A PROPOSITO DI ALCUNE OSSERVAZIONI SULL'ANTOLOGIA DEL RACCONTO BULGARO
26.01.2007 Abbiamo ricevuto da Gavrail Nenov alcune osservazioni sulla “Antologia della poesia bulgara” recentemente pubblicata dall’Associazione Bulgaria-Italia.
Le pubblichiamo questo intervento seguite dalla replica del curatore del
libro, Prof. Giuseppe Dell’Agata.
(Paolo Modesti)
Caro Paolo,
Solo dopo la presentazione dell’Antologia del racconto bulgaro sono venuto in possesso del volume e ho potuto sfogliarlo. E’ lodevole lo sforzo fatto e sono sicuro che darà un ulteriore contributo alla conoscenza della letteratura bulgara.
Mi permetto però di fare due osservazioni amichevoli. La prima sull’uso disinvolto della traslitterazione. Mi rendo conto che ogni racconto è stato ristampato così come è stato scritto, ma mi pare che sia stata persa l’occasione di usare la recente traslitterazione raccomandata dall’Accademia delle scienze bulgara, basata in gran parte su quella di Enrico Damiani. Come si fa a dire al lettore italiano “ se trovi nel libro scritto Georgi devi leggere Gheorghi”? Oppure la perplessità davanti all’uso contemporaneo della lettera j come й bulgara nel Rajcev, come я nel Bojan (Boyan), come ь nel Bjolcev (Byolcev), come ю nel Verbljud (Verblyud) e così via.
Inoltre non tutte le annotazioni scritte in bulgaro sono state tradotte in italiano, visto che il libro è ad uso del lettore italiano.
Ma quello che mi preme di più è di confutare l’attacco, che mi pare deliberato, alla figura e all’opera di don Francesco Galloni, di pagina 12. Don Galloni non fu “incaricato”, ma di sua iniziativa percorse i campi di battaglia per dare degna sepoltura ai “suoi” ragazzi, di cui fu cappellano nel corpo degli alpini. Non fu “coinvolto”, ma fu incluso nel processo del 1952, che fu non contro il “clero” cattolico, ma contro la Chiesa cattolica. E’ stato omesso di annotare che fu un processo farsa, come era costruito sulle “confessioni” estorte con la tortura.
Don Galloni era legato apostolico nel 1948, quando rientrò in Italia a causa di un incendio (probabilmente doloso) avvenuto alla Montanina, la casa madre. Fu dichiarato “persona non grata” dal governo bulgaro e con questo avvenne anche la rottura dei rapporti fra la Bulgaria e il Vaticano.
Ho avuto l’onore di conoscere di persona don Francesco e so quanto bene voleva alla Bulgaria. Fondò anche una congregazione monacale femminile con l’intento di pregare per l’unificazione delle chiese cristiane, anticipando di più di mezzo secolo l’ecumenismo. Sperò fino all’ultimo di poter tornare e rivedere il paese che conosceva molto bene e al quale lo legavano tanti ricordi. Chi conosce la sua opera non può trovarvi neanche l’ombra di razzismo nei confronti dei bulgari. Espressioni come “fondamentalismo cattolico ultra nazionalista, retorica di sapore imperialistico, tratti di razzismo nei confronto dei Bulgari” appaiano presi dalle accuse echeggiate nel processo del 1952. Leggendoli in una antologia del racconto bulgaro danno l’impressione d’essere premeditate.
Peccato, atteggiamenti simili non fanno bene alla conoscenza della storia e ai rapporti culturali fra i due popoli e sono in contrasto con lo statuto dell’associazione da te presidiata. Ti prego di pubblicare questa mia lettera nel sito dell’associazione.
Cordialmente,
Gavrail Nenov
Milano, 13.11.2006
A proposito delle osservazioni di Gavrail Nenov
In risposta alle osservazioni di Gavrail Nenov relative alla translitterazioni di nomi e parole bulgare nella grafia latina, vorrei rassicurarlo che in tutta l’Antologia del racconto bulgaro è stata seguita la trascrizione scientifica internazionale, da tempo oramai radicata nella tradizione italiana. Escludendo le trascrizioni artigianali degli anni ’20, varie, contraddittorie e usate anche in seguito, Damiani aveva fissato, dopo aver a lungo studiato il problema, questa trascrizione. Basti guardare il Memento per la lettura dei nomi slavi che introduce i due volumi della Storia letteraria dei popoli slavi (Firenze 1952, pp.5-6).
