CERIMONIA DINSEDIAMENTO DEL NEO-ELETTO PRESIDENTE BULGARO STOJANOV
20.01.1997 - SofiaL’opposizione ha sospeso il boicottaggio dei lavori parlamentari, giusto il tempo per lasciare che il nuovo presidente prestasse giuramento davanti all’assemblea al completo. Fuori dall’edificio, per la prima volta da sedici giorni, la folla non si è radunata per chiedere al governo socialista di fare i bagagli, piegandosi all’invito della coalizione di destra di non assembrarsi per agevolare la cerimonia. Di cortei ce ne saranno più tardi, per fare festa. Petar Stojanov, esponente di spicco dell’Unione delle forze democratiche, ha giurato ieri davanti alla nazione, ribadendo che sarà il presidente di tutta la Bulgaria. Ma ha colto l’occasione del suo discorso d’insediamento per sostenere le richieste dell’opposizione: elezioni anticipate, da tenere quanto prima, perché nel paese ormai “c’è una nuova maggioranza” e perché bisogna definire “un nuovo contratto sociale tra governanti e governati e non più tra le varie élite politiche”. E al governo dimissionario del socialista Zhan Videnov, criticato dal suo stesso partito per non aver saputo arginare una spaventosa crisi economica, Stojanov ha cortesemente fatto presente che può lasciare libero il campo: “tutti possono sbagliare e bisogna riconoscere i propri errori”.
La cerimonia di insediamento si concluderà solo mercoledì prossimo, con il passaggio delle consegne dal presidente uscente Zhelio Zhelev al nuovo capo di Stato. I poteri di Stojanov sono limitati - più di rappresentanza e di arbitrato tra le forze politiche che non reale facoltà di intervento - ma si troverà per le mani parecchie patate bollenti, divenendo di fatto in un paese retto da un governo dimissionario e con un parlamento dimezzato dal boicottaggio dell’opposizione, l’unica figura istituzionale in grado di esercitare a pieno la propria funzione. Primo nodo da sciogliere, l’incarico di formare un nuovo governo.
Stojanov, che ci tiene ad incarnare il volto nuovo della destra anticomunista, moderato nella sostanza e tollerante nel linguaggio, ha già detto che cercherà di trovare un compromesso tra il partito socialista al potere e la minoranza. Tentativi in realtà ne sono già stati fatti nelle ultime due settimane. Il Psb, inizialmente contrario a ritornare alle urne prima della scadenza naturale nel ‘98, ha in parte ceduto alle pressioni della piazza, accettando il principio di elezioni anticipate, ma non tanto da accontentare l’opposizione che vorrebbe votare a fine marzo. Nel frattempo ha proposto di formare un esecutivo di tecnici con un programma concordato con la minoranza, soprattutto per formare un direttorio finanziario come richiesto dal Fondo monetario internazionale, con l’obiettivo di avviare il risanamento economico.
La coalizione d’opposizione però non ci sta. A questo punto spetterà a Stojanov - che per sua stessa affermazione è favorevole ad andare alle urne il prima possibile - trovare una via d’uscita. In assenza di un compromesso, il neo-presidente non potrà fare altro che affidare l’incarico al candidato designato dal partito di maggioranza, vale a dire al socialista ministro dell’interno Nikolai Dobrev, duramente contestato dalla piazza dopo gli scontri davanti al parlamento nei quali restarono ferite 250 persone.
Solo a conclusione di un complesso iter il presidente può decidere il ricorso alle urne, anche se spetta comunque al parlamento stabilire la data delle nuove elezioni. Stojanov avrà soprattutto la possibilità di fare appelli alla nazione ed esercitare pressioni sulla maggioranza, per evitare che la protesta, finora contenuta entro binari relativamente pacifici, non esploda. E non c’è dubbio che userà tutte le sue carte. Il neo-presidente ha detto di non vedere con sfavore un governo di tecnici fino alle elezioni, come compromesso possibile. Anche ieri però il leader parlamentare dell’Unione delle forze democratiche Ivan Kostov ha chiesto che non si perda tempo.
Il nuovo volto moderato della destra anticomunista
Il nuovo presidente bulgaro Petar Stojanov esprime le posizioni della destra anticomunista moderata aperta al dialogo con tutte le altre forze politiche del paese, ex comunisti compresi. Avvocato, 45 anni, è il leader dell’Unione delle Forze Democratiche (Ufd), il maggiore cartello dell’opposizione anticomunista. All’indomani della sua elezione il3 novembre scorso - sconfisse col 60%dei voti il socialista Ivan Marazov - il nuovo capo dello stato aveva affermato di voler appartenere solo al “partito della Bulgaria”. È un convinto sostenitore dell’ingresso della Bulgaria nella Nato e nell’Unione Europea.
Fonte: L'Unitΰ