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ROBERTO ESCOBAR: "IL RAZZISMO DILAGA. SINISTRA, SE CI SEI BATTI UN COLPO
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11.05.2008
“È una valanga razzista frutto di un disegno costruito a tavolino e sulla pelle dei migranti. E la sinistra è lì, in silenzio, imbambolata che subisce l’egemonia culturale della destra”. È duro Roberto Escobar, filosofo e autore del libro Metamorfosi della paura. È duro e preoccupato della deriva razzistica che sta invadendo l’Italia.
Se la prende con i giornali Escobar, con “i grandi giornali di questo Paese che pensano solo ai grandi interessi dei gruppi che rappresentano”; e con quella magistratura che, come nel caso del pubblico ministero di Torino, ha pensato bene di chiedere l’articolo 416 del codice penale - quello previsto per i mafiosi - anche per i rom. Una “mafiosità” antropologica che prescinde dalla persona e punta diretta alla responsabilità di genere, alla colpa etnica: “Quando nel penale si perde di vista la responsabilità personale e si scambia l’individuo con il genere, siamo di fronte al razzismo”.
Insomma, Escobar decide di correre il rischio di vedersi accusato di “sociologismo” e, di fronte a quella che considera una deriva culturale pericolosissima, si butta a capofitto e chiede alla sinistra di liberarsi del solidarismo per puntare finalmente alla giustizia: “I rom e i migranti sono esseri umani, non hanno bisogno di una mano tesa ma di giustizia, e per arrivare a questo la sinistra deve tornare a fare la sinistra”.
Professor Escobar, il ministro dell’interno Maroni passa le nottate a caccia di cavilli che gli permettano di espellere i romeni senza violare le regole europee; il sindaco di Roma Gianni Alemanno vuole sgombrare tutti i campi nomadi della capitale e un Pm piemontese contesta l’associazione per delinquere ai rom. Cosa sta succedendo in Italia?
Nel nostro Paese c’è un disegno politico ben preciso e costruito a tavolino: dimostrare che c’è un unico pericolo, il pericolo immigrazione, e legittimarsi come unica forza politica in grado di contrastarlo e governarlo. E per far questo sono disposti a violare anche le regole europee, l’unico faro di civiltà giuridica. Senza contare che presentare l’Europa come ostacolo a una politica di contrasto all’immigrazione può essere utile anche a qualcos’altro.
In che senso?
Voglio dire che delegittimare l’Europa sul piano dell’immigrazione, presentarla come un freno può servire anche alle prossime scelte di politica economica. Vedi il caso Alitalia.
E di fronte a tutto questo cosa dovrebbe fare la sinistra?
Sono vent’anni che la sinistra subisce l’egemonia culturale della destra. E di fronte a questa valanga l’unica risposta è stata quella solidaristica. È arrivato il momento di rispondere in termini di interessi e di diritti delle persone. I migranti vanno organizzati così come è stato fatto con i poveri e con gli sfruttati. Di fronte a una situazione del genere non è più possibile continuare a contrapporre lo slogan della solidarietà, non è più sufficiente. Sono esseri umani, non hanno bisogno di solidarietà ma di diritti e di giustizia. Insomma, la sinistra deve tornare a fare la sinistra. Un’idea talmente estrema, questa, che rischiamo di essere socialdemocratici. Altro che sinistra radicale.
Lei è un filosofo del linguaggio politico, quali margini ci sono per avviare un discorso di questo tipo di fronte al “pensiero unico” dei maggiori quotidiani nazionali?
Il livello dell’informazione di questo Paese è drammatico. Ma non possiamo rinunciare a dimostrare a tutti gli italiani che dietro questa presunta emergenza c’è un disegno politico ben preciso e una vera e propria macchina della paura. L’opinione pubblica è alla mercé di un’informazione guidata solo dai propri interessi e siamo privi di una élite in grado di assumere posizioni e discuterle. Un esempio arriva dall’aggressione di Verona. Chiunque provasse a parlare di omicidio politico veniva irriso. Come se non fossero stati cinque naziskin ad uccidere quel povero ragazzo.
In che modo la sinistra può recuperare l’“egemonia”?
L’opinione pubblica è garantita solo se le élite inizieranno ad assumersi le proprie responsabilità. Pensiamo solo alla trasformazione che ha subito il linguaggio politico in questi ultimi decenni. E da lì che si vede la mancanza di responsabilità delle élite culturali del Paese. Dall’inizio degli anni ’80 la sinistra ha perso l’egemonia linguistica lasciando spazio al linguaggio della Lega e della destra. Non solo, la sinistra, invece di fare muro, ha provato a inseguire sullo stesso terreno. Risultato? Deriva culturale e sconfitte elettorali. In ogni caso, come prima risposta, inizierei col proporre un comitato composto da giuristi, avvocati e intellettuali che vigili e denunci anche penalmente qualsiasi violazione o stortura mediatica. Di fronte ai titoli razzistici dei giornali e di fronte a certe prese di posizione della magistratura possiamo rispondere con la denuncia penale, con la querela per diffamazione. Un modo per far capire che anche i migranti hanno diritti. Del resto è sufficiente sfogliare i nostri maggiori quotidiani per rendersi conto che i titoli sono quasi sempre reati di diffamazione.
Roberto Escobar è professore di Filosofia politica presso l'Università di Milano e collaboratore alla Domenica del quotidiano Il Sole 24 Ore come critico cinematografico. Nelle sue ricerche filosofiche ha indagato i fondamenti antropologici delle dinamiche dei meccanismi di potere, con particolare riguardo ai movimenti politici totalitari del Novecento, allo scopo di recuperare uno nuovo spazio di riflessione su categorie quali libertà, ordine, esclusione, paura, persecuzione e sorveglianza. Tra le sue opere: Metamorfosi della paura (Bologna 1997); Totò. Avventure di una marionetta (Bologna 1998); Il silenzio dei persecutori, ovvero il coraggio di Sharazad (Bologna 2001); Nietzsche politico (Milano 2003); La libertà negli occhi (Bologna 2006). [Biografia a cura del Festival della Filosofia]
Autore: Davide Varμ Fonte: Liberazione
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