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LA PIAZZA PIEGA I SOCIALISTI

14.01.1997 - Sofia

Invito all’opposizione: “Governiamo insieme” Spiragli di dialogo in Bulgaria. Il partito socialista accetta il “principio di elezioni anticipate”. Era questa la condizione minima chiesta dall’opposizione per sedersi attorno a un tavolo e discutere. Intanto proseguono le manifestazioni popolari di protesta contro il governo non solo a Sofia ma anche in altre città della provincia. Gli studenti universitari: “Questo è il nostro paese, non vogliamo essere costretti a emigrare”.

Una giornata convulsa, apertasi in un clima di apparente incomunicabilità fra le parti protagoniste del drammatico conflitto sociale in Bulgaria, proseguita con nuove manifestazioni popolari antigovernative, e poi chiusasi quasi insperatamente con quel segnale di buona volontà che l’opposizione aveva chiesto al partito socialista: una dichiarazione favorevole al “principio di elezioni anticipate”. Non è indicata una scadenza per il voto, né il Bsp (partito socialista) rinuncia a candidarsi alla guida dell’esecutivo che gestirà la transizione fino ad allora, ma è quanto basta per iniziare un dialogo.

Aveva detto a mezzogiorno la portavoce dell’Sds (Unione forze democratiche), Nadejda Michajlova: “Se non accettano il principio di un ritorno anticipato alle urne, non si parla nemmeno di un incontro fra noi e il Bsp”. Quella mossa i socialisti l’hanno fatta, sarebbe impensabile per l’Sds a questo punto tirarsi indietro, rinunciare perlomeno a discutere con gli avversari i modi per risolvere una crisi che potrebbe altrimenti diventare pericolosamente ingestibile.

Canti e bandiere

Bandiere nazionali bianco-verdi-rosse, drappi blu (i colori della coalizione democratica), canti e inni patriottici, cartelli che reclamano nuove elezioni e accusano il Bsp della rovina del paese, cori e slogan contro l’”immondizia rossa”. Per il quarto giorno consecutivo il centro di Sofia è stato percorso da molte decine di migliaia di cittadini che sono poi confluiti davanti alla cattedrale, poche centinaia di metri dal luogo dei drammatici incidenti di venerdì, dentro e fuori il Parlamento. I leader dell’Sds hanno arringato la folla, e la loro voce era sommersa dai fischi ogni qualvolta citavano il governo o il Bsp. Sovente, ritmato, quasi ossessivo, dalla gente si levava il grido: “Elezioni anticipate”.

Manifestazioni in provincia Dimostrazioni simili si svolgevano intanto a Varna, Plovdiv e altre città. I portuali del Mar Nero entravano in sciopero, i giovani dell’Università di Sofia facevano altrettanto: “Sospendiamo gli studi - diceva un loro volantino - è l’ora in cui si decide il nostro futuro”. Un corteo studentesco si era mosso in mattinata dal rettorato, precedendo di qualche ora il raduno pomeridiano.

Delegazioni hanno consegnato a varie ambasciate tra cui quelle americana e italiana documenti in cui spiegano le ragioni della protesta ed esprimono l’amarezza per il degrado delle condizioni di vita nel loro paese, le prospettive incerte dell’avvenire. “Questo è il nostro paese - affermano gli universitari -. Non vogliamo essere costretti a emigrare”. Nei loro volantini i giovani chiariscono che vogliono far prevalere “la ragione sulla forza”, e assicurano che la loro condotta sarà “pacifica”.

Le dimostrazioni continueranno

L’appuntamento davanti alla cattedrale diventerà una costante dei pomeriggi di Sofia per una durata che è difficile da prevedere. Come a Belgrado, anche se la crisi Bulgara ha caratteri diversi. In Serbia si esigeva la restituzione di un furto elettorale, qui la richiesta di un voto anticipato poggia su basi meno solide dal punto di vista istituzionale (il governo socialista è legittimato da elezioni liberi e pulite) ma è il frutto di un colossale fallimento economico per il quale il Bsp non potrebbe nemmeno trovare le attenuanti delle sanzioni internazionali che hanno indebolito per un certo periodo l’economia della Jugoslavia di Milosevic.

Sciopero nazionale

Proseguiranno le dimostrazioni. Lo sciopero nazionale resta proclamato e potrebbe concretizzarsi se falliranno i tentativi di uscire dal caos politico attuale. Ma da ieri sera si può tornare a sperare in un compromesso. Anche se il Comitato esecutivo del Bsp, nell’annunciare il sì, al “principio di elezioni anticipate nel contesto di un programma anticrisi”, ha messo subito le mani avanti: “Siamo pronti a negoziare il carattere e la composizione di un esecutivo Bsp”. Dunque non rinunciano a riottenere l’incarico.


Dieci giorni di cortei per strappare le elezioni

Sono cominciate dieci giorni fa le manifestazioni a Sofia. Queste le date principali: Il 3gennaio 30.000 dimostranti sfilano davanti alla sede del Partito Socialista bulgaro. Cinque giorni dopo nuova manifestazione contro la formazione del governo. Il Psb designa il ministro degli Interni Dobrev quale candidato alla successione del premier Zhan Videnov, membro dello stesso partito.

All’indomani, 9gennaio, aumentano i manifestanti e la protesta si estende al resto del paese. Il 10gennaio migliaia di persone assediano il parlamento di Sofia e si verificano gravi scontri con le forza di polizia. Alcuni dimostranti riescono a penetrare nell’edificio ed appiccano alcuni incendi. La polizia riesce a sloggiare gli occupanti penetrando nella sede del parlamento durante la notte. Il presidente Zhelev rinuncia alla nomina del premier. L’11 gennaio 10.000 persone manifestano nuovamente e sono disperse dalla polizia. I feriti sono 258, secondo l’opposizione. Zhelev lancia un appello in favore delle elezioni anticipate. Domenica e ieri le manifestazioni sono proseguite.

Autore: Gabriel Bertinetto
Fonte: L'Unitΰ





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Ultimo Aggiornamento: 17.10.2008
 

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