GIORNALISMO E RAZZISMO IN BULGARIA: INTERVISTA A ELENA CHAHANOVA (RADIO NAZIONALE BULGARA)
09.10.2008
Al giornalista bulgaro Kalin Rumenov è stato revocato alcune settimane fa il premio "Chernoritzets Hrabar". Questo riconoscimento era stato ottenuto nel maggio scorso come "miglior giovane giornalista" bulgaro. La revoca, che è avvenuta per la prima volta nella storia del premio, è dovuta ad alcuni articoli (precedenti all'assegnazione) nei quali il giornalista aveva adoperato espressioni ingiuriose nei confronti della comunità rom bulgara. Ne abbiamo discusso con la corrispondente della Radio Nazionale Bulgara (BNR) in Italia Elena Chahanova, vincitrice del premio "Giornalista dell'anno" 2004 attribuito dall’Associazione Bulgara dei Giornalisti Sportivi.
I contestati articoli di Rumenov sono facilmente reperibili sul sito del suo giornale Novinar e sul suo blog. Alla luce della revoca del premio quale è la sua opinione in merito?
Di questo caso ho letto l’informazione sul sito. Mi sono incuriosita ed ho letto anche gli articoli di Rumenov in originale. Mi ha impressionato il linguaggio da lui usato. Credo che le volgarità non siano il modo migliore o quello giusto per esprimere il proprio pensiero in un ambiente pubblico. In tanti anni di lavoro in Italia, non ho riscontrato mai neanche nei giornali locali un linguaggio simile, nè in radio e neanche in televisione. Qualche volta volano delle parole da bar sport, ma c’è sempre il contraddittorio. In questi ultimi giorni nei giornali nazionali ed in trasmissioni televisive si parla del razzismo. Ci si pone la domanda del perché rinasce sempre questo problema; e quindi, si cerca di fare cultura sull’argomento: ad esempio si cerca di spiegare anche che “rom” non vuol dire “rumeno” e che altresì, i rom immigrati in Italia devono conoscere i propri diritti ma anche i propri doveri. Per questo, penso che la revoca del premio è giusta per due motivi: per il linguaggio usato e per l’evidente antipatia razzistica espressa verso i rom che vivono in Bulgaria. E’ vero che un articolo così non avrebbe mai trovato spazio in Italia, ma è vero anche che casi di razzismo in Italia che si sono verificati nei ultimi giorni, alcuni usciti alla luce del sole per caso, sono alimentati da un certo tipo di media. Bisogna vedere quali provvedimenti prenderanno le autorità italiane.
In Italia l’Ordine dei Giornalisti può prendere provvedimenti disciplinari, inclusa la radiazione, nei confronti di giornalisti che non rispettano la deontologia professionale. In Bulgaria esistono organismi che hanno le stesse prerogative e come agiscono?
L’Unione dei giornalisti bulgari ha il suo codice dell’etica giornalistica che comprende anche un punto che dice: “un giornalista non deve creare con il suo operato clima di intolleranza etnica, religiosa etc. o di usare metodi che offendono la dignità del uomo”. Nel caso “Rumenov” non so cosa sia successo.
Un fattore decisivo per la revoca sembra sia stata la presa di posizione del gruppo editoriale tedesco WAZ che possiede 2 importanti quotidiani bulgari, dopo che anche la federazione internazionale della stampa aveva aderito all’appello lanciato da rappresentanti della società civile bulgara. C’è anche un recente caso sportivo: la sanzione comminata alla squadra di calcio del Botev 1912 di Plovdiv, a causa dei simboli nazisti esposti dai suoi tifosi durante una partita. Sembrerebbe che l’UEFA abbia in qualche modo sollecitato la Federcalcio Bulgara ad avere un atteggiamento più severo nei confronti di tali manifestazioni. Alla luce di questi due episodi, è possibile affermare che certe vicende trovano soluzione solo quando varcano i confini del paese?
Non è tanto la questione di vicende che varcano i confini del paese, quanto probabilmente il fatto che da noi ci vorrà del tempo per maturare e giudicare adeguatamente determinate situazioni. Per esempio nel calcio non penso che ciò riguardi solo la Bulgaria. Da quando l’UEFA ha preso severe decisioni contro il razzismo, anche in Italia le tifoserie sono attente ad esprimersi in questo senso, e comunque a questo proposito le istituzioni prendono immediatamente le necessarie decisioni.
Articoli come quelli di Rumenov, in quale misura rispecchiano le opinione dei cittadini bulgari su questi temi?
