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BULGARIA TRA EUROPA E NAZIONALISMO

29.10.2006

Filoccidentale e con molte venature monarchiche, punta di diamante della Nato, scalpitante in attesa di entrare nell’Unione Europea, diffidente nei confronti della Russia di Putin: è questa, in sintesi, la Bulgaria del Presidente Georgij Parvanov, leader socialista che ha già vinto, con il 64% dei voti, il primo turno delle elezioni presidenziali e che ora dovrà affrontare la fase finale delle consultazioni. Tutto questo perché l´affluenza alle urne è stata nettamente inferiore al 50 per cento dei votanti (42,1%). E così domenica oggi si torna al voto. Sulla scena - con Parvanov certo di farcela - ricompare il suo principale rivale: Volen Siderov, l’uomo del partito nazionalista che ha basato la piattaforma elettorale sull’ostilità nei confronti delle minoranze turche e rom (ottenendo nella prima tornata il 21,5% dei voti) e l’ex presidente della Corte Costituzionale, Nedelcho Berenov, che non molla pur se confinato a un 9,7% che lo taglia fuori del grande gioco presidenziale.

Quale che sia il risultato definitivo di domenica, resta il fatto che il Paese è profondamente dilaniato tra ondate di corruzione e di nazionalismo. Non solo: nonostante la stabilità macroeconomica raggiunta dal Paese, il tenore di vita non è cresciuto, lo stipendio medio è rimasto molto basso e un numero consistente di bulgari continua a vivere sotto la soglia minima di povertà. Ed è su questa situazione di insicurezza e di malcontento che si muove l’opposizione a Parvanov. C’è, infatti, il partito “Ataka” (Attacco) che - specialmente in queste ore - sta chiamando a raccolta tutte le formazioni nazionaliste e gli ambienti xenofobi. E il suo leader, Siderov, proclama: “Attacchiamo la corrotta classe politica che ci sta governando da anni e ridiamo dignità ai bulgari: fuori dalla Nato e non vendiamo le nostre terre agli stranieri. Siderov non è il presidente di tutti i bulgari, ma soltanto della minoranza turca che lo tiene in ostaggio con i suoi voti; è un uomo che fa parte di quella camarilla che ormai da 15 anni depreda il Paese…”.

E’ con questi slogan che “Ataka” cerca di conquistare anche voti nell’estrema sinistra presentandosi come difensore dell’indipendenza bulgara e, quindi, come nemico della americanizzazione del Paese. Parvanov risponde duramente rilevando che il leader nazionalista è ''un amico dei seguaci del Ku Klux Klan e vuole diffondere il razzismo in Bulgaria''.

Intanto sull’intero Paese grava già la responsabilità di un nuovo ed importante passo nel campo dell’integrazione europea. Perché dal primo gennaio 2007 l’Ue potrà contare su due nuove adesioni: Bulgaria, appunto, e Romania. Questo vorrà dire che da quel primo gruppo di sei paesi che fondarono l’Ue si arriverà a quota 27.

Il Parlamento europeo, comunque, è stato molto preciso nel fissare le norme di adesione dei due paesi. Ma ha anche avanzato una serie di riserve. Ad esempio ha ricordato che, pur se in un numero limitato di problemi, le risposte di Sofia e Bucarest non sono state completamente soddisfacenti e che i due paesi, pertanto, devono adottare immediate misure per porre rimedio ai problemi dell’amministrazione della giustizia, promuovendo ulteriormente la trasparenza, l'efficienza e l'imparzialità del settore; nonché esibire ulteriori risultati sostanziali nella lotta contro la corruzione - con un'enfasi particolare, nel caso della Bulgaria, - sulla lotta contro il crimine organizzato. Il Parlamento europeo, inoltre, ha voluto ricordare a Sofia che è più che mai importante prendere tutte le misure necessarie per lottare contro la tratta di esseri umani e per migliorare seriamente l'inclusione sociale delle comunità Rom, soprattutto per quanto riguarda l'alloggio, le cure sanitarie, l'istruzione e l'occupazione.

Questioni non semplici, ma che tuttavia la Bulgaria del dopo elezioni dovrà affrontare se vorrà entrare nell’Ue a testa alta. Ma il processo di “allargamento” non si ferma. In lista d’attesa ci sono altre realtà nazionali che devono superare gli esami: la Croazia alla quale si chiede di soddisfare le esigenze della Ue; i paesi dei Balcani occidentali che hanno, comunque, una prospettiva di adesione a lungo termine, (il loro iter sarà ancora più impegnativo e potranno aderire solo quando saranno veramente pronti); la Turchia i cui negoziati per l’adesione sono sempre sul tappeto ma le procedure procedono a rilento.

Autore: Carlo Benedetti
Fonte: Altrenotizie





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