ATTENTI QUELLEURODEPUTATA: Θ ZINGARA
29.09.2006 - Bruxelles«Se ti trovi nel posto giusto al momento giusto, puoi anche comprarti una bella ragazza Rom e trasformarla in una moglie devota...». Sui computer dei parlamentari europei, indaffarati nei loro uffici di Strasburgo, giovedì di primo mattino è rimbalzato un invito per sostenere una deputata in corsa per il titolo di miglior difensore dei diritti umani. Una risposta, a stretto giro di «e-mail», ha fatto saltare tutti sulle sedie. Ragazza Rom? Te ne puoi comprare quante ne vuoi. La «e-mail» dello scandalo proveniva dal «bureau» di Dimitar Stoyanov, 23 anni, deputato bulgaro con ancora (sino al 31 dicembre) lo status di osservatore.
È stato come fosse dilagato un virus nell’Intranet del Parlamento perché il furbone si era premurato di far conoscere anche le quotazioni, si fa per dire, insomma il prezzo di mercato per una bella, giovane e «magra» Rom: 5 mila euro. Prendi, incarti e porta a casa. È scoppiato, il meno che si potesse attendere, il finimondo nella giornata conclusiva della sessione parlamentare di settembre. L’ufficio del presidente, Josep Borrell, è stato preso d’assalto, sommerso a sua volta da «e-mail» di sdegnata protesta contro la performance razzista dell’osservatore bulgaro. Lui, dopo molte ore, si è scusato: non voleva offendere. Non è servito.
Il fatto è che l’impresa del giovane Dimitar, esponente della formazione nazionalista «Attack», che vanta l’8% alle elezioni nazionali con un programma xenofobo e razzista, aveva come obiettivo l’eurodeputata ungherese Livia Járóka, 32 anni, antropologa, rappresentante del popolo Rom.
All’omino non era andata a genio che la Járóka fosse ben piazzata per strappare la «nomination» di parlamentare dell’anno nel concorso (potevano votare solo deputati e assistenti) della rivista «Parliament Magazine». Figlia di musicisti padre cameriere di minoranza Rom, madre sarta di origini ebree Livia Járóka, nativa di Tata, aveva già provato duramente atti e sentimenti contro gli esponenti di una minoranza. Il padre, infatti, era stato licenziato perché i turisti austriaci della cittadina ungherese di Sopron, al confine appunto tra Austria e Ungheria, non gradivano
- come la stessa Járóka ha raccontato - «d’essere serviti a tavola da un uomo molto abbronzato».
Eletta deputata europea nel 2004, iscritta al gruppo del Ppe, ha scoperto anch’essa sul monitor dell’ufficio l’ultimo attacco razzista. «Non votatela ha scritto Stoyanov ci sono, vi prego di credermi, delle zingare molto più belle di lei. E, poi, lei sta qui mentre il suo popolo in Europa vive in povertà e senza lavoro». Non aveva fatto i conti, il poveretto, che il Parlamento europeo non ha sinora mai tollerato la minima manifestazione di razzismo o discriminatoria in fatto di diritti umani. L’indignazione è dilagata sino in aula, anche durante la fase delle votazioni. La britannica Sarh Ludford ha commentato: «Da sette anni non avevo visto qui tale robaccia!».
Un deputato, Patrick Gaubert, ha incalzato: «Siamo al cospetto delle considerazioni di un imbecille razzista». E l’inglese Maria Carlshamre, ha riassunto per tutti: «Il signor Stoyanov non è adeguato per restare in quest’assemblea. Sia cacciato». Cosi ha chiesto ufficialmente al governo bulgaro il presidente del Ppe, Hans Pöettering, pensando che dal 1 gennaio i 18 «osservatori» della Bulgaria diventeranno deputati a tutti gli effetti per via dell’ingresso del Paese nell’Ue.
E dire che la ministra degli esteri (degli affari europei, ndr), Meglena Kuneva, aveva raccomandato ai suoi parlamentari osservatori di ogni gruppo politico: «Su voi cade una personale responsabilità. Spero che nessuno sprechi questa storica occasione». Tutti, meno uno.
Autore: Sergio Sergi
Fonte: L'Unitΰ