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MACEDONIA: SI ALLARGA IL MURO DEI VISTI?

29.01.2007 - Skopje

Il recente ingresso della Bulgaria nell’UE non ha reso particolarmente felici i cittadini della Macedonia. La maggiore preoccupazione per i macedoni sono i visti che il vicino ha introdotto dal primo gennaio

"Non c’è bisogno di dire che i cittadini macedoni si felicitano del risultato raggiunto da Bulgaria e Romania, ma sarebbe ipocrita non ammettere che il loro successo ci getta in una depressione ancora più grave".

Così un introspettivo editoriale di Slobodanka Jovanovska, giornalista molto nota, commenta l’ingresso di Bulgaria e Romania nell’UE per il quotidiano “Utrinski Vesnik”.

L’ultimo allargamento è stato salutato senza troppo entusiasmo in Macedonia. La vita va avanti, e ben pochi politici hanno reagito alla notizia con dichiarazioni o analisi. La Bulgaria, più vicina, riceve una maggiore attenzione. La Romania resta lontana.

In tutta onestà non sembra che in Macedonia si sia molto bene compreso quali effetti avrà sul Paese quest’ultimo accerchiamento sempre più ravvicinato. Le previsioni sono pessimistiche, ma sono sorrette da ben pochi elementi concreti. Le speranze in un incremento degli scambi commerciali si fondono con i timori dei possibili effetti negativi.

Alcuni esperti sperano in una riduzione del deficit commerciale con la Bulgaria, che si dice essere ragguardevole. Gli scambi tra Macedonia e Romania sono invece trascurabili. Gli analisti comunque avvertono che starà alle stesse imprese macedoni riuscire a cogliere le opportunità.

"Non ci si può aspettare che il solo ingresso della Bulgaria nell’UE produca per noi un miracolo, perché un possibile intensificarsi del commercio tra i due Paesi dipende dalla capacità strutturale dell’economia macedone", dice la professoressa Silvana Mojsovska. "Finché noi non ristruttureremo la nostra economia in modo tale da avere prodotti esportabili negli altri Paesi, non ci possiamo aspettare enormi miglioramenti negli scambi commerciali".

Quest’opinione è condivisa da altri esperti di economia.

"Il fatto è che i prodotti che esportiamo non hanno la qualità necessaria a mantenere un vantaggio competitivo", commenta il professor Jovan Projkovski.

Perciò non ci si devono automaticamente aspettare troppi vantaggi.

Altri sottolineano la sfida economica posta dall’ultimo allargamento. Stando all’editoriale della Jovanovska, "la Macedonia dovrà confrontarsi con la competizione di un mercato privilegiato di mezzo miliardo di persone. [Il Paese] subirà i costi dell’armonizzazione dei mercati di Bulgaria e Romania con quello dell’UE: un effetto sarà la scomparsa dei prodotti a basso prezzo con cui sopperire alle carenze del nostro tenore di vita. Ciò durerà fino al momento in cui [anche la Macedonia] li raggiungerà".

Eppure in alcuni settori la situazione è vista come l’aprirsi di un’opportunità. La produzione agricola passerà liberamente dalla Bulgaria, e per questa via raggiungerà l’intera UE. Le imprese di maggiori dimensioni ritengono di essere competitive, e di poter lottare per ottenere uno spazio nel mercato dell’Unione Europea.

Sembra invece che sia stata poco analizzata la differenza tra la Bulgaria e l’altro storico vicino UE della Macedonia – la Grecia. L’impressione complessiva è che la porta che si apre dalla Grecia verso l’Unione sia una porta spalancata ma a una sola direzione, per il capitale greco, che rappresenta il maggiore investitore in Macedonia, e che nell’altra direzione vi sia solo uno spiraglio, più che altro destinato all’immigrazione clandestina.

Ci sono già indizi concreti ad indicare che le cose andranno allo stesso modo con la Bulgaria. La maggiore preoccupazione per i macedoni sono i visti che il vicino, nuovo entrato nell’UE, ha introdotto dal primo gennaio. Già si iniziano a contare le prime vittime di questo nuovo rafforzamento del muro dei visti.

Molti disoccupati delle comunità poste lungo la frontiera si erano finora trovati un’occupazione facendo la spola tra i due Paesi e commerciando. Sono i cosiddetti "contrabbandieri-formica". Attraversano spesso il confine, anche diverse volte alla settimana, comprano beni in Bulgaria e li rivendono nei mercati dei loro paesi. Centinaia di famiglie della regione vivono di questo. Ora il sistema dei visti sta rendendo più difficile farlo.

