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L'Europa come modello d'inclusione

20.12.2006

Il 1° gennaio del 2007 Romania e Bulgaria entreranno a far parte dell'Unione europea. Si tratta di un importante traguardo raggiunto dopo un intenso processo evolutivo normativo ed istituzionale portato avanti da entrambi i Paesi. L'Italia ha sostenuto tale aspirazione, anche perché utile al rafforzamento dell'Unione attraverso una stabilizzazione del versante orientale dell'area balcanica.

Con l'ingresso di questi due importanti paesi l'Europa, ora a 27 membri, aumenta la propria capacità di iniziativa politica e diplomatica a partire dagli scenari più complessi, in particolare esprimendo una nuova attenzione verso il tema dell'intera regione balcanica.
Romania e Bulgaria hanno sostanzialmente innovato il loro sistema politico ed economico come previsto dai criteri di Copenaghen per entrare a far parte dell'Ue; sul versante della democrazia, dello stato di diritto, nel rispetto dei diritti dell'uomo e delle minoranze, e mettendo sotto controllo i conti pubblici ed i rischi inflazionistici. Con l'ingresso di questi due nuovi partners l'Ue consolida il suo primato economico con un mercato omogeneo di 487 milioni di cittadini ed una ricchezza complessiva prodotta su base annua pari a circa 14 mila miliardi di dollari.

Nonostante il brusco arresto subito dal processo di ratifica del Trattato costituzionale, a seguito della bocciatura francese ed olandese in altrettanti referendum, il 2007 può rappresentare per l'UE un punto di passaggio non marginale. L'allargamento a 27 Stati membri, la Presidenza di turno tedesca e la volontà gia espressa di rilanciare il percorso negoziale relativo al Trattato costituzionale, le elezioni in Serbia, la prevista definizione del futuro status del Kosovo, nonché la continuazione del processo di avvicinamento della Turchia, sono tutte scadenze dell'impegno così come delle opportunità offerte a chi vede nell'Europa un modello di inclusione, di regole condivise e di soluzione pacifica dei conflitti.

L'Italia ha fatto dell'opzione europeista uno dei punti fondamentali della sua politica estera. D'altronde i vari avvenimenti internazionali, dal Libano alla crisi israelo-palestinese, testimoniano quanto sia indispensabile una voce unica ed un protagonismo forte dell'Europa per affrontare e tentare di risolvere le crisi che esplodono a poche centinaia di chilometri dalle nostre coste.

Anche l'allargamento a 27 può aiutare in questo ambizioso processo. Più in generale, l'Italia continua a vedere nei processi di allargamento una sfida da vincere piuttosto che un fenomeno dal quale difendersi. La concezione dell'Europa ruota sulla condivisione della comunità di valori che essa rappresenta piuttosto che su pregiudiziali formule di capacità di assorbimento. é quest'ultimo un fattore, infatti, che deve spingere a lavorare sul miglioramento dei meccanismi decisionali ed istituzionali piuttosto che a fornire l'alibi per chiusure a-prioristiche e che dall'esterno potrebbero essere mal percepite.

L'area dei Balcani occidentali così come la Turchia, debbono rimanere ancorate a quella prospettiva europea capace di stimolare i necessari processi interni di riforma e sostenere la stabilizzazione regionale. Al tempo stesso, non ci si può sottrarre alle ragioni che hanno in parte provocato la mancata ratifica del Trattato Costituzionale europeo in alcuni importanti Stati membri.

L'Europa é apparsa sempre più distante, tecnocratica, lontana dai problemi della gente comune e dal mondo del lavoro. A questa percezione si sono intrecciati i crescenti timori dell'opinione pubblica: paura per la propria sicurezza a fronte della presenza e del crescente flusso in arrivo di immigrati; paura e diffidenza verso ulteriori ampliamenti, processi ritenuti capaci di ridurre il tenore di vita complessivo dell'Unione.

Timore, quindi, di un futuro sempre più caratterizzato da precarietà e di incertezza e smarrimento di fronte all'aggressività delle nuove potenze commerciali ed economiche del continente asiatico. In poche parole, la sensazione diffusa di non riuscire a stare al passo dei profondi effetti indotti dalla globalizzazione.

Anche per tale ragione, la capacità di dare una risposta vitale e non rassegnata al rischio di crescente marginalità dei nostri Paesi, non può non passare attraverso un forte progetto europeo. Esso si dovrà manifestare, in primo luogo, attraverso un'attualizzazione delle regole di funzionamento dell'Europa allargata. Di qui la ripresa del dibattito e la conseguente improcrastinabilità di un serio negoziato per l'assunzione di un Trattato costituzionale o comunque di una Carta capace di imprimere nuovo slancio al nostro modo di stare assieme.


Fonte: AprileOnLine




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