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Ultras Italia: Fascisti da nazionale

14.10.2008

Intonano prima «Faccetta nera» poi il classico «Duce, Duce». Intanto svettano i saluti romani. Da veri camerati. Gli Ultras Italia non fanno il proprio esordio sabato sera, il loro palmares vanta già anni di trasferte, Europei e Coppe del mondo. Tanto impegno, soprattutto politico. Nel 2006 ai mondiali in Germania sono cinquecento. Il loro apice. Numero diminuito col tempo, malgrado la destra sia sempre più presente nelle curve: gli odi campanilistici non permettono un'unione trasversale. Neanche in nome della «Nazione» Italia.

«A casa bandiere e striscioni dei vari gruppi, si espongono solo tricolori con scritto la città di provenienza, nello stile inglese», scrivono in una delle poche tracce che lasciano su internet. Infatti non hanno né siti né sedi ufficiali. A guardare le loro «pezze» le città rappresentate sono quasi tutte del nord-est. È la fine degli anni '90 quando dalla curva Furlan di Trieste, che spicca per il gran numero di teste rasate, si sviluppa il progetto. Che si caratterizza da subito per una manovra politica d'estrema destra: con la scusa di creare un gruppo pro-Azzurri si punta a radunare tutti i camerati del paese e far proseliti col mito del football.

Entusiasti entrano da subito nell'«affare» gruppi neri: Verona, Treviso, Padova, Ascoli Piceno, Pescara, Reggio Calabria, Angri (malgrado il numero esiguo sono tra i più «facinorosi»). Poi ultras di squadre minori come Casarano, Lucchese, Varese e Cava dei Tirreni. Negli ultimi anni si sono aggiunti «cani sciolti» napoletani (tra cui il fondatore delle Teste Matte), laziali, interisti e milanisti. Tifoserie unite da un solo collante: il fascio littorio. Coltivano il mito della fratellanza «Blood and honour» e di organizzazioni sanguinarie come Combat 18, vivono nel sottobosco del rock identitario e militano nella destra radicale. Soprattutto in Forza Nuova e Fronte veneto Skinhead (appena fuoriuscito da Fiamma Tricolore).

Per la prima volta compaiono scritte inneggianti agli Ultras Italia sui vagoni della metro di Bruxelles, durante Euro 2000 in Belgio. «Dopo varie esperienze, da singoli, al seguito degli Azzurri decidiamo che era giunto il momento di schierarsi ufficialmente, cioè con tanto di striscione, al fianco della Nazionale», si legge su un sito. «Spinti sia da una forte connotazione nazionalistica, lo scopo è quello di creare in Italia qualcosa simile a ciò che si muove attorno alle nazionali di Olanda, Germania, Inghilterra, Scozia, Irlanda, Svezia, Danimarca». Si punta all'internazionale nera. Infatti sia agli Europei in Portogallo (2004) che ai Mondiali tedeschi (2006) gli Ultras Italia si organizzano in grande stile. Puntano ad aggregare e a farsi vedere. Anche se in realtà finirà tutto con un grande flop. In Germania fanno il primo «gemellaggio». Non con un'altra tifoseria ma con la Npd, il partito neonazista tedesco.

Dopo la delusione, gli Ultras Italia, che avevano promesso scontri e «onore» ai Mondiali, escono indeboliti all'interno della stessa destra. L'8 ottobre 2006 durante il match Italia-Ucraina, Tradizione e Distinzione (gruppo romanista, ora sciolto, vicino a Fiamma Tricolore) vieta ai supporter italici di mettere la propria «pezza» in curva. Qualche mese dopo, in un'amichevole degli Azzurri, a Milano, riemergono i sentimenti campanilistici interni al gruppo: gli interisti aggrediscono a suon di cinghiate e sprangate i veronesi, coi (pochi) napoletani presenti che si mettono in mezzo a far da cuscinetto. A «salvare» i rivali di sempre, gli «odiati» scaligeri. Gesto non gradito dal resto (quasi tutti i gruppi) delle curve partenopee.

Poi due anni di silenzio. Nessun acuto agli europei in Svizzera e Austria. Il loro ritorno a Sofia. Con uno scontro «nazionalistico». Nonostante i bulgari siano dichiaratamente neonazisti: i tifosi del Cska si chiamano SS Front e inneggiano ogni domenica a Hitler, il Levski ha un gemellaggio con gli Irriducibili laziali (di destra) e sfoggia di consueto celtiche e svastiche. Eppure prima una rissa in un pub poi vari «sgarbi» nello stadio, dove in realtà i più scalmanati sono i padroni di casa. Tanto che ieri la procura di Sofia ha rilasciato i tre tifosi italiani, tra questi il capo dei Bulldog della Lucchese (soggetto a daspo), fermati durante gli scontri.

Intanto le autorità nostrane intervengono affinché gli Ultras Italia non siano più operosi. Il capo della polizia Manganelli chiede di «colpire in maniera mirata» i responsabili degli episodi e di prendere «immediate contromisure». Cosa che il presidente della Figc, Giancarlo Abete, fa: «Da questo momento per le trasferte dell'Italia - dice - non chiederemo più biglietti per i nostri tifosi». Un blocco, quello delle trasferte, che ottiene il plauso dei calciatori della Nazionale (da Cannavaro a Zambrotta e Amelia): «Allo stadio si viene a tifare, non vogliamo più vedere scene del genere». E razzisti sugli spalti.


Autore: Giacomo Russo Spena
Fonte: Il Manifesto




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