"Ho merce per un paio di giorni ancora", dice una donna di Strumica che di solito rivende formaggio e altri generi alimentari, che compra in Bulgaria. "Ne ricavavo di che vivere, 5 o 6 mila dinari (90-100 euro). Ora, se non ci permetteranno più di portar dentro la merce, non so che cosa farò", dice. Ormai da una decina d’anni viveva del commercio frontaliero.

"D’ora in poi sarà più difficile", dice un suo collega, "non siamo sicuri se riusciremo ad ottenere il visto, né quanto spesso riusciremo a passare la frontiera".

Anche àmbiti commerciali più importanti hanno immediatamente sofferto per l’introduzione dei visti. I camionisti macedoni non possono lavorare perché non li possiedono, e le ditte si rivolgono allora, invece, ai trasportatori bulgari.

In aggiunta alla sua ambasciata di Skopje, la Bulgaria ha aperto un consolato a Bitola, più vicino al confine con la Grecia. Il sindaco di Strumica, il principale centro di scambi commerciali presso il confine con la Bulgaria, dice che le grandi ditte hanno già sofferto gli effetti negativi. Il commercio è crollato. Egli sta premendo per ottenere un ufficio visti o un consolato a Strumica, dove ce n’è la maggiore necessità.

"L’economia della città soffre già. Noi speriamo di averla vinta e di riuscire ad avere qui un ufficio visti o un consolato", dice il sindaco Zoran Zaev.

Questa è anche la speranza dei molti studenti macedoni che studiano in Bulgaria.

"Per due volte mi hanno rifiutato il visto come studente", dice uno di loro, "ora dovrò tentare con un visto turistico".

Ma soprattutto la Bulgaria ha seguito l’esempio degli altri nuovi Stati membri, che ancora non fanno parte di Schengen (ed emettono quindi autonomamente i propri visti) e che hanno reso i loro visti molto più costosi dei normali visti Schengen. Benché ci siano ancora diverse opzioni aperte, sembra che un visto bulgaro ordinario costerà intorno ai 60 euro.

Nel corso degli ultimi anni le principali esportazioni dalla Bulgaria alla Macedonia sono state costituite proprio da questo - passaporti. Le persone che "riconoscono" le loro radici bulgare possono facilmente ottenere la cittadinanza ed il passaporto bulgari, che gli aprono le porte dell’UE e del mondo. Si stima che 20.000 macedoni abbiano fatto questo negli ultimi 5 o 6 anni, spinti dalle difficoltà economiche e allettati dalle opportunità. Ciò produce un’apparentemente considerevole minoranza etnica bulgara in Macedonia, una cosa che la Bulgaria potrebbe (ed ha già provato ad) usare per controbilanciare i suoi problemi con la significativa, ma non riconosciuta, minoranza macedone là presente.

"Sì, io possiedo cittadinanza e passaporto bulgari", dice un giovane uomo. "Perché ho dichiarato di essere bulgaro? Per il semplice motivo di rendermi la vita più facile. Per il tipo di lavoro che faccio, io devo viaggiare, e perder tempo con i visti per me significa avere perdite economiche. Vero, ho dovuto firmare un documento che dichiarava che ho origini etniche bulgare. È stato un problema per me? Certo che no. Preservare l’identità nazionale macedone non è una mia responsabilità. Dovrebbe spettare a chi sta al potere. Non si può vivere di ideali".

La Bulgaria è ora il secondo vicino UE con cui la Macedonia ha questioni identitarie irrisolte. La Grecia (nonostante smentite precedenti) ha già ribadito la sua posizione, di voler bloccare l’ingresso della Macedonia nell’UE finché non sarà risolta la disputa sul nome. È perfettamente ragionevole attendersi che la Bulgaria si comporti in modo similare.

"Dov’è che incomincia la strada della Macedonia diretta in UE?", si domanda la Jovanovska nel suo editoriale. "Com’è potuto succedere che Paesi usciti dal comunismo più rigido e dal più assoluto isolamento politico siano arrivati ad entrare nell’UE, e che la Macedonia si sia svegliata il primo gennaio con un’altra barriera dei visti?"

Autore: Risto Karajkov
Fonte: Osservatorio sui Balcani
Traduzione: Carlo Dall'Asta





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