Per rispondere ci vorrebbe una precisa statistica, ma i pregiudizi nei loro confronti ci sono sempre stati e non solo in Bulgaria, probabilmente perché è stato fatto poco e hanno fatto poco per cambiare l’opinione degli altri. Quello che io personalmente noto è che prima che arrivasse la democrazia i rom erano molto tranquilli e più integrati. Adesso li vedo diversi, più agitati, come se i diritti siano una cosa dovuta ed i doveri li riguardino poco. Parlando qualche anno fa con dei loro rappresentanti nella giunta comunale della città di Samokov, mi sono accorta, che essi sono molto sensibili al fatto che i rom sono poco tollerati per esempio, dai cittadini di Verona. Ho cercato di far capire, che soprattutto in un paese straniero qualunque immigrato deve farsi accettare dalla gente ospitante e che non può vivere così come a casa propria. Credo anche che sia importante che l’accettazione diventi reciproca nel paese natale o in quello straniero. Bisogna ricordare un bravo poeta bulgaro di origine zingara Usin Kerim, tradotto anche in italiano dal bravissimo interprete della nostra lingua l’italiano Leonardo Pampuri. Egli lo descrive come: “un poeta fresco, spontaneo, originalissimo aedo della sua gente, di cui descrive usi e i costumi e la miseria alla quale impreca assai spesso, ma in mezzo alla quale ritorna appena può, perché essa è nota caratteristica della sua gente, che piange e canta e si tinge di mille colori come una estrosa giornata di marzo”. Leonardo Pampuri che ha vissuto tanti anni in Bulgaria e ha potuto apprezzarla in tutta la sua diversità; dedica il suo operato come “contributo di stima e di affetto per il Popolo in mezzo al quale siamo vissuti e che abbiamo imparato a capire e ad amare”. Questo è uno degli esempi positivi che possono fare molto bene nel nuovo mondo della integrazione sociale.
Che ruolo hanno in Bulgaria la stampa di qualità e quella cosiddetta “gialla” (In italiano potremmo definirla “popolare” o “scandalistica”)? Che differenze ci sono nello stile del linguaggio tra questi mezzi di comunicazione?
Posso affermare che noi, della Radio Nazionale Bulgara abbiamo uno stile del linguaggio di buon livello e comprensibile, rispettando tutte le regole della lingua scritta e parlata, la pronuncia e la dizione esatta. Questa primavera, i dirigenti della radio hanno chiamato una professoressa dalla università dell’arte drammatica per insegnare ai giovani come avere una dizione chiara e giusta. In altre parole, a parlare davanti ad un microfono come bravi attori. Mi sembra anche che alle giovani generazioni non si insegna, e non si fa capire, che ci sono vari tipi di linguaggio – il dialetto, quello della strada o dello stadio, non hanno spazio lì dove deve regnare la vera lingua ufficiale. Ogni posto ha la sua lingua, ma il buon livello culturale si esprime con la vera lingua.
Vorrei raccontare un aneddoto: poiché collaboro con diversi media in Bulgaria, mi è capitato una volta di sentire che una parola da me utilizzata in un servizio: “casistica” non poteva essere pubblicata perché gli utenti sono di basso livello e non la avrebbero capita!!!! Io ho insistito che il mio articolo dovesse essere pubblicato così come era, altrimenti avrebbe perso di valore e precisione. Inoltre ritengo che sia pure importante che i lettori si arricchiscano. Alla fine, la redazione ha messo tutto così come avevo scritto con la spiegazione della parola “casistica” in bulgaro “kasuistika”. Questo esempio spiega tanto.
Gli argomenti trattati in radio da tutte le redazioni sono sempre molto ben studiati, approfonditi, precisati e non si dice mai “per sentito dire”. In Italia per esempio, non esistono giornali e radio per ignoranti e non. Anche quelli scandalistici e i blog, hanno un buon linguaggio. Dipende dagli interessi della singola persona cosa piace leggere; non per il tipo di linguaggio, ma per gli argomenti trattati, perché non c’è differenza linguistica.
Pochi giorni fa a Sofia il giornalista Ognjan Stefanov è finito un coma dopo un pestaggio da parte di persone non ancora identificate. Nel recente passato ci sono stati gravi episodi, tra i quali l’assassinio di Georgi Stoev, autore di libri sulla mafia bulgara e la bomba esplosa nell’appartamento di Vasil Ivanov (Nova TV). Perché fare del giornalismo oggi in Bulgaria può essere così rischioso?
Anche in Italia anni fa sono successe cose simili. In Sicilia il giornalista Mauro De Mauro è stato ucciso, perché aveva scoperto cose non gradite alla mafia, così come Giancarlo Siani aveva scoperto cose non gradite alla camorra. Oggi, Roberto Saviano che denuncia la camorra ha la scorta. L’attore Beppe Grillo è stato allontanato dopo essersi espresso contro i socialisti di Bettino Craxi. Ed ancora si parla dell’editto bulgaro di Silvio Berlusconi, quando a Sofia durante la sua ultima visita annunciò l’esonero dalla RAI del grande giornalista Enzo Biagi ed altri. Una volta allontanato, poi i suoi colleghi sono riusciti a farlo tornare in televisione. e questo è un grande esempio non solo di solidarietà tra colleghi. Il lavoro giornalistico è molto difficile, pieno di responsabilità. Non si lavora per la gloria personale, ma per la verità dei fatti, per gli altri, per quelli che “ti” leggono, guardano e ascoltano e questo può dare fastidio a qualcuno…!
Autore: Paolo Modesti