numerosi provengono dalla Serbia (1071) e dal Bangladesh (994). La natalità è del 100 per 1000 tra gli stranieri, del 38 tra gli italiani. Tra i nati nel 2008 il 47,88% è figlio di immigrati.
Nella scuola materna gli stranieri sono il 22,62%, il 20,69% alle elementari, il 23,02% alle superiori. «In alcuni quartieri - prosegue il primo cittadino di Arzignano - due terzi degli alunni è figlio di immigrati; per seguirli meglio e per ridurre il numero di bambini in ciascuna classe, abbiamo deciso, d'intesa anche con le scuole private cattoliche, di ridistribuire cioè di ripartire la presenza di bambini stranieri. Si tratta ovviamente di trasferimenti autorizzati e condivisi e abbiamo incontrato anche qualche rifiuto da parte delle famiglie. Molti bambini arrivano in Italia all'età di 11-13 anni e non parlano la nostra lingua. Per questo abbiamo raggiunto un accordo con le direzioni didattiche e le scuole paritarie per promuovere corsi di italiano». Nelle scuole elementari e medie vengono promossi «corsi di sostegno».
Quando arriviamo alla scuola media Motterle è l'ora della ricreazione. Si sentono lingue ed accenti di ogni parte del mondo. La Motterle è una vera e propria Babele nella quale prevale l'allegria. «Per prima cosa abbiamo puntato su un'equa distribuzione dei bambini stranieri, soprattutto per evitare ghetti - esordisce la preside Donata Albiero autrice del libro "una Barbiana per i nuovi italiani" - fin dalla scuola materna il nostro obiettivo è quello di favorire la convivenza senza distinzioni di razza.
Molti bambini arrivano in seguito ai ricongiungimenti familiari. Non potevamo e volevamo fare classi solo per loro. Questi bambini che non parlano italiano escono dalle loro classi durante le ore di italiano e matematica, ma restano invece quando si insegnano le altre materie».
«Quella che vede non è una classe differenziata - spiega Maria Pegoraro, maestra in pensione richiamata in servizio in seguito all'accordo tra Comune e Direzione didattica - nessuno tra questi bambini - aggiunge indicano la scolaresca - è nato in Italia. Alcuni sono arrivati da pochi giorni dal Brasile, dal Marocco, dalla Serbia. Alcuni parlano francese o portoghese, altri inglese, altri ancora solo arabo o un dialetto. Non sempre è possibile farli uscire mentre sono in corso le lezioni, quando si insegna francese escono quelli che già lo sanno e così con l'inglese».
Un gioco ad incastro insomma, che mette a dura prova una decina di maestre «recuperate» all'insegnamento che ricevono un compenso dall'amministrazione comunale. Quando i bambini arrivano nel corso dell'anno scolastico vengono «intervistati» - spiega la maestra Pegoraro - per saggiare la loro conoscenza della lingua italiana. Lo scorso anno, nelle scuole elementari di Arzignano, 108 bambini stranieri hanno frequentato, da ottobre a maggio, il «corso di sostegno pomeridiano». «La verità è - interviene l'assessore alla pubblica istruzione Antonio De Sanctis - che abbiamo affrontato problemi più grandi di noi e siamo stati lasciati soli. Non si può affrontare una questione come quella dell'integrazione solo con le risorse locali. Nel 2008 un bambino su 2 è figlio di stranieri...». «Non possono esistere politiche di integrazione solo comunali - conclude il sindaco Fracasso - si tratta di un tema di rilevanza nazionale, occorrono linee guida e risorse adeguate. Noi abbiamo lanciato una sfida, abbiamo deciso di coinvolgere gli insegnanti, la politica deve ascoltare la scuola e dare risposte urgenti».
Autore: Toni Fontana
Fonte: L'Unitΰ