Тale trascrizione è l'unica accettata in sede scientifica, ma per motivi di comodità tipografica, può essere trascurata in sede pubblicistica. In Francia l’uso di una doppia trascrizione (giornalistica e scientifica) è ben consolidato. In Italia non c’è alcun motivo per accettare le recenti indicazioni (affisse nei distretti di polizia in Bulgaria) che indicano l’uso di y al posto di j per il cirillico й. Nella slavistica italiana y è la trascrizione di ы, sia russo che bulgaro antico. La tradizione bulgaristica italiana è in proposito unanime.
Da quando le tipografie hanno a disposizione i segni diacritici e ancor più oggi con l’uso del computer, tutti gli studiosi si sono attenuti a questa trascrizione. A partire da Salvini, che la applica rigorosamente nella sua monografia La letteratura bulgara dalla Liberazione alla prima guerra balcanica (1878-1912), tollera Scibil per Шибил nell’edizione del 1936 ma fissa Šibil in una successiva, tutti gli studiosi e traduttori usano tale trascrizione: da Riccardo Picchio a Lavinia Borriero fino a Danilo Manera. La trascrizione è un uso ovviamente convenzionale e non dovrebbe creare problemi di sorta, specie quando è ampiamente affermata.
Ma le indicazioni di lettura dei nomi e delle parole bulgare presenti nel testo italiano perseguono soprattutto un altro fine: spostare l’attenzione del lettore verso le particolarità e il ‘colore’ dell’originale. Il lettore è invitato a concentrarsi e ad imparare che Ceca sta per Цеца (con lo stesso valore consonantico per le due c) piuttosto che trovare Tsetsa, Tzetza, Zeza, Zezza o forme simili. Per questo scrivo Georgi per Георги ritenendo inoltre che italianizzare il nome in Giorgio (cosa un tempo praticata) vada in direzione opposta. Nel quadro di una trascrizione scientifica il lettore farà un piccolo sforzo e imparerà a leggere e riconoscere i nomi bulgari.
In quanto alle parole che indicano dei realia tipicamente bulgari, la decisione (peraltro condivisa da pressoché tutti i traduttori presenti nell’antologia) è quella di trascriverli e di corredarli con una nota o con un riferimento al Dizionarietto. Ad esempio gădulka e kaval, per un etnomusicologo
hanno in italiano corrispondenze esatte e cioè : “viella tricorde” e “flauto
obliquo” ma non credo che nessuno pensi di usarle in un testo letterario.
In quanto poi alla figura di Mons. Francesco Galloni, tutte le mie informazione derivano da un sostanzioso articolo del monsignore cattolico Georgi Eldărov: Monsignor Francesco Galloni in Bulgaria (1921-1948) nel volume Bulgari in Italia e italiani in Bulgaria (Sofia 1997, pp.399-418). L’autore scrive che avrebbe agito “come fiduciario dell’Unione nazionale Famiglie dispersi”.
Monsignor Eldărov scrive esplicitamente “Potevano ben valere per essa (la Bulgaria) i giudizi severi e un tantino sciovinistici che don Francesco emetteva sul paese absburgico, sulla sua civiltà e perfino sulla sua chiesa (cattolica) in certe sue corrispondenze apparse sulla stampa bresciana nell’immediato dopoguerra. Ve n’è una anche sulle usanze bulgare nella venerazione dei defunti con considerazioni assai poco simpatiche, ove non vi è la minima traccia di ‘ecumenismo’. (p.400-401).
Eldărov riporta un brano, tratto da La Voce del Popolo del 19.XI.1921, che suona così: “nello sterminato campo di morte di questa strana capitale del torbido oriente balcanico, i popi russi e bulgari compivano glaciali cerimonie senza impeti di fede, con lo sguardo avido sulle provviste che la ghiottoneria di questo popolo e un residuo di paganesimo accumula sugli avelli per il ‘Pasto dei defunti”(p.411).
Eldărov accenna anche a difficoltà con la gerarchia cattolica bulgara e in particolare col severo vescovo cappuccino Peev (p.412). Nel 1927 Galloni indirizza non a superiori ecclesiastici ma a Mussolini una sue Opera italiana ‘Pro Oriente’. Relazione a S.E. Benito Mussolini (Milano). Tutte le mie informazioni sono quindi dovute allo scritto, per altro accurato e ricco di dati, di Monsignor Eldărov.
Che i processi del tardo stalinismo fossero farse crudeli e che le sedicenti “prove” fossero spesso estorte con la tortura e con mezzi inumani (cosa ancora attuale al giorno d’oggi in varie parti del mondo) è cosa talmente nota che ritenevo risaputa. Le forche di Praga, le esecuzione di in Ungheria e Romania, si affiancano all’infame processo contro i sacerdoti cattolici in Bulgaria. Che certo non sono i soli ad essere stati assassinati. Per rimanere solo in Bulgaria ne sa qualcosa anche il dirigente comunista Trajčo Kostov.
