RECENSIONE A STORIA DELLE TRADIZIONI FILOSOFICHE DELLEUROPA ORIENTALE
01.10.2008
Helmut Dahm – Asen Ignatov
Storia delle tradizioni filosofiche dell’Europa Orientale
Fondazione Giovanni Agnelli
Torino 2005
La pubblicazione del corposo volume di Dahm e Ignatov, edito in tedesco nel 1996, è stata una scelta editoriale oltremodo azzeccata e soprattutto va a costituire un precedente importante nel panorama intellettuale italiano. Lo scopo degli autori è di presentare una rassegna delle principali tradizioni filosofiche dell’Europa orientale e sudorientale, dal XIX secolo sino alla metà del XX secolo.
Il libro è suddiviso in sette sezioni in cui si tratta rispettivamente di Russia, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacca, Ungheria, Romania, Bulgaria, Serbia Croazia e Slovenia. Le sezioni sono state scritte da diversi specialisti i contributi dei quali, spaziando attraverso le scuole di metafisica, logica, psicologia, filosofia della storia, estetica, ermeneutica e altre ancora, riescono a offrire al lettore un quadro puntuale e sintetico.
Un’altra scelta, da ritenersi metodologicamente fondata, è stata quella dell’arco temporale. Tra l’inizio dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, infatti, si assiste in Europa orientale alla nascita di tradizioni filosofiche che dopo essersi confrontate con la filosofia occidentale, riescono a dare contributi originali tali da essere esportati all’estero.
Tuttavia bisogna anche precisare che scuole filosofiche erano nate nelle zone ceche e polacche, solo per citare due esempi, già nel Seicento. I casi polacco e russo sono quelli più problematici e complessi: quello russo in particolare pone questioni che affondano le proprie radici nella cultura bizantina, canale privilegiato per la diffusione del pensiero greco prima e ortodosso poi.
Significative di un clima politico-sociale non ancora risolto sono le parole di Bednarich, autore della Breve rassegna sulla filosofia slovena, che lamenta la parzialità dell’esposizione del collega Grujic occupatosi di Serbia e Croazia.
Nell’economia complessiva del libro, comunque, sia le scelte concettuali sia quelle temporali sono da considerarsi appropriate. Per rispondere ad alcune critiche mosse al volume, i curatori precisano nella Prefazione che “Per contrastare l’erronea interpretazione che le tradizioni filosofiche dell’Europa orientale qui esposte siano da intendere come un parallelo alternativo dell’ideologia statale marxista-leninista, si è deciso infine di integrare l’esposizione sui singoli paesi, a partire dalla svolta epocale del 1989-91, con una breve appendice sulla «rinascita e sul nuovo inizio», cosa che l’ulteriore sviluppo degli eventi ha rivelato essere fondata e adeguata” (pag. XX-XXI).
Ma il contributo forse più importante di questo testo è l’aver finalmente avanzato l’idea delle radici filosofiche dell’Europa. Più di qualsiasi credo religioso, la riflessione filosofia riesce a rappresentare un percorso comune sviluppatosi attraverso i secoli in varie scuole di pensiero. Il discorso sull’identità europea è sempre più al centro del dire sociale e politico e si scontra quotidianamente con il processo di allargamento dei confini. Nel momento in cui ci sia allarga verso qualcosa che si credeva sconosciuto, ci si rende conto dell’esistenza di un patrimonio culturale e filosofico comune. Si è di fronte a un processo di auto-riconoscimento che sicuramente contribuirà nel futuro a debellare il feticcio epistemologico dell’orientalismo europeo nato dalla dicotomia Oriente-Occidente inventata dei philosophes del XVIII secolo, cui si deve, per citare Larry Wolff, quel riorientamento concettuale dell’Europa lungo l’asse Oriente-Occidente al posto della divisione fino ad allora dominante sull’asse Nord-Sud. Nata dalla coppia dualistica è la pratica politico-concettuale di “inventare” qualcosa che già esiste, all’interno di sé, attribuendogli un segno distintivo negativo per autodefinire un’altra parte considerata migliore e autosufficiente.
Infine, un altro pregio di questo volume è quello di aver collocato al termine di ogni sezione e sottosezione un apparato di note puntuale e esplicativo, che funge anche da utile “bibliografia essenziale” dove questa non è inserita.
Si ringraziano l'autore e l'editore per la gentile concessione.
Autore: Giacomo Brucciani
Fonte: "Ricerche di Storia Politica", n.2 agosto, 2008, ed. Il Mulino