ACCORDO PIΩ LONTANO A SOFIA. SCIOPERI A CATENA. BOICOTTATO IL PARLAMENTO
15.01.1997 - SofiaStallo nella crisi politica in Bulgaria. La Sds (Unione delle forze democratiche) chiede elezioni entro giugno prossimo. Il governo dimissionario di Videnov, dice l’opposizione, dovrebbe restare in carica fino alla formazione di un esecutivo tecnico che porti il paese alle urne. I socialisti, il cui Consiglio supremo si è riunito ieri sera fino a tarda ora, sono contrari a votare prima di un anno e rivendicano la guida del governo. Ancora manifestazioni anti-governative.
Dalla Casa delle cerimonie nuziali (Obreden Dom), a Krasno Selo, un sobborgo di Sofia, i dirigenti dell’opposizione bulgara rispondono al messaggio inviato lunedì sera dal partito di governo, che accetta elezioni anticipate, ma non troppo, e offre di concordare la composizione di un esecutivo temporaneo, sempre comunque a guida socialista. Nonostante la sede in cui viene espressa, la risposta riconferma il divorzio tra le due Bulgarie e lascia per ora incolmato il solco che le divide.
Dice in sostanza Ivan Kostov, presidente della Sds (Unione forze democratiche), a conclusione del Coordinamento nazionale dell’organizzazione: l’attuale governo dimissionario del socialista Zhan Videnov resti in carica per il breve periodo necessario al Parlamento per votare i provvedimenti più urgenti, riguardanti il Consiglio valutario richiesto dal Fondo monetario internazionale per mettere in frigo l’economia bulgara e impedire che dilaghi la cancrena da cui è afflitta. Subito dopo il Parlamento venga disciolto e si convochino nuove elezioni, da tenersi non oltre il mese di giugno. A portare il paese all’appuntamento con le urne sia un governo di tipo “istituzionale” senza targhe partitiche, né socialista né democratico. Ad esempio un governo di tecnici.
C’è poco in comune con la posizione del Psb, che ci riassume Todor Koruev, vicedirettore di Duma, il quotidiano del partito: “Si potrebbe votare in autunno. L’incarico andrebbe affidato al candidato socialista, l’attuale ministro degli Interni Dobrev, che sceglierebbe molti ministri esterni al Psb. Trovo invece cattiva l’idea di riconfermare anche per breve tempo Videnov. C’è bisogno urgente di un governo vero che abbia l’autorevolezza per dialogare con il Fondo monetario internazionale. Non possiamo permetterci indugi e ritardi”.
Prosegue la disputa a distanza, si accavallano i botta e risposta fra uno schieramento e l’altro. Quando tacciono i palazzi della politica, si alza, stentorea, la voce della piazza. Anche ieri decine di migliaia di persone in corteo sino allo spiazzo davanti alla cattedrale. A cantare, fischiare, applaudire, ascoltare discorsi e musica, sventolare bandiere e agitare i cartelli con le scritte contro i socialisti, per lo più ancora etichettati spregiativamente con l’epiteto di comunisti. Che accadrà quest’oggi?
I sindacati indipendenti hanno proclamato scioperi a tappeto un po’ovunque nel paese. Qualcosa di molto simile a uno sciopero generale. Ma non ancora quello sciopero politico nazionale che l’opposizione si riserva di scatenare se la crisi prendesse una svolta indesiderata, con elezioni lontane nel tempo e l’incarico di governo a un socialista.
Ma è unita l’opposizione, e ha le idee chiare sul da farsi? Qualche dubbio lo suscita la sequela di dichiarazioni talvolta incoerenti e contradditorie da parte dei suoi capi nell’arco della giornata di ieri. Il presidente del gruppo parlamentare Sds, Sokolov, pena alquanto per correggere nel pomeriggio il tiro di alcune sparate mattutine improntate a ipotesi di compromesso piuttosto “osé” con i socialisti. Chissà se discutevano anche di queste disparità di vedute lui, Kostov e l’ex premier Dimitrov nella penombra della sala adiacente al bar durante la pausa dei lavori del Coordinamento. Certo, pochi minuti dopo, Sokolov ha lungamente puntualizzato e precisato con la stampa.
Intanto Dimitrov veniva accolto dall’assemblea con un’ovazione. Ricompariva in pubblico dopo il ricovero in ospedale per le manganellate ricevute dalla polizia quando manifestava davanti al Parlamento la notte di venerdì scorso. Un taglio profondo e cinque punti di sutura sulla fronte, il passo lento e rigido, sono le conseguenze del pestaggio. Acre la sua polemica con i media stranieri: “I giornalisti rileggano cosa hanno scritto sulla Bulgaria tra il ’92 e il ‘94 (un biennio in cui ci fu spazio anche per un gabinetto Dimitrov durato otto mesi), e si rendano conto di non avere valutato allora il rischio che i comunisti tornassero al comando, rovinando tutto ciò che si era iniziato a fare in quel periodo. Eravamo la madreperla dei Balcani, oggi siamo l’ultimo buco d’Europa. Allora eravamo alla pari con Ungheria, Polonia, Cecoslovacchia, paesi che avevano vissuto le stesse nostre precedenti vicissitudini. Guardate dove siamo precipitati ora”.
Oggi riapre il Parlamento ma alla seduta parteciperanno solo i deputati della maggioranza. La Sds e i suoi alleati confermano il boicottaggio dei lavori parlamentari. “Torneremo in aula solo per approvare la nostra risoluzione a favore di elezioni anticipate, e per l’insediamento di Petar Stojanov alla presidenza della Repubblica”. Il vincitore delle presidenziali di novembre deve ancora entrare formalmente in carica. La data fissata per il passaggio di consegne tra lui e il predecessore è il 22 gennaio.
Rivolgendosi ai dimostranti ieri sera il vicepresidente del Parlamento Kristu Kurtev ha rivelato di aver ricevuto l’invito a partecipare alla riunione di domani da parte del presidente dell’assemblea, Blagovest Sendov. Kurtev rappresenta l’opposizione, Sendov la maggioranza. Fra gli osanna della folla, Kurtev ha bollato la convocazione da parte di Sendov come la dimostrazione che il Psb “non ha capito affatto cosa sta accadendo nel paese”.
Autore: Gabriel Bertinetto
Fonte: L'Unitΰ