Giuseppe Dell'Agata
Pisa, 26.11.2006
Ho letto con interesse la dotta esposizione della storia della
traslitterazione, ma mi riferivo al 2006 e precisamente a quella
raccomandata di recente dall’Accademia delle scienze bulgara (ignoro se è
affissa nei distretti di polizia). Stiamo parlando della traslitterazione
della lingua bulgara in quella italiana, non quella in uso in Russia,
Francia o altri paesi. Posso umilmente notare che se anche i computer sono
dotati di segni diacritici, come č, š, ž ecc., non per questo quest’ultimi
fanno parte dell’alfabeto italiano.
Quanto alla figura di Monsignor Francesco Galloni, lascio a Mons. Gheorghi
Eldarov, autore del manoscritto, fonte di ispirazione del prof. Dell’Agata,
il compito di confutare e riabilitare.
Un’ultima cosa e poi non disturberò più. Trajcho Kostov fu vittima di
regolamento di conti fra carnefici, ma non per questo il suo assassinio non
è da condannare . Ma cosa centra con Don Galloni?
Gavrail Nenov
Milano, 01.12.2006
Osservazioni conclusive alle ulteriori obiezioni di Gavrail Nenov
I segni diacritici č š ž e altri forse non fanno
parte dell’alfabeto italiano, ma sono parte integrante della cultura
italiana. Ogni opera che tratti storia, letteratura e cultura bulgara li
impiega tranquillamente: da Damiani alla Letteratura bulgara di Lavinia
Borriero Picchio, dalla Treccani, alla Grande Enciclopedia De Agostini e al
Dizionario Bompiani degli autori o a quello delle opere e dei personaggi non
solo sono presenti, ma sono anche gli unici usati da critici e autori. Basta
aprire una di queste opere per trovare forme come Radičkov, Rajčev, Žinzifov,
Šišmanov e simili,
Il monsignore Georgi Eldărov non è uno sconosciuto “autore del manoscritto”,
bensì un celebre studioso e pubblicista cattolico, fondatore e direttore del
vivace e combattivo periodico “Abagar” e il suo studio citato è stato
stampato in un volume scientifico (Bulgari in Italia e Italiani in Bulgaria.
Contributi, ed. Demaks, Sofia 1997, pagine 629) con una prefazione
dell’allora ambasciatore italiano a Sofia Stefano Rastrelli. Le frasi citate
nella precedente risposta non appartengono ad Eldărov, ma sono state scritte
da mons. Galloni.
Chiunque avrebbe compreso quello che penso dei processi staliniani: processi
infami, prove false e confessioni estorte. Vittime di ogni appartenenza:
sacerdoti cattolici, politici come Nikola Petkov, dirigenti come Trajčo
Kostov. Il processo a Kostov per il suo preteso atteggiamento “titoista” e
antisovietico è cosa assai più complessa di una “regolamento di conti tra
carnefici”. Kostov era stato condannato a morte già nel 1942 e sembra sia
stato salvato dall’intervento di Stanislav Balan (figlio del primo Rettore
dell’Università di Sofia) presso Boris III, di cui era segretario. Balan
stimava Kostov di cui era stato compagno di scuola. Certamente Kostov non
centra per nulla con don Galloni: Kostov è stato impiccato nel 1949, mentre
don Galloni ha vissuto serenamente in Italia fino al 1976.
Giuseppe Dell'Agata
Pisa, 17.12.2006
Stimatissima Redazione,
mi é giunta informazione che sul vostro website Bulgaria-Italia il mio nome
é stato coinvolto in una disputa sulla figura morale di mons. Francesco
Galloni (1890-1976), un personaggio tuttora ricordato con affetto in
Bulgaria. Negli anni ottanta ho avuto modo di consultare parti del suo
archivio personale in vista di una biografia, che purtroppo sono riuscito a
stendere solo per quel che riguarda il suo periodo bulgaro ( 1921-1949).
A p. 12 di un Antologia del racconto bulgaro, da voi a suo tempo presentata
leggo un giudizio assai negative sul personaggio: “Galloni é l’espressione
di un fondamentalismo cattolico ultranazionalista, di una retorica di sapore
imperialista, non scevra da tratti di razzismo nei confronti dei Bulgari,
che lasciano sconcertato anche un suo biografo che in un articolo preciso e
ben documentato, si propone di rivalutarne la figura e l’opera”.
