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BULGARIA: TERRA D'IMMIGRAZIONE

08.11.2004 - Sofia

Anche in Bulgaria vi sono comunità di immigrati. Pian piano sono arrivati con le loro valige ricolme delle cose di tutta una vita, hanno trovato un lavoro, hanno imparato il bulgaro e dopo essersi stabiliti hanno dato il via ai ricongiungimenti familiari. Dopo essere stata ed essere tutt’ora terra d’emigrazione la Bulgaria è divenuta, in sordina, luogo di destinazione per molti migranti. A volte momentaneo, ma sempre più speso permanente.

Non vi sono dati statistici sul numero di immigrati che risiedono in Bulgaria ed il quadro è ancora confuso. Senza dubbio la comunità più omogenea è quella cinese mentre quella più disomogenea è quella di coloro i quali parlano l’arabo: siriani, afgani, libanesi, iracheni ecc.

Il settimanale bulgaro Capital ha recentemente pubblicato un’inchiesta su questo fenomeno firmato da Anna Krasteva, docente della New Bulgarian University di Sofia.

La comunità cinese sarebbe quella più compatta e chiusa verso l’esterno ma conserverebbe comunque un forte spirito d’adattamento e di innovazione. Gli immigrati che arrivano dal mondo arabo (i più numerosi) sono invece percepiti dai cittadini bulgari come appartenenti ad un’unica comunità anche se provengono da Paesi differenti. L’immigrazione dal continente africano sarebbe invece quella meno recente, eredità delle molte borse di studio che nel periodo socialista venivano stanziate a favore di studenti africani.

Arabi, africani e cinesi

Anche il quadro sociologico degli appartenenti a queste tre grandi comunità presenterebbe differenze marcate. I cittadini cinesi emigrati in Bulgaria hanno una scolarizzazione mediamente bassa e sono prevalentemente impiegati in due settori: la ristorazione e la vendita al dettaglio. Molti africani hanno invece un percorso scolastico ed universitario rilevante e sono spesso ingegneri, dottori e liberi professionisti. I cittadini immigrati dai Paesi arabi invece tendono a competere con quelli cinesi anche se questi ultimi sembrano in grado di reggere la concorrenza. Queste due comunità rimangono però profondamente differenti: basti considerare il ruolo della donna. Se quella araba si dedica soprattutto alla famiglia e rimane sostanzialmente invisibile alla società bulgara quella cinese occupa un ruolo molto attivo ed è spesso al fianco del marito.

Le caratteristiche dell’immigrazione in Bulgaria sono diverse da quelle dei fenomeni migratori verso gli USA, l’Unione europea o altri Paesi sviluppati. Spesso il tasso di disoccupazione tra i cittadini immigrati in quei Paesi è più alto rispetto alla media. Le comunità di immigrati sono spesso marginalizzate. Non è così in Bulgaria dove gli immigrati spesso creano nuovi lavori e non è raro che facciano nascere opportunità di lavoro per gli stessi bulgari.

La Bulgaria è andata sempre orgogliosa del proprio modello di convivenza etnica che le ha permesso di realizzare in modo pacifico la transizione evitando le trappole del nazionalismo. Le relazioni con la più grande minoranza del Paese, quella turca, sono buone tant’è che questa è pienamente inglobata nel mondo politico ed istituzionale bulgaro. Ma non sono in pochi a chiedersi se la Bulgaria, con la sua cultura democratica ancora fragile, riuscirà a reggere alle nuove e radicali differenze culturali introdotte da queste nuove comunità di immigrati.

Cina connection

L’immagine che la comunità cinese ha in Bulgaria non è rosea. Certo è opinione condivisa che la maggior parte degli immigrati cinesi lavora onestamente ma alcuni di loro sono coinvolti in attività criminali. In un recente studio del Center for the Study of Democracy si analizza il contrabbando ed il crimine organizzato in Bulgaria tra il 1998 ed il 2003. All’attenzione dei ricercatori non sono scappate le attività illegali legate alla comunità cinesi che hanno per la maggior parte come proprio terminal il grande centro commerciale di Ilientzi il più famoso di Sofia e conosciuto in tutti i Balcani per i suoi prezzi stracciati. Spesso i prodotti che vi sono venduti entrano nel Paese attraverso canali informali e provengono per la maggior parte da Cina e Turchia. E proprio in questo centro commerciale c’è la più alta concentrazione a Sofia di cittadini cinesi. I prezzi arrivano all'Ilienzi ad essere due o tre volte inferiori a quelli in altri centri commerciali e per questo vengono attratti acquirenti anche dalla vicina Macedonia o Serbia. Ai tempi della ex-Jugoslavia era una tappa obbligata per centinai di pullman al giorno provenienti da Novi Sad, Belgrado, Nis, Novi Pazar, Skopje e Pristina. Questi “viaggi di un giorno” hanno permesso a molti di sopravvivere durante gli anni ’90. Allora il Ilienzi era un’enorme spianata zeppa di baracchini. Ora è un centro commerciale, il volto ripulito tant’è che sembra all’apparenza esente da traffici criminali. Cosa che così non è.

Integrazione a metà

Il ministero degli interni ha rilasciato dal 1998 al 2003 1630 visti a cittadini cinesi. Secondo Anna Krasteva circa 10.000 cinesi vivrebbero in Bulgaria e la maggior parte di loro rientrerebbe nella fascia di età tra i 30 ed i 35 anni. In Bulgaria viene pubblicato anche un settimanale in lingua cinese.

Rimane una comunità chiusa. La maggior parte di loro parla cinese a casa, guarda i canali televisivi cinesi, manda i propri figli a studiare in Cina. Conoscono comunque il bulgaro, alcuni lo hanno imparato a scuola, i più anziani dalla pratica quotidiana. La Bulgaria sino ad ora non ha attivato alcun programma a favore della cultura cinese o che faciliti l’integrazione di questa comunità nella società bulgara.

Anche dal punto di vista residenziale la comunità cinese è molto compatta, almeno per quanto riguarda Sofia. Vive in prevalenza nei quartieri popolari di Nadezhda, Tolstoj e Svoboda. Gli immigrati cinesi non hanno difficoltà a trovare appartamenti in affitto.

Il bulgaro medio ha pochi contatti con la comunità cinese – spesso limitati alle sale dei ristoranti ed ai negozi del Ilientzi – e ne conosce molto poco la cultura e le tradizioni. L’immagine che si è imposta in Bulgaria è un cliché: ogni cinese sarebbe un lavoratore che si fa in quattro e molto flessibile. Si ritiene inoltre che la comunità cinese sia molto chiusa e poco socievole. Bulgari e cinesi non hanno contatti, ma non hanno nemmeno contrasti. E se si analizzano i rapporti di lavoro si scopre che la maggior parte dei datori di lavoro dichiara che non avrebbe alcun problema ad assumere dei cinesi ed anzi li preferirebbe di molto ad arabi o africani.

Ci sono comunque anche esempi di piena integrazione. Uno di questi è quello di Dzienfun Nin, medico, sposato con una donna bulgara. Il dottor Nin si è convertito alla fede ortodossa e cura i propri pazienti sia con la medicina ufficiale che con quella tradizionale cinese. Conosce perfettamente il bulgaro ed è Presidente dell’Associazione dei cinesi in Bulgara. “Perché squilla sempre il cellulare? Perché i miei compatrioti mi cercano spesso perché li aiuti come interprete in situazioni problematiche. Sanno che conosco bene la realtà bulgara e per questo mi contattano”.

Autore: Tanya Mangalakova
Fonte: Osservatorio sui Balcani





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Ultimo Aggiornamento: 08.09.2008
 

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