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LO STRANIERO CHE ABITA IN NOI

19.07.2003

Un cittadino del nostro paese armato di una robusta dose di buonafede potrebbe ingenuamente credere che il nostro attuale Governo sia particolarmente impegnato nella battaglia contro l'immigrazione clandestina per il bene del nostro paese e per ragioni di rispetto umano nei confronti degli extra-comunitari che vengono a cercare lavoro in Italia. I ministri della Casa delle Libertà consapevoli del fatto che la nostra economia ha un vitale bisogno dei lavoratori stranieri operano perché tutto si svolga nella legalità e soprattutto nel più disciplinato ordine. Tutto qui, Nessun pregiudizio, né tantomeno intenzioni razziste o discriminatorie. Ora per non peccare di faziosità mi corre l'obbligo di ricordare che qualche esponente dell'esecutivo come il ministra Pisanu ha cercato di sostenere una posizione equilibrata in occasione di un recente riacutizzarsi dell'emergenza “sbarchi clandestini”, ma questa non è solo questione di buon senso o ragionevole moderazione. Non si tratta qui di problemi tecnici, sono in gioco i diritti universali dell'uomo e il futuro delle relazioni fra noi e “l'altro” che con la propria cultura, la propria disperazione e la propria continua rimessa in discussione dei nostri atteggiamenti etici e culturali. La risposta del Governo Berlusconi a queste urgenze è una legge che porta non a caso la firma di due esponenti della coalizione i quali provengono dalle più estreme culture nazionaliste: il Bossi dell'ultra localismo padano e il Fini educatosi alla retorica ed alla pratica patriottarda del fascismo. Da questa sottocultura è uscita una legge cattiva, malevola che considera lo straniero come pericolo, come criminale, inquinante, contaminatore del sacro suolo, con un elemento di inevitabile ponderazione che si applica nella fattispecie di cittadini statunitensi e di altri paesi ricchi possibilmente bianchi e ben vestiti. Detta legge ha creato in generale un clima avvelenato che riverbera i suoi nefasti effetti non solo sulla questione dell'immigrazione, ma anche sulle normali transazioni commerciali e culturali. Il nostro giornale ha già trattato ampiamente la vicenda dell'Orchestra di Tangeri composta da anziani viruosi della musica araba andalusa diretti dal Maestro Jamal Ouassini che da oltre vent'anni vive in Italia, mi limiterò pertanto a ricordarne i tratti salienti. Questo prestigiosissimo ensemble musicale doveva tenere una serie di concerti in diverse città italiane e i management che ha organizzato la tournée aveva presentato per tempo al consolato italiano di Casablanca tutti i documenti necessari, ma i funzionari della nostra sede diplomatica nutriti dalla presente temperie xenofoba hanno messo in atto oltre alle normali perverse modalità dilatorie di ogni burocrazia, una serie di ulteriori vessazioni per trasformare il rifiuto dei normalissimi e legittimi visti in una disgustosa umiliazione culminata con la “requisizione” temporanea dei passaporti.

Il buon cittadino e le sua ostinata buona fede potrebbe consolarsi pensando che questo sia toccato a dei musicanti che come è noto sono gente “strana” e “poco raccomandabile”, non si illuda. La deputata Ds Elena Montecchi che si è occupata di questi casi e che ha rivolto al governo un'interpellanza parlamentare per chiedere ragioni simili comportamenti che screditano il nostro paese ha avuto modo di certificare come in ugual misura vengano messi in atto anche verso quelle aziende italiane con sedi o filiali all'estero che abbiano necessità di mandare per formazione o studio loro dipendenti non italiani da noi. L'on. Montecchi mi ha girato per posta elettronica la lettera del direttore generale di un'azienda italiana che opera in Cina il quale denuncia l'inasprirsi e il complicarsi dei regolamenti delle nostre rappresentanze diplomatiche al fine di scoraggiare e inibire la presenza di stranieri sul nostro territorio, esclusion fatta si intende per i turisti. Fino a nuovo ordine. Il buon cittadino non si illuda, questo ricadrà anche su di lui e sulle sue tasche, quando a furia di gaffes da bar sport e di leggi inique l'immagine dell'Italia si guasterà e la generale simpatia delle genti per noi si trasformerà in diffidenza e disprezzo. Ai nostri Soloni tentati dalla xenofobia mi permetterò solo di ricordare poche parole di un libro memorabile di Julia Kristeva dal titolo “Stranieri a noi stessi”: “...stranamente lo straniero ci abita, è la faccia nascosta della nostra identità...riconoscerlo in noi ci risparmia la vergogna di odiarlo per lui”.

Autore: Moni Ovadia
Fonte: L'Unitΰ





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