Mi preme far notare, che le qualifiche formulate all’indirizzo di mons.
Galloni non sono mie, bensì dell’autore del saggio e non possono in alcun
modo riflettere né le mie impressioni, né le informazioni in mio possesso.
La mia monografia “Monsignor Francesco Galloni (1890-1976) in Bulgaria
(1921-1949)”, Ed. Abagar -Archivio Cattolico Bulgaro di Roma 1989, pp. 29,
presenta l’evoluzione spirituale e culturale del personaggio da un iniziale
snobismo nazionale (1919-1923), ingenerato forse anche dall’esperienza di
una guerra vittoriosa, verso una sempre più profonda simbiosi con il popolo
bulgaro, la sua storia, le sue qualità e virtù, che sono costantemente
presenti nelle sue successive valutazioni e giudizi, fino a farne un vero
padre e “buon pastore” dei bulgari, specie nelle prove del periodo iniziale,
particolarmente duro, del regime comunista. Da tali posizioni filobulgare
non recede mai negli anni del suo tramonto nel lungo “esilio” alla Montanina
(1949-1976).
Nelle decine di colloqui che ho avuto il privilegio di intrattenere con lui,
non ho mai notato una parola o un gesto meno simpatico verso i bulgari.
Credo che la sua propria valutazione della stagione bulgara della sua vita
sia da enucleare dalle pagine di un suo libro, a prima vista, devozionale,
ma che nasconde in rigoroso ordine cronologico le tappe principali della sua
esperienza bulgara, distribuite tra le invocazioni mariane e le tavole di
Aldo Carpi (Vedi Quasi aurora consurgens. Ave Maria, Vicenza 1971, pp. 139).
Con profonda stima ed auguri di Buon Natale,
Archim. Prof. Giorgio Eldarov
Sofia, 20.12.2005
A Paolo Modesti, presidente dell’Associazione Bulgaria-Italia
Caro Paolo,
quanto ti scrive il Prof. Archimandrita Giorgio Elderov è assolutamente
corretto: le opinioni sulla figura di don Galloni sono mie e non sue. Anzi
voglio rinnovare al prof. Elderov la mia stima e la mia simpatia anche
personale. Sul nazionalismo e sul suo sciovinismo le mie informazioni si
basano sul suo già ricordato saggio: Monsignor Francesco Galloni in Bulgaria
(1921-1948) nel volume Bulgari in Italia e italiani in Bulgaria (Sofia 1997,
pp.399-418) e in particolare sul passaggio: “Potevano ben valere per essa
(la Bulgaria) i giudizi severi e un tantino sciovinistici ( il corsivo è
mio) che don Francesco emetteva sul paese absburgico, sulla sua civiltà e
perfino sulla sua chiesa (cattolica) in certe sue corrispondenze apparse
sulla stampa bresciana nell’immediato dopoguerra.
Ve n’è una anche sulle usanze bulgare nella venerazione dei defunti con
considerazioni assai poco simpatiche, ove non vi è la minima traccia di ‘ecumenismo’”
(p.400-401). Ancor poco ecumenico suona in effetti il brano, a cui sopra si
accenna, di Galloni, apparso su Voce del Popolo del 19.XI.1921: “nello
sterminato campo di morte di questa strana capitale del torbido oriente
balcanico, i popi russi e bulgari compivano glaciali cerimonie senza impeti
di fede, con lo sguardo avido sulle provviste che la ghiottoneria di questo
popolo e un residuo di paganesimo accumula sugli avelli per il ‘Pasto dei
defunti”(p.411). Frase che interpreto, penso correttamente, come “non scevra
da tratti di razzismo”. Mi sono inoltre chiesto come mai nel 1927, nel
periodo dunque delle laboriose trattative tra il governo fascista e la parte
bulgara (governo e vescovi ortodossi) Galloni indirizzi non a superiori
ecclesiastici ma a Mussolini una sua Opera italiana ‘Pro Oriente’. Relazione
a S.E. Benito Mussolini (Milano).
Detto questo, l’accenno a don Galloni occupa una parte microscopica della
ricostruzione che ho tentato di fare sui rapporti politici, economici e
culturali tra Italia e Bulgaria ed è solo una delle tante tessere di un
mosaico di presenze e interessi italiani che hanno favorito la conoscenza
della cultura e della letteratura bulgara e promosso anche una serie
cospicua di traduzioni. Da chi è interessato ai rapporti culturali e in
particolare letterari tra Bulgaria e Italia mi aspetto un giudizio
sull’insieme del mio lavoro, e ben vengano giudizi critici anche severi!
Giuseppe Dell’Agata
Pisa, 21.01.2007